Recensione Agatha Christie: The ABC Murders

Microids propone un'avventura grafica punta e clicca che richiama i grandi classici del genere: una trasposizione interattiva di The ABC Murder

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Agatha Christie: The ABC Murders
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Dresseno Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

The ABC Murders dimostra quanto l'adattamento sia una questione molto più complessa di quanto non sembri a prima vista. Nel caso specifico, non aiuta certo il fatto che a essere trasformato in videogioco sia uno dei romanzi più celebri di Agatha Christie. Se decidi di misurarti con la Christie, qualche rischio lo devi mettere in conto. The ABC Murders fu pubblicato nel 1936 e giunse in Italia con un titolo ben distante dall'originale: La serie infernale. Tra i vari aspetti per cui il romanzo viene ricordato, c'è la questione del punto di vista. Nel libro, la Christie sperimenta sul versante narrativo, mescolando prima e terza persona. Il narratore principale è Hastings, compagno fidato di Hercule Poirot in numerose opere. Ah, il caro vecchio Poirot! Adattare The ABC Murders è una questione complessa perché bisogna fare i conti con un materiale di partenza già estremamente sofisticato e con un personaggio, Poirot, caratterizzato fin nei minimi dettagli. Come tradurre il libro in gioco? La parola d'ordine, nel caso del titolo sviluppato da Microids e Anuman Interactive, è stata: semplificare. Un azzardo, per certi versi, perché se è vero che semplificando si corrono meno rischi e si cattura un pubblico più ampio, dall'altro si rischia di non rendere giustizia alla fonte originale e di indispettire i giocatori alla ricerca di sfida e profondità.

Galeotta fu la lettera

The ABC Murders, versione videogioco, si affida interamente a Poirot. Il giocatore veste i panni dell'investigatore belga; Hastings è relegato sullo sfondo, fa da comprimario sbiadito. Poirot gli rivolge qualche battuta, talvolta lo prende in giro; in un paio di circostanze gli affida qualche compito, ma è Poirot a stare sotto i riflettori. A proposito di Poirot, gli sviluppatori compiono una scelta che per alcuni potrebbe sembrare un errore: dare per scontato che i giocatori ne conoscano carattere e atteggiamenti. Comprensibile, ma non del tutto giustificabile. Ancor più, come vedremo, che entrare nei panni di Poirot, conoscerne la natura attenta e pignola, viene premiato durante l'avventura. I fan della Christie partono avvantaggiati, fortunelli (o sfortunelli, nel caso abbiano già letto il romanzo e si siano spoilerati il colpevole). Nell'albergo dove risiedono Hastings e Poirot arriva una lettera misteriosa. Un mittente anonimo si rivolge proprio a Poirot, preannunciandogli un delitto imminente. All'investigatore non resta che aspettare la data prefissata: l'omicidio ha puntualmente luogo. Le indagini hanno così inizio. È solo il primo di una serie di omicidi che procedono in ordine alfabetico, in un costante dialogo a distanza tra il serial killer e Poirot. Altro non vogliamo svelarvi: meno cose si dicono, in un giallo, meglio è.

Chi investiga e chi no

Agatha Christie: The ABC Murders cerca di camuffare la sua natura di avventura punta-e-clicca tradizionale inserendo tra le pieghe del racconto elementi di gameplay che vorrebbero risultare originali, varianti che si dimostrano però poco più che superficiali. Siamo lontani dagli standard imposti dalle produzioni Telltale, Dontnod e Quantic Dream, per intenderci, o dalla qualità dei grandi classici. Al contrario, e purtroppo, si avverte qua e là l'influenza di quel sottogenere tanto amato dai giocatori casual e tanto evitato dagli hardcore, i cosiddetti hidden objects.

Questo perché il gioco non fa nulla per mascherare linearità, assenza di esplorazione e necessità di cliccare su ogni oggetto presente sullo schermo prima di poter passare alla location successiva. The ABC Murders è un gioco investigativo, solo che non sembra sia il giocatore a investigare, bensì Poirot. L'impressione è che sia Poirot a guidare il giocatore, non viceversa. È soprattutto un problema di gameplay. Le location offrono, come da tradizione, un numero prestabilito di oggetti e aree sensibili. L'investigazione non procede per selezione, ma per accumulo: bisogna cliccare su ogni cosa, solo allora la location si "esaurisce" e Poirot può procedere con le deduzioni finali. Il meccanismo si ripete per ogni caso. Non mancano varianti, ma non fanno altro che dimostrare la tesi di partenza. Poirot può, per esempio, soffermarsi su alcune aree e analizzarle, ovvero concentrarsi su un numero - indicato sullo schermo, giusto per ridurre al minimo la difficoltà - di dettagli rilevanti. Il joypad vibra, gli elementi vengono registrati da Poirot, infine l'investigatore esprime le sue osservazioni. È un procedimento estremamente meccanico, di cui tra l'altro non sempre si coglie l'utilità. Più utile invece osservare i testimoni, per trarre alcune conclusioni sul loro carattere. Il processo è il medesimo, e a volte le osservazioni sembrano leggermente pretestuose, ma quantomeno il giocatore può trarne beneficio in sede d'interrogatorio. Si possono infatti porre diverse domande ai testimoni. Di buono c'è che se si sbaglia approccio il dialogo può prendere una brutta piega, ma è anche vero che, qualunque strada si scelga, le informazioni necessarie alle indagini vengono comunque a galla. In ogni caso, il dialogo ne guadagna in termini di ritmo e variabilità, e poi c'è un altro aspetto da considerare: il gioco premia con punti ego le domande più azzeccate e in linea con la natura metodica di Poirot, motivando cosi il giocatore a fare attenzione all'opzione scelta.

Le celluline grigie

In determinati momenti, suggeriti dallo stesso Poirot, avrete la possibilità di mettere insieme gli indizi per trarre delle conclusioni. È una fase sulla carta molto interessante: è il momento in cui finalmente il giocatore può diventare investigatore in solitaria, senza che si avverta l'ingombrante presenza di Poirot. Di fronte a determinate domande, bisogna selezionare gli indizi raccolti, indizi che sullo schermo si presentano sotto forma di icona. Accorpate gli indizi giusti perché il processo deduttivo possa arrivare a compimento. Una fase originale, che funziona solo in parte.

A volte, di fronte a un vicolo cieco, basta semplicemente accorpare gli indizi finché non si sblocca la giusta deduzione. In altri casi, l'indizio da selezionare è unico: chi dovesse trovarsi smarrito può testare tutte le icone finché non azzecca quella esatta. A conferma che il titolo non vuole assolutamente dar filo da torcere al giocatore, c'è un sistema di aiuti che può essere utilizzato in qualsiasi momento per risolvere enigmi o indirizzare il giocatore verso il punto d'interesse. In The ABC Murders non mancano infatti i tradizionali enigmi ambientali, che richiedono di interagire con marchingegni e mobilio assortito. Puzzle che funzionano, anche se a tratti si rivelano poco adatti al contesto narrativo e scenografico in cui sono inseriti. Dal punto di vista estetico il cel-shading di The ABC Murders è indubbiamente gradevole, come si può dedurre dalle immagini, ma non è possibile chiudere un occhio sulle animazioni mediocri e su una certa staticità degli scenari. L'avventura dura 7-8 ore e, pur nella linearità estrema dell'esperienza, riesce a intrattenere e a essere godibile. Semplicemente non offre nulla di realmente innovativo e il suo punto forte, alla fin fine, altro non è che la storia. Per quella, però, i complimenti vanno ad Agatha Christie.

Agatha Christie: The ABC Murders The ABC Murders è un'avventura punta-e-clicca onesta e che intrattiene, sarebbe ingiusto sostenere il contrario. È pur sempre un racconto di Agatha Christie tradotto in videogioco: nell'adattamento qualcosa è andato perduto, ma la qualità della storia è rimasta intatta. Purtroppo, però, il titolo Microids e Anuman Interactive risulta fin troppo tradizionale (e facile) nell'approccio. Le varianti investigative e “deduttive” inserite dagli sviluppatori non riescono a nascondere l'estrema linearità della progressione. Le indagini proseguono più per accumulo di indizi che per una reale capacità analitica del giocatore. Il giocatore, al contrario, tende a rimanere spettatore, semplice osservatore di un Poirot ingombrante e fin troppo consapevole. Al termine delle indagini, colpevole alla mano, viene quasi voglia di recuperare il romanzo. Quando il gioco si fa troppo casual, può essere saggio tornare alla fonte.

6

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