Recensione Akiba's Trip: Undead & Undressed

Arriva anche su Ps4 lo stavagante beat'em up di Acquire

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Akiba's Trip: Undead & Undressed
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PSVita
  • PS4

Akiba's Trip: Undead & Undressed, è il secondo capitolo di una saga avviata da Acquire sull'ormai scomparsa PSP, che arriva in terra d'occidente privo della numerazione progressiva e opportunamente sottotitolato, in modo tale da non lasciare spaesati eventuali acquirenti. Del resto il capostipite della saga non ha mai varcato i confini patrii, un po' per via della ricezione non eccezionale dell'hardware che lo ospitava, un po' per questa sorta di “embargo tematico” che troppo tempo ha tenuto in terra natia le stravaganze videoludiche di chiara matrice nipponica. Ora che Namco-Bandai ha intuito quanto estesa sia diventata la “nicchia” dei fan della scuola giapponese, i titoli che raggiungono gli scaffali del vecchio continente sono aumentati a dismisura: ed ecco quindi anche l'improbabile Beat'em Up stracolmo di vampiri “sintetici” e violenti spogliarelli. Oltre che su Vita e PlayStation 3, Akiba's Trip 2 debutta anche su Ps4: trovandosi - sulla console Next-Gen di Sony - un po' meno a proprio agio.

Vampiri e ninfette

Akiba's Trip: Undead & Undressed è completamente ambientato in uno dei luoghi più noti dagli appassionati di cultura giapponese e videogiochi nipponici: il quartiere di Akihabara.
Si tratta del distretto di Tokyo famoso per i suoi negozi, la maggior parte dei quali specializzati in manga, anime e, appunto, console e videogame, tanto da diventare una vera e propria tappa fissa per ogni occidentale che abbia la fortuna di trascorrere qualche giorno nella capitale nipponica.
Non è la prima volta che Tokyo viene utilizzata come ambientazione principale per un titolo sviluppato in Giappone: The World Ends With You era ambientato a Shibuya e anche Devil Survivor mostrava svariati quartieri della città.
Akiba’s Trip, però, si concentra su Akihabara e lo fa in un modo che strizza l’occhio proprio ai sedicenti Otaku, quelli che almeno una volta nella vita vorrebbero vedere con i propri occhi le vie, i vicoli e la moltitudine di negozi nei quali dilapidare i propri risparmi.

Il protagonista si ritroverà proprio in un vicolo del noto quartiere, dopo una rocambolesca fuga da una prigione nella quale è stato rinchiuso. Sua salvatrice è Shizuku, enigmatica ragazza che lo aiuterà a configgere i propri carcerieri e gli spiegherà cosa sta accadendo in città, dando corpo a delle voci che fino ad ora sembravano tutt’altro che fondate.
Degli esseri chiamati Synthister hanno infatti iniziato a rapire giovani ragazzi e ragazze che si avventurano nel quartiere, rubando loro la linfa vitale e lasciandoli quindi in un limbo fisico e spirituale di estrema apatia.
Nanashi, questo il nome del ragazzo, sarebbe stato la prossima vittima, ma grazie alla giovane è riuscito a sottrarsi ad un destino che pareva segnato. Il primo passo per cercare di arginare l’invasione dei Synthister sembra quindi essere riunirsi al proprio gruppo di amici, il cui campo base è ai limiti del distretto, organizzando infine delle ronde e cercando di capire come debellare una volta per tutte la minaccia.
Se già l’incipit sembra folle, la trama procederà rapidamente verso atmosfere e tematiche da anime classico, nel quale il sovrannaturale si mescola a siparietti comici e ad una sovrabbondate dose di fan service. Diciamo la verità: non è dal racconto che sarete eventualmente spronati a proseguire nell'avventura. Lo stile della narrazione è vicino a quello di una visual novel, con uso abbondante di testo e i classici disegni che mostrano chi sta parlando, con un uso limitato di animazioni. La narrazione è a tratti stucchevole e sicuramente prolissa, lasciando largo spazio a sottintesi e ad una comicità abbastanza triviale. Seguendo le mode di certi RPG, la narrazione regolare è supportata da una serie di situazioni che è possibile considerare accessorie: utilizzando il cellulare del protagonista è possibile rimanere in contatto con i propri amici, leggendo le loro email e dando un’occhiata ad un social network integrato nel gioco e che assomiglia molto a Twitter. In questo modo si potrà sempre sapere come vanno le cose nel gruppo, che si rimpinguerà progressivamente di nuovi personaggi. E magari chissà: riusciremo a farci piacere da una delle molte ragazze che continuiamo a guardare con gli occhi a cuoricino, nella speranza di assistere ad una di quelle sequenze un po' osè (anzi: ecchi) che di tanto in tanto dovrebbero fomentare qualche brivido.

Ti spoglio a calci

Bastano pochi minuti perché Akiba's Trip riveli al giocatore la folle premessa su cui si basa il suo gameplay, ed il gioco di parole “nascosto” nel titolo (con quel genitivo sassone che sembra in verità l'inizio di una nuova parola).
L'efebica Shizuku, infatti, svelerà in breve tempo al nostro protagonista l'unico metodo per sconfiggere i vampiri: spogliarli completamente.
Si diceva che Undead & Undressed è in buona sostanza un Beat'em Up, strutturato alla stregua del più celebre Yakuza: mentre esploriamo le aree piene di turisti e otaku, l'arrivo di un gruppo di ostili tramuta le strade di Akihabara in veri e propri ring. Solo che qui l'obiettivo finale delle scazzottate è quello di togliere gli indumenti dei propri avversari.
Il sistema di combattimento è abbastanza classico e prevede la pressione di tre pulsanti frontali per mirare a tre differenti aree del corpo degli avversari, “indebolendo” così i vestiti che indossano. Una volta logorate magliette, pantaloni e cappellini sarà possibile tentare di strapparli via, tenendo premuto il tasto corrispondente alla parte desiderata. Nel caso in cui fossimo riusciti ad indebolire a sufficienza diversi indumenti, potremo addirittura superare un semplice Quick Time Event per spogliare progressivamente più avversari.
I combattimenti sono insomma uno dei momenti in cui il lato voyeristico di Akiba’s Trip emerge con più chiarezza. Il nudo, sia chiaro, è appena visibile: un lampo di luce che riflette sui corpi nemici fa da censore, impedendoci di vedere cosa si nasconde sotto la biancheria dei ragazzi e delle ragazze che prenderemo a calci.
Eppure, stranamente, questo leggero elemento sessuale è chiamato a reggere da solo l'intera produzione, dal momento che gli scontri sono tutti abbastanza banali e anche in termini di meccaniche non c’è una vera e propria profondità, che faccia leva sull’abilità del giocatore o sulle sue doti strategiche nel pianificare una battaglia. Si possono raccogliere vari oggetti, tutti molto folli, per utilizzarli poi come armi, ma le possibilità offerte da un qualsiasi capitolo della serie Yakuza sono ben altro. E insomma, bastano poche ore di gioco per aver visto e provato tutto quello che, in termini prettamente ludici, Akiba's Trip ha da offrire.

Anche dal punto di vista tecnico non c'è da stare troppo tranquilli. Akiba's Trip, si diceva, è una saga che ha avuto origine su PSP, e sappiamo tutti quanto certe software house giapponesi siano "pigre" e lente nell'aggiornare gli engine grafici. Già su PsVita e su Ps3 questo Undead & Undressed non si mostrava troppo in forma, e su Ps4 la situazione è ancora peggiore. I modelli poligonali sono asciutti e davvero basilari, l'aliasing regna sovrano, texture in bassa risoluzione si mostrano in ogni inquadratura. Si registra anche qualche colpo di testa dell'inquadratura, e bisogna anche citare che, nel contesto di una piattaforma Next-Gen, la frammentazione eccessiva della città mette i nervi. Akihabara è suddivisa in aree microscopiche, che ci accolgono sempre e comunque brevi ma frequentissimi caricamenti. Il ritmo di gioco ne risente, così come pure la nostra pazienza. Inutile girarci intorno: trascinato via dal contesto portatile in cui si trovava così bene, Akiba's Trip risulta su Ps4 estremamente più "goffo" e impacciato.

Akiba's Trip 2 Come abbiamo già scritto qualche mese fa, analizzando una versione d'importazione su PsVita, Akiba's Trip è un titolo evidentemente “duplice”. Da una parte c'è il fascino innegabile ed esotico di una direzione spiccatamente nipponica, nello stile ma soprattutto nelle atmosfere. Akihabara è protagonista indiscussa dell'avventura, ricostruita così attentamente e letteralmente magnetica anche in versione digitale. Dall'altra però c'è un gameplay troppo semplice, privo di mordente, ma soprattutto stancante: gli entusiasmi che nei panni di Kazuma Kiryu derivavano da un combat system interessante e vario, qui vengono idealmente sostituiti dall'esaltazione per il nudo, dall'emozione per aver posato l'occhio sulle carni tenere e candide dei vampiri che regolarmente spogliamo, e per quella molle e tenue componente sessuale che attraversa tutta la produzione, dai dialoghi alle scene di intermezzo. Per apprezzare Akiba's Trip bisogna avere soprattutto un particolare senso del gusto ed un'amore spassionato per l'estetica “ecchi”: ed anche in questo caso è necessario chiudere un occhio (e forse più) di fronte ai limiti strutturali e tecnici. Soprattutto su Ps4, dove i limiti dell'engine emergono di prepotenza. Resta apprezzabile la volontà del publisher di portare anche nel vecchio continente un prodotto così particolare: una di quelle rarità dal gusto desueto che arrivano solo dall'oriente.

6.5

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