Recensione Action Henk

Le più brutte action figure di sempre si sfidano nel frizzante running game a scorrimento orizzontale di RageSquid, una corsa senza freni fra i tracciati di sinuose piste giocattolo.

Versione analizzata: PC
recensione Action Henk
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PSVita
  • Wii U
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

"Verso l'infinito...e oltre!". Occhi chiusi e ali spiegate, una figura in tuta spaziale si getta dal bordo di un letto per dimostrare ai suoi coinquilini dal look più agèe di poter spiccare il volo e, conseguentemente, di essere ben più che un semplice ninnolo ravvivato dall'energia delle stilo alcaline. L'astronauta in miniatura si trova in pochi secondi a planare per la cameretta circostante a velocità incontrollabile, scaraventato in aria a seguito di un fortuito slittamento su una pista delle macchinine, con tanto di giro della morte a consentirne lo slancio definitivo. Era il 1995, le gesta di Buzz Lightyear e compagni illuminavano il buio delle sale di mezzo mondo e i bambini, inchiodati alle poltrone del rispettivo cinema di quartiere, si preparavano a esser travolti da una delle novità che più avrebbero influenzato il racconto per immagini nel corso degli anni a venire. L'animazione in CGI trovava in quell'inno alla fantasia infantile chiamato Toy Story l'ingresso privilegiato al cuore del "piccolo grande pubblico", complice un cast di attori sintetici quanto mai azzeccato per agire di fascinazione sui giovanissimi spettatori novantini. A vent'anni di distanza, l'immaginario nato dal genio di John Lasseter - e, più nello specifico, proprio la summenzionata sequenza incentrata sul noto space ranger - funge lapalissianamente da ispirazione teorica per il videoludico Action Henk, sidescroller ipercinetico in 3D con protagonista, appunto, un manipolo di giocattoli senzienti. Non che manchino differenze tra il capolavoro Pixar e la piccola opera digitale del team neerlandese RageSquid; qui gli omini sono dei veri e propri obbrobri di design, plastica dura sacrificata al cattivo gusto che, fuori dal monitor, vegeterebbe in fondo al cestone dei balocchi di qualunque fanciullo, destinata a un oblio fatto di polvere e lerciume assortito. Oltretutto, gli stessi sono animati dal folle demone della corsa, e quindi tutt'altro che propensi a starsene quieti in attesa di sollazzare il proprio padroncino. E questo, possiamo anticiparvelo, è nient'altro che un bene, soprattutto in caso stiate cercando un valido e spassosissimo diversivo per far fronte all'immancabile e ormai imminente calura dei prossimi mesi.

Il gioco del momentum

Henk è una laccatissima figure ritraente la star di un seguitissimo show televisivo d'azione. Diversamente dalla sua vigorosa controparte in live action, però, il nostro polimerico amico è ormai appesantito dal dolce far nulla, conseguenza del quotidiano bearsi dinanzi al primo premio vinto durante il torneo per diventare "Toy of the Year". La routine del barbuto panzone viene d'improvviso interrotta dal villain di turno, una perfida statuetta di un uomo d'affari in giacca e cravatta - senza mezzi termini, il trash in forma concreta definitiva - che, a bordo del suo lussuoso elicotterino radiocomandato, ruba l'ambito trofeo con l'ausilio di una calamita. Nonostante il sorriso ebete stampato sulla sua faccia non suggerisca la benché minima indignazione per l'accaduto, Henk non ci sta, e si butta subito a capofitto in un inseguimento che lo porterà ben oltre il focolare domestico con lo scopo di affrontare l'odiosa nemesi fin nel cuore del suo rifugio segreto. Dalla cinematica d'irrilevante fattura che apre la campagna, l'utente viene catapultato direttamente nel vivo del gioco, lungo la prima delle ricche macro-location - dieci mondi in totale, suddivisi a loro volta in oltre sessanta stage - che ne disveleranno presto l'offerta. Un'offerta che, in sintesi, è di una semplicità concettuale disarmante: Action Henk è niente più che un alternarsi di prove il cui imperativo è quello di correre a perdifiato fino al traguardo nel più breve tempo possibile. Ogni livello prende forma tra le curve dei tipici tracciati per le gare con le automobiline, qui riletti in chiave di vertiginose montagne russe ispirate ai tanti parchi a tema per bambini sparsi per il pianeta. In questo caso, però, saremo sprovvisti di qualsivoglia mezzo di trasporto sotto le scarpe e potremo contare unicamente sulla prestanza fisica della nostra controparte virtuale. A discapito dell'addome prominente, Henk è invero un centometrista purosangue e, una volta indirizzato dallo stick del pad o dalle frecce della tastiera, non avrà problemi a coprire lunghe distanze senza il rischio d'impregnare di sudore la sua disgustosa canottiera di troppe taglie più piccola. Al giocatore resta l'incombenza di favorirne in ogni modo l'incedere, guidandolo verso piattaforme acceleranti o trampolini e facendolo saltare nel corretto istante per superare ostacoli e baratri, oltre che per eseguire, all'occorrenza, scalate a balzelli zigzaganti tra pareti verticali parallele.

Soprattutto, ed è questa la più grande sfida alla base dell'opera RageSquid, è fondamentale per Henk conquistare e mantenere il momentum, quello slancio bestiale che permette al protagonista un'avanzata a velocità via via sempre maggiore. Per dare il là allo sprint è necessario far slittare il poderoso popò dell'avatar sul tratto di maggior pendenza di ogni discesa, e di lì in poi ogni decelerazione o, peggio, interruzione della corsa diviene un serio problema in termini di score. Ottenere le medaglie di bronzo e argento è pratica alla portata di tutti, ma per ambire alle decorazioni dorate - o addirittura ai medaglioni arcobaleno, riconoscimenti evidentemente pensati per far gola ai velocisti conclamati - sono indispensabili una capacità nient'affatto comune di sfruttare al meglio la conformazione ambientale e uno studio certosino della pista di volta in volta affrontata. Il titolo non rinnega quindi un pizzico d'inevitabile trial & error, comunque attenuato abbondantemente dalla possibilità di ripartire dal principio di ogni stage tramite semplice pressione di un tasto, in qualsiasi momento e senza caricamenti di sorta, nonché dai diversi checkpoint sparsi lungo ciascun percorso, ideali per gli utenti meno interessati a far scena nella classifica mondiale.

Chi non corre in compagnia...

È davvero difficile resistere all'euforia generale che permea questa festosa produzione indipendente. Il sistema di gioco, come scritto, è in effetti piuttosto essenziale, il che non significa però che affinare le proprie abilità di partita in partita sia questione di poco conto. Con buon colpo d'occhio e riflessi sempre in allerta, oltre a una certa dose di training, il titolo sa regalare soddisfazioni a più riprese, e non soltanto in termini di puro agonismo; Action Henk è uno strascico di scintille dopo ogni scatto andato a segno, una coreografia pirotecnica ad ogni mirabolante volteggio e, insomma, un flusso in continuo divenire che s'incastona alla perfezione in scenografie sempre vivaci, dettagliate e cromaticamente ricchissime. Va detto che, fermo restando un gameplay semplice ma granitico, l'esperienza resta ancorata alla propria struttura senza sfociare in ulteriori dinamiche in fasi ludiche avanzate. Il progredire dell'avventura porta con sé soltanto l'introduzione di uno strumento, il rampino a ventosa, capace di variare leggermente le meccaniche di base, permettendo al personaggio di coprire salti su distanze particolarmente estese o di raggiungere specifiche superfici sopraelevate. Per il resto, la campagna si snoda piacevole e divertita tra sfide dalla curva di difficoltà gradualmente crescente, impegnative boss fight - sempre di matrice racing - utili a sbloccare nuovi mondi e action figure giocabili, nonché livelli segreti il cui accesso è regolato dal numero di medaglie d'oro guadagnate sulle piste battute in precedenza. Data la natura rocambolesca del prodotto, completare il single player non richiede più di quattro o cinque ore intense davanti allo schermo, benché il titolo, per nostra fortuna, non esaurisca il proprio appeal in questo breve lasso di tempo. Non avessero dato al progetto il supporto di un multiplayer adeguato, i RageSquid sarebbero stati dei pazzi, ed infatti Action Henk pompa i muscoli proprio quando si tratta di competere con amici vicini o gamer da ogni angolo del mondo. L'online è ad oggi ben funzionante, con server sufficientemente popolati da garantire scoppiettanti duelli all'ultimo secondo su tracciati scelti randomicamente dal parco stage della modalità principale. A nostro giudizio, comunque, l'esperienza riesce a raggiungere inarrivabili vette di goliardia condivisa nell'ipotesi in cui si decidesse di coinvolgere una o più persone per qualche confronto spalla contro spalla. In questo caso, è sufficiente passare la periferica designata di mano in mano per sfidare il ghost del proprio avversario e cercare di batterne il tempo tra inevitabili risate e insulti gratuiti. E se questo ancora non bastasse, segnaliamo la presenza di un editor dei livelli semplificato, ideale per modellare tracciati personalizzati e poi, eventualmente, donarli alla community tramite Steam Workshop. Tante piccole occasioni che, insomma, faranno di tutto per spingervi a non abbandonare il gioco a conclusione di una prima run: obiettivo che, per quanto ci riguarda, è stato centrato in pieno.

Action Henk Prima ancora che il trionfo del kitsch in veste anni Ottanta, Action Henk è puro divertimento concentrato, girandola inarrestabile di ritmo e colori che si esprime ludicamente in una formula tanto immediata al primo approccio quanto difficile da dominare con spavalderia. Fresca commistione tra endless runner e platform nervoso alla Sonic the Hedgehog, il frenetico sistema di gioco messo a punto da RageSquid procede di pari passo con un sapiente lavoro di level design, in quello che è un susseguirsi di sfide sempre capaci d'intrattenere il giocatore casuale e, nel contempo, di piccare d'onore il completista più convinto. Se è vero che l'aggiunta in itinere di qualche meccanica in più avrebbe di certo reso più invitante una campagna per giocatore singolo tutto sommato condensata, l'anima multiplayer congenita al tipo d'esperienza e qualche altro extra gustoso non faticano a rendere il replay value del prodotto potenzialmente infinito. Ai PCisti annoiati, dunque, consigliamo di correre - è proprio il caso di dirlo - senza timori di sorta verso questo eccentrico vortice di energia digitale; gli utenti console, è notizia recente, avranno comunque ben poco da pazientare.

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