Provato Woolfe: The Redhood Diaries

Cappuccetto Rosso Sangue

provato Woolfe: The Redhood Diaries
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

È ormai nota la tendenza del media audiovisivo, soprattutto cinematografico, a ridipingere con tratti oscuri (e anche un po’ kitsch) le favole più famose, riappropriandosi in parte della crudezza tipica della narrazione dei fratelli Grimm, e allontanandosi quindi dagli stilemi disneyani. Una delle prime avvisaglie di tale corrente si intravide proprio nel mondo videoludico, quando esordì nel lontano 2000 una versione cupa e deviata delle avventure di Alice nel paese delle Meraviglie (cui ha fatto seguito il sottovalutato Madness Returns nel 2011), firmata dal visionario American McGee. Ricalcando le orme di questo talentuoso sviluppatore, il team indipendente GRIN ha pubblicato su Steam, in accesso anticipato, un action/platform a scorrimento orizzontale, Woolfe - The Red Hood Diaries, rivisitazione postomoderna della favola di Cappuccetto Rosso. Come sostiene anche la stessa protagonista, non c’è una “fairy” (fata) in questa “fairy tale”: il rosso che sporca la scena non è solo quello del mantello che indosseremo ma anche, e soprattutto, del sangue che verseremo.

È PER AMMAZZARTI MEGLIO, MIA CARA...

Cappuccetto Rosso non è la stessa che ricordavamo: col suo sgargiante mantello cremisi, certamente non l’ensemble più discreto per che decide di sgusciare camuffata nella notte, non saltella allegra nei boschi fatati, ma tra i tetti di una cittadina dalle reminiscenze architettoniche steampunk. Cerea come la neve e dal cuore nero come il carbone, brama vendetta per la tragica morte del povero padre, che lavorava come fabbricante di giocattoli per la ditta del perfido e “lupesco” magnate chiamato Woolfe. La nostra Cappuccetto decide dunque di indagare a fondo per scoprire cosa si cela dietro la scomparsa paterna e quali siano i reali piani di Woolfe, il quale, con pugno di ferro, controlla l’intera città e persino il boschetto dove abita la dolce nonnina, unica parente rimastale in vita.

Dimentichiamoci dunque l’innocente creaturina felice che ingenuamente finiva tra gli artigli del lupo cattivo: qui ci troviamo dinanzi ad un personaggio freddo e metodico, analitico e dark, come le nuove mode del mercato impongono con forza ma anche con un’omologazione ormai soporifera. E non ci sarà nessun cacciatore che secondo una sorpassata ottica retrograda e maschilista dovrà trarre in salvo la donzelletta in pericolo: Cappuccetto intende sventrare da sola la pancia del lupo, con fare spaccone e quasi da femme fatale. Non si può certo dire che in queste prime battute del gioco la caratterizzazione del personaggio sia tra gli aspetti più riusciti, ma ci appelliamo al beneficio del dubbio, auspicando che l’evoluzione narrativa porti con sé un maggior approfondimento della psicologia della protagonista, a un primo acchito monocorde e senza troppe sfumature. E decisamente grigio e anonimo è anche il gameplay, nonostante le rosee premesse: Woolfe è platform game in 2.5 D, con una struttura bidimensionale che saltuariamente si sviluppa anche “in profondità”, e che intervalla la serie di acrobazie con qualche sessione beat’em’up, sequenze stealth non integrate perfettamente nella progressione e persino momenti da endless runner in cui bisogna soltanto correre evitando gli ostacoli. In nessuno dei suddetti aspetti delle meccaniche di gioco, però, il titolo GRIN sembra avere una propria anima, mischiando, in nome della varietà incondizionata, dinamiche profondamente raffazzonate.
Le fasi platform, su tutte, sono azzoppate da un level design piatto, senza guizzi di sorta: potremo arrampicarci e saltare solo su appigli opportunamente illuminati, che ci suggeriscono il giusto percorso da seguire; non che ce ne sia davvero bisogno, visto lo sviluppo deprecabilmente lineare. Gli enigmi che precludono l’avanzamento, inoltre, non propongono al momento pressoché nessun grado di sfida, limitandosi a imporre di girare semplicemente una manovella per aprire una porta prima bloccata. Come se non bastasse, i livelli del gioco soffrono di un errato calcolo delle proporzioni: Cappuccetto può arrampicarsi soltanto su piattaforme raggiungibili con un salto non propriamente da acrobata, tuttavia non capita di rado che alcuni supporti, per arrivare ai quali è necessario un giro più ampio, siano posti alla medesima altezza di quelli su cui ci siamo aggrappati con un semplice balzo, rendendo il percorso da seguire alle volte incoerente e forzato.

L’anima da beat’em’up comincia poi a intravedersi quando recuperiamo una scure con cui fare a brandelli i nemici che ci sbarreranno la strada: anche in queste fasi d’azione, purtroppo, la grossolana gestione del sistema di combattimento non lascia grandi speranze. Nella versione ad accesso anticipato abbiamo potuto testare le capacità di Cappuccetto nel maneggiare soltanto la sua fedele ascia, trovata per puro caso, e confidiamo nell'inserimento di un campionario d’armi più variegato al momento della release finale. Il sistema di combattimento si fonda tristemente sul button mashing, con due tipologie d’attacco (leggero e pesante), senza che sia data la possibilità di inanellare combo di sorta, se si esclude la facoltà di attivare un attacco magico (il cui inserimento all’interno della progressione avviene d’improvviso, senza essere per nulla contestualizzato né spiegato) che rallenta il tempo e aumenta la forza dei colpi. L’utilizzo di questo potere speciale semplifica di molto i farraginosi combattimenti, vituperati da hitbox imprecise e da un macchinoso sistema di schivate, unico modo per proteggersi dagli attacchi nemici, in assenza di un tasto adibito alla parata. Se a ciò si aggiunge che anche la telecamera s’impegna quasi costantemente per non inquadrare nel modo giusto la scena, allora risulta chiaro come le sequenze action del gioco necessitino di una limatura considerevole. Gli scontri non si fanno esaltanti neanche durante le due boss fight che abbiamo avuto modo di affrontare, caratterizzate da pattern elementari e davvero prive di verve. Senza alcun tipo di mordente sono anche le ambientazioni in cui ci muoveremo: l’early access permette di attraversare i tetti della grigia città e le sue fogne, con una rapida capatina anche al bosco della nonnina, a metà tra dimensione onirica e visione fiabesca. Tuttavia, nelle due ore di gioco concesse, gli scenari si susseguono forse con troppa rapidità, senza che nessuno di essi venga caratterizzato a dovere per via di un design un po’ superficiale e anche di comparto tecnico ancora piuttosto grezzo. Laddove le texture tutto sommato fanno il loro lavoro, è la pulizia grafica a richiedere maggiore attenzione, soprattutto sul fronte delle animazioni (quantomeno della protagonista) che appaiono "scattose" e innaturali, senza contare quelle facciali addirittura da implementare. Il primo, statico impatto rimane comunque abbastanza piacevole ma, quando il gioco è in movimento, ecco che si assommano frangenti in cui lo sfondo si sfoca senza motivo e il flickering impazza senza controllo. Da segnalare, infine, un doppiaggio, per quanto riguarda Cappuccetto Rosso, non certo rimarchevole, ma comunque apprezzabile nella sua spinta teatralità.

Woolfe: The Redhood Diaries Woolfe - The Red Hood Diaries è una sorta di macedonia videoludica: un assaggio di diverse meccaniche di gioco (dal platform al beat’em’up, dallo stealth all’endless runner) tutte purtroppo notevolmente insipide, condite dal timore che non vi sia tempo sufficiente per permettere al team di insaporire il tutto. Possiamo almeno confidare in uno sviluppo narrativo sufficientemente articolato e valido, anche se in queste prime battute persino la sceneggiatura presenta ampi margini di miglioramento, sia nel canovaccio sia nella caratterizzazione della protagonista, la quale si abbandona ora a ricordi malinconici, ora a laconiche e taglienti frasi da eroina smargiassa. Una maggiore contestualizzazione delle abilità e della psicologia di questa nuova Cappuccetto Rosso, unita a un miglior tratteggio del setting di gioco, potrebbe favorire quel pizzico di coinvolgimento in più tale da far socchiudere un occhio su alcune, ruvide magagne del gameplay. L’uscita della versione completa prevista per il 17 marzo ci farà presto scoprire, in ogni caso, se le vicende ludiche di Cappuccetto Rosso avranno il loro lieto fine.

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