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Recensione All Points Bulletin

Gli MMO incontrano Grand Theft Auto in una lotta senza quartiere. Recensito il nuovo titolo dei Realtime Worlds

Versione analizzata: PC
recensione All Points Bulletin
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Schwendimann Andrea Schwendimann nasce smontando un 486DX e divorando qualsiasi videogame da allora in avanti. Non ha resistito a nessuna piattaforma, appassionandosi a qualsiasi genere, pur prediligendo gli FPS, gli action-adventure, gli RPG e l'hardware da gaming in ogni declinazione. Lo trovate su Facebook, su Steam e su Google Plus.

Dopo ben 4 anni di sviluppo e svariati milioni di dollari spesi per la sua produzione, esce nei negozi in questa calda estate All Points Bulletin, ambizioso MMO sviluppato da Realtime Worlds. Una città, due fazioni, situazioni da film pulp e tante pallottole: questi gli ingredienti per un gioco atipico nel panorama dei videogame massivi per PC. Ispirato senza mezzi termini dal brand GTA -in Realtime Worlds lavorano due dei creatori originari della fortunata serie- All Points Bulletin (d'ora in avanti APB) ci mette nei panni di un poliziotto o di un criminale per la conquista della città di San Paro, combattuta quartiere per quartiere tra giocatori di tutto il mondo.

"Queste cose non sono state rubate. E' solo che non sono state pagate..."

Il concetto "guardie & ladri" è semplice e poco distante da quanto offre APB: creiamo un personaggio che può essere Enforcer o Criminal e ci lanciamo subito all'inseguimento. Un breve filmato ci spiega quanto dobbiamo sapere: la città di San Paro è in preda delle gang criminali che scorrazzano senza tregua facendo i loro sporchi comodi a discapito degli abitanti. Per questo il governo ha deciso di sollevare alcune responsabilità delle forze dell'ordine dando il via libera ad azioni preventive e interventi poco ortodossi. L'editor del personaggio è molto completo. Potremo, come ormai di consueto, tratteggiare sesso e fisionomia del nostro alter ego come meglio ci aggrada. Una volta fatto verremo direttamente posti in uno dei distretti di gioco che sono: Social District, Financial District e Waterfront District. I vari distretti possono seguire diversi tipi di regole che anche in questo caso sono tre: Tutorial, Action e Safe-zone. Rispettivamente avremo il Social District che segue il set di regole Safe Zone, ovvero i combattimenti non potranno avere luogo e il quartiere è adibito allo shopping e alla chat; gli altri due distretti possono seguire gli altri set di regole Action e Tutorial, a seconda dell'instance a cui si è connessi. Veniamo quindi al primo grande problema di questo APB: la varietà. Tre distretti sono veramente troppo pochi, soprattutto considerando il fatto che si possono girare in quattro o cinque ore di gioco al massimo, e uno di questi funziona solo come zona di personalizzazione del personaggio. Nei distretti Action invece avremo a che fare con le varie missioni. Il gameplay è importato di peso da GTA: personaggio in terza persona, macchine da rubare per portare a termine i compiti, e una città da devastare. Tramite il cellulare accetteremo diversi compiti dai nostri contatti. Non c'è nessuna introduzione, nessuna trama spiegata in maniera sensata: semplicemente ci siete voi con il vostro personaggio, in una mappa contro altri giocatori. Le missioni cercano di variare sul tema "crimine e punizione" spaziando dalle rapine di diversi negozi alla consegna di materiale che scotta alle persone giuste. In realtà anche in questo caso APB non ce la fa proprio a reggere il corso di più di un paio di sessioni di gioco intense. I compiti sono sempre, a livello di gameplay, tutti uguali: una fazione difende o porta a termine un compito e l'altra attacca. Alla scarsa varietà delle locazioni si aggiunge quindi la ripetitività dei compiti da svolgere. E il panorama a San Paro non si fa certo roseo...

"I federali li tratto come i funghi: non gli do niente e li tengo all'oscuro"

APB è basato esclusivamente sul PvP. Le missioni mettono uno contro l'altro due giocatori che possono richiamare i rinforzi -ovvero altri giocatori- in qualunque momento fino a un ben misero massimo consentito di 4v4. Intanto la missione va avanti con un limite di tempo, in mezzo a un distretto in cui si assiste dal vivo alle altre missioni in corso, portate avanti da altri giocatori. Ci è capitato spesso di assistere a sparatorie che non ci riguardavano in giro per il distretto, mentre magari stavamo inseguendo qualcuno. Man mano che si prosegue nel gioco il personaggio non acquisirà alcun tipo di esperienza ma sbloccherà diversi livelli di equipaggiamento acquistabili. Ogni missione vi fornisce denaro e reputazione e, saliti oltre un certo livello di quest'ultima, delle taglie cominceranno a essere poste sulla vostra testa dalla fazione avversaria. Il tutto si svolge in automatico sotto forma di vera e propria quest dinamica, in stile cacciatore di teste. Tutto questo suona piuttosto interessante, ma dobbiamo evidenziare la dura realtà ancora una volta. E' sicuramente intrigante il sistema creato, che nelle intenzioni vorrebbe disporre la classica struttura a missioni in arene tipiche dei third person shooter alla Kane & Lynch (o -perchè no?- alla Gears of War) dove ci si prende a pistolettate in faccia. Ma il sistema di gioco non fa nulla per caratterizzare questa progressione fatta di compiti primari e secondari, mentre il gameplay si dimostra carente sotto il profilo dell'interazione. I suddetti contatti non rimarranno altro che delle semplici icone che vedremo comparire quando saremo chiamati per una quest -riducendo a zero l'interesse del giocatore ed il carattere della progressione- mentre il giocatore è chiamato a svolgere ossessivamente lo stesso identico compito, in una città non distruttibile e scarsamente visitabile all'interno dei palazzi. Anche il profilo ludico non brilla particolarmente: le sparatorie risultano abbastanza piatte, sia a bordo dei veicoli (il sistema di guida è piuttosto semplificato, anche se abbastanza funzionale), sia a piedi: mentre il level design lascia poco spazio all'azione ragionata, prediligendo gli spazi frontali e la presenza di pochissime coperture, sono ridotte al minimo le reazioni fisiche dei modelli ai colpi incassati, il rinculo, o le sensibili differenze fra le varie armi. Per un profilo ludico che è sì possibile definire "arcade", ma anche "totalmente disimpegnato" e poco focalizzato. I PNG si limitano a qualche passante e alcune macchine, oltre agli anonimi e immobili contatti, e svolgono un unico compito: quello di far aumentare la reputazione dei criminali (che potranno trattare malissimo tutti) e ridurre quello degli Enforcer (che dovranno fare i bravi bambini). L'idea ancora una volta non è male, ma la realizzazione è paradossale. Lasciando da parte il fatto che tirare sotto un passante ti toglie meno reputazione che sradicare un idrante, in generale questa reputazione sarà assolutamente inutile ai fini del gioco, se non per il cosiddetto "epeen", ovvero mostrare quanto si è potenti agli altri giocatori. Un po' vanaglorioso.

"Sai come si chiama un doppio cheeseburger a Parigi?"

Se c'è una cosa davvero strabiliante di APB, ebbene questa è la mole di vestiti, gadget e orpelli vari che potremo indossare. Non solo. Potremo anche modificare personalmente, tramite dei tool appositi e al giusto prezzo, ogni oggetto che acquisteremo e il nostro personaggio in ogni suo tratto. Si possono addirittura disegnare loghi o importarli da un file immagine creato fuori dal gioco per farsi un bel tatuaggio sul volto (per intimidire i nemici) o un logo sulla felpa appena acquistata. Stessa cosa vale anche per le vetture che, nonostante l'elevato numero a disposizione, sono basate tutte su tre o quattro modelli poligonali riempiti di texture differenti. A questo proposito, il comparto tecnico si attesta su un livello discreto, se non fosse per la generale piattezza dovuta all'effetto "Unreal Engine 3". Le texture sono di buona fattura ma di risoluzione ben inferiore a quella dei più comuni monitor, risultando molto sgranate in alcuni frangenti. Comunque i veri problemi che inabissano questo titolo nella fossa delle occasioni mancate sono il netcode, la telecamera e le animazioni. Queste ultime sono state migliorate parecchio rispetto alla beta ma alcuni movimenti cruciali, come il salto, soffrono ancora di legnosità, per non parlare delle "azioni speciali" di alcune missioni. A questo si aggiunge una telecamera che troppo spesso si blocca sul più bello, puntando direttamente in alto e lasciando al videoplayer l'unica prospettiva della morte. Il colpo di grazia viene dato dalla spaventosa lag che genera sporadicamente i più disparati effetti indesiderati: colpi sparati che non raggiungono il bersaglio, personaggi e oggetti che vengono caricati con texture e modelli di base, pop-up repentini. Il comparto audio è infine diviso in due: da una parte abbiamo gli efetti sonori nella media delle produzioni moderne, mentre dall'altro abbiamo una colonna sonora che vanta alcune licenze anche abbastanza significative, soprattuto nell'ambito indie e punkrock.

In definitiva APB è una delusione su tutti i fronti e non capiamo proprio le spavalde dichiarazioni di Realtime Worlds rilasciate durante la beta. Le promesse di aggiungere dodici nuovi distretti entro sei mesi, ancora più oggetti da indossare, nuove missioni da svolgere e altre feature, non vogliono dire assolutamente nulla: un prodotto anche molto malleabile nel tempo come un MMO non può uscire in questo stato nei negozi.

APB Reloaded Una grandissima occasione mancata e un grande buco nell'acqua da parte di Realtime Worlds. All Points Bulletin è senza mezzi termini un gioco da evitare. Il gameplay è divertente per le prime tre o quattro ore di gioco mentre in seguito subentra una ripetitività talmente sfacciata da far rimanere increduli. Missioni e missioni sempre uguali in sole due mappe di gioco non vengono salvate dalla miriade di oggetti con cui personalizzare il proprio personaggio. APB potrebbe essere paragonato, nella sua interezza, al solo comparto multiplayer di GTA 4. Con buona pace del vecchio Vincent Vega...

5

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