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Recensione Abyss Odyssey

Che succede quando si mescola un gameplay da Beat'em up con una struttura da Roguelike?

Abyss Odyssey

Videorecensione
Abyss Odyssey
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Dopo il meritato successo del primo Zeno Clash, uscito su PC nel 2009 ed arrivato un anno dopo su XBLA, il team cileno ACE ha stretto un rapporto evidentemente proficuo con Atlus, che ha continuato a distribuire i successivi progetti dello studio indipendente (fra cui citiamo l'eccezionale Rock of Ages). Ecco quindi che il publisher nipponico fa arrivare su Personal Computer e piattaforme di vecchia generazione Abyss Odyssey, un intrigante roguelike in digital delivery. Appoggiandosi su meccaniche di gioco che oscillano tra quelle di un platform bidimensionale e i tecnicismi di un picchiaduro 2D, il titolo torna ad esibire anche lo stile eterogeneo ed onnivoro che è ormai marchio di fabbrica della software house, risultano in ultima analisi una proposta interessante e particolare.

Discesa onirica

Lo sbrigativo incipit di Abyss Odyssey getta il giocatore nel bel mezzo dell'azione, snocciolando in una manciata di minuti i lineamenti di un racconto asciutto e sintetico. Siamo a Santiago, nei primi anni del 1800, e proprio nel certo della piazza della capitale cilena si è aperta una terribile voragine che sembra sprofondare negli abissi dell'inferno. Il baratro rigurgita in superficie una serie di esotiche mostruosità, che tengono impegnata la guardia cittadina. Ben presto si scopre, per stessa ammissione della protagonista, che l'abisso terribile non è altro che il parto della mente di uno stregone, la cui magia è così potente da materializzare i propri incubi. Lo stregone giace al centro dell'abisso, sognando non solo i mostri che lo popolano, ma anche gli eroi che tentano di discenderlo per svegliare o uccidere il mago. Così, in un ciclo infinito di morte e rinascita, si consuma l'avventura dei molti protagonisti che si lanciano nelle cupe profondità della terra, riscoprendo i panorami onirici e ostili dell'improbabile gorgo.

Fin da subito ciò che salta agli occhi del giocatore è lo stile quasi “cannibale” del lavoro di ACE Team, che ingurgita una serie smisurata di registri. Le architetture cittadine e i vestiti della protagonista hanno i tratti meticci che ci si aspetta di trovare in una colonia creola, mentre gli scheletrici suonatori di chitarra che dispensano consigli e punti esperienza nei livelli dell'abisso rievocano immagini della santeria e del voodoo dell'America centrale. Ma scendendo, di area in aera, la voragine interminabile che conduce al nostro obiettivo che si riscoprono scenari stravaganti, panorami trasognati: alle volte fiabeschi, come le foreste sotterranee in cui piante insidiose allungano i loro tentacoli, altre volte più surreali, come le lande glaciali dove pesci gelidi volano per aria e meduse leggere si offrono al giocatore come piattaforme improvvisate. Fra distese laviche e rovine antichissime, si aggira un bestiario altrettanto folle e disparato: centauri con la testa di cervo si affiancano a uomini-albero e terribili fantasmi vestiti da pinguini, che combattono fianco a fianco a demoni del fuoco e soldati della guerra civile.
Abyss Odyssey abbandona insomma qualsiasi pretesa di coerenza, per esplorare panorami bellissimi e irrazionali, fantastici e illogici. Ne esce un gioco terribilmente affascinante, sospeso in una dimensione fantastica e discordante. E' un titolo difficile da leggere e da inquadrare: di tanto in tanto potrebbe sembrare di trovarsi di fronte ad un emulo di Trine, ma qui manca quell'atmosfera da fiaba barocca e quell'opulenza di dettagli che rendeva ogni scorcio quasi strabordante: il titolo di ACE Team è invece più sintetico (anche nella simulazione della fisica), asciutto, ma al tempo stesso molteplice e composito.

Tra cancel e juggle

Sul fronte delle meccaniche di gioco, Abyss Odyssey sembra volersi avvicinare in maniera lampante ad un picchiaduro 2D. Ci sono, nel corso dei livelli generati proceduralmente, moltissime situazioni in cui cavarsi d'impaccio con il doppio salto, ma l'anima platform della produzione non risalta mai in maniera determinante. Esplorando i cunicoli di ogni stanzone di cui è composto l'abisso, in una discesa che ricorda quasi quella dell'Isaac di Edmund McMillen, saremo più che altro chiamati ad affrontare una serie di agguerriti avversari, sfoggiando un sintetico moveset che sembra uscito da un clone di Street Fighter. C'è un attacco di base che può essere usato in combinazione coi modificatori direzionali, per esibirsi in un affondo, un colpo verso l'alto (utile per intercettare i nemici in salto), ed un attacco basso che colpisce solitamente anche alle spalle del protagonista. Poi c'è una presa che permette quasi sempre di concatenare una Juggle, ed una serie di mosse speciali che possono essere usate anche come “cancel”, per interrompere un'azione ed esibirsi in un attacco più potente. Qui non ci sono mezzelune e feroci zig-zag dei polpastrelli sui pulsanti del pad: il parco mosse è molto ridotto e imparare tutte le caratteristiche del personaggio è questione di poco. Ma se si considera anche il sistema di parate e schivate, il gameplay è abbastanza complesso per far gongolare i fan del genere: è come trovarsi di fronte ad un picchiaduro a scorrimento un po' più tecnico del solito.

Messa in conto una discreta legnosità delle animazioni, che volutamente tendono a lasciare scoperto il personaggio nel caso in cui ci si abbandoni al button mashing più sfrenato, si riesce a metabolizzare il combat system, scoprendo poi un avanzamento abbastanza punitivo. Abyss Odyssey è un gioco che non fa sconti, ed ogni colpo a segno si paga con una porzione consistente della barra della vita. Bisogna quindi saperci fare con “parry” , juggle e tempistiche d'attacco, se non si vuole morire al primo incontro con uno dei Boss che popolano l'abisso.
Trattandosi di un Roguelike, morire è comunque all'ordine del giorno. La struttura del titolo Atlus è però leggermente diversa rispetto a quella dei suoi colleghi: una volta messo KO il personaggio principale, veniamo scaraventati nei panni di un soldato un po' più deboluccio, con cui possiamo tentate di raggiungere un altare per risvegliare il nostro eroe. Se sprecheremo anche questa possibilità, dovremo allora ripartire da capo.
Un po' come in Rogue Legacy, non perderemo proprio tutto ciò che avremo conquistato: oltre ad aver raggiunto una maggiore consapevolezza delle routine d'attacco dei nemici, saremo con tutta probabilità saliti di livello, incrementando non solo le statistiche di base, ma anche acquisendo qualche punto abilità per personalizzare le mosse speciali. Non c'è un vero e proprio skill tree, ma ogni tre livelli potremo scegliere se sboccare una cancel in più oppure potenziare una mossa per renderla più efficace.
A questo substrato ruolistico si aggiunge la possibilità di acquistare oggetti dai venditori che si trovano in giro, di cambiare armi principali recuperandone qualcuna nell'abisso, e quindi di guadagnare qualche “buff” in grado di renderci più dolce la discesa. In prossimità di alcuni altari è anche possibile fissare degli “accampamenti”, che costano ovviamente fior di quattrini, da cui ripartire in caso di morte.
A conti fatti, se un po' cela caviamo coi beat'em up, arrivare in fondo all'abisso non sarà un compito troppo complicato: Abyss Odyssey non ha quella spietata cattiveria del già citato Binding of Isaac o la complessità smisurata di Faster Than Light.
Raggiungere la fine dell'abisso non significa però perdere del tutto gli stimoli. Il gioco permette infatti di sbloccare tre protagonisti principali, e include un bel numero di personaggi extra, che possono essere “acchiappati” grazie ad una mossa speciale (che consuma tutta la barra del mana). Mente Katrien, il Monaco Fantasma e Picoya possono crescere di livello, gli altri 34 personaggi non hanno una barra del mana e presentano un moveset meno complesso, ma comunque sufficientemente caratterizzato per cambiare in maniera radicale l'approccio agli scontri.
Abyss Odyssey si può giocare anche in co-op (attenti però a non colpire il vostro compagno), e c'è un sistema di multiplayer asincrono per cui tutti i giocatori connessi contribuiscono, con le loro azioni, a raggiungere diversi obiettivi nascosti (legati al numero di morti, di mostri uccisi e di piani attraversati), che sbloccano poi nuovi boss e routine inedite per gli avversari che popolano i livelli.
Farsi trascinare in questo “gorgo” terrigno e cupo, insomma, è davvero facile. Le partite si susseguono rapide e sempre stimolanti, ed il fatto che gli stage siano sempre diversi rende ogni discesa piuttosto appassionante.

Rispetto a Rogue Legacy, metro di paragone imprescindibile per un titolo con questa struttura, Abyss Odyssey resta un po' meno immediato e più intransigente, soprattutto nei confronti di chi non sopporta i tecnicismi da picchiaduro. Anche il senso di progressione è molto meno avvertibile, e qui gli entusiasmi (comunque più moderati) sono veicolati soprattutto dalla grande varietà di guerrieri che è possibile impersonare.
La versione PC, oltre a mostrare un engine decisamente ben ottimizzato anche se non troppo scalabile, propone anche una modalità PvP, che in verità non definiremmo il piatto forte del pacchetto. La confusione, nelle arene in cui si danno battaglia quattro giocatori, tende a prendere in fretta il sopravvento, ed il bilanciamento non è evidentemente pensato per risparmiare disparità.
Ma insomma si tratta di un extra gradevole, con cui intervallare i tentativi di raggiungere la fine del gioco o le stanze speciali in cui di tanto in tanto è possibile incappare.

Abyss Odyssey Abyss Odyssey è un roguelike pieno di fascino, non ai livelli di certi congeneri (The Binding of Isaac, Faster Than Light e Rogue Legacy restano imbattuti) ma comunque con una struttura sicuramente indovinata. La scelta di puntare su un combat system più tecnico della media, che per molti versi ricorda quello di un picchiaduro 2D, lo rende anche un titolo con una sua originalità, rimarcata poi dall'aspetto stilistico. Si tratta insomma di un titolo divertente e perfetto per i più tenaci, venduto ad un prezzo interessate e ricco di sfumature: in questa estate di magra non possiamo far altro che consigliarvelo senza indugi.

8

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