Recensione A Valley Without Wind

Una valle senza vento

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Quando le console 16 bit dominavano il panorama videoludico alcuni generi si distinguevano poiché particolarmente apprezzati dall'utenza, tra essi il filone dei cosiddetti “metroidvania” -action adventure in side-scrolling con corposa componente esplorativa- fu tra gli esempi più fulgidi di profondità e creatività applicate alla grafica bidimensionale. Oggi, col sottobosco indipendente in pieno fermento grazie all'espansione del mercato digitale, non di rado si ammirano opere che evocano alchimie ed ingredienti caratteristici dal sapore vintage. La filosofia di A Valley without wind (una valle senza vento, nel nostro idioma), sviluppato e prodotto da Arcen Games, si basa proprio sul recupero delle componenti che decretarono il successo di opere immense come Castlevania: Symphony of the Night -uscito nel 1997 sulla prima Playstation- o di Super Metroid. Il lavoro dei ragazzi di Arcen Games tuttavia non si limita a riproporre accademicamente la vecchia filosofia, ma ne amplia gli orizzonti aggiungendo un mondo procedurale (generato casualmente all'inizio della partita) ed una componente multiplayer (quasi) massiva di sicuro interesse.

Lo spaziotempo Indie

Environ è un universo sulla soglia del collasso. Un cataclisma apocalittico ne ha distorto l'equilibrio spazio temporale e ha generato un mondo completamente nuovo, fatto di lande dove elementi preistorici e futuristici coesistono in un'amalgama senza alcun filo di continuità. Persino la nuova fauna è il risultato di questo sovvertimento naturale. La terra è selvaggia, inospitale e dominata da un Overlord oscuro che con i suoi luogotenenti ne ha imbrigliato il potenziale di rinascita e crescita. Voi siete tra i pochi superstiti di questo immane cataclisma e il vostro compito è tutt'altro che semplice: dovrete infatti recuperare risorse, ripopolare gli insediamenti cercando sopravvissuti, contrastare le creature ostili e naturalmente sconfiggere il temibile cattivo di turno. Questa, in sintesi, è la storia alla base di A Valley without wind ed il fil rouge con cui avrete a che fare lungo tutta l'avventura. Ciò che la differenzia dalle altre è il fatto di svolgersi in un ambiente generato casualmente, aspetto che se da un lato ne amplifica la varietà e favorisce la componente esplorativa, dall'altro ne castra la consistenza del background narrativo, che giocoforza perde in solidità.

No game over

Dal menù principale il giocatore può caricare il proprio mondo o generarlo da zero, il quale, come impostazione predefinita, prenderà il nome di “Environ”. I personaggi a disposizione, anch'essi casuali, sono molteplici e possono essere plasmati in base alle esigenze del giocatore, come delle vere e proprie classi. Dato che si può passare da uno all'altro senza restrizioni di sorta e soprattutto in caso di morte vanno perduti solo gli aggiornamenti ma non oggetti e magie (trasferibili a chiunque). Il game over in A Valley without wind è praticamente non contemplato. All'inizio dell'avventura è consigliabile leggersi accuratamente l'enciclopedia interna -rigorosamente in inglese- poiché la curva d'apprendimento è piuttosto ripida e le meccaniche di gioco più avanzate non sono particolarmente intuitive.

"L'ultima fatica degli Arcen Games è un prodotto interessante e dotato di una buona profondità ludica, soprattutto grazie alla componente esplorativa ed agli elementi rpg ben implementati. "

Gli aspetti rpg come il crafting ed il potenziamento del personaggio, seppur supportati da esaustive finestre informative, all'inizio del gioco paiono sin troppo macchinosi e perdersi smanettando tra i menù non è infrequente. Il nostro personaggio è dotato di una certa quantità di salute e di mana, quest'ultima utile per attivare -come da tradizione- gli incantesimi, divisi in sei categorie distinte: entropia, fuoco, terra, acqua, aria e luce. Alcuni di essi servono per gli attacchi (di mischia, a distanza e ad area), altri per attivare oggetti o anche semplicemente per illuminarci la via dentro gli oscuri dungeon. Buona parte dei nemici -che spaziano dagli animali selvatici ai dinosauri, passando per soldati, vermi giganti e persino robot- è sensibile alla tipologia di attacco che sferriamo e ciò conferisce al titolo degli Arcen Games una discreta dose di strategia e tatticismo. L'azione si svolge in classico stile “metroidvania” e per la maggior parte del tempo saremo impegnati a scovare segreti, risorse ed oggetti attraverso stanze ed aree della mappa, suddivisa in regioni con determinate caratteristiche ambientali (deserti, foreste, valli innevate, vulcanoi, città etc etc) e popolate da una folta schiera di nemici. Concluso il tutorial nella regione innevata il giocatore sarà impegnato in molteplici missioni col compito di rimpinguare il proprio insediamento, andando alla ricerca di altri superstiti o di specifici oggetti per aumentare di livello e la capacità offensiva in vista degli scontri coi boss. Il tutto, purtroppo, alla lunga appare noioso e ripetitivo a causa della natura procedurale del gioco, con dungeon ed edifici spesso troppo grandi, ricchi di stanze prive di importanza e consistenza ludica. E' il gioco stesso a consigliarci di non esplorare tutte le stanze generate, un aspetto che contrasta fortemente con un qualsiasi prodotto realizzato con processi standard. Fortunatamente la mappa ci indica sempre in quali aree sono posizionati gli oggetti più importanti da recuperare per il nostro scopo. Il sistema di controllo risulta poco ottimizzato e le fasi platform ed action in parte vengono rovinate per l'imprecisione che lo contraddistingue: l'impressione è che da questo punto di vista ci sia stata davvero troppa poca cura, nonostante una lunghissima fase di testing. Il multiplayer, curiosamente, supporta un numero imprecisato di giocatori che -stando alle informazioni riportate sul sito ufficiale del prodotto- dovrebbe aggirarsi tra i 30 ed i 50, ma nemmeno gli sviluppatori ne hanno la certezza. Il modo migliore per godersi la cooperativa di A Valley without wind è contribuendo alla crescita degli insediamenti dividendosi in gruppi ristretti di 2/3 giocatori e partire alla caccia di risorse preziose o di superstiti da salvare. La longevità è praticamente infinita, considerando che “liberata” una Environ se ne genererà una nuova e così via, tuttavia la ripetitività di fondo ne mina la fruibilità.

Un minestrone

Il lato peggiore di A Valley without wind risiede nel comparto tecnico, laddove la grafica risulta un'accozzaglia inefficace di stili alla quale si fa l'abitudine solo dopo qualche ora di gioco. Buone le differenziazioni dei vari paesaggi (in particolare terreni ed alberi), ma gli accostamenti cromatici sono spesso deprecabili, soprattutto quando entrano in gioco i nemici ed alcune strutture architettoniche. La sensazione è che il titolo, durante la lunga fase di sviluppo, non abbia seguito un percorso artistico univoco e che alla fine si sia deciso di implementare tutte le bozze, più o meno riuscite. A porre l'accento negativo su questo aspetto è l'insieme delle animazioni spesso solo accennate, che ridicolizzano ulteriormente il design infelice di diversi nemici. Discreti gli effetti particellari di alcuni incantesimi e buona la resa degli agenti atmosferici. Nel complesso, la grafica, semplice ed in parte ispirata ad alcuni capolavori 16 bit congeneri, è sì peculiare ma scevra di quel carisma che la farebbe apprezzare in quanto tale. Giocando un ruolo importante anche l'interfaccia grafica dei vari menù in-game merita di essere menzionata; purtroppo anch'essa si inoltra in scelte cromatiche confusionarie e soprattutto è dotata di un'accessibilità poco intuitiva. A risollevare in parte il comparto tecnico ci pensa la colonna sonora, un poco ripetitiva ma sicuramente azzeccata con motivetti “vintage” orecchiabili ed in linea con lo spirito del gioco. Quasi non pervenuti gli effetti sonori. Trattandosi di un titolo bidimensionale con uno stile grafico semplicistico A Valley without wind gira tranquillamente anche su macchine non particolarmente prestanti.

A Valley Without Wind L'ultima fatica degli Arcen Games è un prodotto interessante e dotato di una buona profondità ludica, soprattutto grazie alla componente esplorativa ed agli elementi rpg ben implementati. Tuttavia parte delle idee si perdono in un'azione alla lunga ripetitiva che, proprio a causa della natura procedurale del progetto, non è nemmeno supportata da un background narrativo consistente. Costruire, ampliare e difendere gli insediamenti dei superstiti mentre si cercano risorse ed oggetti preziosi per potenziare il proprio personaggio è indubbiamente divertente, soprattutto in compagnia, ma le fasi action e platform sono minate da un sistema di controllo poco raffinato che spesso si traduce in frustrazione. Il titolo, venduto a poco più di 11 Euro su Steam, sarà comunque sottoposto a continue revisioni da parte del team di sviluppo ed i margini di miglioramento sono ampi. Prima di valutarne l'acquisto consigliamo la prova della demo.

6.5

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