Recensione Anomaly 1729

Applicando a scenari in tre dimensioni un principio di rotazione ambientale che strizza l’occhio a FEZ, il primogenito dello studio Anvil Drop porta in dote una formula puzzle-platform colma di buone intenzioni.

Versione analizzata: PC
recensione Anomaly 1729
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  • Pc
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

Da progetto accademico a prodotto videoludico commercialmente appetibile il passo è considerevole. L'hanno di certo compreso anche i tre fondatori di Anvil Drop, che a C3, nome assegnato alla loro opera prima quando ancora stava nel bozzolo, hanno dedicato anima e corpo fin dal 2013, prima, appunto, tra le aule universitarie in Nevada e poi esternamente, coadiuvati da altri dieci collaboratori. Un cammino tortuoso che, tra indubbio impegno e amore manifesto per i platform game, ha incontrato presto l'intralcio di una campagna Kickstarter tutt'altro che andata a buon fine. Un cammino che tuttavia non si è interrotto, ed ha infine condotto il titolo fin nel marasma dell'arcinoto reame digitale di Gaben sul finire dello scorso anno, complice l'approvazione dell'utenza tramite Greenlight. Un programma, quest'ultimo, di cui oramai sono noti i principali limiti, primo fra tutti un vaglio pressoché assente dell'effettiva qualità delle opere che vi passano attraverso. Lo anticipiamo: Anomaly 1729 -questo il nome definitivo assegnato al progetto- racchiude in sé elementi d'interesse che sanno scostarlo da quell'accozzaglia di poligoni e mala programmazione da cui, sempre più spesso su Steam, troppe piccole produzioni improvvisate sono flagellate. Nondimeno l'esperienza scricchiola sotto il peso d'incertezze perlopiù tangibili, per cui la piena desiderabilità ludica di cui in apertura, ahinoi, rimane un traguardo ancora distante.

In fuga per la libertà

Androide confinato tra le escrescenze cuboidali del pianeta Phiohm, Ano sente un giorno l'impulso di doversi spingere oltre le stanze da lui abitualmente frequentate per saperne di più sul suo mondo e su se stesso. Appurata tale anomalia, una voce interviene dal nulla per tentare di dissuadere l'unità oramai senziente dal suo intento sovversivo. È la voce di Yuler, presenza invisibile che ha plasmato Phiohm anni addietro e che, a suo dire, vuole adesso preservare Ano da quel che si cela oltre le mura di questo estatico non-luogo. Ma il robot, convinto che Yuler gli stia volutamente nascondendo qualcosa di fondamentale, si ribella e comincia il proprio peregrinaggio in solitaria, sapendo che l'entità porrà sul suo cammino ostacoli scenografici via via più complessi. Anomaly 1729 vive di una manciata di tropi comuni al genere fantascientifico -l'esplorazione di una terra sconosciuta, il rapporto conflittuale fra creatura e creatore- per mettere in scena quel che è poco più di un canovaccio, il quale si dipana quasi esclusivamente per mezzo di stringatissimi dialoghi scritti. La particolarità sta nel fatto che per circa un quarto dell'avventura il giocatore non sarà in grado d'interpretarli in alcun modo, essendo questi presentati dal software nell'oscura lingua ideogrammatica di Phiohm. Il criptico alfabeto potrà essere tradotto in inglese solamente intercettando e attivando speciali pannelli sparsi lungo il tragitto, con la possibilità, a partita completata, di rigodere appieno dei primi testi incompresi tramite New Game Plus. La scelta degli sviluppatori è certamente curiosa, sebbene proseguire il proprio playthrough oltre i titoli di coda non doni nulla all'esperienza in termini prettamente ludici, il che rende il recupero di quei pochi scambi di battute mancati un'operazione superflua ai fini di generale comprensione della trama e, quindi, sostanzialmente fine a se stessa.

Sottosopra

Dal punto di vista strutturale, Anomaly 1729 è un gioco di piattaforme in tre dimensioni suddiviso in stanze separate da corridoi, ognuna rappresentante un grosso puzzle ambientale dove l'unico scopo è quello di raggiungere la porta che conduce alla sezione successiva. Per farlo è indispensabile variare la conformazione dell'ambiente usando l'unico aiuto di cui Ano dispone, una bocca da fuoco integrata nel suo braccio destro capace di espellere a comando particelle blu o arancioni -chi ha detto Portal Gun?- che risultano necessarie ad interagire dalla distanza con specifici oggetti sparpagliati sulla scena, e alterarne di conseguenza le funzioni. Tra questi ricoprono un'importanza capitale alcune strane strutture sospese a mezz'aria, corredate da frecce direzionali a doppia colorazione -blu e arancione, ancora-; colpendole con un proiettile di corpuscoli del rispettivo colore, le pareti della stanza e tutte le piattaforme in esse contenute ruotano nella medesima direzione indicata dalle frecce corrispondenti.

L'utente è chiamato a roteare continuamente l'ambiente attorno agli assi indicati sulle specifiche strutture, il che dà l'impressione di essere dentro un enorme cubo di Rubik, i cui elementi interni devono infine trovarsi nell'esatta posizione pensata dagli sviluppatori affinché Ano possa adoperarli per venire correttamente a capo del puzzle di turno. La dinamica di rotazione dello scenario richiama alla mente quanto alla base del FEZ di Phil Fish, e tuttavia, avendo qui a che fare con un'ingombrante terza dimensione, il meccanismo si trova ad affrontare situazioni di complessità assai più avvertibile. È importante premettere che in Anomaly 1729 le buone idee in fatto di rompicapi non manchino di certo. Chi gioca dovrà man mano vedersela con piattaforme solubili o non traslabili, ascensori e trampolini da attivare e disattivare all'uopo a suon di colpi particellari, aree e superfici che inibiscono il salto o lo sparo, e oltretutto con una ricchezza architettonica che da principio fa intendere sfide logiche tutt'altro che semplici da lasciarsi alle spalle. Il problema, semmai, si pone pad alla mano, nella fattispecie varcando la prima metà dell'avventura, quando gli enigmi prendono sempre più le sembianze di livelli scoscesi in sviluppo verticale. In questi frangenti, infatti, le prove richiedono spesso al videogiocatore l'immissione d'input molto ben calcolati, laddove il platforming non sa sempre dimostrarsi all'altezza dell'incarico.

Effettuare balzi di precisione tra un piano e l'altro, soprattutto allorché di superfici ridotte, è operazione alle volte problematica per via di una fisica che tende a far "slittare" il personaggio di qualche millimetro ad ogni appoggio, nonché di una telecamera a gestione manuale che risulta ben poco agevole, specie in contesti dove le azioni vanno eseguite in maniera rapida e concatenata. In altre parole, quando capita di dover ripatire daccapo poiché scivolati da grandi altezze a causa di demeriti del gioco, magari dopo una serie di ragionamenti ponderati passo dopo passo, lo sconforto sa farsi sentire in maniera profonda. Al contrario le stanze in espansione orizzontale sono sicuramente più piacevoli d'affrontare; è proprio qui, peraltro, che è possibile apprezzare con maggiore serenità e attenzione il lavoro artistico di cui Anomaly 1729 si fa carico. Intendiamoci: non che nelle fredde sporgenze in geometria solida di Phiohm vi sia particolare ispirazione o ricercatezza estetica. Ciononostante, l'atmosfera che si respira nelle circa sei ore utili ad esaurire l'esperienza è rilassata e cullante, merito di scelte cromatiche e giochi di luce d'effetto e, soprattutto, di una colonna sonora delicatissima, le cui tracce non faticano ad imporsi come l'aspetto più riuscito dell'intera produzione.

Anomaly 1729 Anomaly 1729 suggerisce a chi vi si approccia alcune trovate puzzle per la verità intriganti, molte delle quali, purtroppo, ingabbiate in una realizzazione tecnica fin troppo acerba. Il meccanismo di rotazione degli ambienti, incontrastato protagonista dell'esperienza, funziona a dovere soltanto nelle fasi di gioco iniziali, ma fatica ad affermarsi con decisione nel momento in cui i rompicapi iniziano a presentarsi in forme un po' più articolate: effetto soprattutto di un platforming impreciso e di un design dei livelli talvolta poco chiaro e votato -forse involontariamente- a un eccesso di trial & error francamente evitabile. Incuriositi, nonostante tutto, da come tale concept si sarebbe potuto evolvere nelle mani di un team più navigato, il consiglio è di considerare l'acquisto di Anomaly 1729 solamente nel caso in cui faceste parte degli irriducibili dei due generi di riferimento, gli unici che troveranno in una manciata di buone idee una pur vaga giustificazione ai quindici euro richiesti per il download.

5.7

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