Recensione 007 Legends

La leggenda di James Bond non brilla nella nuova avventura Eurocom

Versione analizzata: Xbox 360
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Wii U
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Questo Ottobre è stato e continua ad essere un mese piuttosto impegnativo per i fan di James Bond presenti in tutto il Pianeta. Si stanno infatti protraendo le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del solo ed unico Agente al servizio Segreto di Sua Maestà. Tutto ha avuto inizio con l'apertura da parte dell'emittente satellitare SKY di un canale dedicato alla spia britannica: 24/7 di film ed approfondimenti per tutto il mese. A corollario la solita schiera di confanetti da collezione, riedizioni limitate di film e libri e tutto il merchandise che ne consegue. Nel "nostro piccolo" le celebrazioni in attesa di Skyfall (previsto nelle sale italiane per il 31 Ottobre) si concretizzano in un nuovo episodio videoludico della saga, sviluppato da Eurocom. Dopo il discreto successo ottenuto da Goldeneye Reloaded il team non ha voluto perdere tempo, mettendosi immediatamente al lavoro su un nuovo sparattutto in prima persona. 007 Legends vi metterà nei panni del moderno Bond interpretato da Daniel Craig, in una rivisitazione dei migliori film della saga - da Goldfinger sino a Moonrakner, per arrivare poi -grazie ad un DLC in arrivo a Novembre- alla reinterpretazione videoludica di Skyfall. Una decisione non del tutto condivisibile quella di lasciare il gioco sostanzialmente senza finale, per quanto in questa produzione non si possa mai veramente parlare di trama o di continuità narrativa. Ma i problemi di 007 Legends non sono tutti qui. Come vedremo nella nostra recensione il titolo offre diversi spunti ludici, realizzati però con troppa superficialità ed incapaci di tratteggiare un profilo convincente. Un peccato visto l'ottimo materiale (cinematografico) di partenza e l'adattamento altrettanto interessante al gaming. Ma bando alle ciance ed entriamo nel vivo di 007 Legends, disponibile -lo ricordiamo- dal 23 Ottobre su Xbox 360 e Playstation 3. La versione PC è in arrivo il 2 Novembre.

Sei film, un solo James Bond

007 Legends racconta le gesta storiche dell'Agente con licenza di uccidere utilizzando i sempre quotatissimi flashback. Si parte infatti con una scena tratta da Skyfall: Bond è alle prese con un malintenzionato di cui non conosciamo l'identità, in un corpo a corpo sopra un treno in corsa. Appostata poco lontano l'agente Eve, ai diretti comandi di M. La ragazza si mostra subito idecisa: "non ho un tiro pulito" ammette subito prima di premere il grilletto e colpire il buon James, che precipita fortunatamente in acqua. Parte proprio da qui, in una rivisitazione delle missioni che lo hanno visto protagonista, il confuso racconto che farà da sfondo a 007 Legends. Già, confuso, perché se è vero che le pellicole da cui il videogioco è tratto le conosciamo tutti (nell'ordine: Missione Goldfinger [1964], Al servizio segreto di Sua Maestà [1969], Vendetta privata [1989], La morte può attendere [2002], Moonraker - Operazione spazio [1979]), lo è altrettanto la palese indifferenza di Eurocom rispetto all'inserimento di un qualsivoglia collegamento logico in grado di dare un senso all'esperienza ludica. I film in questione, d'altro canto, non possono certo dire di essere collegati tra loro ma, in questo caso, ci saremmo aspettati almeno una voce narrante dall'esterno, di qualcuno che fosse a conoscenza delle imprese dell'Agente (M, ad esempio).

"Troppe imperfezioni e troppa superficialità caratterizzano una produzione che, tirando le somme, non può che essere consigliabile ai più sfegatati fan di James Bond"

Invece il team si è limitato a mostrare dei volti cofusi tra le acque gelide in cui Bond cade all'inizio che, missione dopo missione, mostreranno frammenti di ricordi poi rivissuti dal giocatore o rapidi spezzoni dal briefing di missione. Inutile dire che, implementata in questa maniera, la narrazione non funziona, specialmente se consideriamo che alla fine della quinta missione, di punto in bianco e senza alcun preavviso, spunteranno i titoli di coda. Il "vero finale", infatti, verrà rilasciato nella prima settimana di Novembre sottoforma di DLC gratuito, presentando una missione tratta da Skyfall che il dev team tanto ha avuto paura di implementare da subito per eventuali spoiler. Una decisione condivisibile e contestabile allo stesso momento. Dopotutto non bastano le dita di una mano per contare i tie-in usciti sottoforma videoludica prima delle corrispondenti pellicole in sala, e nessuno si è mai lamentato esageratamente. Lasciando perdere lunghe riflessioni che ci porterebbero probabilmente all'unica conclusione possibile (Eurocom voleva evitare il più possibile lo scontro -distruttivo- con Black Ops 2), dobbiamo ammetere che, prese singolarmente, le missioni funzionano dal punto di vista della sceneggiatura. Per quanto non si proceda esattamente come nelle versioni cinematografiche originali, le rivisitazioni convincono. Certo, sentir pronunciare a Daniel Craig la famosa "Do you expect me to talk?" sul tavolo d'oro di Auric Goldfinger ha uno strano sapore, ma già la presenza di battute e scene leggendarie, per quanto in forma "modernizzata", farà piacere ai più sfegatati fan dell'agente doppiozero. A mancare, invece, è la componente più "frivola" della spia britannica: nessuna scena amorosa, nessun intreccio, nessuna delle battutine a sfondo rosa che hanno reso famosa soprattutto l'interpretazione di Sean Connery. Da un certo punto di vista questa mancanza sembra coerente con lo stile più cinico e distaccato del Bond di Craig; dall'altro, vista la presenza di "spalle" del calibro di Pussy Galore (Honor Blackman - seconda solo alla mitica Ursula Andress), l'assenza di questi intermezzi appare abbastanza "dolorosa" per gli appassionati.
In ogni caso, nei cinque episodi che caratterizzano l'avventura, possiamo dire di aver sperimentato una buona caratterizzazione di protagonisti ed antagonisti, spesso accompagnati da espressioni facciali molto convincenti, battute originali e persino -ove possibile- dai doppiatori originali (in inglese) se non da sostituti con inflessioni molto simili. Un lavoro di caratterizzazione dunque piuttosto riuscito, anche a fronte di qualche modifica qua e là (Pussy, ad esempio, viene indicata come la sorella della defunta Jill Masterson - la ragazza ricoperta di vernice dorata). Diventa dunque arduo valutare l'efficacia dal punto di vista narrativo della produzione Eurocom. Se da una parte 007 Legends sembra una cozzaglia di episodi del tutto sconnessi tra loro, dall'altra bisogna ammettere di trovarsi di fronte ad una riproduzione piuttosto fedele dei momenti clou delle pellicole. Elementi luminosi ed oscuri che caratterizzano un titolo mirato soprattutto ai fan della saga e -come vedremo- non esattamente consigliato a chi cerchi semplicemente un FPS.

Tanto fumo poco arrosto

Dal punto di vista del gameplay, lo specifichiamo subito, 007 Legends non funziona praticamente mai alla perfezione. L'impostazione è per il 90% dell'avventura quella di uno shooter in prima persona e nel restante dieci un mix tra uno stealth game e un action con sessioni di guida e combattimenti corpo a corpo. Il punto è che, di tante idee, nessuna pare realizzata con la decisione e la convinzione necessarie per creare un titolo di successo. Andando con ordine partiamo proprio dalle sessioni armi in pugno, che ci accompagneranno per la maggior parte della progressione. Il team ha voluto ispirarsi al blasonato Call of Duty, riprendendo un sistema che ne ripropone esattamente il sistema di controllo e la tipologia di puntamento (aggancio degli avversari automatico ad ogni pressione del tasto adibito all'iron sight). Purtroppo dinamismo, fluidità, varietà nella dotazione e reazioni nemiche sono completamente differenti. Le meccaniche, in 007 Legends, si mostrano molto più macchinose e disfunzionali; le variabili, complice un level design praticamente inesistente ed un'IA relegata spesso a mera carne da macello sono pochissime. Le sensazioni, sparatoria dopo sparatoria, non appaiono dunque le stesse, tanto che in 007 Legends -a differenza di CoD- ogni scontro a fuoco aumenterà una complessiva sensazione di frustrazione. Se Infinity Ward e Treyarch hanno oramai abbandonato il respawn infinito dei nemici tra un checkpoint e l'altro, Eurocom deve aver pensato fosse il momento ri riportarlo in auge, toppando clamorosamente. Centinaia di nemici sempre uguali riempiranno in continuazione lo schermo, salvo sparire se sarete abbastanza veloci da raggiungere il successivo checkpoint (sempre che la situazione lo permetta). Nemmeno le buone possibilità di personalizzazione della dotazione (rese disponibili guadagnando EXP per uccisioni e completamento di obiettivi primari e secondari) riescono a risollevare il reparto shooter, flagellato soprattutto dall'incredibile linearità della produzione. Nella pur breve durata dell'avventura (cinque ore basteranno per portarla a termine) verremo letteralmente soverchiati dalla quantità di nemici in stanzoni chiusi o corridoi completamente diritti di sorta: un sistema che innalza in un certo senso il livello di sfida (pur mostrando un'IA molto sottotono) ma non diverte nemmeno per un istante, soprattutto al giorno d'oggi.

Il team, fortunatamente, ha inserito intermezzi eterogenei qua e là, atti a spezzare una progressione comunque troppo linare. Le prime fasi a cui andremo incontro sono quelle stealth. L'impossibilità di sporgersi dalle coperture e nascondere i cadaveri, in questo senso, limitano molto le variabili, rinpinguate comunque dalla dotazione di Bond: ad esempio un orologio in grado di rivelare come un sonar la posizione degli avversari e di sabotare, tramite laser, altoparlanti e telecamere per creare allarmi fittizi. Silenziatori, stilografiche in grado di lanciare dardi soporiferi e la solita abilità nei takedown corpo a corpo faranno il resto, rendendo meno confusionaria e frustrante una fase comunque non riuscitissima. Ancora una volta i demeriti vanno tutti (o quasi) alle troppo semplicistiche soluzioni di level design, che raramente offriranno credibili opzioni per agire senza farsi notare. Rimanere in incognito, inoltre, non offrirà ricompense interessanti, rendendo quella stealth una fase del tutto opzionale, se non in determinati momenti in cui non far scattare gli allarmi sarà imperativo. Immancabili, se proseguiamo nell'analisi, le fasi on rail (o simili), ora a bordo di un elicottero (alla mini-gun) ora scendendo a folle velocità a bordo di un paio di sci - mentre saremo impegnati a sparare all'impazzata, naturalmente. A parte le ovvie esagerazioni, in questi casi non pare esserci nulla di sbagliato: spettacolarità ed effetti speciali la fanno da padrone e, soprattutto grazie alla potenza della mini-gun, la notevole distruttibilità ambientale impreziosirà le scene.

"L'impostazione è per il 90% dell'avventura quella di uno shooter in prima persona e nel restante dieci un mix tra uno stealth game e un action con sessioni di guida e combattimenti corpo a corpo"

Ben riuscite anche le fasi investigative: utilizzando il palmare sempre a disposizione del buon Bond avremo la facoltà di scattare fotografie compromettenti da inviare come istantanee prove all'MI-6, raccogliere campioni organici scannerizzando le impronte digitali, forzare congegni ed individuarne di nascosti. Queste ultime possibilità, in particolare, inseriscono alcuni interessanti mini-giochi in grado di condire un minimo l'esperienza di gioco. Per aprire una serratura a combinazione, ad esempio, dovremo osservare la definizione delle impronte digitali e carpire la sequenza giusta dei tasti evidenziati. Con una più classica cassaforte a combinazione, invece, sfrutteremo il quadrante dell'orologio come viatico per allinearne i perni ed aprire la serratura. E ancora, quando si tratterà di violare circuiti elettrici, potremo sovraccaricarli sfruttando un mini-game nel quale allinare una serie di 3x3 dischi con diverse combinazioni di 3 colori ciascuno (da far combaciare), oppure aggirarli tramite una più semplice prova d'abilità manuale - mantenere costante la pressione sui due grilletti, per poi aumentarla o diminuirla a seconda del movimento degli indicatori a schermo. Tutte fasi che ci daranno se non altro l'impressione di essere veri e propri agenti segreti (coinvolgendoci nel ruolo), di quelli che non si limitano alle continue e dissennate sparatorie.
Sporadiche sessioni di guida (due in tutta l'avventura), infine, non aggiungono nè tolgono nulla a livello ludico, a differenza delle boss fight. Realizzate con la superficialità di cui sopra queste particolari fasi convincono solamente nella misura in cui riprendono alla lettera la sceneggiatura cinematografica. Molto bello è, ad esempio, reinterpretare il duello a mani nude con Mr. Oddjob, uno dei co-villain più caratteristici della saga. Ma se i quick-time event per evitare -in questo caso- il tremendo cappello dell'autista di Goldfinger appaiono una scelta azzeccata, altrettanto non si può dire per le meccaniche di scontro in corpo a corpo. Verremo catapultati, in questo caso, in scazzottate senza un minimo di mordente: gli stick analogici veicoleranno ganci al viso o al corpo mentre i grilletti schivate a destra o a sinistra. Un sistema perfetto sulla carta, non fosse per i tempi di reazione della CPU - quasi nulli. Ci limiteremo dunque ad osservare la parte palesemente sguarnita e colpirla come indicato a schermo, in sessioni che più guidate non si può. Nemmeno quando il nemico sarà armato (e dovrà essere disarmato) le variabili aumenteranno. Il vero problema è la ripetitività di tali sessioni, perché tutte le boss fight (che ci vedano contro Oddjob, Blofeld o Garcia) si svolgeranno alla stessa identica maniera, con la differenza che, se non altro, termineranno come nei film corrispondenti. Siceramente troppo poco per coinvolgerci.

Qualche spunto extra, aldilà della brevissima campagna, 007 Legends lo offre grazie alla modalità Challenge ed al Multiplayer. Nella prima si tratterà sostanzialmente di ripetere le missioni della campagna principale con tutta una serie di nuovi obiettivi. Questa volta si che procedere furtivamente garantirà bonus capaci di farci sbloccare nuove componenti della dotazione e quant'altro. Ma i compiti non si limiteranno al procedere o meno con circospezione, aggiungendo anche sfide dedicate a tutte le armi presenti, alle granate e via discorrendo. Un buon diversivo che si scontra comunque con le meccaniche non precise della produzione e con la ripetitività di livelli che, volendo completare l'avventura al 100%, saremo costretti a riprendere da cima a fondo almeno due volte. Possiamo dire più o meno lo stesso del comparto multigiocatore, caratterizzato da un mix delle modalità più classiche che abbiamo imparato a conoscere in questi anni ricchissimi di first person shooter. Troveremo dunque deathmatch, partite alla conquista di determinate zone, sfide dove una squadra sarà chiamata a distruggere un obiettivo e l'altra difenderlo e partite tutti contro tutti. Ancora una volta la riproposizione di alcuni scenari direttamente dalla campagna darà una strana sensazione di deja vu, mentre l'approssimazione di alcune delle meccaniche di gioco non renderà del tutto esaltante l'esperienza. Un'esperienza che, peraltro, risulta momentaneamente quasi impossibile da testare. Organizzando una stanza o tentando di accedere ad una già creata potranno passare ore (e non stiamo affatto scherzando) prima di ottenere una risposta. Il problema, lamentato anche su tantissimi forum dove la community s'incontra per "boostare" gli achievement/trofei, ha una sola ed unica causa: i server praticamente deserti. Una pubblicità non certo gradita per il titolo Eurocom che, per quanto riguarda gli "extra", anche se in maniera un pò raffazzonata, si difende.

Non al top

Graficamente 007 Legends si difende benino, presentando anzitutto una modellazione poligonale soddisfacende di protagonisti e comprimari. Le espressioni facciali e la caratterizzazione dei particolari vanno via via disperdendosi man mano che si affievolisce la popolarità del personaggio a schermo ma, tutto sommato, non si scende mai sotto gli standard della sufficienza. Bisogna anzi sottolineare come i protagonisti delle più famose scene tratte dai film (Bond, Blofeld, Oddjob, Goldfinger..) siano stati modellati con precisione assoluta, caratterizzandone movimenti, microespressioni ed il gesticolare accompagnato alla recitazione. Un lavoro di ricostruzione molto ben fatto che cozza inevitabilmente con la superficialità che invece si palesa osservando il contorno circostante. Le texture ambientali mostrano una realizzazione piuttosto al di sotto rispetto agli standard generazionali, implementando qua e là qualche effetto avanzato, senza mai convincere. Anche la modellazione degli ambienti non sembra aver rapito più di tanto il dev team, prodigatosi spesso in qualche operazione di riciclo e, in generale, in un design delle aree e dei livelli piuttosto standardizzato e quasi mai in grado di colpire. Buoni appaiono invece gli effetti particellari, che sottolineno alla perfezione le sezioni più spettacolari, con tanto di distruttibilità ambientale -come abbiamo già detto- di buonissima fattura. Di non ottima caratura, per chiudere con il comparto grafico, le animazioni. Ragdoll ed animazioni di ricarica non convincono sempre, mostrando una legnosità manifesta soprattutto quando osserveremo correre un qualsiasi personaggio a distanza ravvicinata. Troppo basiche, in questo senso, le sezioni melee uno contro uno, incapaci di dare un vero e proprio taglio spettacolare alle scazzottate "alla James Bond" (quelle degli ultimi anni).
A livello sonoro la produzione si fregia di un doppiaggio inglese davvero eccezionale, grazie alla partecipazione degli stessi attori (ove possibile) che hanno prestato il volto ai protagonisti o comunque ad una schiera di doppiatori professionisti, con le inflessioni del caso ed un'espressività di livello davvero elevato. Peccato si cada un pò più in basso ascoltando le campionature sonore: a livello di "rumore", infatti, le armi da fuoco, le esplosioni e quant'altro non convincono quasi mai. Nulla da eccepire per quel che concerne la soundtraclk - ripresa fedelmente dalle versioni originali.

Il Pugno assassino!

La cura di un prodotto si vede dalle piccole cose. In 007 Legends, ad esempio, riusciremo ad ammazzare (!!) i cattivi con un preciso pugno portato alla zona lombare, o colpendoli al volto (o allo stomaco) con il calcio del fucile. Questo è un chiaro esempio di cosa non fare prendendo spunto da produzioni affini (in questo caso Call of Duty). Nel titolo Infinity Ward/Treyarch, infatti, questo gesto porta all'estrazione di un pugnale, che giustifica la morte. Qui, invece, si è rischiato di trasformare James Bond in un guerriero di Hokuto, semplicemente per una disattenzione di troppo.

007 Legends Troppe imperfezioni e troppa superficialità caratterizzano una produzione che, tirando le somme, non può che essere consigliabile ai più sfegatati fan di James Bond. Eurocom è sì riuscita in una convincente (anche se non esaltante) opera di recupero delle missioni “storiche” dell’agente doppiozero, ma non ha approfondito in maniera altrettanto soddisfacente tutti gli aspetti che riguardano il gameplay. Il risultato dunque è un 007 Legends che appare chiaramente al di sotto di Goldeneye Reloaded o del buon Quantum of Solace (pur trattandosi di un third person shooter). L’eclatante vuoto nei server di gioco è il chiaro manifesto di una produzione riuscita solo in minima parte ed assolutametne non in grado di sfondare in un mercato così affollato come quello degli FPS moderni, nemmeno forte di una licenza come quella legata al personaggio di James Bond.

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