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Recensione Aliens vs. Predator

Dopo undici anni Rebellion prova a bissare il successo del primo titolo della serie

Aliens vs. Predator

Videorecensione
Aliens vs. Predator
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc

Quando, nel lontano 1999, una software house dal nome Rebellion Developments sviluppò un gioco dal titolo Alien vs Predator per PC, la critica specializzata premiò la sua produzione soprattutto sottolineandone la diversità dagli standard del periodo, in quanto il titolo in questione presentava tre diversi personaggi giocabili, facendo della varietà di gameplay la sua arma principale.
Forte del successo appena ottenuto, i ragazzi di Rebellion si lanciarono presto in altri progetti, che non ebbero però il successo sperato.
Accadde così che il seguito di quel gioco tanto acclamato cambiò sviluppatore, passando nelle mani di Monolith, che si rivelò all’altezza della situazione sfornando, nel 2001, un gioco di tutto rispetto, capace di mantenere i punti di forza del suo predecessore aggiungendo al tempo stesso le migliorie necessarie ed un multiplayer di tutto rispetto, rendendo così Alien vs Predator 2 un vero e proprio successo.
Oggi, dieci anni più tardi, Rebellion, dopo una serie di pubblicazioni non proprio esaltanti (Rogue Warrior e Shellshock 2: Blood Trails solo per citarne le più recenti) prova a bissare il successo ottenuto con il capostipite della serie, riproponendo un gioco dal titolo identico, ma dalle potenzialità molto interessanti, dettate anche dal progresso del gaming nel nuovo millennio.
Pubblicato da SEGA, Alien vs Predator è uno dei giochi più attesi del periodo, soprattutto per i fan della filmografia specifica, che porta una leggera ventata di aria nuova nel genere degli FPS, purtroppo anche al giorno d’oggi troppo saturo di cloni di vario genere.

Tre storie che si intrecciano

Il filmato iniziale ci mostra la scoperta dell’entrata di un'antica piramide di origine aliena, al cui interno sembra essere custodito qualcosa di antico e prezioso.
Da questa sequenza parte la storia narrata in Alien vs Predator, ambientato sul pianeta BG-386, i cui segreti faranno da sfondo all’intrecciarsi di storie che vedranno le tre razze giocabili sfiorarsi l’una con l’altra. Si crea così un plot interessante e ben strutturato, visto da tre prospettive completamente differenti -a volte prede, a volte cacciatori- in un cammino che ci porterà a scoprire l’inquietante e pericoloso segreto costruito intorno e, sopratutto, dentro questa piramide.
Il lavoro di Rebellion sarà apprezzato in maniera particolare da tutti gli amanti della filmografia di Alien, alla quale il gioco strizza l'occhio e più volte fa riferimento (neanche troppo velatamente), con dettagli e particolari che i fan della saga apprezzeranno senza ombra di dubbio, trovando questo avp ancor più appetibile dal punto di vista narrativo e descrittivo.
Come quindi poco prima accennato, nel single player saremo portati a vestire i panni di una recluta Marines, di un Alien e di un Predator in tre campagne che si svolgeranno in locations identiche, ma ogni volta in situazioni diverse. Va anche detto di come ogni mappa sarà affrontata in maniera cronologicamenre differente in ognuna delle tre campagne, seguendo ovviamente la storia personale e le necessità (completamente diverse) dei tre personaggi giocabili.
La longevità del titolo si assesta tra le 12 e le 15 ore, a seconda del livello di difficoltà scelto (tra i 4 disponibili) e alla ricerca, o meno, dei collezionabili, diversi per ogni campagna, presenti in ogni mappa. Da segnalare inoltre la presenza di un punteggio che sarà assegnato per ogni mappa completata, un po' come avviene per i giochi action, che porterà i più esigenti a rigiocare le varie avventure per ottenere il punteggio perfetto, con conseguente aumento della longevità del gioco.

Tensione ai massimi livelli

Come già accennato, le tre diverse campagne presenti nel gioco ci permetteranno di vestire i panni di ognuna delle tre razze disponibili. Come annunciato dagli stessi Rebellion, e' sicuramente la campagna del marine la più affascinante e ben riuscita. Protagonista principale sarà una recluta dei Colonial Marines, che ben presto si troverà solo in una situazione disperata, armato di una pistola (con colpi infiniti), una torcia (con un raggio di illuminazione piuttosto limitato) e una serie (anche qui infinita) di bengala, capaci di illuminare una zona di discrete dimensioni per qualche secondo. Per il resto, sin dall’inizio, il buio sarà nostro compagno, accompagnato dal suono del nostro rilevatore di movimento, che ci avvertirà della presenza di altre forme di vita mediante una serie di bip acustici, offrendoci la posizione indicativa dei nemici grazie ad un piccolo radar, presente in basso a destra sul nostro schermo.
Ma ben presto impareremo come proprio questo accessorio, che dovrebbe essere il nostro alleato principale, porterà invece a far salire la tensione ai massimi livelli. Ogni volta infatti che il nostro rilevatore emetterà dei suoni, il nostro livello di allarme crescerà, con conseguenti attimi di paura legati alla consapevolezza di non essere soli, ma soprattutto di non sapere mai se e da dove lo xenomorfo di turno (o chi per lui) deciderà di attaccarci. Ancora una volta la celebre frase “escono dalle fottute pareti” sarà quanto mai azzeccata, in quanto i simpaticissimi Aliens non tarderanno a tenderci imboscate uscendo da ogni pertugio possibile, sia questo un condotto di aereazione oppure l’entrata di una fogna, facendoci più di una volta letteralmente sobbalzare dalla nostra sedia.
Proseguendo con la campagna scopriremo come la claustrofobia dei primi minuti venga spezzata da sessioni di gameplay all’aperto, che tenderanno inizialmente a far abbassare la tensione, rivelandosi poi tutt’altro che semplici o sicure, grazie anche ad un level design ben curato che non mancherà mai di farci chiedere da dove avverrà il prossimo attacco.
Il nostro marine avrà disposizione anche un massimo di tre stimpack trasportabili, che lo cureranno completamente una volta utilizzati, ma di cui bisognerà usufruire con parsimonia, vista la non propria abbondanza e l’accurata scelta di posizionamento degli stessi da parte dei level builder.
Anche le armi disponibili diventeranno presto più di una, ma anche di esse potremo trasportarne massimo tre: troveremo presto anche il mitico pulse rifle, con lanciagranate annesso, oltre ad un fucile a pompa, un lanciafiamme, un fucile con mirino e una smartgun dalla potenza di fuoco altamente distruttiva.
Va detto inoltre di come il nostro alter-ego sarà in grado di parare gli attacchi corpo a corpo più leggeri, cosa che sarà, in alcune situazioni, di fondamentale importanza, in quanto una buona parata ci permetterà di respingere il nostro nemico dandoci il tempo, se necessario, di ricaricare l’arma e sparare.
Sarà ben presto evidente anche l’efficacia di colpi ben mirati alla testa: questi ci permetteranno infatti di risparmiare una buona quantità di munizioni, essendo letali per la maggior parte dei nostri nemici, ma a volte difficilmente realizzabili, se non per mera fortuna, in quanto in molte delle situazioni che andremo ad affrontare risulterà alquanto difficile prendere con calma la mira, quando il “bip” del nostro rilevatore non farà altro che suonare e il radar mostrerà vari potenziali cacciatori di esseri umani, con il buio intorno a farla da padrone.
La campagna scivolerà via in un altalenarsi di momenti critici, con la tensione sempre ai massimi livelli e con la volontà di vedere come andrà a finire, peculiarità indispensabile per questo tipo di giochi.
Interessante anche l’introduzione di alcuni “mini-boss”, che rendono la sfida più impegnativa, dove il senso di impotenza iniziale ci porterà poi ad usare tutte le nostre risorse al meglio delle possibilità, unica via di sopravvivenza in queste situazioni.
Anche il finale si dimostra di buon livello, con una rivelazione che oltre a lasciare aperte le porte ad un eventuale seguito, farà rimanere a bocca aperta più di una persona.

Xenomorph vs Yautja

Mentre la campagna del Colonial Marine risulta come la più immersiva e emotivamente forte, non sono da sottovalutare le due storie successive, che ci permetteranno di controllare un Alien prima, e un Predator dopo.
Precisando che ogni giocatore potrà scegliere quale di delle tre campagne giocare per prima (non c’è infatti nessuna forzatura a riguardo), punto fondamentale di Alien vs Predator rimane la diversità di gameplay che ognuna delle tre razze disponibili riesce a proporre.
Prendendo il controllo dell’Alien ne assimileremo tutte le principali caratteristiche, partendo dalla spiccata velocità, alla possibilità di arrampicarsi su qualsiasi superficie, passando per la rigenerazione automatica della nostra salute.
In questo episodio non ci sarà però la possibilità di attraversare le fasi di crescita dello xenomorfo, nessun controllo quindi per quanto riguarda il Facehugger prima, e il Chest Burster dopo, anche se quest’ultima fase sarà mostrata nella presentazione della campagna.
Già dal tutorial di introduzione, che ci aiuterà a familiarizzare con i controlli e tutte le abilità dell’alieno, quello che andremo a controllare sarà uno xenomorfo adulto, con tutte le peculiarità del caso.
Quello che appare evidente sin dalle prima battute di gioco, è di come questa campagna sia votata più alla fase stealth rispetto alle altre: gli alien infatti fanno del buio il loro più prezioso alleato, forti anche di una naturale predisposizione visiva che gli permette di vedere bene anche in assenza di fonti di luce. Proprio le luci dell'ambiente potranno, e dovranno, essere ridotte al minimo per consentirgli di nascondersi agli occhi vigili della preda di turno, la quale non potrà mai nascondersi del tutto: grazie alle sue doti sensoriali infatti, ogni xenomorfo è in grado di “sentire” la presenza di altri esseri viventi nei paraggi, i quali risulteranno ben visibili grazie ad un alone che li circonderà, di colore diverso in base alla pericolosità nei confronti dell’alien.
La maggior parte degli scontri avverranno contro esseri umani, marines o civili per la maggior parte, che si allerteranno al primo rumore troppo evidente, o quando uno dei loro compagni sarà finito sotto le nostre fauci.
Indispensabile risulterà padroneggiare al meglio i movimenti del nostro personaggio, la cui possibilità di arrampicarsi su qualsiasi superficie risulterà, almeno nelle prime fasi di gioco, non proprio immediata.
I controlli potranno in questo caso essere configurati a piacimento mediante la combinazione tastiera + mouse (ancora una volta più intuitivi e pratici rispetto ad un pad), grazie anche alla possibilità di attivare o meno un’opzione che potrà rendere la scalata delle superfici automatica, altrimenti attivabile mediante la pressione di un tasto.
Gli Aliens faranno comunque della velocità la loro arma principale, unita al fattore sorpresa che una ben studiata mimetizzazione può offrire, piombando alle spalle dei loro nemici e uccidendoli con delle “stealth kill” che metteranno a dura prova lo stomaco dei giocatori.
Queste mosse risulteranno infatti letali e soprattutto molto cruente, con smembramenti vari e decapitazioni di ogni tipo, lasciando davvero poco spazio all’immaginazione.
In aiuto del giocatore interverrà un semplice quanto intuitivo segnalatore di posizione, posto al centro dello schermo, che oltre ad indicarci il nostro fattore di mimetizzazione con il buio, ci aiuterà anche a capire la nostra posizione, sia essa su di un pavimento piuttosto che su di un soffitto.
A completare la vasta gamma di possibili movimenti interverrà la possibilità di saltare agilmente da una posizione ad un'altra, rendendo le nostre manovre di aggiramento ancora più pratiche e letali.
Per quanto riguarda le armi di attacco, lo xenomorfo potrà fare fede esclusivamente su attacchi corpo a corpo, grazie ai suoi potenti artigli o alla lunga coda, che serviranno sia ad uccidere la sua preda che a incapacitarla, quel tanto che basta per poter balzargli addosso ed effettuare una “trophy kill”, ovvero un'altra mossa finale dai risvolti drammatici per lo sfortunato di turno.
Anche questa campagna alternerà spazi chiusi ad aree completamente all’aperto, dove l’alien risulterà ovviamente più esposto, grazie alla parziale assenza di zone di buio, rendendo le cose più difficili del previsto.
In conclusione anche questa campagna risulta gradevole, sicuramente inferiore a quella del marine e forse alla lunga un po’ ripetitiva, ma comunque completamente differente a livello di approccio e gameplay, il che non può essere che un pregio.

Ultima storia disponibile, solo a livello cronologico ovviamente, è quella che ci vedrà impegnati nei panni di un predator appena svezzato, che riceve il suo primo incarico di caccia proprio sul pianeta BG-386, dove è stata rivelata un’intrusione da parte di nemici ancora non meglio identificati.
Anche per il Predator farà da prologo alla nostra avventura un tutorial, anche in questo caso utile per imparare a padroneggiare al meglio le abilità del nostro nuovo personaggio.
A differenza delle altre due razze, il predator può fare affidamento su tutta una serie di accessori che lo renderanno una vera e propria macchina da guerra.
Sarà infatti in grado di combinare la sua potenza nel corpo a corpo, aiutata dalle due paia di lame-artigli presenti sulle sue mani, con un armamentario di tutto rispetto. Saremo così in grado di abbattere i nemici dalla distanza, grazie al cannone al plasma da spalla (con energia limitata, e ricaricabile in alcuni punti delle varie mappe), alle di mine di prossimità, o al lancio di shuriken o del nostro potente arpione.
Ma l’avanzata tecnologia disponibile non si fermerà alle armi: il Predator potrà infatti rendersi quasi invisibile all’occhio umano grazie al sistema di mimetizzazione della sua corazza, oltre a possedere un visore, con zoom incorporato, con due modalità di visualizzazione oltre a quella normale, in grado di aiutarlo nell’individuazione del nemico di turno.
Se a tutto ciò si unisce la possibilità di spiccare salti impressionanti, si può intuire la potenza di questo cacciatore, che similmente al marine potrà curarsi completamente grazie all’uso di particolari cristalli, per un massimo di 3 trasportabili.
Anche nel caso del Predator l’approccio alle missioni risulterà più stealth del previsto, grazie alla sua possibilità di mimetizzazione, che risulterà comunque inutile contro i numerosi Aliens presenti e le loro doti sensoriali, ma la sua varietà di equipaggiamento e la sua forza fisica potranno portare ad affrontare ogni situazione in diversi modi.
Anche il predator avrà inoltre la sua varietà di trophy kill.
Questa risulta essere la campagna più varia in termini di gameplay; mentre infatti in presenza di esseri umani l’approccio stealth la farà da padrone, quando saremo tenuti ad affrontare una moltitudine di xenomorfi indifferenti alla nostra mimetizzazione la precisione e la pura violenza saranno le nostre armi principali.
Il tutto scivola via piacevolmente, rendendo il giocatore sempre più conscio della sua potenza, ma al tempo stesso la sfida appare decisamente bilanciata.
In conclusione le due campagne appena descritte risultano essere piacevoli e ben strutturate, con una buona trama che non manca di compiere percorsi interessanti, e che potrà essere completamente chiara solo una volta completate tutte e tre le storie disponibili.

Tecnicamente altalenante

Tecnicamente Alien vs Predator mostra forse il suo punto debole. Premettiamo però che la versione da noi testata comprendeva, purtroppo, l’uso delle sole dx 9, quindi questa valutazione è stata fatta avendo sotto gli occhi i risultati raggiunti da queste librerie.
Rispetto alla demo da poco rilasciata, il gioco risulta essere leggermente migliorato, ma non ancora all’altezza di altre produzioni recenti.
Mentre infatti il sistema di illuminazione è ben strutturato e capace di nascondere qualche magagna di troppo, un più attento esame, soprattutto delle textures ambientali, rivela la mediocrità di alcune scelte tecniche.
Anche gli effetti particellari risultano, a volte, di bassa qualità, mentre i modelli poligonali risultano di discreta fattura, molto buoni per quanto riguarda la creazione di aliens e predators su tutti.
I volti degli esseri umani risultano invece mediocri, anche per quanto ne riguarda il numero: fare una trophy kill ad un essere umano e ritrovarsi a fissare lo stesso modello per più di dieci volte in una campagna farà storcere il naso a più di una persona.
Buone invece le animazioni, così come certosino è stato il lavoro fatto sulla realizzazione delle armi, per renderle fedeli alle riproposizioni cinematografiche.
Da segnalare inoltre la totale assenza di impostazione del filtro di anti-aliasing, che si farà notare, con conseguenze tutt’altro che positive, soprattutto alle risoluzioni più basse.
L’impatto globale risulterà però discreto all’occhio meno critico, grazie ad un sistema di luci ben studiato e al gameplay adrenalinico, che renderà le poche pause disponibili più un fattore di scarico della tensione che un analisi dettagliata dell’ambiente circostante.
Il frame rate è risultato il più delle volte abbastanza stabile, ma in determinate situazioni concitate si è notato qualche calo più o meno rilevante, niente però che possa inficiare l’esperienza di gioco.
Opposto invece è il discorso per quanto riguarda il comparto audio, di ottima fattura e capace di accompagnare il giocatore, in ogni momento della storia, con gli effetti più adatti, senza i quali molta della tensione presente nel titolo andrebbe a farsi benedire.
Gran lavoro è stato fatto anche nella riproposizione degli effetti audio delle varie armi presenti nel gioco, che tutti gli appassionati della saga non potranno che apprezzare in maniera positiva.
Buono infine il doppiaggio in inglese, mentre non è stato possibile testare la versione italiana del titolo.

Survivor e Multiplayer

Oltre alle tre campagne disponibili, Alien vs Predator offrirà anche la modalità di gioco Survivor, ovvero una sorta di modalità Orda dove saremo impegnati, nei panni di un colonial marine, ad annientare un numero di Aliens sempre crescente.
Tale modalità potrà essere affrontata tanto in single player quanto in multiplayer, con la possibilità di invitare fino a 3 amici, portando il grado di sfida e, soprattutto, di divertimento ad altissimi livelli.
Anche le varie modalità multiplayer appaiono piuttosto varie ed interessanti.
Si andrà infatti dal classico deathmatch (a squadre e non, diviso anche per razza grazie allo Species Team Deathmatch) alla modalità dominio, per finire con le interessantissime Infestation e Predator Hunt, per un massimo di 18 giocatori in ognuna delle 6 mappe inizialmente disponibili. La varietà di modalità, ampiamente descritta in questo articolo, ci ha positivamente impressionato; rimandiamo però una valutazione oggettiva ad un pezzo specificatamente dedicato al gioco in rete, che verrà redatto dopo un’approfondita prova sul campo.
Concludiamo ricordando che la versione PC dovrebbe avere i tanto acclamati server dedicati, come peraltro annunciato dagli stessi sviluppatori, ragione in più per sperare in una buona riuscita della modalità multiplayer.

Aliens vs. Predator Tirando le somme, Alien vs Predator è un titolo consigliato a tutti i fan della saga, ma anche a tutti coloro che cercano un fps alternativo ai soliti standard. Le tre diverse campagne offrono infatti un gameplay interessante per ognuno dei personaggi utilizzabili, mai banale e ben strutturato, che tocca il suo apice grazie nella campagna del marine, in grado di tenere la tensione sempre ai massimi livelli. La modalità survivor fino a quattro giocatori, e soprattutto un multiplayer che fa della sua diversità dagli standard attuali la sua arma di forza, non possono che essere valori aggiunti che aumenteranno la longevità di questo titolo in maniera esponenziale. Peccato per un comparto grafico non certo all’altezza di altre produzioni recenti, con qualche pecca di troppo, che con qualche sforzo in più avrebbe potuto portare il titolo all’eccellenza. Gli fa però da contraltare un comparto audio di ottima fattura, capace di accompagnare il giocatore in maniera impeccabile per tutto l’arco della sua avventura. Essere un po’ preda e un po’ predatore: questo è quello che rende Alien vs Predator diverso e, per questo, comunque da provare.

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