Phantom Dust Oggi alle ore 21:00

Giochiamo in diretta con l'edizione remaster di Phantom Dust

Recensione Afro Samurai 2: Revenge of Kuma Volume 1

A distanza di anni dal primo capitolo, il team Redacted Studios prova di nuovo a sfruttare la licenza del brand con un sequel che purtroppo non riesce a convincere praticamente sotto nessun aspetto.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Afro Samurai 2: Revenge of Kuma Volume 1
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Secondo la mitologia alla base del manga Afro Samurai, ideato da Takashi Okazaki, esistono due fasce leggendarie: la numero 1 e la numero 2. Colui che indossa la prima è considerato alla stregua di una divinità terrena, intoccabile da chiunque, eccezion fatta per chi possiede la seconda, l'unico e solo in grado di sfidarlo. La bandana numero 2 costringe però il possessore a portare sulle sue spalle un peso terribile, perché tutti i samurai, indistintamente, hanno il diritto di affrontarlo per conquistare l'agognata fascia: la sua perpetua battaglia si tramuta così ben presto in una maledizione. L'universo imbastito da Okazaki è fascinoso ed eclettico, e centrifuga le suggestioni della cultura nipponica con contaminazioni futuristiche e anacronistica black music. L'impianto crudo ed epico del manga, e dell'omonimo anime, si presta inoltre perfettamente ad una trasposizione videoludica. A cogliere per prima la ghiotta occasione è stata Namco Bandai nel lontano 2009: il suo Afro Samurai si rivelò al tempo un action game nel complesso dignitoso, anche se un po' troppo ingessato nelle meccaniche di gioco. A distanza di anni, il team Redacted Studios prova di nuovo a sfruttare la licenza del brand con un sequel che resta purtroppo fedele alla mitologia sopra citata. Afro Samurai 2 - Revenge of Kuma (disponibile per Ps4, per Pc e presto anche per Xbox One), in qualità di secondo episodio, è infatti afflitto dalla medesima condanna di chi veste la bandana numero 2: al costante assalto di avversari da sconfiggere, si sostituisce però quello di una serie di innumerevoli problematiche che non lasciano al prodotto un attimo di tregua.

La maledizione del numero 2 (volume primo)

Afro Samurai 2 riesce a trasformare un potenziale pregio, ossia la sua spiccata propensione narrativa, in una mancanza gravissima, che mutila pesantemente il ritmo di gioco. La volontà di tessere le fila di una storia che non sfiguri dinanzi alla buona caratura del materiale originale sfocia nella soverchiante preponderanza di sequenze non interattive che limitano considerevolmente i momenti trascorsi pad alla mano, e in un titolo che dura nel complesso appena un paio d'ore, un simile errore di calcolo è imperdonabile. Il gioco prende il via al termine dell'arco narrativo della serie animata, poco dopo la vittoria di Afro su Jinno, meglio conosciuto come Kuma: sarà proprio quest'ultimo il personaggio principale del sequel, consumato dal desiderio di vendetta nei confronti del vecchio amico, ora suo acerrimo rivale. Sulle prime si ha quasi l'impressione che le vicende vengano raccontate col giusto piglio, ma è una debole illusione creata dalle rare cinematiche che seguono lo stile grafico del manga, con vignette disegnate a mano e piacevoli da ammirare. La maggior parte della trama è invece condotta da cut scene realizzate col motore di gioco, durante le quali i personaggi rimangono per lo più immobili e la regia virtuale alterna ripetitivi movimenti di camera ad inquadrature fisse, rendendo quindi il prolisso dipanarsi della sceneggiatura un potente rimedio all'insonnia. Nel momento in cui si prende il controllo del protagonista, poi, il torpore della noia si trasforma in un incubo ad occhi aperti. Afro Samurai 2 si impegna decisamente poco per rientrare nei canoni del genere degli action game, appesantito com'è da una legnosità e da una macchinosità nei movimenti e nelle animazioni che hanno pochi paragoni non solo con le produzioni attuali, ma anche con quelle di dieci anni fa. Pur nella sua striminzita longevità, l'opera Redacted Studios si concede il capriccio di mescolare, ovviamente con pochissimo criterio, sessioni platform d'arrampicata, combattimenti in ambienti claustrofobici, sequenze QTE e momenti da endless runner. Meglio obliare definitivamente dalla memoria collettiva le prime e gli ultimi, la cui imbarazzante realizzazione, coadiuvata da un ritardo cronico nella risposta agli input, potrebbe sottrarre anche al miglior oratore le giuste parole per descriverle. Concentriamoci piuttosto sugli scontri all'arma bianca che infondono all'anime un tocco di virtuosismo tarantiniano: il susseguirsi di combo e voluttuose decapitazioni in questo tie-in scompare del tutto per lasciare spazio ad un combat system talmente flemmatico e impacciato da far sembrare il primo capitolo, già ampiamente migliorabile, un gioco firmato Platinum Games. Kuma dispone di tre diversi stili di combattimento selezionabili durante le battaglie, ognuno dei quali mette al servizio del giocatore un limitatissimo ventaglio di attacchi, differenziandosi l'uno dall'altro nella possibilità di effettuare esecuzioni singole, mosse vorticose per tagliuzzare interi gruppi di nemici e schivate acrobatiche. L'elementarità del sistema, basato su un semplicistico alternarsi di fendenti e parate, è non solo fortemente incline al button mashing, ma funestato altresì da un pessimo uso della telecamera fissa, che non inquadra mai correttamente la scena, e da hitbox inavvertibili e imprecise che, a causa dell'assenza di lock on, non ci permettono di capire, nella confusione generale, quale nemico stiamo attaccando.

Gli avversari, inoltre, si riducono ad una manciata di tre/quattro tipologie, e ci assalgono in gruppi eterogenei unicamente sul finire dell'avventura, rendendo vana la scelta delle tecniche di lotta per la maggior parte dell'avanzamento. Ogni stile presenta poi un insulso albero delle abilità dedicato, da sbloccare con l'ausilio di punti esperienza che si ottengono fin troppo facilmente dopo una serie di uccisioni, e che ci permettono quindi di completare tutti gli skill tree già durante un primo playthrough. Una simile struttura della progressione non stimola in nessun modo la rigiocabilità, in particolare per via di una linearità davvero spiazzante, che non concede la benché minima deviazione dal percorso di base, azzoppando ogni tentativo di esplorazione in ambienti delimitati da obsolete barriere invisibili e in cui non si cela nemmeno un collezionabile. La matrice primordiale di tutti i difetti di Afro Samurai 2, però, si annida in un problema devastante per ogni action game che si rispetti: il frame rate. Non stiamo parlando di oscillazioni saltuarie, di un blocco a 30 fps o di cali in situazioni più concitate, ma di una costante fluttuazione che dà quasi l'impressione di star visionando un film amatoriale in stop motion. Il gioco singhiozza costantemente, rallentando in modo osceno durante i combattimenti, e arrivando addirittura a bloccarsi per qualche secondo quando si attivano le esecuzioni. Persino nelle atroci sequenze di QTE alcuni frame scompaiono del tutto e rendono le animazioni prive di qualsiasi fluidità e coesione. L'impressione di star giocando a un action "a rallentatore" è del resto rafforzata dall'uso volontario dello slowmotion che tenta di enfatizzare i momenti di maggior pathos, ma il suo inserimento negli scontri e nelle fasi da endless runner, che dovrebbero fornire l'illusione della velocità, risulta totalmente arbitrario e decontestualizzato. Il lato tecnico del titolo è infine un insulto all'estetica ricercata e stilizzata dell'opera originale.

A voler essere sinceri, dopo aver avviato Revenge of Kuma, per un attimo siamo stati sfiorati dalla nostalgia, poiché ci sono tornati in mente i tempi della Playstation 2 e i primi, coraggiosi tentativi di utilizzo del cel shading in ambito videoludico. Ma poi ci siamo accorti di avere tra le mani un pad della Ps4, e il tenero sorriso di pietismo sul nostro viso è stato soppiantato da un senso di stomachevole aberrazione. Afro Samurai 2 è tecnicamente un disastro, e non soltanto per gli ingiustificabili rallentamenti. Le texture che appaiono e scompaiono, gli scarni modelli poligonali, l'effettistica improponibile, lo sciatto design delle ambientazioni, l'aliasing che divora le superfici, l'assenza di filtri di post processing e i glitch grafici: sembra proprio che ogni aspetto del comparto visivo non abbia ricevuto alcuna limatura, come se fosse stata immessa sul mercato una versione alpha priva della pur minima revisione. Si salva, in extremis, solamente il sonoro, con ritmi hip hop tipici della cultura afroamericana e con le voci dei doppiatori ufficiali dell'anime. Ma anche in questo caso non mancano le riserve: le campionature ambientali si ripetono costantemente e con poca contestualizzazione (emblematico, in tal senso, il respiro robotico di Kuma che rimane tale anche durante i flashback in cui Jinno era ancora umano), mentre il missaggio audio è spesso confuso, con suoni che si sovrappongono ai dialoghi; per i quali, tra l'altro, non è possibile neanche selezionare i sottotitoli in inglese, cosa che rende la comprensione del vivace slang in cui parlano alcuni personaggi non certo alla portata di chiunque.

Afro Samurai 2: Revenge of Kuma Afro Samurai 2 - Revenge of Kuma è il primo capitolo di una serie composta da tre episodi: considerata la qualità di quest’esordio, all'orizzonte si profilano soltanto nubi di mediocrità. Vero è che difficilmente si potrà fare di peggio, e quindi, forse, le altre due parti della trilogia potranno apportare qualche piccolo miglioramento almeno sul fronte narrativo. Dal canto nostro, tuttavia, non ci aspettiamo miracoli: Afro Samurai 2 è un tie-in a tratti agghiacciante per la sua bruttezza, che non possiede nemmeno il guizzo trash di produzioni come il recente Devil’s Third. È un titolo che trasuda spicciola amatorialità, senza passione né talento, e che prova a lucrare miseramente sulle aspettative dei fan di un anime di culto, il quale ha saputo ritagliarsi una notevole nicchia di appassionati anche qui in Italia. Il prezzo di 15 euro per acquistare un singolo episodio (e la trilogia al completo ne costa addirittura 35) è poi sinceramente esorbitante se rapportato all'impegno produttivo. Per i restanti due capitoli in uscita sarebbe allora necessaria una completa riscrittura delle meccaniche base del gameplay, e persino una ridefinizione del genere d’appartenenza: un gioco che oscilla tra i 10 e i 15 fps, che smembra il ritmo con inspiegabili rallentamenti, che sfrutta un combat system privo di qualunque tecnicismo, e che dura a malapena due ore (delle quali solo 90 minuti sono effettivamente giocabili) non può e non deve essere considerato un “action game”.

3.5

Che voto dai a: Afro Samurai 2: Revenge of Kuma

Media Voto Utenti
Voti totali: 2
4
nd