Provato What Remains of Edith Finch

Una nuova avventura dagli autori di The Unfinished Swan. Un gioco che segue le tracce di Gone Home, per poi stupire l'utente con virate insolite e inattese, alla scoperta della maledizione che ha decimato la famiglia Finch.

provato What Remains of Edith Finch
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

"What Remains of Edith Finch è un gioco che comincia come Gone Home, ma che nasconde tanto di più". Così i ragazzi di The Giant Sparrow (quelli di The Unfinished Swan, per intenderci) presentano il loro nuovo progetto.
È una descrizione molto accurata. I primi minuti di gioco hanno diversi tratti in comune con l'eccezionale capolavoro in prima persona sviluppato da Fullbright Company. Anche se il ritmo della progressione assomiglia a quello di Everybody's Gone to the Rapture, ed il parallelo è supportato dall'atmosfera lugubre e solitaria dell'ambientazione, ben presto capiamo che l'elemento principale di questo racconto interattivo è rappresentato dalle labirintiche stanze di una casa misteriosa. Si tratta, questa volta, di una casa surreale e atipica: sembra quasi un enorme mausoleo, un monumento funebre le cui stanze sono state accatastate quasi senza logica. L'architettura deviata e contorta, il clima spettrale che la circonda, sembrano già un monito: un avvertimento sulla maledizione infausta e terribile che ha decimato la famiglia Finch. Praticamente tutti i suoi membri sono morti in circostanze assurde, e l'unica rimasta è proprio la nostra Edith, che ha deciso di tornare a casa per cercare di capire quale possa essere il disegno dietro alla condanna inspiegabile dei suoi familiari.

Una voce narrante che ci accompagna verso l'immensa magione, in cui riusciamo ad entrare di soppiatto. Persino nelle modalità d'interazione con l'ambiente di gioco, ridotte veramente ai minimi termini, What Remains of Edith Finch non sembra discostarsi dai congeneri più famosi, a partire da Dear Esther. La progressione è dunque molto inquadrata, e tutto sembra basarsi sul fascino corrotto e sbiadito degli ambienti che ci circondano, pronti a raccontare in silenzio la storia di una stirpe perduta.
Le cose cambiano però di lì a poco. L'idea di Fullbright Company è quella di farci rivivere una dopo l'altra le morti dei parenti di Edith, inquadrandole ovviamente dalla loro prospettiva. Riuscendo a raggiungere la stanza di uno dei membri della famiglia Finch potremo quindi curiosare tra le loro memorie, fino a trovare un oggetto che innescherà una visione. Nel caso della piccola Molly Finch, si tratta di un diario segreto: la scrittura ancora incerta e i disegni a pastello ci danno un'idea piuttosto precisa su quale fosse l'età della piccola Molly, così come l'incipit del suo ultimo racconto: "tutto è cominciato quando mamma mi ha mandato a letto senza cena".

Un digiuno allucinato

Mentre Edith sfoglia le pagine del diario il giocatore inizia a controllare la piccola Molly, affamata come non mai e chiusa nella sua cameretta. Disperata, ha bisogno di mangiare qualcosa; qualsiasi cosa le passi sotto mano. La carota rinsecchita di un criceto morto mesi prima, un tubetto di dentifricio, e poi delle bacche di vischio. Un mix certamente pericoloso, che sembra causarle un'allucinazione terribile: ad un tratto Molly smette di percepire il suo corpo, si sente cambiata, trasformata in un gatto agile che può uscire dalla finestra alla caccia di un uccellino. Saltando di ramo in ramo il felino riesce ad agguantare la preda, ma la fame è ancora tanta.
A questo punto Molly si trasforma ancora: in un gufo, pronto a scendere in picchiata sulle gelide praterie dove corrono succulenti conigli. In queste nuove sezioni comincia ad emergere un gameplay ancora minimale, ma certamente diverso e inaspettato se pensiamo ai titoli da cui What Remains of Edith Finch trae ispirazione.
Il delirio famelico di Molly, intanto continua: dopo aver mangiato abbastanza il gufo si trasforma in uno squalo, e rotola lungo una collina fino a gettarsi in un oceano immenso, a caccia di una povera foca spaventata. Un morso e la ferisce, un morso ancora e le trappa una pinna. Con l'ultimo assalto la foca è spacciata, ma Molly non è ancora sazia. Ed eccola, allora, che si trasforma in un mostro marino, e assalta la ciurma ignara di un peschereccio, e poi si muove ancora nei fondali di quel mare limaccioso, fino a trovare lo scarico di una fogna. Il tentacolo del mostro si infila nel tubo, e viaggia, fino a uscire dal bagno di una cameretta.

È la stessa stanza in cui la piccola Molly, ormai devastata dalla fame e dalle visioni di un'intossicazione alimentare, si è nascosta sotto al letto, nel buio, in attesa della fine. Che arriva impietosa, nella forma di un mostro soltanto immaginato, ma molto più affamato di lei.
La storia di Molly, tragica e malinconica, è solo una di quelle che vivremo nel corso dell'avventura. Edith dovrà scoprire, attraverso gli occhi ed il racconto dei suoi consanguinei, il modo in cui hanno lasciato la vita, per capire se davvero sulla famiglia grava una maledizione, o se si tratta solamente di "una serie di sfortunati eventi" (e la citazione, visti i toni del racconto e l'atmosfera dell'ambientazione, non è casuale).

What Remains of Edith Finch L'idea di usare una struttura pilotata e lineare come cornice, per poi infilarci dentro spezzoni dal valore ludico meno evanescente, è sicuramente interessante: in parte replica proprio l'approccio che il team ha usato con The Unfinished Swan (ciascuno dei cui atti proponeva una meccanica di gioco unica e particolare). Per il momento, tuttavia, il gameplay resta comunque marginale, e la sequenza nei panni di Molly non basta a cambiare la percezione del giocatore, che avvertirà la progressione come molto costrittiva e inquadrata. Ovviamente la nota funebre della narrazione e la curiosa permessa della storia potrebbero essere sufficienti a giustificare l'esplorazione della casa dei Finch, ma speriamo che il team architetti soluzioni ludiche più elaborate, e ci sorprenda con qualche enigma che ben si adatterebbe al contesto di gioco (magari si potrebbe prender spunto da The Vanishing of Ethan Carter). Dalla quantità dei contenuti e dalla natura delle varie storie dipenderà alla fine il successo di una produzione che appare comunque ispirata, e non solo narrativamente parlando. Speriamo però che i ragazzi di Giant Sparrow ottimizzino al meglio il codice, visto il framerate non proprio eccezionale della demo.

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