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Recensione 1001 Videogiochi da non perdere

La più grande rassegna di giochi per console, computer e dispotivi mobili

Articolo a cura di
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Come si fa in fretta ad invecchiare

Ogni almanacco o enciclopedia cartacea ha un difetto: diventa obsoleta. Per quanto il lavoro di studiosi e ricercatori possa essere accurato e svolto con i migliori strumenti possibile, il giorno dopo nuove scoperte, teorie e accadimenti, rendono irrimediabilmente superata una nozione poc'anzi data per certa. Nel grande villaggio globale, locuzione coniata da Marshall McLuhan nell'ormai lontano 1964, circondato e avvolto dalla grande rete del web, ciò è tanto più vero e facilmente constatabile anche nella vita di tutti i giorni.
Se scienza e tecnologia sono due dei campi che più di tutti fungono da testimoni di un costante rinnovamento, anche il mondo dei videogiochi non è certo sordo a continui stravolgimenti e repentini cambi di direzione. Basta guardare all'ultima generazione di console per rendersi conto come, nell'arco di cinque anni o poco più, l'industria sia cambiata, sempre più emancipata e parte attiva dell'industria culturale che giornalmente definisce e identifica la società in cui viviamo.
Parlare di Storia dei Videogiochi, con S e V maiuscole, non è più così azzardato. Ecco allora che, a fianco di siti internet specializzati e a pagine di wikipedia sempre più generose di informazioni, pensare a una sorta di enciclopedia videoludica inizia a diventare quasi una necessità, tanto per i milioni di utenti, desiderosi di una fonte d'informazione autorevole, quanto per gli addetti ai lavori.
E' da premesse di questo genere che nasce 1001 Videogiochi Da Non Perdere che, se non proprio enciclopedia, come il sottotitolo dell'opera stessa suggerisce, vuole essere la più grande rassegna cartacea di videogiochi mai realizzata. Scritta a più mani e curata da Tony Mott, caporedattore della rivista Egde, il libro è stato da poco pubblicato anche in Italia grazie alla volontà e al lavoro di Andrea Dresseno, già noto nell'ambiente per essere il direttore, insieme a Matteo Lollini, dell'Archivio Videoludico a Bologna.

Uno più bello dell’altro

L'intento del libro, dichiarato nella prefazione, è doppio: omaggiare il percorso compiuto dal giovanissimo medium preso in esame e rappresentare una chiara e pratica fonte d'ispirazione per tutti coloro che i videogiochi li creano o li giocano.
L'idea è insomma quella di fissare su carta alcuni momenti particolarmente brillanti del nostro hobby preferito, ma senza scadere forzatamente nel meccanismo dell'almanacco o dell'enciclopedia che, come già anticipato nell'introduzione, rischierebbe di ancorare eccessivamente l'opera al tempo e al suo inevitabile processo di svalutazione progressiva.
Ecco allora la decisione di basare tutto su un numero, 1001, regola inscindibile del gioco, utile non solo a fissare un tetto massimo delle opere da prendere in considerazione, ma anche per evitare il rischio di cadere in una sciatta e fredda tassonomia fine a sé stessa.
L'opera, comunque mastodontica per dimensioni, si divide in cinque capitoli: quattro per i giochi pubblicati nei decenni che intercorrono dal 1970 al 2009 e uno dedicato esclusivamente al 2010. Si parte così forte, anzi fortissimo, con The Oregon Trail e Pong, fino a giungere a Mass Effect 2 e Heavy Rain, un viaggio nel tempo che, com'è qui brevemente descritto, serve solo a rendersi conto di come, nonostante gli odierni poligoni e effetti particellari, le modalità di divertimento non siano poi cambiate così tanto.
Ogni scheda riservata al gioco è introdotta da pochi, ma utili genitivi: anno di pubblicazione, sviluppatore, genere e le piattaforme che l'anno ospitato. Ogni campo è riempito con estrema precisione, nonostante in quest'ultima voce ci sia la fastidiosa tendenza di tagliare corto con uno sbrigativo “Varie”. Sicuramente, visto il ristretto spazio riservato a questa sezione, sarebbe stato complicato elencare tutte le console su cui è stato pubblicato un grande classico come Breakout, ad esempio, ma almeno si sarebbe potuto optare per la trascrizione della prima piattaforma sulla quale il gioco di turno è stato realizzato.
Al di là di questa piccola sbavatura, tuttavia, oltre ai genitivi, ciascuno dei 1001 videogiochi è accompagnato da una breve trascrizione. Questi brevi testi scritti ammaliano non solo per lo stile con cui sono condotti, mai eccessivamente accademici ma non per questo goffamente formali. La loro forza maggiore deriva dalla capacità con cui inquadrano storicamente il titolo di riferimento e, allo stesso tempo, lo descrivono brevemente, spesso comparandolo ad altri videogiochi simili. Spesso impreziositi da un’immagine di riferimento, questi trafiletti riescono nell’ardua impresa di offrire un’idea piuttosto esatta di cosa fosse culturalmente e ludicamente quel videogioco in pochissime righe.
Infine, dovendo dare un giudizio sulla qualità della selezione effettuata, c’è da dire che difficilmente nei 1001 videogiochi presentati non troverete il vostro preferito. A grandi linee tutti i capolavori oggettivamente riconosciuti sono presenti. E’ pur vero però, che ogni tanto si trova qualche titolo che stona: Let’s Tap, ad esempio, pur rappresentando degnamente il genio poliedrico di Naka, non verrà certamente ricordato negli anni avvenire. Stesso discorso si potrebbe fare con Army Of Two: Il 40° Giorno e almeno un’altra ventina di prodotti. Tuttavia, anche in questo caso si tratta di un difetto da poco e assolutamente relativo (vuoi mai che qualcuno non si sia divertito a dismisura con il gioco di EA?).

1001 Videogiochi da non perdere 1001 Videogiochi Da Non Perdere è un opera assolutamente consigliata a tutti coloro in cerca di un riferimento, curato e ben confezionato, per conoscere e riscoprire i migliori videogiochi realizzati in oltre quaranta anni di storia dell’industria. L’unica vera obiezione che si può muovere all’acquisto è il prezzo, trentacinque euro, non proprio accessibile. Tuttavia la qualità delle immagini e la fattura del libro in sé, oltre a quella ovvia dei testi, valgono sicuramente il costo.

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