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E3 2016

Provato The Legend of Zelda: Breath of the Wild

Nintendo approfitta dell'E3 di Los Angeles per mostrare al pubblico The Legend of Zelda: Breath of the Wild, in uscita a marzo su Wii U e NX.

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The Legend of Zelda: Breath of the Wild

Videoanteprima
The Legend of Zelda: Breath of the Wild
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Wii U
  • Switch
Andrea Dresseno Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

Da poche ore il nuovo episodio di Zelda ha finalmente un titolo: Breath of the Wild. A questo punto non resta che aspettare la pubblicazione del gioco, fissata per la primavera 2017. Se l'attesa stava già diventando snervante prima di questo E3, da oggi si entra ufficialmente nei reami dell'estenuante. Il motivo è semplice: abbiamo giocato a Breath of the Wild. Per ben quarantacinque minuti. Non contenti, ci siamo messi a spiare le sessioni di gioco degli altri giornalisti presenti allo stand Nintendo. La carne al fuoco era davvero troppa, sarebbe stato delittuoso andarsene. Bisognava carpire ogni dettaglio, aguzzare l'udito per recuperare la maggior quantità di informazioni possibile. Qualcosa ci sarà purtroppo sfuggito, e non per scarsa attenzione, ma perché questo Breath of the Wild sembra davvero uno Zelda mastodontico, oltre che lo Zelda del cambiamento tanto desiderato. La formula andava svecchiata senza stravolgere lo spirito di quell'universo che ci tiene compagnia da ormai trent'anni. L'impressione è che l'obiettivo sia stato raggiunto, che l'anima di Zelda sia ancora lì, sotto una fitta coltre di contenuti inediti. Quarantacinque minuti sono pochi, non vorremmo essere smentiti a ridosso dell'uscita, ma siamo fiduciosi: Zelda è tornato e pare decisamente in forma.

Una ricca demo

La demo presente sullo showfloor era divisa in due parti. Una sessione ad avventura inoltrata, con qualche gadget in più a disposizione, e una sessione collocata proprio all'inizio del gioco. La versione presente all'E3, come previsto, era quella Wii U. Di NX nemmeno l'ombra, ma questo si sapeva. Breath of the Wild non è un titolo tecnicamente perfetto: il colpo d'occhio sull'open world è imponente, l'orizzonte vastissimo, ma a essere sacrificati sono le costruzioni e gli scenari più lontani, sensibilmente meno definiti. L'aliasing si affaccia a tratti in maniera evidente e alcune texture lasciano a desiderare. Quel che non può la tecnica, può invece la direzione artistica. Breath of the Wild è un fulgido esempio di quanto la tecnica passi in secondo piano di fronte a un'eccezionale direzione artistica. Che Nintendo sia un'abile artigiana già si sapeva, ma in questo caso è riuscita a rinchiudere dentro a Wii U un open world che a tratti sembra il prolungamento di un film d'animazione. Un cel shading dai toni leggeri si mescola a colori pastello mai eccessivamente contrastati. L'uso sapiente delle ombre completa un quadro di raffinata bellezza, lontano dal realismo imperante.

Liberi di perdersi

Libertà, solitudine, esplorazione. In Breath of the Wild si corre il rischio di perdersi, talmente è vasto e non lineare il mondo di gioco. Link si sveglia, senza memoria, all'interno di quello che sembra un sarcofago di pietra. Ad attenderlo all'uscita dalla grotta una sconfinata radura, una piccola porzione di quella che sembra già da ora una mappa di dimensioni notevoli (all'E3 era disponibile solo questa prima grande area di gioco, ma ci è stato confermato che la mappa si estende ben oltre la verde pianura che abbiamo esplorato). Un personaggio misterioso fornisce a Link alcune indicazioni, ma sin da subito ci è data la possibilità di esplorare e perderci. Scopriamo allora che Link può arrampicarsi ovunque: su qualunque albero, su qualunque parete rocciosa (stamina permettendo). Si respira aria di libertà, un'atmosfera diversa da quanto vissuto nei precedenti episodi di Zelda. Sorpresa è la parola chiave.

Sorprese

Sorpresa. Come quando arrivi a un avamposto nemico e scopri che puoi raccogliere le armi abbandonate dai nemici. Armi che si usurano e variano per efficacia: spade, asce, archi, lance, bastoni. Oppure scudi di diversa fattura. Di notte, gli scheletri che emergono dal terreno perdono pezzi d'ossa. Quale occasione migliore per rubare un braccio al nemico e usarlo come arma? Sorpresa. Come quando raccogli un po' di carne, alcuni funghi e getti tutto nel calderone per dar vita a una ricetta ultra energetica. Basta cuori, ora si mangia cibo vero per recuperare la salute. Sorpresa. Come quando lanci una bomba per sbaglio, la fai detonare e abbatti un albero. Poi prendi l'ascia e raccogli la legna. In alternativa puoi usare l'ascia direttamente su qualsiasi albero e procedere alla raccolta. Sorpresa. Come quando ti accorgi che in basso a destra c'è un indicatore di rumore per facilitare le fasi stealth. Fasi stealth in Zelda. Avvicinarsi furtivamente ai nemici accovacciandosi per farli fuori più facilmente. Ancora più buffo, rubare loro l'arma mentre dormono, poi svegliarli e osservarli mentre cercano invano la loro clava. O come quando ti accorgi che c'è pure un indicatore di temperatura, perché in base alla temperatura devi cambiare abito.

Zelda incontra l'Occidente

Il mondo di Breath of the Wild invita alla scoperta. Si può persino cacciare, si possono inseguire rane, scoiattoli e cinghiali. Raccogliere lucciole di notte: possono essere riciclate per illuminare l'ambiente ma anche combinate con altri oggetti per creare qualcosa di nuovo. È inoltre supportato l'amiibo di Link Lupo. Basta poggiarlo sul GamePad per vederlo comparire sullo schermo, a fianco del giocatore. Un braccio destro particolarmente utile durante gli scontri. L'impressione è che questo nuovo Zelda sia stato contaminato dai GdR occidentali, ma in maniera discreta, in puro stile Nintendo.

Allo stand ci hanno parlato di oltre un centinaio di shrine disseminati nel mondo di gioco: sono piccoli dungeon che riservano premi agli avventurieri in grado di risolvere i puzzle in essi contenuti. Nel primo shrine affrontato ci siamo imbattuti in un enigma che richiedeva l'utilizzo di uno dei nuovi - e presumibilmente più importanti - gadget di Link. Una sorta di tavoletta di pietra che può essere usata per attivare misteriose postazioni luminose e che sembra arricchirsi di abilità strada facendo. L'abilità magnete consente di sollevare e trascinare rocce e casse metalliche, sia per risolvere enigmi sia per abbattere nemici. Tutto tace invece sul fronte dei dungeon veri e propri, almeno per ora.

The Legend of Zelda: Breath of the Wild The Legend of Zelda: Breath of the Wild è lo Zelda della rinascita, ne siamo ormai (quasi) certi. Un “quasi” d'obbligo, perché ci riserviamo di approfondire le meccaniche di questa nuova avventura nei mesi a venire. Il primo impatto, tuttavia, è spiazzante e sorprendente. Nintendo ha dato finalmente una rinfrescata sostanziosa a uno dei suoi brand di punta. Una rinfrescata che attinge dai GdR occidentali pur restando fedele allo spirito originario della serie. L'eccellente direzione artistica nasconde alcuni limiti tecnici dovuti a un hardware non esattamente performante (in quest'ottica siamo curiosi di vedere la versione NX). In ogni caso, l'open world di Breath of the Wild appare sin d'ora affascinante, bellissimo da vedere, solitario e avventuroso al punto giusto. In Breath of the Wild si percepisce nuovamente quel senso di scoperta che in parte era andato perduto negli episodi precedenti, a causa di una struttura sin troppo ripetitiva. Marzo è lontano, ma neanche poi tanto.