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Provato Until Dawn

L'horror game di Supermassive Games si ripresenta in una forma tutta nuova

provato Until Dawn
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Until Dawn fu presentato qualche anno fa in piena estasi da “motion gaming”: per spingere le vendite del PlayStation Move presso fasce di pubblico un po' meno “casual”, Sony decise di affidare a Supermassive Games lo sviluppo di un horror in prima persona, compatibile con la tormentata periferica luminosa. I giocatori sembrarono gradire, incuriositi se non altro dalle atmosfere disturbanti che i primi trailer lasciavano intravedere: ma scoppiata la bolla del gaming motorio, e comprovata da vendite tutt'altro che lusinghiere la futilità del Move, Until Dawn non aveva più senso di esistere, per lo meno nella forma in cui lo conoscevamo. Ecco dunque che il l'horror del team di Guildford si ripresenta alla Gamescom 2014 in una veste tutta nuova. Si è trasformato in un'avventura in terza persona, e assomiglia in maniera evidente a titoli come Beyond ed Heavy Rain: solo che qui il sistema di investigazione e scelte morali si colloca in un contesto destabilizzante e spaventoso, tra salti sulla sedia e atmosfere che ricalcano la tradizione occidentale del genere.

Heavy Rain in salsa Horror

La deriva quasi cinematografica che ha preso Until Dawn si intuisce già dal fatto che il team di sviluppo abbia reclutato -tra i talent che presteranno volto, voce e movenze ai protagonisti del gioco- Hayden Panettiere, conosciuta soprattutto per il suo ruolo in Heroes ma anche per la partecipazione a Scream 4. Proprio da film come quello di Wes Craven Until Dawn sembra trarre ispirazione, anche se il canovaccio narrativo è invece tipico del sottogenere “Cabin in the Wood”: otto amici decidono di passare una notte all'interno di una capanna nel bosco, e si trovano proiettati nel bel mezzo di una follia splatter violenta e crudele, da cui devono fuggire ad ogni costo.
Se le premesse narrative vi sembrano abusate, dovreste forse dare un'occhiata al capolavoro del 2012 di Drew Goddard (“That Cabin in the Wood”, appunto), rilettura brillante e surreale di un genere “antico” e stantio: anche all'orrore più classico non mancano, potenzialmente, le cose da dire, ma di certo i ragazzi londinesi dovranno impegnarsi per scrivere una sceneggiatura brillante e originale, se non vorranno finire intrappolati in una ragnatela di banalità.
Anche perchè, in Until Dawn, il racconto avrà un ruolo centrale nell'economia di gioco. A livello di Gameplay, il titolo assomiglia in tutto e per tutto alle produzioni di David Cage e Quantic Dream: come se fosse un Heavy Rain da spavento. Il sistema è sempre lo stesso: si controlla il protagonista all'interno di ambientazioni zeppe di oggetti con cui interagire, e quando ci avviciniamo ad un punto di interesse sullo schermo compare il pulsante da premere per avviare l'azione contestuale.
Sony decide insomma di continuare ad investire su questo tipo di esperienze, a metà fra videogame e racconto interattivo, evidentemente convinta dal buon successo che Beyond ha riscosso nonostante una sceneggiatura un po' “bucata”.

In Until Dawn, fra l'altro, il peso dell'investigazione e delle scelte morali sembra davvero maggiore rispetto a quello che si percepiva nell'ultimo lavoro di David Cage. Il team assicura che a seconda delle nostre scelte la storia cambierà radicalmente: ciascun personaggio principale potrà vivere o morire, e l'evoluzione della storia sarà tutta nelle nostre mani. Difficile capire adesso quanto questo “butterfly effect” possa cambiare il corso degli eventi, ma giocando alla demo presente sullo showfloor della Gamescom ci sembra che il team abbia fatto un buon lavoro, riuscendo a trasmettere all'utente una certa ansietà di fronte ai momenti decisivi.
Come dicevamo, anche la componente “investigativa” sarà preponderante: esplorando le ambientazioni potremo trovare indizi nascosti per capire qualcosa di più sul killer psicopatico che ci dà la caccia e sulle sue vere motivazioni. Recuperare questi indizi potrebbe darci anche informazioni interessanti per superare le prove malevole che l'assassino ha preparato per noi.
C'è da dire, comunque, che per il momento Until Dawn ha mostrato anche qualche problema concettuale. Ad esempio, la sceneggiatura alterna momenti molto disturbanti a sequenze meno riuscite: non tutti i dialoghi sono ben scritti, ed in qualche momento la stereotipizzazione dei personaggi e delle situazioni diventa un po' pesante (ancora la solita infatuazione non dichiarata, che deve rivelarsi proprio nel momento di massima disperazione?).
Alle volte gli spaventi con cui Until Dawn ci fa saltare dalla sedia sono un po' troppo prevedibili e non sempre “onestissimi”: spiriti urlanti che compaiono all'improvviso di fronte allo schermo farebbero schizzare anche i meno impressionabili. Anche la presenza di una componente che sembra paranormale ci ha lasciato perplessi: ma in questo caso il team conferma che tutti gli elementi del plot saranno invece coerenti e credibili, e che non dovremo aspettarci soluzioni narrative poco eleganti: tutti gli elementi, anche i più difficili da collocare, saranno spiegati. Sembra quindi di scorgere nuovamente una vicinanza concettuale con la quadrilogia di Scream, che così bene ha scherzato, in passato, coi meccanismi interni del cinema di genere, mettendoli alla luce e spingendosi in maniera sempre brillante al limite fra surrealismo e meta-narrazione.
Insomma, il succeso del prodotto dipenderà soprattutto dalla sceneggiatura e da come le scelte del giocatore modificheranno gli eventi, e più che di “difetti”, ad oggi, bisogna parlare di dubbi e curiosità: fermo restando poi che, chi non ama i titoli lineari, probabilmente avrà difficoltà a farsi piacere l'horror di Supermassive.

Sul fronte tecnico, il lavoro svolto dal team di sviluppo è più che buono. L'atmosfera è riuscitissima, e la modellazione poligonale più che convincente. Texture in buona risoluzione, una discreta abbondanza di mappe superficiali e poi una eccellente gestione degli effetti di luce genera un colpo d'occhio che sembra la naturale evoluzione di quello di Beyond: fermo restano che poi la genesi un po' travagliata del prodotto mette i freni alla componente visiva, sicuramente non esaltante quanto quella di altri prodotti già disponibili sulla console Sony. Alcune animazioni, poi, sono veramente bruttine e l'espressività facciale non è sempre al massimo: peccato “mortale” per un titolo con cui primi piani e dialoghi sono sempre al centro della scena.

Until Dawn Con Until Dawn e Life is Strange, questa Gamescon ha definitivamente ribadito che le esperienze narrative pensate prima da Quantic Dream e “canonizzate” poi da Telltale Games sono ormai sdoganate e pronte per ritagliarsi uno spazio sempre più grande nel mercato moderno. Fermi restando i limiti concettuali di queste produzioni (che insomma restano a cavallo fra videogame e racconto e non convinceranno mai chi cerca un gameplay più tradizionale), è belle vedere che questi titoli stanno cercando di esplorare, con estrema curiosità, nuovi ambiti: dal Teen Drama all'Horror. Profondamente ristrutturata, l'esperienza terrificante di Supermassive Games ha dalla sua un'ottima atmosfera, e la capacità di trasmettere il peso ed il tormento di scelte morali che potrebbero valere la vita di uno dei protagonisti. Bisognerà vedere se il plot saprà risultare coerente e -perchè no?- persino originale, rileggendo ancora una volta il canone degli horror classici. Per il momento qualche soluzione un po' troppo spicciola, nei dialoghi come nelle situazioni più spaventose, ci ha lasciati interdetti. Ma sulla lunga distanza e con un buon lavoro di scrittura, Until Dawn potrebbe avere molto da dire agli appassionati del genere, e a chi cerca emozioni forti.

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