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Recensione Alien Breed Evolution

Il ritorno di un mito o un timido eco dal passato?

Alien Breed Evolution

Videorecensione
Alien Breed Evolution
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Non moltissimi videogiocatori, al giorno d’oggi, possono dire di conoscere questo mondo prima dell’avvento di console quali Nintendo 64, Playstation, Dreamcast o addirittura Playstation 2.
Molti, senza dubbio, si spingeranno con tranquillità sin agli inizi degli anni ’90, quando debuttò il Super Nintendo, ma pochi (sempre considerata l’età media del giocatore “moderno”), possono dire di aver vissuto ludicamente gli anni ’80, dove oltre al NES (o Famicom), spopolava l’Amiga, un timido passo avanti dal Personal Computer alla Home Console sul quale “giravano” gli indimenticabili floppy disk.
Ebbene, nell’era del digitale, dove i gli mp3 hanno preso il posto dei CD e dei semplici file delle pellicole cinematografiche, pare esserci ancora posto per qualche rivisitazione nostalgica.
Team 17, che ricorderete probabilmente per l’immortale Worms, ha infatti prodotto una nuova edizione di Alien Breed, noto sparatutto con visuale dall’alto dei tempi.
Alien Breed Evolution, primo capitolo di una trilogia, è disponibile sul marketplace Xbox LIve e sul Playstation Network a partire dal 17 Dicembre 2009.

Corridoi corridoi corridoi

I primi minuti di gioco fanno subito capire che il titolo vuole essere più che una semplice ode al suo antenato, prendendolo come spunto nella quasi totalità, eccezzion fatta per gli eventi narrati (non si tratta di un sequel, dopotutto).
Dal punto di vista del gameplay ritornano infatti, leggermente rielaborate per adattarsi ad un mondo tridimensionale, tutte le feature che, oltre vent’anni fa, avevano reso grande n titolo come Alien Breed.
Ci ritroveremo cioè, per l’intera durata dei cinque capitoli che compongono l’avventura (una mezza dozzina d’ore), a girovagare per lunghi corridoi che collegano stanze a volte ampie a volte strette, alla ricerca di schede magnetiche o terminali da attivare.
Per essere più precisi il decorso dell’azione prevederà sempre, e sottolineiamo sempre, il raggiungimento di una porta bloccata, che condurrà alla ricerca della chiave magnetica, utilizzata la quale dovremo raggiungere e attivare/disattivare un terminale, per poi ricominciare daccapo.
Fortunatamente almeno le situazioni sviluppate a schermo (al di là del ripetersi delle nostre azioni) saranno spesso diverse: una volta dovremo salvare degli scienziati da una fuga di gas, un’altra estinguere un’incendio e così via.
La preponderante linearità dell’incedere, unita alla monotonia delle location e spezzata solo da un timidissimo -e spesso frustrante- backtracking, non consentirà comunque al giocatore medio di divertirsi per più di un paio d’ore, tempistica durante la quale avremo già avuto modo di incontrare pressochè l’intero bestiario alieno e sperimentato l’intero arsenale.
Proprio la dotazione bellica risulta uno degli elementi più interessanti di Alien Breed Evolution, grazie ad un’interessante varietà che comprende mitragliatore, fucile a pompa, pistola, lanciafiamme, diverse tipologie di granate e addirittura la possibilità -in punti predeterminati- di posizionare delle torrette automatizzate.
Immediato ed accattivante anche il sistema di controlli, al quale possiamo appuntare solo una non perfette sistemazione dell’inventario: legato al pessimo D-pad del controller Xbox 360, la cui imprecisione spesso confonde la scelta di un’oggetto dall’inventario con il cambiamento d’arma.
Alcuni risvolti interessanti, tra i quali la gestione della telecamera isometrica (ruotabile a piacimento per scovare passaggi più o meno nascosti), non riescono comunque a risollevare un gameplay tendenzialmente piatto, nemmeno proponendo, come Alien Breed Evolution effettivamente fa, una modalità co-operativa per due giocatori, nella quale divertirsi in compagnia nel massacro degli alieni.
Specifichiamo, infine, come anche la partecipazione di due giocatori non diminuisca eccessivamente il livello di sfida che, considerando le produzioni odierne, si mantiene abbastanza elevato anche a livello normale.
Benchè gli alieni non siano dotati di intelligenza artificiale articolata il loro numero e l’elevato tasso di aggressività che li contraddistingue porteranno non pochi problemi anche al giocatore più navigato.

Unreal Engine 3 non si smentisce

Dal punto di vista tecnico Alien Breed Evolution non tenta certamente di rivaleggiare, come nessun Live Arcade fa, con produzioni maggiori, ma si accontenta di “vivacchiare” proponendo un motore solido e piuttosto fluido.
Il motore del titolo, basato sull’Unreal Engine 3, si avvale di discreti modelli poligonali, rifiniti con una più che accettabile mole di dettagli ed attorniati da una texturizzazione ben curata.
Sufficientemente realistiche le animazioni, che prevedono una differenziazione camminata-corsa per il protagonista e per gli avversari e mostrano qualche piccola peculiarità anche durante il caricamento delle diverse armi da fuoco.
Una nota di merito anche, e soprattutto, agli effetti particellari, presenti in abbondanza e spesso resi meglio rispetto a produzioni spacciate per “Next Gen”; fuoco, fumo ed esplosioni in abbondanza contribuiranno a ricreare un’atmosfera apocalittica al punto giusto.
Tale atmosfera sarà sottolineata da un comparto audio rispettabile, che mette insieme una buona campionatura ambientale ed un’altrettanto gradevole doppiaggio in inglese, accompagnato da sottotitoli rigorosamente in italiano.

Alien Breed Evolution Alien Breed Evolution è un rievocare il passato che non ci commuove. Nonostante qualche buona idea (vedi possibilità di ruotare la telecamera) ed un comparto tecnico assolutamente accettabile, il titolo, a causa di un gameplay estremamente ripetitivo e lineare (quasi estenuante), non riesce a fare breccia. Le poche ore di divertimento garantito, specie se l’avventura viene affrontata in co-op, sono quindi consigliabili solo ai veri patiti della vecchia serie; per tutti gli altri Shadow Complex risulta un’alternativa decisamente più valida.

5.5

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