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Provato Titan Souls

Riscopriamo l’anima dell’action-adventure isometrico di Acid Nerve, a poche settimane dal risveglio dei titani. Con chiare influenze da Shadow of The Colossus, Dark Souls e The Legend of Zelda, cosa può andare storto?

provato Titan Souls
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

Dalla presentazione pubblica di un videogioco alla sua effettiva release, il graduale attenuamento - se non addirittura, in casi estremi, annullamento - dell’attesa da parte dell’utenza è un’evenienza nient’affatto remota. Capita sovente quando il prodotto, magari pur qualitativamente meritevole di riguardo, non riesce a solleticare la curiosità in quanto a ricercatezza visiva, singolarità del gameplay o, soprattutto, originalità del proprio concept. Così è successo a molti, ma non a Titan Souls. Nato nel corso di una game jam, approdato dopo soli sei mesi all’edizione 2014 della ben nota fiera losangelina e osannato in tutti i seguenti eventi di settore, il titolo sviluppato dal giovane trio di Acid Nerve ha saputo pian piano farsi largo - ci vien da dire, quasi con fare autoreferenziale - tra i titani del mercato digitale, mettendosi costantemente in luce proprio grazie all’unicità del suo esser ludico. Un essere spiccatamente old school, dove un manto di 16 bit e sfide intensissime paiono in grado di riportare chiunque decida di dedicarvisi indietro di qualche decennio, quando studiare attentamente la scena di gioco per contrastare una difficoltà manifesta non era percepito come problema né dai giocatori né dall’industria. A tutto questo si aggiunga un nome, Devolver Digital, che ha fatto del sostegno ai progetti indie più arditi il proprio vanto, publisher di preziosi di foggia variegata quali, tra gli altri, i due surreali Hotline Miami e l’acclamato puzzle metafisico The Talos Principle. La buona nuova è che l’hype fin qui accumulato potrà presto solidificarsi in una valutazione fattiva, poiché la tanto desiderata data di distribuzione dell’opera è ormai - perdonate la battuta - a uno scocco di freccia. Dunque, prima d’imbracciare definitivamente l’arco, tentiamo di sintetizzare per qual motivo, in attesa di conferme o smentite su quanto intravisto, il 15 aprile sia una data che PC gamer e utenti Sony nostrani dovrebbero cerchiare sul calendario a doppio tratto.

A COLPO SICURO

L’aspetto di Titan Souls che ha da subito fatto breccia nel cuore di chi ne è venuto a conoscenza, testandolo di persona o per presa visione del materiale sparso in rete, l’abbiamo in qualche modo già accennato in apertura. I developer hanno comunque avuto la saggezza di non limitare la propria fatica a un semplicistico tributo all’era classica del gaming, pratica oggigiorno fin troppo abusata da una certa frangia dello sviluppo indipendente, modellandone invece l’idea cardine attorno a quanto messo in pratica da riconosciuti capisaldi della tradizione videoludica dell’ultimo decennio. Che gli Acid Nerve guardino all’operato di From Software con assoluta ammirazione è stato da loro stessi ribadito a più riprese - la strizzata d’occhio del titolo, d’altro canto, non è casuale. In quest’occasione, il diktat della difficoltà inibitrice si declina però in una ventina di boss fight serrate e tesissime - perché sì, il concept butta anche Shadow of the Colossus nel proprio calderone - qui spogliate di qualsivoglia sistema di combattimento stratificato, ma, al tempo stesso, acuite da una manciata di regole limitanti e perentorie. E sebbene sulla carta tali vincoli dovrebbero interessare ambo le parti, risulta invece evidente come, in effetti, il contendente messo alle strette sia incontrovertibilmente il giocatore.

Equipaggiato con il già menzionato set di arco e freccia - una e una soltanto, seppur magica e riciclabile - l’anonimo fanciullo protagonista si troverà di volta in volta dinnanzi a creature gargantuesche, contro la cui forza bruta è assai difficile non provare un profondo senso d’inadeguatezza e smarrimento. Se i guardiani di anime - e in egual modo il nostro paladino - necessiteranno di un sol colpo per essere messi a tappeto, è ugualmente vero che l’area di vulnerabilità di ciascuno di essi sarà sempre fuori tiro e, spesse volte, celata da scorze all’apparenza impenetrabili, diversamente da noi, omuncoli in pixel dalla cute fragile come cristallo. È questo il principale motivo per cui morire, in Titan Souls, si rivela condizione pressoché imprescindibile e ricorrente, anche se lungi dall’essere vana. Gli scontri così impostati, infatti, richiederanno un’attenta analisi dei pattern avversari, pratica fondamentale per edificare una valida strategia d’attacco fallimento dopo fallimento. Tale ricerca graduale di una chiave per superare ogni criticità - magari studiando anche la conformazione di ciascun setting - potrebbe sancire la definitiva bontà di un gioco che si pone in vesti hardcore fin dalle premesse, fondato su una formula così immediata e nel contempo ruvida da non abbisognare di permadeath o altri sotterfugi per portare ai limiti la determinazione - oltre che sopportazione - della propria platea.

Se il perno action dell’esperienza è stato esplicato dagli sviluppatori con sacrosanta enfasi e minuzia di particolari, vi sono un paio d’interrogativi legati ai suoi contorni più specificatamente adventure che attendono di esser verificati in maniera approfondita pad alla mano. Del comparto diegetico di Titan Souls si possiede per ora soltanto un accenno, e chissà se anche in fase di prova sarà possibile prenderne pienamente coscienza; difatti, l’opera Acid Nerve sembra vivere in prevalenza di una narrativa ambientale piuttosto ermetica, chiaro retaggio dei “Souls” suoi fratelli maggiori. A ciò potrebbe conseguire un peso delle meccaniche esplorative più rilevante di quanto ci si possa aspettare, forse non soltanto pretesto per ammirare i delicatissimi scenari scolpiti in tecnica pixel art - oltre che artisticamente ispirati all’immaginario di The Legend of Zelda, così come il design di taluni boss. L’eventualità di poter interpretare il background del mondo rappresentato secondo quanto l’immenso tempio dei titani sceglierà di mostrarci, magari decrittando qualche enigma al fine di accedere a luoghi segreti, stuzzica di certo la nostra curiosità archeologica. Resta da stabilire se sia intenzione dei developer perseguire anche questa via - e fino a che punto - o, viceversa, conferire totale predominio alla lotta faccia a faccia con i colossi; in questo senso, il nostro interesse, non possiamo negarlo, è davvero alle stelle.

Titan Souls Titan Souls è un titolo suadente al primo sguardo perché capace di riportare il videogiocatore a un livello istintivo e primordiale, portavoce com’è di una competizione diretta, dura, ponderata al netto di un numero di game over fuorimisura. Sebbene le premesse fornite dal materiale finora emerso sembrino presagire un’esperienza del tutto degna delle brame di quegli utenti che amano la forte tensione prima del trionfo, alcune zone d’ombra della produzione attendono ancora di essere rischiarate con il dovuto piglio analitico. Non che manchi molto, beninteso; i titani stanno per destarsi, preparate le fiale d’adrenalina. O tanto caffè, se preferite.