Provato Until Dawn Rush of Blood

Invitati negli uffici romani di Sony per provare PlayStation VR, ci siamo gettati nella giostra degli orrori di Until Dawn Rush of Blood, per affrontare nuovamente il killer psicopatico che la scorsa estate ci ha dato la caccia a Blackwood Pines.

provato Until Dawn Rush of Blood
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  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Invitati negli uffici romani di Sony per provare PlayStationVR, non ci siamo fatti scappare l'occasione di esplorare i panorami virtuali di un tris di produzioni ceh accompagneranno il lancio della periferica, attualmente fissato ad ottobre. Con il ribasso delle stime di vendita che gli analisti americani hanno prospettato dopo l'uscita sottotono di Oculus e HTC Vive, PlayStation VR potrebbe essere davvero la spinta che serve alla realtà virtuale. Basta considerare infatti che la base installata di Ps4 è più vasta rispetto a quella dei PC in grado di supportare i visori concorrenti, ma soprattutto che il prezzo di lancio è discretamente inferiore. 399 euro è il dato ufficiale di Sony, anche se dobbiamo ricordare che per usare PlayStationVR sarà necessaria la fotocamera ufficiale, e sarà discretamente caldeggiata anche una coppia di Move. Il costo d'ingresso potrebbe quindi aumentare discretamente, anche se Sony spera di proporre il suo caschetto a quelle fasce d'utenza già in possesso delle periferiche extra. Un'intenzione che -dobbiamo ammetterlo- un po' ci preoccupa, dal momento che speriamo in una Realtà Virtuale in grado di parlare anche ai giocatori duri e puri, e non solo a quelle fasce d'utenza che si sono interessate al motion gaming. Ferme restando queste preoccupazioni, che Sony avrà il compito di fugare presentando al più presto la Line-Up completa di titoli per la VR (e magari anche qualche bundle), il rapporto fra qualità e prezzo continua a sembrarci estremamente vantaggioso. Ad un'attenta analisi si nota che l'angolo di visione è più ridotto rispetto alle proposte della concorrenza, e che un bordo nero si intravede girando gli occhi. Il reticolo di pixel dello schermo è comunque in vista, ma basta qualche regolazione per mettere l'immagine a fuoco, e in gioco è facile dimenticarsi dell'uno e dell'altro problema. La Realtà Virtuale vive in questo perenne conflitto fra la clinica disamina tecnologica ed il coinvolgimento incredibile che l'esperienza è in grado di garantire, ed il visore di Sony è forse quello in cui il divario si avverte maggiormente. In termini di qualità dei materiali ed ergonomia, comunque, PlayStationVR continua a dire la sua: il caschetto è solido e facile da indossare: la fascia fa in modo che il peso si scarichi sulla fronte e non sul naso, e dopo un'ora era più avvertibile l'affaticamento degli avambracci (per la necessità di tenere i due Move puntati verso lo schermo) che il fastidio sul volto. Impressionante è la qualità dell'head-tracking, veramente precisa: il visore viene rilevato in una porzione molto ampia dello spazio, permettendo di muoversi molto liberamente, e lasciandosi quindi trasportare nel contesto di gioco. Nella demo di Until Dawn: Rush of Blood qualche piccolo problema ce l'ha dato invece il rilevamento dei due Move, mentre in altri casi (London Heist e Battle Zone) sia i controller di movimento che il Dualshock 4 (grazie alla barra luminosa) venivano rilevati correttamente. Effettuate le regolazioni di rito, ci siamo gettati quindi nella giostra degli orrori di Supermassive Games, per affrontare nuovamente il killer psicopatico che questa estate ci ha dato la caccia a Blackwood Pines.

RollerCoaster Shooter

Non è un'idea sbagliata, per incentivare la diffusione della VR, quella di prendere un brand già conosciuto e adattarlo al nuovo contesto della Realtà Virtuale. Until Dawn è stata una delle esclusive Ps4 più apprezzate dal pubblico e Sony non ha perso tempo, mettendo Supermassive Games al lavoro su Rush of Blood. Dobbiamo però ammettere che il team di sviluppo si sarebbe potuto inventare qualcosa di più intrigante: ci viene in mente un Escape Room con qualche enigma più elaborato, e ovviamente la solita dose di jumpscares. Sarebbe stato, se non altro, un'idea più rispettosa dei toni e delle atmosfere del materiale di riferimento, nonché un concept perlomeno originale. E invece Rush of Blood recupera l'immaginario dei parchi a tema, mettendoci in buona sostanza su una giostra dell'orrore: più precisamente sul carrello di un ottovolante ispirato alle vicende di Until Dawn. Rush of Blood è uno strano incrocio fra un'esperienza puramente spettatoriale e un on-rail shooter. Allungando in avanti le mani notiamo che i due Move si sono trasformati in una coppia di pistole, con cui possiamo sparare a vari bersagli. Nei primi istanti di gioco il carrello ci conduce attraverso una foresta innevata, verso la villa in cui l'azione entrerà nel vivo. Qui ci sono corvi scarnificati e terribili spaventapasseri, ed il Killer che ben conosciamo: che non si fa scrupolo a minacciarci con gesti discretamente eloquenti. Si tratta di una fase quasi preparatoria, in cui dobbiamo imparare a prendere la mira, orientando i fasci di luce che accompagnano il puntamento delle pistole per illuminare l'area di gioco, altrimenti avvolta da una profonda e spessa oscurità. Una volta entrati nell'edificio il carrello comincerà a prendere velocità, conducendoci attraverso stanze lugubri, infestate da strane creature. La presenza di qualche ostacolo sul percorso ci inciterà a spostare la testa, per evitare travi e oggetti sporgenti, mentre sparando agli scambi delle rotaie potremo imboccare alcuni bivi. Durante il percorso vedremo una serie di bersagli a cui sparare: manichini da mutilare, telecamere di sorveglianza, scatole e barili. Per il momento farli saltare non ha una funzione specifica: non c'è un punteggio da far crescere né una classifica alla fine della demo, ma siamo abbastanza sicuri che il replay value di Rush of Blood si baserà quasi interamente sulla presenza di un High-Score. Forse è un po' troppo poco, se si considera che questa versione guidata di Until Dawn non mostra un briciolo della complessità di un On-Rail Shooter. Chi vi scrive è un fan abbastanza accorato del genere, frequentatore di sale-giochi e adoratore di quel feticcio che risponde al nome di Light-Gun (l'ho comprata persino su Ps3, quando servivano gli assurdi rilevatori esterni da poggiare sulla TV). Eppure qui il senso di sfida, lo spirito arcade, manca del tutto. Rush of Blood è più interessato a sorprendervi con qualche astuta trovata: nemici che spuntano dal nulla pronti a farvi schizzare sulla sedia.

Non si tratta di spaventi nel senso più pieno del termine (il gioco originale è molto più efficace su questo fronte), ma di guizzi di sorpresa che inevitabilmente sopraggiungono quando la maschera del killer sbuca all'improvviso. Eppure non c'è tensione, in Rush of Blood: non c'è sfida; neppure quando lo spirito di un'infermiera impazzita prova a pugnalarci con un'enorme siringa. Si tratta di una specie di "boss" contro cui basta sparare all'impazzata, recuperando qua e là armi speciali che sostituiscono le pistole. Impugnare mitragliette e fucili a canne mozze, tuttavia, serve a poco se tutto si risolve in un avanzamento senza nerbo. La lentezza dei nemici, generalmente poco aggressivi e ancor meno convinti, dimostra una volta di più che Rush of Blood è pensato per essere, almeno nella forma in cui ci è stato presentato, un prodotto a metà fra gioco e showcase tecnico. Se entro ottobre il team di sviluppo saprà spostare l'ago della bilancia, puntando di più sull'interattività e incrementando il grado di sfida, potrebbe uscirne un esperimento interessante. Se invece questo spin-off di Until Dawn vorrà soltanto di farci andare su e giù per lugubri montagne russe, l'interesse per il prodotto potrebbe scemare dopo pochi giri.

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