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Recensione Alien: Isolation

Nello spazio, vi sentiranno urlare tutti

Alien: Isolation

Videorecensione
Alien: Isolation
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Non sapevamo esattamente cosa aspettarci, di fronte ad Alien Isolation, e non capita spesso. Normalmente, alla prova finale di un gioco si arriva già piuttosto preparati, al culmine di un percorso ben preciso, e le sorprese sono molto rare. Ora che abbiamo speso più di venti ore in compagnia dell'opera di The Creative Assembly, possiamo affermare senza esitazioni che si tratta di una produzione gigantesca, in grado di rappresentare al tempo stesso una lettera d'amore per i fan del film diretto da Ridley Scott, uno straordinario survival horror e un prodotto in grado di offrire, per la prima volta dall'inizio della nuova generazione, un vero passo avanti nell'ambito delle intelligenze artificiali. Del resto, è proprio così che è nato Alien Isolation: con un esperimento creato più per sfida e per ricerca che con veri intenti produttivi, le cui notevoli qualità anche in fase embrionale gli hanno permesso di convincere SEGA e 20th Century Fox a supportare il progetto.

Benvenuti a Sevastopol

L'intenzione degli sviluppatori, con Alien Isolation, è diventata proporre una sorta di "vero" sequel del film capostipite, e la trama prende infatti il via 15 anni dopo gli eventi dell'originale Alien. La protagonista, un ingegnere di nome Amanda Ripley, non ha mai smesso di investigare sulla scomparsa di sua madre Ellen, avvenuta in seguito al ben noto incidente sulla Nostromo. Come risulta già ben chiaro, una conoscenza almeno superficiale dell'immaginario creatosi attorno al marchio dello xenomorfo è assolutamente consigliabile, ma, del resto, a non aver visto il film originale si può tranquillamente ritenere siano rimasti in pochi al giorno d'oggi (in caso contrario, recuperarlo è d'obbligo). Grazie al favore di un amico, proprio Amanda viene inviata sulla stazione spaziale Sevastopol, dove giace in custodia la scatola nera della Nostromo, contenente le risposte a molte domande lasciate senza risposta. L'arrivo sulla stazione, naturalmente, va terribilmente storto, e basteranno pochi minuti per rendersi conto che nei suoi meandri qualcosa di terribile si aggira indisturbato. Da queste premesse parte un lunghissimo incubo da vivere esplorando in prima persona la stazione, seguendo un percorso lineare tracciato da obbiettivi sempre ben delineati. La via per giungere ai propri scopi, tuttavia, si rivelerà spesso ben più tortuosa del previsto, sia a causa dell'ottimo level design, che arricchisce ogni ambientazione di molti percorsi secondari da scoprire passo passo, sia per il fatto che, volutamente, nella maggior parte dei casi la meta sarà indicata solo genericamente, lasciando al giocatore il compito di rintracciarla.

A sbilanciare un'equazione apparentemente tradizionale ci penseranno le entrate in scena dell'Alien: oltre a rivelarsi spesso drammatiche, e molto ben dosate lungo il cammino, queste daranno il via a vere e proprie sessioni di caccia. Seguendo catene di eventi ben precise, gli obbiettivi di missione vi rimbalzeranno da una parte all'altra dei livelli, il più delle volte costringendovi a cercare specifici oggetti o ad usare il cervello mentre la bestia vi bracca. Alien Isolation, infatti, non è da pensare come un clone di Outlast e simili in salsa cinematografica, tutt'altro. I momenti creati ad hoc per far saltare il giocatore sulla sedia si contano probabilmente sulle dita di una mano, sostituiti semmai da un'ansia costante, costruita in maniera raffinata, utilizzando un gran numero di espedienti audiovisivi diversi, e soprattutto controllata da una regia sapiente, in grado di farla esplodere quando serve, per poi concedere un po' di meritato respiro. In tutto questo, la prima protagonista è la stazione Sevastopol, che lungo la modalità storia riesce a comunicare tutta la sua immensità. Un po' come accadeva con la Ishimura di Dead Space, vi troverete a visitarne (e ripercorrere più volte) alcuni ambienti chiave, come l'infermeria, gli alloggi dell'equipaggio, la sala macchine, l'alcova di Apollo, ossia l'immancabile intelligenza artificiale che regola l'intera stazione. Lungo questo percorso, imparerete a conoscere i meccanismi di base che regolano la nave, a sfruttarli a vostro vantaggio per sopravvivere allo xenomorfo. Tutto, insomma, parte da qui, da un'ambientazione modellata e dettagliata in maniera superba, in grado di non farvi avvertire il peso del back tracking grazie anche ai cambiamenti strutturali che immancabilmente faranno seguito ai tragici eventi. Degna di nota è anche la capacità degli sviluppatori di giocare con i climax, soprattutto nella seconda metà dell'avventura: dopo una fase centrale più tranquilla e forse meno riuscita, partirà un rush finale indimenticabile, punteggiato da diversi momenti in cui crederete di essere ad un passo dalla conclusione, per poi precipitare nuovamente nell'incubo.

Predatore e preda

Sebbene l'alieno non sia l'unica fonte di preoccupazione per Ripley, i livelli in cui vi darà la caccia rimangono senza dubbio i più memorabili della produzione. Questo grazie alla notevole intelligenza artificiale messa in campo da The Creative Assembly, che esula completamente da qualunque forma di scripting (se non quelli legati alla prima entrata in scena della creatura) e si regola autonomamente in base alle azioni del giocatore. Per rintracciarvi all'interno di un'area delimitata, nella quale sarete costretti a rimanere per completare questo o quell'obbiettivo, lo xenomorfo userà principalmente i suoi sensi, ossia vista, udito e olfatto, esplorando metodicamente l'ambientazione. Lo farà sia in campo aperto, sia sfruttando i condotti di ventilazione inseriti nei soffitti, e si tratta di una soluzione molto intelligente, dato che lascerà liberi per voi quelli al livello del pavimento, ammesso che la location in questione ne sia provvista. Quando non potrete sfruttare il vostro campo visivo, per seguire i movimenti dell'alieno dovrete utilizzare l'iconico sensore di movimento, anch'esso messo in scena in maniera molto elegante. Una volta estratto, lo sfondo si appannerà con un effetto depth of field, ma la pressione del grilletto sinistro potrà riportare a fuoco la visione panoramica, diminuendo invece la visibilità sullo schermo del dispositivo.
Data l'impossibilità di danneggiare l'alieno, gli sviluppatori forniscono al giocatore diversi strumenti per aggirarlo e confonderlo, sia inseriti nel level design, come condotte dell'aria in cui strisciare, stazioni di ricablaggio da cui attivare e disattivare telecamere e illuminazione gestendo l'energia, e armadietti in cui nascondersi, sia sotto forma di veri e propri strumenti. Tra questi, le più utili contro l'alieno saranno le granate acustiche, ottime da piazzare in un punto lontano dall'obbiettivo per godere di qualche secondo di relativa tranquillità. Buona parte di tale strumentazione, medikit compresi, andrà costruita dal giocatore sfruttando il sistema di crafting, ma solo dopo aver raccolto le materie prime sparse nei livelli. Soprattutto al più elevato dei tre livelli di difficoltà disponibili, gestire con estrema attenzione ogni singola risorsa sarà fondamentale, pena il rischio di trovarsi davvero in difficoltà in alcune fasi avanzate. Proprio qui, Alien Isolation svela tutta la sua natura, fortemente radicata nel sottogenere dei survival horror.
Inutile dire come le routine di ricerca della creatura siano molto efficaci (in maniera tra l'altro esponenziale in base al livello di difficoltà scelto dei tre disponibili), con l'aggiunta di una memoria davvero interessante da osservare. Un portello che si apre al nostro passaggio, o uno stimolo esterno (come le granate soniche di cui sopra) non faranno che aumentare la velocità e la determinazione con cui lo xenomorfo vi darà la caccia. In altre parole, guadagnarsi del tempo con i vari espedienti a disposizione a volte potrebbe fornirvi un vantaggio, ma farà anche molto arrabbiare la bestia, a vostro rischio e pericolo. Vale la pena di spendere qualche parola anche per i pattern comportamentali dell'alieno, che vanno a raccogliersi in qualcosa di molto simile ad un linguaggio. Dopo qualche ora di gioco, imparerete a riconoscerne i ruggiti, i soffi da felino e i versi gutturali, che si riveleranno sempre collegati a qualcosa di ben preciso, come l'imminenza di un attacco o il ritrovamento di qualche traccia nell'ambiente. A tutto questo va aggiunto il fatto che, col procedere della storia, lo xenomorfo acquisterà via via maggior precisione e ferocia nel darvi la caccia, osando sempre di più nel tentativo di stringere finalmente le fauci sulle vostre carni. A questo proposito, è bene precisare subito che Alien Isolation è un gioco ben più difficile della media, e che la morte è un evento tutt'altro che raro. L'ombra della frustrazione potrebbe avvolgere alcuni momenti (anche a seconda della fortuna, o meno, data la dinamicità del contesto), ma l'imprevedibilità e la personalità sfoggiate dall'alieno vi terranno costantemente interessati, fermamente intenzionati a superare la sua totale invulnerabilità. Alla difficoltà del contesto contribuisce anche il sistema di salvataggio, che permette di sovrascrivere solo in prossimità di apposite stazioni, spendendo tra l'altro diversi secondi nell'attesa. Va detto anche che gli sviluppatori le hanno distribuite nei livelli in maniera molto accorta, così da evitare ripetizioni di sessioni eccessivamente lunghe.

Un altro grande merito di Alien Isolation è la sua capacità di non rimescolare le carte passato un certo punto. Onestamente, temevamo che gli sviluppatori avrebbero prima o poi ceduto alla tentazione di dare al giocatore un'opportunità di riscatto nei confronti dell'Alien, ma i ragazzi di The Creative Assembly ci hanno fortunatamente smentito. Fino all'ultimo, nei panni di Amanda sarete costantemente vulnerabili e indifesi nei confronti del predatore, sempre più stremati e desiderosi di uscire dall'incubo. L'unica concessione in questo senso è il lanciafiamme, che guadagnerete solo nelle fasi più avanzate di gioco. Anche questo strumento non danneggerà l'Alieno, ma lo costringerà a ritirarsi (a patto che lo si impari ad usare correttamente), concedendovi qualche prezioso secondo per defilarvi. Così come vale per altri strumenti, anche questo contribuirà tuttavia ad irritare l'Alien, che aumenterà notevolmente i suoi sforzi nel darvi la caccia con rinnovata ferocia.

"Correre può causare incidenti"

Come vi verrà spesso ricordato da uno degli avvertimenti testuali che leggerete durante i caricamenti, "l'alieno non è l'unica minaccia sulla Sevastopol". Per quanto la sfida con la straordinaria intelligenza artificiale dello xenomorfo rappresenti il punto più alto del gameplay proposto dal gioco, gli sviluppatori hanno opportunamente deciso di offrire alcune divagazioni lungo la progressione, dove Ripley si troverà ad affrontare i sopravvissuti della Sevastopol, non sempre accoglienti nei suoi confronti, e gli androidi di servizio, anch'essi per la maggior parte ostili per motivi spiegati dalla trama. Sebbene lo stealth sia sempre un'ottima risorsa, in questi casi potranno tornare utili anche metodi d'offesa più diretti, come un revolver e un fucile a pompa. Lo shooting, sebbene molto limitato, è piuttosto convincente, anche nella sua estrema lentezza: del resto, Ripley è un semplice ingegnere. Quello che invece ci ha convinto meno di queste sessioni, per quanto la bellissima atmosfera di tensione non venga mai meno, è l'intelligenza artificiale che muove umani e droidi, a volte sin troppo facili da aggirare. Con l'eccezione di un assalto corale dei droidi (quando ci arriverete, capirete), per il resto si tratta di fasi meno appassionanti rispetto a quelle di confronto con l'alieno. Fortunatamente, anche in questo caso la regia dei The Creative Assembly fa il suo lavoro, evitando di conferire a questi diversivi un'incidenza sul conto ore totale tale da compromettere la qualità complessiva del progetto. Più interessanti, di contro, sono le fasi in cui xenomorfo, umani e droidi si troveranno tutti nella stessa ambientazione: qui, utilizzare le armi da fuoco diventerà molto pericoloso, in quanto finirebbe per attirare la creatura. Peraltro, utilizzando a dovere i diversivi, si potrà sfruttare la presenza di altri umani per darli in pasto all'Alien, sgattaiolando inosservati nel frattempo.

Beauty of destruction

In più momenti, aggirandoci per la Sevastopol, abbiamo subito dei forti deja vu dal primo Bioshock. La stazione spaziale, ormai semideserta e in stato di degrado, racconta la storia dei suoi giorni migliori attraverso la sua attuale devastazione, in maniera simile a quanto Rapture ha fatto ormai diversi anni or sono. Tutto questo grazie ad un lavoro di design sinceramente incredibile da parte degli sviluppatori: riguardarsi il piano sequenza d'apertura del primo film è più che sufficiente per comprendere la straordinaria molte di lavoro che i designer hanno portato a termine, riproducendo perfettamente ogni più piccolo dettaglio, dalle icone sopra ai portelli sino all'imbottitura delle pareti bianche. Tutto questo lavoro non va mai, neanche per un attimo, sprecato, dato che anche gli elementi colti solamente con la coda dell'occhio contribuiranno a farvi sentire parte di un mondo perfettamente coerente e funzionale, dotato di un suo proprio linguaggio visivo. A questo, gli sviluppatori hanno aggiunto del loro, generando un'oggettistica tanto verosimile da diventare riconoscibile per il giocatore stesso. Dopo qualche ora spesa in compagnia del gioco, saprete esattamente che forma hanno un generatore ausiliario, una condotta d'aerazione o un pannello di ricablaggio, li riconoscerete da metri di distanza e nella penombra, e questo testimonia uno sforzo di design davvero fuori dal comune, partito da basi preesistenti, ma evolutosi a opera autosufficiente.

Dal punto di vista tecnico, la versione PC da noi testata ha rivelato un ottimo lavoro anche dal punto di vista grafico. A fronte di ambienti invero piuttosto statici, nonostante la fisica Havok attivata, la qualità del rendering è di livello, con particolare menzione per il comparto luci dinamico, sfruttato sapientemente insieme ai riflessi per proporre ambientazioni in certi casi davvero memorabili. Texture di ottima qualità, una grana filmica tesa a riprodurre la sporcatura delle pellicole anni '80 e un antialiasing in grado di pulire nettamente i contorni rendono esplorare la Sevastopol un piacere per gli occhi. Anche sulla nostra macchina di prova piuttosto datata (i5 2500, 4 GB RAM, GTX 660ti) il gioco si è comportato bene anche con tutta l'effettistica spinta al massimo, senza mai scendere sotto i 40 FPS.
Dal punto di vista audio, anche qui il lavoro svolto è ottimo: i tappeti sonori sono sempre densi grazie ai molti effetti di qualità sovrapposti, e proprio la componente sonora gioca un ruolo importantissimo nella costruzione della tensione. Le musiche sono dosate, totalmente assenti in certi passaggi, dominanti in altri, e dinamiche, con apici che si generano automaticamente in determinati momenti di gioco. Il risultato è un'esperienza avvolgente, e terrificante, anche per quanto riguarda il sonoro.

Alien: Isolation Se già in ambienti altamente scriptati generare paura nel giocatore non è un compito alla portata di tutti, farlo sfruttando un solo nemico guidato da una sua intelligenza artificiale lungo un arco narrativo in grado di durare facilmente una ventina d'ore abbondante non è affatto semplice. Non contenti di aver compiuto questo gioco di prestigio, i ragazzi di The Creative Assembly hanno speso una mole eccezionale di lavoro nel design grafico e dei livelli, nella regia e nella pura progettazione di un'opera in grado di stupire anche per durata complessiva. Qualche difetto, come abbiamo già sottolineato, non manca, in particolare la scarsa intelligenza artificiale di umani e sintetici, un paio di momenti forse eccessivamente frustranti (ma, data la dinamicità del contesto, non è detto che viviate la nostra stessa esperienza) e una sequenza narrativa centrale sin troppo diluita. Non si tratta, fortunatamente, di mancanze compromettenti per la validità dell'opera nel suo insieme, che ne esce in ogni caso come la migliore e la più impegnativa esperienza horror comparsa sui nostri schermi dai tempi del primo Dead Space. Arrivati ai titoli di coda, avrete la netta impressione di aver compiuto una grande impresa, di aver combattuto contro un'intelligenza superiore solo con le vostre forze. È anche questa genuina sensazione che ci dà la certezza che Alien Isolation sia un'esperienza fuori dal comune, di quelle che si presentano sugli scaffali solo una volta ogni qualche anno. Le sorprese in questa stagione autunnale sono più di quelle che avremmo immaginato, e il lavoro di The Creative Assembly potrebbe già sin d'ora confermarsi come la più intensa, e irrinunciabile.

9

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