ADR1FT - La versione Ps4

Tre mesi dopo il suo “lancio” ufficiale su PC, Adr1ft attracca nell’orbita di PS4, dimostrando di non essere solo una semplice tech demo per la VR.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione ADR1FT
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Inizialmente etichettato come un semplice portabandiera dei visori VR, in grado di mostrare al mondo le loro eccezionali capacità, Adr1ft si è rivelato alla prova del nove un gioco più intenso e corposo del previsto. L'opera del team Three One Zero rientra a pieno titolo in quel genere di "racconti interattivi" come Gone Home o The Vanishing of Ethan Carter, ma introduce qualche coraggiosa variazione in una formula oramai parecchio rodata: si concentra infatti maggiormente sulla sostanza ludica rispetto al comparto narrativo, proponendo un gameplay dotato di qualche lieve elemento "survival", che ci vede lottare per la nostra sopravvivenza a gravità zero, nell'ignoto spazio profondo. Dopo aver spedito in orbita i giocatori PC, Adr1ft attracca su console tre mesi dopo il suo "lancio" ufficiale, per dimostrare anche al pubblico Sony di non essere soltanto una misera tech demo per la realtà virtuale.

SOPRAVVISSUTA

Dinanzi a voi c'è solo lo spazio cosmico, il vuoto siderale di ammassi di rottami che osserverete con gli occhi del comandante Alex Oshima, unica sopravvissuta ad un disastro non ben identificato che ha coinvolto la gargantuesca stazione spaziale di HAN-IV, uccidendo l'intero equipaggio. Come novelli Sandra Bullock, intrappolati in una futuristica tuta spaziale gravemente danneggiata, confusi e spaventati, dovrete provare a rimettere insieme i pezzi di quel che è accaduto, e tentare, speranzosi, di tornare a casa.

Lo stile narrativo di Adr1ft è quello tipico dei giochi del suo stesso genere: un puzzle d'informazioni celati in hard disk fluttuanti o messaggi vocali, frammenti di storie puntiformi che spetta a noi assemblare in modo coerente, per delineare le personalità non solo della protagonista, ma anche di tutti gli altri comprimari. Il quadro d'insieme svela, a chi ha voglia di approfondire tutti i dettagli, una visione più chiara sugli eventi che hanno portato alla tragedia di HAN-IV, scoprendo la verità su un incidente che forse poteva (e doveva) essere evitato. Se in titoli come Gone Home o Everybody's Gone to the Rapture il focus della produzione ruota in particolar modo attorno all'esplorazione, durante la quale viene concesso al giocatore il tempo sufficiente per scandagliare ogni minimo angolo del mondo di gioco, in Adr1ft la narrativa è posta in secondo piano rispetto al gameplay, con tutto ciò che ne consegue sul fronte della storyline, la quale rimane quindi sempre defilata, lasciando così "spazio" al semplice piacere dell'esperienza in sé. Nella space opera di Three One Zero sarete sin da subito attanagliati da una fortissima sensazione di ansia e smarrimento e, nella lotta continua per la sopravvivenza, lo stimolo a raccogliere tutti i messaggi vocali o a leggere le mail dell'equipaggio scema inevitabilmente. Adr1ft pone difatti l'accento sul gameplay molto più degli altri congeneri, costringendovi a tenere sempre d'occhio la riserva di ossigeno e ad imparare a governare i vostri spostamenti.

In un ambiente a gravità zero, Oshima si muove per inerzia: il giocatore deve dunque sin da subito prendere confidenza con i comandi per riuscire a controllare la costante fluttuazione della protagonista, agendo sui propulsori, sulla stabilità e sulla rotazione della visuale, in modo tale da rimanere in equilibrio e non perdere l'orientamento. Il sistema non è immediato né facilmente padroneggiabile, ma dopo un iniziale spaesamento inizierete a muovervi con maggiore naturalezza, e pertanto le vostre attenzioni si concentreranno del tutto sull'indicatore dell'ossigeno, che diminuisce progressivamente, sia durante lo spostamento e la propulsione, sia nel caso urterete contro pareti o oggetti in stasi. All'esterno, nello spazio aperto, la riserva si svuoterà con maggiore velocità, mentre al chiuso, tra le mura asettiche della stazione spaziale, il livello diminuirà più lentamente. Per non rimanere a secco, potrete all'occorrenza afferrare al volo delle bombolette monouso che galleggeranno nel cosmo: il loro numero è generoso ma non illimitato, e spesso, tra la sciarada di detriti, qualcuna di esse potrebbe sfuggire al vostro sguardo. Gli spostamenti tra un punto e l'altro di HAN-IV si trasformano così spesso in una ridondante caccia alle bombole, che accentua il lato "survival" di Adr1ft. Proseguendo nell'avventura, varie riparazioni ed upgrade per la tuta aumenteranno sia la propulsione sia il quantitativo d'ossigeno: questo vi permetterà di fluttuare con più velocità e di esplorare lo scenario con maggiore calma, ma non crediate che l'ansia di soffocare vi abbandonerà del tutto. Le traversate, verso la fine del viaggio, si faranno, infatti, sempre più lunghe ed impervie, anche a causa di una minimappa che non indica quasi mai con la dovuta precisione il punto esatto da raggiungere. Il rischio di perdersi nella vastità del nulla e nel susseguirsi di laboratori tutti troppo simili tra di loro è quindi sempre in agguato, e vi sentirete perennemente asfissiati per la mancanza di tempo ed ossigeno. È questo il motivo per cui prima abbiamo sostenuto che la narrazione, in Adr1ft, rappresenta l'aspetto più marginale della produzione: mentre esplorerete la stazione spaziale potrete imbattervi in terminali, registrazioni, fotografie e audio log che provano a delineare un canovaccio piuttosto intricato, ma che, nell'ansia di dover proseguire con rapidità per non rimanere senza fiato, possono facilmente passare inosservati. La narrativa ambientale di Adr1ft, insomma, non si amalgama con omogeneità al resto del gameplay, risultando un orpello un po' troppo decontestualizzato. Avrebbe giovato in tal senso, con ogni probabilità, l'inserimento di uno sviluppo diegetico più lineare, così da favorire maggiormente il coinvolgimento del giocatore.

Il titolo Three One Zero è pertanto pensato per regalare un'esperienza quasi esclusivamente sensoriale e visiva, e sotto quest'aspetto centra in pieno il bersaglio. L'immersione nel silenzioso abisso cosmico è totale, la sensazione di solitudine e agorafobia penetrante e invasiva: nelle circa quattro ore che vi occorreranno per completare l'avventura, nonostante la ripetitività di fondo delle azioni che dovrete compiere, lo splendore dell'universo e la necessità di sopravvivere vi manterranno sempre vigili, attenti, curiosi di scoprire le bellezze di altri panorami astrali, dei quali potrete sempre godere senza fretta e senza timore di perdere ossigeno nella "modalità libera", che si sblocca dopo aver completato ogni sezione della campagna principale. Ovviamente questo tipo di partecipazione emotiva dipende in gran parte da un comparto audiovisivo eccellente, ai vertici della categoria. L'Unreal Engine 4 compie un piccolo miracolo nella resa delle superfici, realistiche e dettagliate, e soprattutto nella composizione scenica di un orizzonte "mozzafiato", su cui danzano relitti in assenza di gravità, macerie di una gigantesca stazione spaziale, come fossero residui di un'intera civiltà spazzata via dalla tracotanza degli uomini. Tutto ruota in orbita attorno ad un pianeta, la Terra, che si erge immenso sullo sfondo, tanto vicino quanto irraggiungibile, roccaforte di speranze e desideri. È nel design degli interni che Adr1ft però perde parte del suo appeal: non ci aspettavamo certo chissà quali architetture in una space station in cui domina il minimalismo futuristico e scientifico, ma dopo l'iniziale stupore dianzi a serre biomeccaniche dove abbiamo nuotato tra condensate gocce d'acqua cristallina, lo scoprire che i medesimi assets sono ripetuti di stanza in stanza, tanto da rendere quasi indistinguibili le varie zone di HAN-IV, ha purtroppo affievolito l'incanto visivo. La versione PS4 soffre inoltre di gravi problemi tecnici: innanzitutto uno stuttering fastidioso, che si presenta con frequenza in qualunque occasione, poi texture che si caricano in ritardo, ed infine continui e ripetuti crash del gioco che si manifestano quando si prova a ripartire dall'ultimo checkpoint. Sono tutte problematiche che dovranno assolutamente essere risolte al più presto, altrimenti l'immersività che il supporto al PlayStation VR promette di donare all'utenza Sony rischia di essere pesantemente compromessa.

ADR1FT L’arrivo su console di Adr1ft era previsto da tempo: giunto sull’ammiraglia Sony con un po’ di anticipo rispetto all’uscita del PlayStation VR, l’ansiogeno gioco di Three One Zero intende offrire lo stesso grado di immedesimazione provato su PC con Oculus Rift. Anche se giocato nella sua forma tradizionale, Adr1ft coinvolge e meraviglia come già aveva fatto su piattaforma Windows, grazie ad un’atmosfera impareggiabile e ad un colpo d’occhio di tutto rispetto. L’edizione console si porta dietro però i medesimi difetti della precedente incarnazione, tra cui una narrativa ambientale che non è ben amalgamata al gameplay, ed una certa ripetitività artistica e ludica. In aggiunta a quanto detto, infine, la versione PS4, proposta in digital delivery al prezzo di 19,99 euro (proprio come su Steam), soffre altresì di ulteriori problemi tecnici che minano prepotentemente la fruibilità di un prodotto studiato per sfruttare al meglio le potenzialità della realtà virtuale.

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