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Recensione Aaru's Awakening

Un platform interamente disegnato a mano ci racconta una storia dai toni vagamente mitologici, e ci immerge in atmosfere da sogno. Peccato per il sistema di controlli frustrante ed il level design poco convincente.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Aaru's Awakening
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Marcello Marcello "Pavo" Paolillo è videogiocatore da sempre, e da anni critico del settore; ha scritto e scrive attualmente su diverse testate online dedicate ai videogames e al cinema, passando anche per i fumetti. Pavo non è il suo nome anagrafico; ma è sicuramente il suo nome vero. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Una volta avviato il gioco, l’impatto iniziale con Aaru’s Awakening e’ straniante, quasi mistico: di primo acchito, infatti, e’ impossibile non rimanere colpiti in positivo, quasi incantati, dalla bellezza che trasuda dai pori -rigorosamente bidimensionali- del titolo Lumenox Games. I personaggi, le magiche ambientazioni e l’affascinante direzione artistica sembrano essere messi li a formare un’alchimia unica, potenzialmente straordinaria per un platform 2D vecchia scuola, disponibile tra l’altro nel catalogo dei giochi gratuiti del mese di Aprile per tutti gli abbonati al servizio PS Plus. Poi, pero’, ci si accorge che qualcosa non va, ed il magico castello di carte crolla inesorabile sulle spalle del videogiocatore, frustrato come poche volte prima d’ora. Cos’è che non funziona nell’avventura di Aaru? Cosa spingerà quasi tutti ad abbandonare il titolo dopo pochi minuti dall’inizio?

UN PESSIMO RISVEGLIO

La risposta alle due precedenti domande arriva sin dal minuto iniziale: Aaru’s Awakening: è un platform con uno schema di controllo fortemente squilibrato, che si basa sulle abilità della strana creatura che ci troveremo a controllare per tutta la durata del gioco, ovvero il potere del teletrasporto e la carica. Se rispetto alla versione PC (che con l’ausilio di mouse e tastiera rendeva il gioco ulteriormente frustrante) la mappatura dei comandi del Joypad Sony risulti maggiormente apprezzabile, è altresì vero che sistemare i controlli a piacimento non servirà a rendere le peregrinazioni di Aaru sufficientemente piacevoli: il protagonista avrà comunque la necessità di caricare e teletrasportarsi in direzioni differenti con una frequenza e una velocità tali da gettare nel panico anche chi è cresciuto a pane e platform. Immaginate di dover sempre e comunque zigzagare da un punto all’altro dello scenario, distruggere i nemici teletrasportandosi dentro di loro e facendoli esplodere, evitando allo stesso tempo trappole ambientali messe in ogni dove. La sensazione e’ quella di giocare ad un vecchio capitolo 2D di Sonic, ma con una mano legata dietro la schiena. Quello che ne conseguirà, saranno decine e decine di morti dovute ad un semplice errore di calcolo o ad una carica effettuata con solo un istante di anticipo rispetto a quanto richiesto dal gioco. E i pad che andranno ad infrangersi sul muro delle nostre stanze saranno altrettanto numerosi, quando saremo a chiamati ad affrontare i vari boss di fine livello, i quali useranno pattern di attacco realmente incomprensibili e spesso molto difficili da inquadrare. E giù di imprecazioni, ancora una volta.
Vogliamo ribadirlo: la frustrazione che si prova giocando al titolo non è legata all'abilità dell'utente, ma al fatto che il level design sia davvero spietato, facendo comparire trappole e burroni quasi all'improvviso. Una pessima gestione dello scorrimento laterale e la difficoltà nell'individuare gli elementi interattivi dello scenario (muri che si possono rompere o piattaforme pronte a cadere) farà sì che l'unica strategia di sopravvivenza sia legata solo ed esclusivamente al più becero dei Trial & Error.

Dove Aaru’s Awakening incanta, nel vero senso della parola, è grazie al comparto narrativo ed estetico: attraverso una storia dal sapore vagamente mitologico, esposta capitolo dopo capitolo da una soave voce di donna (similmente a quanto udito ed apprezzato in Child of Light), vengono narrate le vicende di Aaru, un volenteroso discepolo della divinità chiamata Alba, inviato in una missione apparentemente estrema che prevede la distruzione degli dei rivali, chiamati Giorno, Crepuscolo e Notte. Radendo al suolo i loro templi, il nostro protagonista potrà cosi’ cancellare il potere nefasto che sprigiona ognuno di loro, riportando così la pace nelle sue terre. Il titolo di Lumenox Games ha una direzione artistica da fare impallidire molti titoli concorrenti presenti sul mercato, dal recente Ori and The Blind Forest al più arcaico Limbo; un magnifico 2D disegnato a mano e una colonna sonora che alterna sonorità tribali ad altre dal sapore spiccatamente New-Age, immergono in una serie di ambientazioni e scenari realmente unici, senza mai cali di frame rate o fastidiosi difetti visivi. L’ironia sta nel fatto che parallelamente a questa bellezza artistica, Aaru’s Awakening non accosta in alcun modo un gameplay degno di essere chiamato tale, il tutto a causa di un sistema di controllo insensato e mal implementato che ha palesemente il sapore della presa in giro. Il tutto, per l’intera durata dell’avventura, fissata sulla decina di ore scarse: sempre che la vostra pazienza raggiunga un livello di sopportazione adeguato.

Aaru's Awakening Un titolo come Aaru's Awakening fa innervosire due volte: la prima, è quando si ammira una tale bellezza estetica raramente usata in una produzione nel campo dei platform bidimensionali, sprecata in un titolo pressoché ingiocabile. La seconda, è che una buona quantità di idee ludiche tutto sommato intriganti vengono sacrificate sull'altare di una pochezza generale imbarazzante, più consona ad un prodotto casual da smartphone piuttosto che ad un'opera indie destinata al mercato delle console da casa. Senza contare le migliaia di Game Over del tutto ingiustificati, dovuti alla progressione schizofrenica piuttosto che all'incapacità manuale del giocatore di turno, magari poco avvezzo a questo genere di prodotti basati sul trial & error. Il titolo Lumenox Games è quindi un pessimo videogioco “giocato” ma un ottimo prodotto da guardare, apparendo semplicemente come un banale speedrun senz'arte né parte. Francamente, in virtù del fatto che le potenzialità inespresse sono spesso una cosa insopportabile, la bocciatura in questo caso vien spontanea.

4.9

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