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Recensione Aliens: Colonial Marines

Dall'oscuro spazio profondo, la minaccia Xenomorfa è tornata più feroce che mai.

Versione analizzata: PC
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Wii U
  • Pc

Il rapporto tra la celeberrima saga cinematografica di Alien (Alien, Aliens - Scontro Finale, Alien 3, Alien - La Clonazione più gli spin off Alien Vs Predator) e le molteplici trasposizioni videoludiche, come ben sanno gli appassionati, è tutto fuorché idilliaco. Al di là di alcuni titoli iconici, tra i quali annoveriamo Alien versus Predator del 1999 su PC o il bellissimo Alien 3 del 1993 su Super Nintendo, tutti gli altri, chi più chi meno, presentano difetti e criticità tali da non rendere giustizia alla fama dei terrificanti “Xenomorfi”. Un notevole fattore di difficoltà nel tradurre in esperienza videoludica suddetta saga risiede anche nel dualismo tra le prime due pellicole, universalmente riconosciute come le migliori pur proponendo un approccio sostanzialmente diverso al tema, con la declinazione di Ridley Scott (l'originale) più orientata all'horror puro e quella di Cameron (Aliens - Scontro Finale) votata all'azione. Scontentare un fan di queste splendide pellicole, per una ragione o per un'altra, è dunque estremamente semplice. Ma i videogame ispirati ad Alien ci hanno sempre messo del proprio, magari per l'atmosfera mal riprodotta, il gameplay superficiale o per altre magagne, solitamente riconducibili a quelle dei tie-in basati su licenze d'oro com'è appunto quella sull'odissea della bella (e bravissima) Ellen Ripley/Sigourney Weaver. Nel 2001, tuttavia, ci fu l'annuncio che tutti gli appassionati aspettavano, ovvero quello della realizzazione di un videogioco per Playstation 2 chiamato “Alien Colonial Marines” la cui trama avrebbe narrato eventi a cavallo tra Aliens - Scontro Finale ed Alien 3. Un vero e proprio must per i fans di Alien, dunque. Il titolo, sviluppato dai Check Six Games ed edito da Fox Com Intercative ed Electronic Arts, fu purtroppo cancellato in corso d'opera e di Alien Colonial Marines non si seppe più nulla sino al febbraio 2008, quando SEGA- che nel frattempo aveva acquisito i diritti di Alien da 20th Century Fox - e Gearbox Software annunciarono lo sviluppo di un “nuovo” Aliens Colonial Marines. Da allora sono passati ben 5 anni e tra ritardi e rinvii vari si è giunti fino al 12 febbraio 2013, data del lancio ufficiale “del più ambizioso ed importante progetto videoludico dedicato ad Alien”, come sottolineato a più riprese dagli sviluppatori. Sarà realmente così? Scopritelo nella nostra approfondita disamina.

RITORNO ALLA SULACO

Dato che l'ultima fatica di GearBox Software si incastona alla perfezione nel plot narrativo della saga cinematografica di 20th Century Fox, è cosa buona e giusta riassumere gli antefatti di Aliens Colonial Marines. In Alien di Ridley Scott tutto ha inizio su una nave cargo chiamata Nostromo, diretta verso la Terra con un carico di preziosi minerali recuperati sul pianeta Thedus. L'equipaggio, dopo essersi risvegliato dal criosonno, scopre di non trovarsi sulla giusta rotta ed è inoltre obbligato da una postilla contrattuale a verificare la presenza di forme di vita intelligenti qualora ve ne fossero indizi. Manco a dirlo, un segnale anomalo proveniente da un misterioso pianeta (il famigerato LV-426) conduce alcuni membri dell'equipaggio all'esplorazione del suddetto, proiettandoli direttamente nel peggiore degli incubi. Il vicecomandante Kane viene infatti aggredito da un face-hugger e diventerà il vettore per l'alieno che, in una delle più celebri e truculente sequenze nella storia del cinema, esce dal petto dello sventurato ufficiale. Una volta libero e cresciuto, l'incubo partorito dalla mente di H.R. Geiger e plasmato dalle sapienti mani del nostro scenografo Carlo Rambaldi semina terrore e morte a bordo della Nostromo, dovendosi tuttavia arrendere alla tenacia della protagonista Ellen Ripley, che lo spedisce nello spazio profondo nella sequenza finale. Durante il dipanarsi della trama si scopre che in realtà dietro l'incidente c'era la cosiddetta “Compagnia” (la Weyland-Yutani) che aveva programmato il tutto per recuperare un alieno e trasformarlo in una terribile arma biologica. Scampato il pericolo - e qui siamo già in Aliens di James Cameron - Ripley viene salvata e riportata sulla Terra, dopo aver vagato nello spazio per ben 57 anni in stato criogenico. Viene quindi convinta, dal membro della Compagnia Carter J.Burke, ad imbarcarsi come consulente sulla USS Sulaco insieme ad un gruppo di Marines, per investigare sulla Colonia di Hadley's Hope - installata proprio su LV-426 - dalla quale non arrivano più segnali. Ripley, perseguitata dagli incubi, viene persuasa dalla Compagnia con la promessa di essere reintegrata come ufficiale di volo e soprattutto con l'assicurazione (mendace) che tutti gli Xenomorfi saranno annientati.

"Uno degli aspetti più interessanti della produzione GearBox Software è proprio quello di amalgamarsi alla perfezione con i film e la possibilità di ripercorrere le ambientazioni divenute celebri nelle pellicole."

Nulla di meglio per far sparire gli incubi. Giunti sul posto, dopo aver constatato la dipartita dell'intera colonia ad eccezione di una bambina, le cose vanno ben diversamente e sono i Marines ad esser sopraffatti dagli alieni. Gli unici superstiti della fallimentare spedizione sono Ripley, la bambina (Rebecca 'Newt' Jordan, interpretata da Carrie Henn), il ferito caporale Dwayne Hicks (Michael Biehn) e Bishop, nome generico dato agli androidi che compaiono nella saga. Nella sequenza finale Ripley ingaggia una strenua battaglia a bordo di un elevatore con la regina aliena, rimasta aggrappata alla navetta che aveva ricondotto il gruppo sulla Sulaco. Superato anche quest'ultimo ostacolo i superstiti si preparano al criosonno per tornare finalmente a casa. Il terzo film di Alien, diretto da David Fincher, inizia esattamente da qui, con un incidente a bordo della Sulaco che provoca l'espulsione della capsula di salvataggio (con l'equipaggio in criosonno) sul pianeta Fiorina “Fury” 161, una colonia per detenuti irrecuperabili. Ma questa è un'altra storia. Aliens Colonial Marines, infatti, si colloca esattamente tra gli eventi finali di Aliens - Sontro Finale e quelli iniziali di Alien 3, con l'astronave USS Sephora dei Marines Spaziali inviata sulle tracce della Sulaco dopo aver ricevuto una richiesta di soccorso da parte del caporale Dwayne Hicks. Uno degli aspetti più interessanti della produzione GearBox Software è proprio quello di amalgamarsi alla perfezione con i film, regalando una trama con qualche colpo di scena inaspettato, numerosi Easter Egg e la possibilità di ripercorrere le ambientazioni divenute celebri nelle pellicole, in particolar modo quelle di Aliens - Scontro finale. Il cast principale di Aliens: Colonial Marines, non propriamente carismatico, è composto dal caporale Christopher Winter (il protagonista della campagna in singolo), dal luogotenente Jeremy Cruz, dai soldati Peter O'Neal e Bella Clarison (uniti da una storia), da un pilota e da altri personaggi più o meno importanti, come l'immancabile androide. Grazie alla possibilità di giocare in cooperativa fino a 4 giocatori potremo impersonare i suddetti a seconda del livello affrontato nella storia, aumentando a dismisura il coinvolgimento ed il divertimento dell'opera distribuita da Sega.

"Solitamente Escono di Notte"

Gearbox Software nella stragrande maggioranza dei casi è sinonimo di elevatissima qualità: basti pensare alla serie di Borderlands o a quella di Brothers in Arms; tuttavia anche i talentuosi ragazzi della software house fondata da Randy Pitchford nel 1999 sono incappati in qualche colpo a vuoto. Il famigerato Duke Nukem Forever del 2011 ne è probabilmente l'esempio più lampante: un prodotto che condivide con Aliens Colonial Marines il parto estremamente lungo e travagliato, di solito sinonimo di “sventure” o inghippi in fase di produzione. E sventura, per molti versi, è stata anche in questo caso. Il primo aspetto a colpire negativamente il giocatore, dopo aver avviato una nuova partita dal semplicistico (ed anonimo) menù di gioco, è indubbiamente quello tecnico, decisamente al di sotto degli standard attuali sotto numerosi punti di vista. Ne parleremo più a fondo nel paragrafo dedicato. Ingoiato il primo rospo, ulteriormente appesantito da cutscene che definire datate è un eufemismo, si prova a godere dell'atmosfera e della situazione drammatica; del resto siamo in procinto di salire sulla Sulaco e stiamo per scoprire cosa diavolo è successo a bordo, un incipit indubbiamente emozionante. Purtroppo però le prime schermaglie con gli alieni sono tutto fuorché terrorizzanti. Agili e rapidissimi come abbiamo imparato dalle pellicole, gli Xenomorfi di Alien Colonial Marines non possiedono comunque gli intelletti “vasti e freddi” che si convengono a siffatte creature. La classe Soldiers, tra le fila aliene, è ad esempio pura e semplice carne da macello. Pur attaccandovi costantemente, questi avversari possiedono routine comportamentali basiche e nella maggior parte dei casi limitate al mero attacco frontale suicida. Non dovrete nemmeno preoccuparvi del famigerato sangue acido: quando vi esploderanno in faccia, in una nube verde putrescente, non subirete alcun danno. C'è tuttavia da aggiungere che le ambientazioni buie e corrotte, in particolare quelle infettate dalle strutture aliene, riescono in determinati livelli ad incutere la giusta tensione, con gli “Xeno” ben mimetizzati e comunque pericolosi, poiché in grado di camminare su pareti e soffitti. Ben più subdola e potente la classe Lurker, composta da Xenomorfi più affini all'Alien di Ridley Scott, che prediligono agguati mordi e fuggi e gli assalti a sorpresa. I loro attacchi, che spesso comportano un atterramento del protagonista, sono tuttavia responsabili di un fastidiosissimo bug che speriamo venga risolto con una patch al lancio. Se vi trovate con le spalle al muro è molto probabile veniate spinti addirittura dentro od oltre all'ostacolo, rimanendo incastrati senza la possibilità di usare la pistola, estratta al momento dell'atterramento. In più rare circostanze può invece capitare che siano gli stessi alieni a rimanere incastrati o a non avvertire minimamente la vostra presenza, lasciandosi eliminare in tutta tranquillità.

"Le ambientazioni buie e corrotte, in particolare quelle infettate dalle strutture aliene, riescono in determinati livelli ad incutere la giusta tensione."

Altra classe aliena con cui avrete a che fare è quella degli Spitter, ovvero quelli che sputano acido, questo sì in grado di provocare danni al giocatore. Tale classe è però meno pericolosa delle altre e relativamente semplice da abbattere. Non paghi di aver incluso tutti gli Xenomorfi apparsi nelle prime tre pellicole (fastidiosi facehugger inclusi), gli sviluppatori di Gearbox hanno aggiunto anche alcuni nemici inediti, quelli che indubbiamente faranno storcere il naso ai fan del film. In una sezione incontrerete addirittura Xenomorfi “zombie”, alieni che si accorgono della vostra presenza solo se vi muovete (!) e che vengono attratti dal rumore come falene, esplodendo poco dopo. Ma gli avversari meno riusciti sono sicuramente quelli umani, ovvero i mercenari della Compagnia che dovrete affrontare in alcune circostanze. Il problema principale di questi scontri risiede nella grande imprecisione delle armi in dotazione (in particolare del duttile fucile ad impulsi), che renderanno quasi impossibile mettere a segno colpi precisi dalla media distanza. Complice un hitbox impreciso ed una reazione ai proiettili estremamente datata, gli scontri a fuoco con questa tipologia di nemici appaiono molte volte frustranti e ben poco stimolanti. Fortunatamente, almeno l'arsenale a disposizione di Winter e compagni ricalca alla perfezione quello visto nelle pellicole e, oltre al già citato fucile ad impulsi, troveremo l'immancabile lanciafiamme, il fucile a pompa e l'ambita smartgun, ovvero la mitragliatrice portatile equipaggiata dalla rocciosa Vasquez in Aliens - Scontro Finale. A queste armi se ne aggiungono alcune inedite, ed è inoltre possibile recuperare all'interno dei livelli quelle “speciali” adottate dai Marines nella pellicola di Cameron, una chicca che sicuramente i fan apprezzeranno. La campagna, giocabile sia in singolo che in cooperativa, si porta a termine in circa 7/8 ore a livello normale ed è composta da 11 missioni distinte, ambientate principalmente nelle location viste in Aliens - Scontro finale. Va sottolineato che i livelli sono piuttosto lineari e non dovrete far altro che percorrerli da A a B, uccidendo tutti i nemici che incontrerete sulla strada ed attivando o disattivando interruttori. Talvolta sarete impegnati in mansioni alternative come pilotare gli elevatori gialli divenuti celebri nel film diretto da Cameron. Peccato che la sensazione di “potenza” a bordo di questi mezzi non sia propriamente riuscita, soprattutto a causa dei movimenti goffi e grezzi. Segnaliamo infine che il design delle location, pur ricalcando con cura quanto visto nei film, denota una certa ripetitività di fondo, che pesa soprattutto quando si viene spinti alla fase di backtracking. Nel complesso si tratta di una campagna estremamente classica con sezioni riuscite ed altre meno, dove l'atmosfera di Alien emerge solo in talune circostanze (non salterete praticamente mai dalla sedia), ma che tuttavia non mancherà di emozionare gli appassionati, soprattutto se portata a termine in compagnia.


TERRORE DALLO SPAZIO PROFONDO

Oltre alla campagna cooperativa il multiplayer di Aliens Colonial Marines è fruibile anche in peculiari modalità competitive, racchiuse nel menù principale sotto la voce “Versus”. Il multiplayer è strettamente connesso alla storia, poiché tutti gli upgrade sbloccati per le armi (che spaziano fra mirini, skin, tipologia di fuoco secondario ed altro) e lo stesso livello di esperienza raggiunto, sono condivisi, evitando al giocatore di dover sbloccare due volte i medesimi attachements. Diverso il discorso per gli alieni (suddivisi nelle classi Soldier, Spitter e Lurker), la cui crescita è esclusivamente confinata al multiplayer competitivo. Proprio la possibilità di utilizzare gli Xenomorfi, con una visuale in terza persona per differenziarli dai marine, rappresenta l'aspetto più intrigante ed interessante dell'offerta ludica. Le modalità competitive sono 4 in tutto e comprendono le seguenti tipologie: “Partita Mortale” (il classico Team Deathmatch) per 10 giocatori suddiviso in due turni; “Sterminio”, in cui un team di marines deve difendere specifiche aree per far esplodere le uova aliene e nel frattempo respingere gli assalti dei giocatori Xenomorfi; “Fuga” (per 8 giocatori), in cui i marines devono riuscire a fuggire dalla mappa raggiungendo determinati obiettivi mentre gli alieni provano ad impedirglielo, ed infine “Sopravvissuto”, dove i marine, con una sola vita, devono resistere per 5 minuti ad assalti sempre più massicci e pericolosi degli Xenomorfi. Si tratta di modalità divertenti e gli appassionati di Alien saranno felicissimi di indossare anche i panni degli Xenomorfi. Resta da valutare sul lungo periodo il bilanciamento in battaglia e la solidità del netcode a pieno regime (ora come ora gli avversari sono tendenti allo zero). Le mappe a disposizione, in ogni caso, sono cinque per le modalità Partita Mortale e Sterminio, due per Fuga e due per Sopravvissuto. Tutte riprendono le ambientazioni già viste nei vari stage della campagna e presentano un ben sviluppato level design, che ben si sposa alle tattiche subdole e criptiche degli alieni.

SOTTOTONO

Non si può assolutamente nascondere che dal punto di vista squisitamente tecnico Aliens: Colonial Marines sia decisamente sotto le aspettative e sotto gli standard qualitativi attuali, sebbene gli ultimi video pubblicati non lasciassero molti dubbi al riguardo. Il count poligonale si attesta su livelli piuttosto bassi e la qualità dei modelli risulta datata, appesantita da un comparto animazioni macchinoso e scarsamente fluido, anch'esso figlio di una generazione passata (quasi due considerando la fase di cambiamento che stiamo per attraversare). Veder correre i marine davanti ai propri occhi lascia veramente l'amaro in bocca ed è inevitabile pensare che si sarebbe potuto e dovuto fare di più. Fortunatamente, per gli alieni la situazione è decisamente migliore, almeno fin quando non si mettono in piedi cercando di atterrare il giocatore con una mal riuscita combinazione pugilistica. La maggior parte delle lacune tecniche, tuttavia, viene nascosta dall'ambientazione costantemente buia e dal buon uso delle fonti di illuminazione, particolarmente ispirate e suggestive in determinati passaggi. Non mancano i livelli che si fanno apprezzare visivamente come quelli all'aperto su LV-426 e le aree contaminate dagli Xenomorfi, con uova e strutture corrotte esattamente come ideate da H.R. Geiger. Peccato per gli effetti particellari praticamente assenti o di fattura discutibile, come il getto del lanciafiamme: a dir poco imbarazzante. A far storcere il naso, tuttavia, sono i numerosi bug ed il generale mancato “lavoro di cesello” che emerge in tutto l'impianto tecnico. Alle già citate compenetrazioni ed ai nemici con IA deficitaria, si aggiungono i danni casuali causati dalle esplosioni o dal fuoco (in talune circostanze si può letteralmente sostare sui falò senza perdere energia) e i personaggi che a volte levitano ad alcuni centimetri da terra. Ad abbassare ulteriormente il valore tecnico dell'opera ci pensano i campionamenti sonori di qualità davvero molto bassa, con le armi letteralmente incapaci di infondere incisività e potenza ai colpi, ricordando il famigerato klob (lo “sparamiccette”) di Goldeneye 007 su Nintendo 64. Per quanto fedele nelle dinamiche, anche la riproduzione del fucile ad impulsi, purtroppo, lascia a desiderare.
Per quanto concerne il doppiaggio, completamente in italiano, le cose vanno leggermente meglio anche grazie alla buona interpretazione di Claudio “Comandante Shepard” Moneta nei panni del caporale Winter. Tuttavia lo scarso carisma degli altri personaggi ed il militarismo gretto, condito da audace turpiloquio, il più delle volte si traduce in un risultato grottesco. Buono invece l'accompagnamento sonoro, che ricalca la produzione di Jerry Goldsmith e James Horner. Abbiamo testato il gioco con due configurazioni di prova (i5 3570k con Gainward 680 GTX Phantom e 8 Giga di Ram e portatile Acer Aspire 5750G con i5, Nvidia GT540M e 4 Giga di Ram) ed ottenuto i 60 fps stabili al massimo del dettaglio in tutte le circostanze, con qualche leggero calo sul portatile nelle situazioni più concitate. Il titolo dunque si presenta particolarmente leggero ed è fruibile anche su sistemi non all'ultimo grido.

Aliens: Colonial Marines Con tutte le magagne ed i fastidiosi bug che porta in dote, il comparto tecnico datato e l'atmosfera delle pellicole ricreata solo in determinati frangenti, non si può certo dire che Aliens Colonial Marines abbia centrato l'obiettivo, o almeno non lo ha fatto completamente, disattendendo le elevatissime aspettative dei fan. Ciononostante l'impianto narrativo direttamente integrato con quello della saga cinematografica, la presenza di colpi di scena, Ester Eggs ed un comparto multiplayer alternativo a quello dei soliti FPS ne fanno un prodotto interessante per chi adora la saga e subisce il fascino dell'inquietante creatura di Geiger. La sequenza finale, inoltre, prevede chiaramente un prosieguo della storia e dunque un possibile seguito che, se riveduto e corretto secondo gli standard qualitativi Gearbox, potrebbe essere un prodotto finalmente maturo ed all'altezza della licenza. Se siete appassionati di Xenomorfi, disposti a chiudere non uno ma due occhi sul comparto tecnico e su un'atmosfera che non è in grado di incutere timore (Dead Space è su tutt'altro pianeta), potete sicuramente dargli una chance. Del resto il multiplayer competitivo e la campagna cooperativa regalano non poco divertimento, con la speranza che una tempestiva patch corregga tutti i fastidiosi bug evidenziati nella nostra prova.

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