Adam's Venture: Origins

Adam's Venture: Origins è il remake per console di attuale generazione delle peripezie di un giovane e spiritoso avventuriero inglese.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Adam's Venture: Origins
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Sebbene di primo acchito possa apparire soltanto come un clone mal riuscito di Uncharted o Tomb Raider, la serie Adam's Venture ha invece molti elementi in comune più con le classiche avventure grafiche che con le scorribande di Nathan Drake e Lara Croft. Nell'adventure game sviluppato dalla piccola software house Vertigo Digital Entertainment, infatti, non si spara neppure un singolo proiettile, e al posto del piombo dovremo utilizzare tutto l'ingegno in nostro possesso per venire a capo dei molteplici enigmi che ci sbarreranno la strada. Il franchise ha esordito nel 2009 esclusivamente su piattaforma Windows, sfruttando una formula episodica, per poi approdare su PlayStation 3 sei anni dopo con Chronicles, una raccolta completa di tutti i capitoli rilasciati in precedenza. Piuttosto che portare la suddetta collection su console di corrente generazione attraverso un semplice aggiornamento tecnico, il publisher SOEDESCO ha scelto di realizzarne un vero e proprio remake: disponibile su PC, PS4 e Xbox One, Adam's Venture: Origins, come il titolo lascia chiaramente intuire, rappresenta, dunque, il nuovo punto di partenza per le vicissitudini di un vivace avventuriero inglese.

Spirit of Adventure

Adam Venture: il pericolo trema a sentire il suo nome! Giovanotto vispo, sbruffone e dalla battuta sempre pronta, il protagonista è figlio di un importante professore universitario, che ha trascorso tutta la sua vita nel tentativo di scoprire il grande mistero contenuto nel libro della Genesi. In compagnia di Evelyn, l'avvenente assistente del padre, Adam partirà nientemeno che alla ricerca del Giardino dell'Eden: le sue peripezie lo porteranno non solo a viaggiare in lungo e in largo per il mondo, in luoghi dimenticati da Dio e dagli uomini, ma anche a scoprire malefici complotti e società segrete che intendono scatenare una nuova guerra di religione.

Il plot di Origins è un pot-pourri talmente confusionario e strabordante di contenuti da suscitare qualche bizzarra risata e, conseguentemente, un po' di assurdo divertimento: al pari di un film di serie Z che cerca di sorprendere lo spettatore con una serie infinita di situazioni al limite dell'inverosimile, la sceneggiatura impasta, senza troppa soluzione di continuità, una trama in cui trovano spazio oscure entità d'origine ignota a guardia dell'Eden, cospirazioni religiose, antichi templi divini e il tesoro del saggio re Salomone. L'insieme, abbastanza disorganico, è retto solamente dal sottile filo conduttore dell'ironia: Adam non chiude il becco nemmeno per un istante, neanche dinanzi al concreto pericolo di morte, ed il suo umorismo è talmente di bassa lega da provocare, paradossalmente, sporadici sorrisi di sbigottimento. Dinanzi ad un'avventura così leggera e frivola, difronte ai costanti tentativi di seduzione del protagonista ai danni della bella comprimaria, non neghiamo, in un certo qual modo, di esserci quasi appassionati alle odissee del buon Adam, in un flusso ininterrotto di trash (in)volontario.

Rispetto a Chronicles, però, dal quale riprende quasi pedissequamente lo svolgersi degli eventi, Origins ha optato per la scarnificazione narrativa, eliminando gran parte delle cutscene del capitolo precedente e preferendo mandare avanti la trama per lo più tramite dialoghi in tempo reale. La scelta è dipesa senz'altro dalla scarsa volontà di impegnarsi nella realizzazioni delle animazioni facciali: i personaggi rimangono infatti sempre statici, immobili come manichini senz'anima, privi di qualunque minuscolo accenno di espressività. Da questo punto di vista, la versione PS3, incredibilmente, è addirittura superiore al remake per PS4: le scene d'intermezzo e i dialoghi tra i protagonisti fornivano. del resto, un po' di dinamismo e personalità ad una storyline davvero troppo sconnessa e soporifera. A voler essere del tutto sinceri, non abbiamo riscontrato concreti miglioramenti a livello grafico rispetto all'edizione per console di passata generazione: sotto determinati aspetti, anzi, Origins ha persino peggiorato le performance di Chronicles. Anzitutto, il design di Adam ed Evelyn ci è parso molto più anonimo, rozzo e insipido, aggravato dalla già citata assenza di qualsivoglia animazione che possa trasmetterci le emozioni provate da questi frigidi blocchi poligonali. In secondo luogo, sul fronte meramente tecnico, la versione PS4 scricchiola, oscilla ed infine crolla come se fosse un tempio secolare scosso dall'urto di una dinamite. Origins è oberato sia da un pop up feroce e senza nessuna pietà per i nostri poveri occhi, sia da un aliasing che divora tutto ciò che incontra sul suo cammino, sia da movenze al limite dell'indegno, che farebbero vergognare anche la spigolosa Lara Croft del primo Tomb Raider per PlayStation 1. La pur discreta direzione artistica, che mostra qualche scorcio tutto sommato quasi piacevole ad uno sguardo distante e distratto, è poi, purtroppo, sminuita da un level design claustrofobico e lineare, che tronca di netto le gambe di qualunque impulso esplorativo. Simile limitatezza, acuita dall'assenza di ogni tipo di collezionabile, inoltre, diminuisce inevitabilmente anche la longevità del titolo, che può essere completato in circa 3 o poco meno, nel caso masticaste puzzle ed enigmi ambientali come se fossero la vostra colazione mattutina. Adam's Venture possiede l'unico pregio di proporre al giocatore rompicapi in perfetto equilibrio tra la facilità disarmante e la astrusa complessità: la risoluzione è quasi sempre alla portata di tutte le meningi, anche di quelle meno allenate, con solo qualche inatteso picco di difficoltà sul finale della storia. In questo modo l'avventura fluisce continuamente con leggerezza, senza comunque sottrarre mordente ad alcune trovate enigmistiche degli sviluppatori: ogni stanza, ogni caverna e ogni arcano luogo sacro presenta qualche puzzle ben strutturato, che finisce tuttavia per essere più volte riutilizzato nel corso delle nostre peregrinazioni, mostrando il fianco, in tal modo, ad una certa dose di ripetitività.

Al solo scopo di variare un tantino l'andirivieni di rompicapi e battutine molto poco sagaci, allora, il team ha pensato di inserire alcune opinabili sequenze platform. Adam possiede però la medesima agilità e la medesima grazia di un ippopotamo zoppo: può difatti saltare solo su specifiche superfici opportunamente evidenziate dal level design, mentre non è in grado di interagire con nessun altro elemento dello scenario, neanche una minuscola scatola all'altezza delle sue ginocchia. Come se non bastasse, il suo stile d'arrampicata risulta estremamente grossolano, robotico e innaturale, impressione confermata inequivocabilmente quando saremo costretti ad utilizzare il rampino: l'ironia della sorte vuole che in tutti i santuari sotterranei, eretti secoli (o forse anche millenni!) addietro, siano stati comodamente posizionati degli anelli in bella vista sui quali il nostro gadget può essere sfruttato per raggiungere luoghi sopraelevati. Eppure, il problema vero non riguarda neanche il così smaccato menefreghismo per la coerenza scenografica, quanto l'arduo controllo dei movimenti oscillatori dello spiritoso avventuriero, che seguono traiettorie rigidissime e poco orientabili tramite lo stick analogico: sicché, in caso di direzione errata, dovremo lasciarci cadere e riafferrare di nuovo la sporgenza, questa volta inquadrando meticolosamente la linea retta verso cui vogliamo indirizzarci. Oltre a sessioni stealth alquanto risibili, che palesano tutte le mancanze di una deficienza artificiale con pochi paragoni, le nuove aggiunte, rispetto a Chronicles, riguardano l'inserimento di momenti più "action", che ci mettono alla guida di un carrello da miniera su monorotaie decisamente instabili, in sequenze caratterizzate da un frame rate incostante e da una lentissima responsività degli input di comando. Al sentire il nome di Adam Venture, allora, non è il pericolo che trema, ma la nostra pazienza.

Adam's Venture: Origins Avventura innocua e spensierata, Adam's Venture: Origins, più che un brutto gioco, è un pessimo remake: in confronto a Chronicles è stata infatti ridimensionata l'ambizione della narrativa, con la rimozione integrale di cinematiche e la scomparsa delle animazioni facciali dei personaggi. Persino il comparto grafico sembra aver subito - se possibile - un peggioramento sul fronte della modellazione poligonale e della resa visiva, con animazioni legnose e texture indegne persino dell'era PlayStation 2. Sul fronte del gameplay, le inedite sequenze extra, che tentano di vivacizzare un avanzamento altrimenti parecchio schematico, finiscono però col rendere l'esperienza soltanto più macchinosa e poco rifinita rispetto alla versione per PS3. In compenso, una serie di enigmi ben concepiti ed un umorismo di fondo che, di tanto in tanto, riesce a strapparci un pietoso sorriso, ci inducono a giudicare le disavventure di Adam con un pizzico di tenerezza. Se queste sono le “origini” della nuova serie di episodi del simpatico(?) avventuriero inglese, forse faremmo meglio ad orientarci verso le sue “cronache” passate.

5

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