Recensione Adventures of Pip

Questo coloratissimo platform in due dimensioni è una bomba di nostalgia a grappolo che sa bene dove colpire per fare breccia nel cuore degli appassionati, pur senza ambire a qualsiasi tipo di evoluzione del genere.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Adventures of Pip
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    Disponibile per:
  • iPhone
  • iPad
  • Wii U
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Enrico Spadavecchia Enrico Spadavecchia è un avido collezionista ed esagitato videogiocatore dai tempi del Commodore 64 e delle sue righe colorate. Ex giocatore accanito di Counter Strike, in giovane età ha compiuto la stupidissima impresa di completare Quake II a livello hard senza scendere mai sotto i 100 punti ferita. Ostinato retrogamer e sostenitore delle produzioni indipendenti, non disdegna le offerte del mercato attuale, soprattutto FPS e avventure grafiche. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Sarà l'assordante fanfara a 16 bit che ci accoglie nel menù principale, o l'omino che corre nella schermata di caricamento; forse quella sin troppo familiare sequenza introduttiva o i tre cuoricini in alto a sinistra, ma per un attimo abbiamo guardato la nostra scintillante console di ultima generazione, nel dubbio che qualcuno possa averla sostituita con un vecchio e plasticoso Super NES.

Diventare un bambino vero

In un mondo in cui la risoluzione coincide con il rango, e gli appartenenti ai ceti più bassi vivono più o meno tranquilli, nell'immobilità della struttura sociale, il povero Pip è nato come un singolo pixel di una decina di kg. Non c'è il tempo di interrogarsi sui dettagli del parto, che l'intero regno piomba nel caos totale: la strega DeRezzia ha rapito la principessa, depositaria di un potere formidabile, col solo scopo di trasformare sudditi e nobiltà in pixel, e farsi strada verso la conquista del mondo a suon di spaventose evocazioni e sfacciate freddure sulla bassa risoluzione. Adventures of Pip pare ricollegarsi, in qualche modo, ad una tendenza tipica degli anni ‘90, in cui gran parte delle produzioni finivano per essere platform a scorrimento con poche variazioni sul tema. L'istinto, come allora, è di saltare in testa ai nemici. È questa l'unica strategia offensiva del giovane Pip, almeno nella sua forma iniziale. Il simpatico pixel, in grado di eseguire salti piuttosto alti, galleggiare nell'acqua e di planare per coprire lunghe distanze, entrerà presto in contatto con gli spiriti di valorosi guerrieri caduti in battaglia, che lo istruiranno sull'utilizzo dell'energia essenziale del regno, il bitstream. Evolvendosi prima in un agile ragazzetto ad 8-bit e poi in un potente spadaccino ad alta risoluzione, Pip sarà in grado di eseguire l'utilissimo wall jump e di distruggere alcune pareti rocciose che ostruiscono il passaggio. L'intero gameplay gira attorno all'utilizzo selettivo dei 3 stadi evolutivi di Pip: quel che si guadagna in risoluzione, lo si perde in agilità, quindi è spesso necessario eseguire prontamente un "downgrade" allo stadio evolutivo precedente, per eseguire un salto più alto o per innescare il wall jump nel momento opportuno. Gli enigmi ambientali più articolati, che richiedono più trasformazioni repentine e una certa praticità con l'elemento platform, sono agevolati dalle pause tattiche che si attivano durante le varie trasformazioni, implementate al solo scopo di concedere al giocatore la giusta finestra temporale, per elaborare a dovere la mossa successiva.

Now we're all square

In una veste estremamente sgargiante, sullo sfondo di un'assordante tempesta di effetti sonori riesumati dalle ingiallite console di tre generazioni fa, Tic Toc Games elabora un personale e tutt'altro che imparziale omaggio all'era dei platform su cartucce, un omaggio che non prevede grosse innovazioni, colpi di scena degni di un film di M. Shyamalan o prodezze grafiche di sorta. La solidità del gameplay sembra frutto di anni passati a digerire platform più o meno riusciti, assimilandone i pregi e mettendo da parte le features meno riuscite; la curva di apprendimento è la stessa che ci si aspetta rimettendo mano a qualche titolo appartenente all'età d'oro dei videogames. Come da tradizione, non mancano le zone nascoste in ogni livello, raggiungibili sfruttando al meglio le evoluzioni di Pip o ricorrendo ad un po' di sano backtracking, nelle quali si nascondono i poveri sudditi scappati ai terribili incantesimi di DeRezzia.

È quindi possibile portare a termine il gioco in meno di una decina di ore, se si ignorano le zone segrete, oppure lanciarsi in un'estenuante opera di completismo videoludico, dilatando parecchio i tempi di gioco. Nella crociata nostalgica di Tic Toc Games, l'unico elemento "moderno" sembra essere quella difficoltà sì crescente, ma ben bilanciata, come non accadeva in tempi non sospetti. Gli unici difetti da imputare alla giovane casa di produzione indipendente hollywoodiana -che tuttavia ospita qualche veterano di WayForward Games- riguardano qualche tentennamento in un level design tutto sommato riuscito e qualche bug sfuggito all'occhio severo dei testers. In Adventures of Pip c'è tutto quello che ci si può aspettare dalla perfetta operazione nostalgia: i funghi-trampolino, le pozze di lava e i livelli sotterranei nelle miniere; i bauli che vomitano oggetti, il mercante col suo inventario a griglia, boss di fine livello grossi come case e odiose e sfuggevoli principesse.

Adventures of Pip Adventures of Pip è una bomba di nostalgia a grappolo che sa bene dove colpire. Senza ambire a qualsiasi tipo di evoluzione del genere, però, taglia fuori una grossa fetta di potenziali fruitori; la solidità del gameplay è indubbia, ma l’eccessiva -e voluta- somiglianza con titoli di un’età videoludica ormai sorpassata, potrebbe non incontrare i gusti del videogiocatore moderno medio.

7

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