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Giochiamo in diretta con questa avventura dalle tinte oscure

Recensione Age of Zombies

Il twin stick shooter di Halfbrick a base di zombie sbarca sulla piccola di casa Sony

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  • iPhone
  • PSVita
  • Psp
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Nel 2007 uscì un modesto gioco flash intitolato Boxhead. Dotato di controlli ridotti ai minimi termini e di un gameplay ancor più facilmente assimilabile, vi metteva nei panni del quadratissimo John Bambo, alle prese con un’epidemia zombie di dimensioni apocalittiche. Fondamentalmente si trattava di un twin stick shooter in nuce, che sposava la classica fruizione dei giochi flash per PC con l’allora appena riscoperta attrazione per i non-morti. A partire da quell’anno, il titolo divenne una saga piuttosto nota agli argonauti della rete e amanti del genere, che in seguito poterono contare anche su un nutrito numero di cloni più o meno riusciti.
Tra i tanti che hanno deciso di buttarsi nella mischia c’è anche Halfbrick, team di sviluppo australiano che ha raggiunto la notorietà grazie a Fruit Ninja e Jetpack Joyride. Il loro Age of Zombies, pubblicato originariamente nel 2010, riprendeva (per non dire emulava) il gameplay di Boxhead e lo traghettava su iOS e PSP. A distanza di tre anni il titolo torna nuovamente sul PSN di Sony, questa volta in formato PS Vita. Quasi immutata nei contenuti, l’epopea splatter del vigoroso Barry Steakfries riesce ancora a regalare un indiscutibile divertimento, ma purtroppo si propone a un prezzo sproporzionato (4,99 €) rispetto alle passate edizioni.

A spasso nel tempo con gli zombie

Lo schizofrenico Dr. Brains ha un piano tutto suo per conquistare il mondo: scatenare un’apocalisse zombie usando portali spazio-temporali. Chiuso nel suo laboratorio a prova di intrusione (almeno così crede), dopo aver allevato una mandria di mangia-cervelli, li spedisce in varie epoche storiche con l’intento di diffondere l’epidemia lungo il corso della storia. Solo un uomo può impedire l’estinzione della nostra specie: il nerboruto Barry Steakfries, classico eroe-badass tutto piombo e battute ad effetto. Eliminato con un colpo di fucile il folle scienziato, senza pensarci due volte si lancia in uno dei portali, ritrovandosi scaraventato nell’epoca primitiva, tra umani dotati di un lessico limitatissimo e inquietanti T-Rex zombie.
Non fatevi ingannare dallo spazio che abbiamo concesso all’esposizione delle premesse narrative: la trama di Age of Zombies è poco più che un semplicissimo orpello atto a tenere legati tra loro i vari livelli. Sebbene sia impossibile parlare di un vero e proprio intreccio narrativo, data la pochezza della sceneggiatura, i dialoghi regalano più di un sorriso, grazie all’alto tasso d’ironia e ai numerosi giochi di parole. Come già accennato, Barry non si fa mai mancare la battuta ad effetto e i pochi personaggi a cui non spara a vista si rivelano ottime spalle per i suoi siparietti comici. Niente colpi di scena dunque, ma se avete un minimo di conoscenza dell'inglese (i testi a schermo non sono purtroppo localizzati) il gioco vi strapperà più di una risata durante le scorazzate spazio-temporali.

Tuttavia, l’attività principale di Barry non è fare l’istrione per accattivarsi l’utenza. Il suo hobby è spedire i non-morti lì da dove sono venuti: nella tomba. Per aiutarlo nello svolgimento di questa attività, il videogiocatore avrà a disposizione i classici controlli di un twin stick shooter: con l’analogico sinistro si muove l’avatar, con l’altro si direziona il fuoco.
Se da una parte non servono altri comandi per iniziare a giocare e divertirsi, dall’altra il discorso cambia se si vuole sopravvivere alle varie ondate di zombie: in questo caso dovrete tenere in considerazione ben altro.
Tanto per cominciare non avrete a che fare con cadaveri deambulanti dall’incedere insicuro e lento. Complice l’altissimo numero di non-morti che si materializzeranno contemporaneamente, non vi verrà mai concesso un secondo di pausa. Imparare al volo la conformazione della mappa e sfruttare a proprio vantaggio insenature e restringimenti è il primo passo per assicurarsi la vittoria. Inoltre potrete fare affidamento su nuove, e più performanti, bocche da fuoco rispetto alla pistola d’ordinanza. Tra shogun, granate, torrette di supporto, mitra e lanciafiamme, il campionario di strumenti di distruzione di massa è sufficientemente ampio da stuzzicare le smanie genocide del videogiocatore incallito.
Attenzione però a non farsi prendere dalla foga: correre a perdifiato verso il power-up di turno, per quanto di vitale importanza data la relativa inefficienza della dotazione di default, potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Gli zombie, per quanto giustamente dotati di un’I.A. ridicola, oltre al numero possono contare su unità dotate di abilità speciali. Alcuni godono di uno uno scatto fulminante. Altri esplodono appena colpiti. Altri ancora lanciano shuriken o vomitano acido.
Le difficoltà e gli ostacoli da tenere in conto sono moltissimi e non mancano neppure boss di fine livello. Ognuno caratterizzato da pattern d’attacco distinti, non rappresentano una minaccia sensibilmente più marcata rispetto alle orde di mangia-cervelli che affronterete di norma, ma donano un minimo di varietà al susseguirsi di livelli.
Soprattutto chi ha vissuto sui server di Left 4 Dead e smania per la nuova puntata di The Walking Dead (come il sottoscritto, del resto), non faticherà a divertirsi alla grande con Age of Zombies.

I problemi, purtroppo, sono tutti relativi ai contenuti offerti e al rapporto quantità-prezzo. Ai 15 livelli dell’edizione originale, ne sono stati aggiunti altri 3 caratterizzati da un livello di difficoltà estremo. Inoltre, oltre alla Storia, è stata aggiunta la modalità Survival. Come il nome lascia intendere, si tratta di sopravvivere il più possibile in una manciata di scenari, al fine di ottenere il punteggo più alto possibile. Le aggiunte ci sono quindi, ma il prezzo, considerato che si tratta di un gioco pubblicato nel 2010, resta alto. Come se non bastasse, un pomeriggio è più che sufficiente per sventare il malefico piano del Dr. Brain. Vista l’assenza di bonus e qualsivoglia sistema di crescita del personaggio, la rigiocabilità del titolo è prossima allo zero.
Da PSP a PS Vita, BlitWorks, fautrice della trasposizione, ha aggiornato la definizione per renderla compatibile (e decorosa) con lo schermo OLED della consolina di casa Sony. Tecnicamente non c’è nulla da recriminare e l’art design, rigorosamente in stile 16-bit, si lascia apprezzare oggi come allora.
Buono il sonoro. A fronte di melodie stereotipate al punto giusto, gli effetti se la cavano alla grande. I versi degli zombie, differenti per ogni epoca storica in cui vi ritroverete, non fanno che incrementare l’ironia che permea l’avventura. Inoltre, il suono di cervello spappolato che segue ogni uccisione regalerà un cinico senso di soddisfazione.

Age of Zombies Se smaniate dalla voglia di spappolare centinaia e centinaia di cervelli di non-morti, Age of Zombies fa sicuramente al caso vostro. Non si tratta di un twin stick shooter rivoluzionario, né di un capolavoro del suo genere, ma grazie a un ritmo d’azione sostenuto, a un arsenale sufficientemente nutrito ed a un’accettabile varietà di nemici da affrontare saprà regalarvi una manciata di ore di divertimento. Purtroppo questo è anche il più grande limite della produzione: i livelli non sono molti e il replay value è praticamente inesistente. Visto il prezzo a cui è venduto (quasi cinque euro), i nuovi contenuti non sono sufficienti per preferirlo alla ben più economica versione per iOS e PSP. Chi ha la possibilità insomma, farebbe meglio a deviare sull’edizione originale, nonostante su PS Vita il gioco non sfiguri affatto.

7

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