Provato The Witcher 3: Wild Hunt

Grazie a un invito di Bandai Namco, siamo stati tra i primi al mondo a provare il nuovo capitolo delle avventure di Geralt di Ri

provato The Witcher 3: Wild Hunt
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    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

We want him to go out with a bang”. Vogliamo che la sua storia si chiuda alla grande, ci dice sorridendo Jakub Szamalek, senior writer presso CD Projekt RED, concludendo così la nostra intervista. Siamo a Varsavia, base dello sviluppatore polacco, dove Bandai Namco Games ci ha invitato alla prima prova diretta di The Witcher 3: Wild Hunt, un progetto tanto ambizioso quanto gelosamente custodito dai suoi creatori, e chiaramente stiamo proprio parlando dell'ultimo capitolo delle avventure di Geralt. A circa quattro mesi dal lancio, fissato al 19 maggio 2015, questa è la prima volta che qualcuno al di fuori degli sviluppatori mette le mani su una versione provvisoria del gioco, e nell'aria nervosismo ed eccitazione sono palpabili. Per quanto sia cresciuta incredibilmente in fretta, sia come sviluppatore puro sia come compagnia (anche con l'ottima intuizione di GOG.com), con il terzo capitolo della saga del Witcher CD Projekt va a scontrarsi direttamente con software house decisamente più grandi e ricche di risorse, dalla Bethesda di Skyrim alla Bioware di Dragon Age. Dopo aver fatto il salto di qualità con il secondo capitolo, la saga si è trovata immediatamente a competere con i grandi del genere, forse ancora prima che gli sviluppatori potessero rendersi conto della sfida che si parava loro dinnanzi. Non si può dire comunque che i ragazzi polacchi non abbiano preso le cose dannatamente sul serio, investendo tutte le risorse a disposizione in questo terzo capitolo, che trasforma le meccaniche di base aprendo completamente il mondo di gioco e ponendo maggiore enfasi sul ruolo del protagonista, di professione cacciatore di mostri.

Una questione d'amore

E non parliamo solamente dell'evidente amore degli sviluppatori per la loro creatura. The Witcher 3 si apre diverso tempo dopo la conclusione del secondo capitolo, come evidenziato da qualche segno in più e dalla barba comparsi sul viso di Geralt. Un incipit molto diverso da quello del predecessore, che si apriva nel bel mezzo di una battaglia campale. Qui, rivivendo in sogno un vero e proprio flashback, ci avviciniamo alla vicenda in maniera molto più morbida e comprensibile, per precisa scelta degli sceneggiatori. Terribilmente affollata di personaggi secondari e non sempre chiara nei passaggi, la storia di The Witcher si origina dai libri dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski, e proprio per questo chiunque non abbia sfogliato nemmeno una pagina dei suoi scritti rischia di trovarsi spiazzato. Con il terzo capitolo, CD Projekt RED tenta dunque di tendere una mano anche nei confronti dei nuovi arrivati, proponendo non solo un pratico riassunto iniziale (grazie al quale sarà possibile ripercorrere le scelte salienti dei precedenti capitoli), ma anche una catena di eventi più leggibile, che parte proprio da un capitolo introduttivo dai ritmi lenti. L'intento, perfettamente riuscito, è sia quello di calare il giocatore sin da subito nelle atmosfere dark fantasy tipiche della saga, sia permettere ai nuovi arrivati di familiarizzare con i controlli di base, grazie a una serie di brevi tutorial opzionali. Terminati i convenevoli, si delinea un'offerta piuttosto classica per un gioco di ruolo a libera esplorazione, caratterizzata da una netta divisione tra la trama principale e le molte attività secondarie. Queste ultime non presentano i cosiddetti “incarichi ripetibili” (visti ad esempio nel recente Dragon Age: Inquisition), ma si accompagnano sempre a background narrativi più o meno estesi, alcuni dei quali molto interessanti per chiunque voglia approfondire ulteriormente i retroscena legati alla trama.

Avendo a disposizione tre ore dall'incipit per provare il gioco, abbiamo deciso di mantenerci almeno inizialmente sulla strada principale, scoprendo così come la catena d'eventi prenda il via dalla sparizione di Yennefer, storica compagna di Geralt, nonché abile maga. Lo Strigo si mette sulle sue tracce, e proprio i primi minuti di gioco sono dedicati a un'esplorazione del villaggio di White Orchard, che ci permette di prendere confidenza con la libera esplorazione offerta dal gioco. Sin dall'inizio avremo infatti la possibilità di esplorare a cavallo, richiamandolo in qualunque momento con la semplice pressione della leva analogica sinistra. Per quanto non vi siano quasi limiti o barriere naturali invalicabili, la mappa si rivela costantemente incrociata da un gran numero di sentieri, i quali permettono una comoda navigazione automatica. Una volta lanciato il cavallo al piccolo galoppo (o a piena velocità, la quale consumerà tuttavia una barra della resistenza), sarà possibile mantenere semplicemente la pressione di un tasto perché la bestia segua il percorso principale, toccando la leva analogica solo in prossimità di eventuali incroci, oppure per riprendere la guida manuale. Il sistema presenta ancora qualche imprecisione, ma si è rivelato molto comodo sia in solitaria, sia quando ci si trova a cavalcare in compagnia di personaggi secondari, potendo così seguire i dialoghi sottotitolati con maggiore concentrazione. Perlomeno nella piccola porzione di trama che abbiamo potuto provare, abbiamo notato tra l'altro una netta enfasi sulla presenza di comprimari durante le missioni, i quali all'occasione aiuteranno Geralt, e intratterranno di continuo dialoghi ricchi di dettagli aggiuntivi sugli avvenimenti in corso. È il caso, ad esempio, del Witcher Vesemir, che siamo certi si rivelerà una presenza fondamentale nello svolgimento. La soluzione tende a rendere l'esplorazione e la soluzione delle quest meno solitaria, e in generale più credibile e piacevole l'incedere. Chiaramente, la maggior parte delle quest secondarie non godranno di questa particolarità, e verranno affrontate in maniera più tradizionale: dopo una fase iniziale di raccolta di informazioni, si passerà direttamente all'azione in solitaria, dando la caccia alle mostruosità che invadono le terre o risolvendo i problemi quotidiani della gente di paese.

Lavoro da Witcher

Sin dalle prime missioni legate alla trama è facile notare come CD Project RED abbia deciso con questo terzo capitolo di concentrarsi molto sulla figura del Witcher e sui poteri di cui può disporre, intrecciandoli a doppio filo non solo ai combattimenti, ma anche nelle sezioni di gameplay più esplorative, o d'indagine. Le qualità uniche di Geralt gli permettono infatti di godere di sensi decisamente più fini di quelli di qualunque essere umano, e proprio grazie alla visuale speciale attivabile con la pressione di una delle leve analogiche sarà possibile svolgere brevi investigazioni che impreziosiscono la maggior parte delle quest. Che si tratti di capire chi ha versato una particolare sostanza all'interno di un calice durante un banchetto, con conseguenze disastrose, di analizzare la scia di cadaveri lasciata da una delle mostruosità nel tentativo di comprenderne la razza, o di pedinare qualcuno seguendone le tracce, questo elemento viene riproposto più volte durante l'incedere, e ci ha particolarmente convinto. La medesima meccanica verrà riproposta negli incarichi secondari nei quali il Witcher si troverà a fare, letteralmente, il suo lavoro, dando la caccia a creature soprannaturali in cambio di ricompense. Tutti gli scontri saranno preceduti da una fase di raccolta di informazioni e veri e propri pedinamenti, in maniera davvero molto affascinante. Il tutto si integra molto bene con lo straordinario lavoro di contestualizzazione svolto, in buona sostanza, su ogni aspetto del mondo di gioco e sui risvolti della trama. Da una scrittura dei dialoghi ottima sin dalle prime battute, alla caratterizzazione degli ambienti (tutti ricchissimi di dettaglio), sino alla modellazione dei moltissimi NPC e relativo vestiario (il tutto grazie ad un tool sviluppato appositamente da CD Projekt), l'impressione è sin da subito quella di trovarsi in una versione molto più completa, vasta e credibile dell'immaginario di Sapkowskj. Già il piccolo villaggio di White Orchard ci ha dato un'idea piuttosto precisa dell'ottimo lavoro svolto nell'animazione degli NPC che affollano le strade, comportandosi in maniera consona all'orario del giorno, e differenziandosi ad un solo sguardo per lignaggio, professione e tratti somatici tipici della regione in cui ci si trova. A quest'ultimo proposito, dopo qualche tempo speso nel prologo gli sviluppatori ci hanno concesso una sbirciata ad una fase di gioco nettamente più avanzata, ambientata nel nevoso arcipelago delle isole Skellige. Da un classico villaggio borghese, ci siamo trovati dunque ad attraversare fortezze di pietra di stampo decisamente nordico, invitati a un banchetto destinato a finire in tragedia. A cambiare sono stati non solo i panorami, ora rocciosi e innevati, ma anche gli interni delle abitazioni, il vestiario, persino la parlata degli autoctoni. La caratterizzazione delle varie regioni del gioco è stata davvero curata moltissimo, e impreziosisce non poco l'esplorazione libera ora finalmente concessa.

Cappa, spada e Segni

Così come i predecessori, The Witcher 3 offre un gran numero di combattimenti volti ad accompagnare le avventure dello Strigo, proponendo un'evoluzione del sistema già visto nel precedente capitolo. L'alternanza di fendenti leggeri e pesanti la fa ancora da padrone, insieme alla scelta della lama giusta (d'argento per le creature soprannaturali, d'acciaio per quelle terrene). Tornano, naturalmente, i Segni, in tutto e per tutto identici a quelli già ben noti, anche nell'utilizzo. L'apertura del menu a loro dedicato attiva un rallentamento del tempo che permette al giocatore di scegliere con calma quale utilizzare, tra magie offensive o difensive. Onestamente, a fronte dell'enorme lavoro svolto in tutti i restanti comparti, e senza eccezioni, il combat system è proprio la caratteristica di The Witcher 3 alla quale gli sviluppatori sembrano aver dedicato meno sforzi produttivi. Per quanto alcune novità vi siano, come l'introduzione di nuove e più complesse animazioni e l'aggiunta di una balestra con cui attaccare velocemente dalla distanza, il tipico balletto diviso tra Segni, fendenti, parate e contromosse (ottenibili premendo il tasto della difesa al momento giusto) non appare migliorato in alcuni degli elementi che avevamo già rilevato come non perfettamente rifiniti nel predecessore. Se è vero che una parata finalmente efficiente rende meno indispensabile la schivata, con un effetto più piacevole sia quanto a fluidità sia quanto a spettacolo visivo, in presenza di gruppi di nemici il targeting è ancora difficoltoso. Una funzione di lock on esiste, ma l'inquadratura in questo caso genera qualche problema, rendendo difficile eventualmente sganciarsi e cambiare bersaglio velocemente. Durante le nostre prove abbiamo poi rilevato un fastidioso input lag, quest'ultimo dovuto probabilmente più a questioni di ottimizzazione che altro, che andava ad interessare soprattutto le schivate e le parate. Per quanto dunque il combat system mantenga le buona caratteristiche di base, su tutte l'eleganza dei fendenti e l'alternanza tra questi ultimi e i Segni, spiace non vedere decisi passi in avanti sul fronte della gestione di nemici multipli e della fluidità generale. Se non altro, l'enfasi posta a favore della parata e della contromossa risolvono il problema, estetico ma non solo, legato all'abuso della schivata visto nel predecessore.
Quanto al sistema di progressione del personaggio, questo ci è apparso ora gestito tramite un menu molto più chiaro e immediato. Come sempre, le abilità sono divise tra combattimento, alchimia e segni, specialità distinte anche da uno specifico colore. Una volta acquistate, le skill vanno spostate nella barra di quelle correntemente attive sul personaggio (limitandone così il numero, e costringendo il giocatore a operare delle scelte creando vere e proprie “build): se si andrà a collocarne almeno tre dello stesso colore, e quindi appartenenti alla medesima specialità, verrà automaticamente attivato un bonus aggiuntivo.

Mondo senza confini

La nostra prova di The Witcher 3 si è svolta su PC, ma abbiamo avuto modo di vedere in azione anche le versioni Xbox One e Playstation 4. Delle due, quest'ultima è quella al momento più bisognosa di attenzioni, come dimostrato dal frame rate decisamente instabile, ma siamo certi che si tratti semplicemente di una questione di polishing. La resa, in ogni caso, è molto simile sulle due piattaforme, e decisamente non sfigura a fianco di quella PC. Sebbene la draw distance e gli effetti di luce, così come la risoluzione complessiva delle texture, appaiano ridimensionati, il colpo d'occhio complessivo è notevole. Tornando alla nostra prova su PC, purtroppo non ci è stato possibile vedere dal vivo la schermata relativa alle impostazioni grafiche, ma notando un certo pop up degli elementi in lontananza, aggiornamento delle texture e effetto LOD, siamo più che certi che la configurazione utilizzata non fosse quella Ultra. Nonostante il pc montasse una GTX 980, anche il frame rate si è prestato a qualche incertezza: chiaramente, anche dato il livello di dettaglio e la profondità di campo notevoli, il gioco richiederà di PC di fascia alta per girare a dovere, e al netto dell'ottimizzazione finale è impossibile sapere effettivamente quanto. Quanto alla qualità del rendering, la densità poligonale sfoggiata dal mondo di gioco è davvero notevole, con una riproduzione della vegetazione assolutamente realistica, perdipiù in costante movimento a causa del vento, con un piacevole effetto. Ottimo lavoro anche sui modelli dei personaggi, ricchi di parti in movimento, tessuti riprodotti in maniera credibile e animazioni facciali convincenti. Con altri quattro mesi a disposizione per lavorare di cesello sull'ottimizzazione, siamo certi che il risultato finale potrà essere davvero eccezionale, per quanto non proprio alla portata di tutti in ambito PC. Unica perplessità è la fisica legata alla cavalcatura, che spesso si perde in comportamenti non proprio realistici. Non siamo ai livelli di Dragon Age: Inquisition, dato che in The Witcher 3 quantomeno l'utilizzo del cavallo risulta molto più fluido, ma le collisioni appaiono a volte davvero poco credibili. Così come non è stato, a nostro parere, un grande problema per il titolo Bioware, di certo non rappresenterà grande motivo di fastidio nelle avventure dello Strigo. Quanto alla navigazione via barca non possiamo purtroppo esprimerci, dato che la nostra permanenza presso l'arcipelago di Skellige non ha purtroppo previsto gite acquatiche. Vale la pena però citare la possibilità, in questo terzo capitolo, di immergersi in acqua, talvolta fondamentale anche per trovare erbe che crescono solamente sui fondali dei corsi d'acqua.

The Witcher 3: Wild Hunt Come anticipato dalle dettagliate presentazioni cui abbiamo assistito durante le scorse fiere estive, The Witcher 3: Wild Hunt è un progetto dai confini ampissimi, e caratterizzato da una cura al dettaglio sinceramente incredibile per un team ancora non ai vertici come disponibilità di risorse umane ed economiche. Se qualcuno temeva che, rispetto al predecessore, il passaggio alla formula free roaming potesse comportare una riduzione del livello di dettaglio nella riproduzione degli ambienti, il rischio può dirsi non solo scongiurato, ma letteralmente sovvertito. Mai lo Strigo è stato circondato da un mondo tanto vivo e particolareggiato, non solo dal punto di vista grafico, ma anche per contestualizzazione narrativa e per caratterizzazione dei diversi popoli e culture che incontrerà sul suo cammino. Se a questo si aggiunge una trama che già sin dalle prime battute avvolge e appassiona il giocatore, il risultato non può che essere un'avventura potenzialmente indimenticabile. Pure con un leggero rammarico per un sistema di combattimento che meritava qualche miglioramento, in fondo ne siamo certi. Comunque vada, la storia di Geralt si chiuderà “with a bang”, e non vediamo l'ora di sapere come.

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