Provato We Happy Few

Un survival atipico, ambientato nell'Inghilterra degli anni '60 e sviluppato dallo stesso team dell'interessante Contrast

provato We Happy Few
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  • Pc
  • PS4
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Kickstarter di sta sempre più imponendo come una delle modalità da tenere in debita considerazione per finanziare lo sviluppo di un videogioco all'esterno delle classiche relazioni con i publisher. C'è da dire però che il sistema (se di sistema si può parlare) sta iniziando a porgere il fianco a parecchie critiche, in quanto molti dei progetti che vengono proposti sull'ormai celebre piattaforma di crowdfunding provengono da sviluppatori, designer e artisti che in passato hanno fatto parte proprio dell'ecosistema che i publisher hanno costruito negli ultimi venti anni. Non è però il caso di Compulsion Games, team canadese che con le proprie forze ha sviluppato Contrast, titolo di lancio di PlayStation 4 che venne offerto come primo contenuto gratuito per gli abbonati al pacchetto Plus insieme a Resogun, e che ora ha lanciato una campagna di raccolta fondi per un nuovo progetto: We Happy Few. Annunciato all'inizio dell'anno, il team ha condiviso con la stampa di settore una versione preliminare del gioco, in modo da mostrare le meccaniche di base del progetto proprio mentre la campagna è in corso.

Ambientazione inusuale

Se il video che accompagna la campagna di raccolta fondi e gli asset grafici finora diffusi sono risultati abbastanza criptici, una volta provata una versione giocabile di We Happy Few si capisce abbastanza rapidamente in quale area collocare la nuova produzione di Compulsion Games. Il titolo è infatti un survival, che segue l'onda dei tanti successi che hanno cavalcato le classifiche di vendita di Steam, soprattutto nella sezione Early Access, e che hanno successivamente colonizzato anche le console. Malgrado l'ambientazione e il punto di vista completamente differenti, titoli come Don't Starve o Rust possono essere considerati come un metro di paragone, anche se We Happy Few cerca di allontanarsi con forza dai cliché del genere, per offrire qualcosa di innovativo, soprattutto dal punto di vista visivo. L'ambientazione è infatti tra quelle meno sfruttate per quanto riguarda i videogiochi e solo un numero molto ridotto di titoli l'ha scelta per affondarci le proprie radici. We Happy Few è infatti ambientato nell'Inghilterra degli anni '60, dominata da colori saturi, forme sinuose, trucco e acconciature appariscenti. Rispetto ai titoli citati in precedenza, quindi, è forse Sir, You're Being Hunted a risultare parente alla lontana con We Happy Few, a causa dell'atmosfera molto british, anche se l'aspetto visivo richiama quella piccola gemma dimenticata che risponde al nome di No One Lives Forever, sviluppato da Monolith prima dell'acquisizione da parte di Warner. In We Happy Few non ci sarà però traccia di spionaggio o gadget tecnologici, in quanto ci si ritroverà catapultati nella tranquilla cittadina di Wellington Wells. La calma è però solamente apparente: quasi tutti gli abitanti sono ormai schiavi di una droga chiamata scherzosamente Joy, che li ha trasformati in una sorta di docili psicopatici.

La vita scorrerà quindi tranquilla, malgrado le pupille perennemente dilatate e il sorriso forzato di ogni essere umano che abita le caratteristiche villette locali, almeno finché non noteranno che il giocatore non è sottoposto agli effetti della sostanza. I diversi vengono infatti chiamati Downer e tanto la polizia quanto i semplici cittadini danno loro la caccia, facendo emergere tutta la loro carica di aggressività repressa e svelando quindi il loro vero modo di essere, nascosto sotto maschere terribilmente inquietanti.

Sopravvivenza a tutti i costi

We Happy Few è insomma un survival, esattamente come lo era Sir, You're Being Haunted. A differenza del titolo proposto da Big Robot, però, gli esseri umani sono la vera minaccia e non bisognerà solamente fuggire dalla loro vista ma sarà necessario immergersi nel loro mondo, cercando di assecondarli e mantenendo il più possibile un comportamento comune, se comune si può considerare la vita di un drogato di Joy.

Anche in We Happy Few i livelli vengono generati in modo procedurale, quindi prima di ogni partita la città verrà assemblata pezzo dopo pezzo, formando ampie vie e stretti vicoli, in modo da comporre quartieri che vengono poi arricchiti da abitazioni, parchi e altre aree abitate, nelle quali aggirarsi ed entrare abusivamente per recuperare cibo e oggetti di uso comune, in modo da difendersi. Il combattimento è un punto focale per l'intera produzione, in quanto non sempre si riuscirà a muoversi di nascosto o a celare la propria condizione di essere umano non condizionato dall'assurda sostanza. Una volta scoperti sarà necessario far perdere le proprie tracce, anche tramortendo gli assalitori ma facendo il minor rumore possibile, in modo da non attirare le forze dell'ordine. Il gameplay viene poi completato da un solido sistema che gestisce il proprio inventario e la sua gestione, offrendo la possibilità di nutrirsi e di assemblare vari oggetti per ottenerne di nuovi, massimizzando le proprie speranza di sopravvivenza. L'alimentazione sembra essere uno degli aspetti più importanti, in quanto se ci ritroverà obbligati a mangiare cibo marcio, si soffrirà di nausea, arrivando perfino a star male e rigettare, mettendo quindi a serio rischio la propria copertura.

We Happy Few We Happy Few appare interessante e ben congegnato, benché la versione provata sia ancora in piena lavorazione e da non considerare nemmeno in fase alpha. La cifra richiesta per poter chiudere la campagna Kickstarter in maniera positiva da parte di Compulsion Games non è così bassa ma non si avvicina nemmeno ai record imposti da Double Fine e da altri team blasonati. Attualmente il traguardo che corrisponde a metà di tale somma è stato raggiunto e ci sono ancora più di tre settimane ancora disponibili. Numeri che sembrano portare buoni auspici a We Happy Few, nella speranza che un progetto così singolare e nel contempo abbastanza classico possa davvero andare in porto, facendo fare un passo in avanti a Compulsion Games dopo il modesto successo ottenuto da Contrast.

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