Provato The Tomorrow Children

Lavoriamo duro, nell'Alpha del titolo formato Q-Games

provato The Tomorrow Children
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    Disponibile per:
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

The Tomorrow Children è una sorta di pallido e composto sogno socialista. La prima cosa che dovrete capire, addentrandovi nel suo mondo latteo e geometrico, è che voi valete quanto il vostro lavoro. Siete lì per scavare, estrarre, accumulare e costruire, cercando di combattere il Vuoto: questa forza enorme e distruttiva che ha raso al suolo tutto quanto, travolgendo corpi e cose.
L'unico modo per sconfiggere l'oblio è quello di ergere, in mezzo a questo mare oleoso, qualche solitaria roccaforte: sgangherate città tirate su grazie alla forza ed alla volontà del Popolo Nuovo.
Sperimentale e curioso, il primo lavoro di Q-Games dopo l'apprezzata saga Pixel Junk si appresta a raggiungere il PlayStation Store nel corso del prossimo anno, mostrandosi per il momento in una versione Alpha pensata per misurare l'interesse dei giocatori e la tenuta dei server. Anche The Tomorrow Children, proprio come le sue città, è insomma un'opera in costruzione, un edificio che per ora esibisce solo le fondamenta. Anche se al momento non c'è molto da vedere, i lavori sembrano far presagire ad un prodotto strano e intrigante, fieramente collocato ai margini del mercato, intriso di un'eleganza concettuale che pochi altri titoli possono vantare.

Ricostruire

The Tomorrow Children colpisce in primis per questa sua estetica regolare, netta, matematica. I poster di propaganda che appaiono nel corso delle schermate di caricamente sembrano usciti da qualche misterioso regime est-europeo, con la loro precisione simmetrica ed i colori quasi esangui, pronti ad esaltare le magnifiche sorti e progressive del Nuovo Ordine. Che è fatto perlopiù di adunchi aguzzini dagli sguardi biechi, ingobbiti e dinoccolati, che con rigore spietato organizzano il lavoro di queste piccole bamboline controllate dai giocatori. Si tratta di fragili corpi vuoti costruiti con chissà quale materiale, scolpiti grezzamente per ospitare le coscienze sopravvissute alla catastrofe.
Infilati nel vostro nuovo involucro, dovrete insomma darvi da fare per resistere alla forza corrosiva del Vuoto, cercando di dare una forma alla vostra città ideale. Potete decidere se essere minatori o soldati, oppure ingegneri che supervisionino la ricostruzione, vedendovi così attribuite statistiche consone al vostro ruolo. Il sistema di classi mette subito in chiaro che il vostro fine è il bene comune, l'utile: e del resto nel corso delle ore spese in The Tomorrow Children dovrete soprattutto lavorare. Prendere i trasporti pubblici per recarvi nei luoghi di estrazione, scavare a picconate in cerca di carbone o gemme, e poi riportare nei magazzini della città il prezioso bottino.

Il vostro contributo verrà premiato con un bel po' di tagliandi che vi saranno consegnati dalla divisione centrale: ad ogni azione, rimpinguerete il vostro gruzzolo, che vi permetterà non solo di acquistare nuovi attrezzi, ma anche di salire di livello, migliorando le statistiche di base come la velocità di estrazione o la capienza del vostro zaino.
Fin da subito si viene inghiottiti da un sistema spietato, che impone serrati ritmi di lavoro. Con le risorse accumulate, e recandosi presso l'apposito bancone, è possibile cominciare a costruire oggetti utili al progresso della città. Bisogna mettersi in fila, da bravi cittadini, e aspettare il proprio turno, perchè nel mondo di The Tomorrow Children nessuno è “più uguale degli altri”: e poi via ad assemblare germogli da piantare o torrette difensive.
Costruire uno squadrato frutteto che possa produrre scorte di cibo è importante quanto avere la possibilità di far fuoco contro le creature che emergono dal Vuoto: sono enormi ragni giganti, mante volanti che si gettano in picchiata sulla città, titanici dinosauri che, una volta uccisi con colpi dei cannoni, cadono a terra e si cristallizzano, così che i minatori possano estrarre risorse dalle carcasse.

Per un bene superiore

The Tomorrow Children è la sfida che una comunità rinnova ogni giorno contro l'oblio e la dimenticanza. Per vincere bisogna essere tanti, organizzati, affiatati e convinti. Bisogna sacrificare la realizzazione individuale per perseguire un sogno comune, affidandosi integralmente ad un “leviatano” spesso brutale. Cadere vittima dei mostri, oppure venire inghiottiti dal vuoto perchè ci siamo attardati fuori dalla città, e la notte fredda e buia ha prosciugato tutte le nostre energie, significa che dovremo “ricomprare” un nuovo corpo, spendendo quei tagliandi che così faticosamente avevamo guadagnato. E allora ci tocca di nuovo correre al lavoro, estrarre, tagliare la legna, oppure uccidere a fucilate quei mostri che minacciano i compagni minatori. O, ancora, costruire piattaforme e scale per permettere ai lavoratori di raggiungere le zone in cui si trovano risorse più preziose.
Ognuno ha il suo posto, nella società organizzata del regime, e ognuno deve fare il suo lavoro: nel silenzio rotto solamente da qualche annuncio gracchiante è inevitabile avvertire un fortissimo senso di appartenenza ad una comunità, e questo sentimento di aiuto mutuale e di focalità collettiva.
C'è anche da dire che che spesso, a doversi sacrificare per il bene comune è anche il divertimento: il lavoro, in The Tomorrow Children, è insistito e onnivoro, ingoia tutto il vostro tempo e non vi lascia spazi. E, soprattutto all'inizio, è un lavoro ripetitivo e alienante. Scavare e trasportare, aspettando che passino i trasporti pubblici o che sfumi quella notte che dovrete trascorrere sotto i lampioni della città.

Il titolo di Q-Games, insomma, assomiglia a tratti ad un brillante esperimento sociale più che ad un videogioco vero e proprio. Il team sembra volersi chiedere quanto l'idea di lavorare per un bene superiore, e la consapevolezza di poter costruire qualcosa di bello, possa tenere in piedi gli entusiasmi e la convinzione di un gruppo.
Non è certo questa versione preliminare, quella che darà una risposta: non tutti i server erano densamente popolati, e nel corso di due settimane abbiamo incontrato molte città destinate all'estinzione, piene di giocatori disorganizzati che pensavano solo ad accumulare esperienza, preferendo la possibilità di salire di livello a quella di costruire gli strumenti necessari alla sopravvivenza dell'insediamento. E per il momento c'è anche una discreta povertà di contenuti, per cui ci si trova di fronte a strane “città invisibili” come quelle di calviniana memoria, fatte di scale e ponti e piattaforme invece che di veri edifici. Nel corso di questi mesi il team dovrà necessariamente sviluppare un sistema che renda più avvertibile il senso di progressione, della città ma anche del personaggio.

The Tomorrow Children Difficile capire quale sarà la sorte che toccherà allo stravagante The Tomorrow Children. Il titolo di Q-Games è ammantato di una bellezza conturbante: non solo è attento a lavorare su un'estetica lattiginosa e sul rigore della sua propaganda, ma è tutto costruito sulla base base di un'idea intelligentissima. Quel sentimento comunitario che pure ha animato, in passato, qualche esperimento interattivo come Noby Noby Boy, qui viene declinato secondo le regole ferree e spietate del socialismo di frontiera. Al giocatore è richiesto di spersonalizzarsi, di trasformarsi in un ingranaggio del sistema: in un cittadino. E le implicazioni di questo approccio -intendo le implicazioni sociali ed etiche- sono tremendamente affascinanti. Viene da chiedersi, ad esempio, come reagiranno quelle comunità affiatate di fronte all'arrivo imprevisto di schegge impazzite, che si divertiranno magari a creare disastri urbanistici o che preferiranno ingurgitare il cibo invece di accumularlo nei magazzini. O ancora, è lecito domandarsi quanto il senso di appartenenza ad un gruppo potrà fungere da stimolo per far tornare i giocatori “al lavoro”, tutti i giorni, picconando con rigore oppure correndo sulle enormi dinamo che servono a generare l'energia necessaria a tenere accesi i lampioni. Le risposte arriveranno solo con l'uscita della versione finale: il “test” dell'alpha non può dirsi conclusivo perchè mancano campioni di popolazione che siano davvero significativi e contenuti. Qualsiasi sia il futuro di The Tomorrow Children, in ogni caso, la proposta di Q-Games sarà bellissima da osservare, anche solo con sguardo clinico, per capire quanto plastico e proteiforme può essere il videogame.

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