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Recensione Another Code R

Il seguito di un'ottima avventura inciampa sul Wiimote

Versione analizzata: Nintendo Wii
recensione Another Code R
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Wii
Adriano Della Corte Adriano Della Corte Da quando ha ricevuto in regalo il suo primo Gameboy all'età di 5 anni, non ha mai smesso di giocare. Grande appassionato di platform e di epiche avventure. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Nei primi mesi di vita della Console Nintendo DS, Cing, una piccolissima casa di sviluppo Giapponese,  venne ingaggiata da Nintend, per lo sviluppo di alcuni progetti videoludici che avevano come struttura portante quella delle classiche avventure grafiche e testuali. Nacquero cosi due titoli: Hotel Dusk: Room 215  - un'avventura noir ambientata in un motel disperso lungo le aride strade americane - e Another Code, un'avventura grafica che aveva come protagonista Ashley, una quattordicenne che cercava  tra i suoi ricordi d'infanzia e in una villa sperduta la causa della morte della sua madre. Quest'ultimo titolo è stato oggetto di critiche controverse da parte di tutta la stampa videludica, poichè se da una parte vi era un'avvincente storia e un ottimo sfruttamento delle innovative caratteristiche della console portatile Nintendo, controbilanciava i giudizi l'esile durata dell'esperienza di gioco, che poteva essere completata in appena due ore. Ciò nonostante la maggior parte di coloro che hanno potuto provare il titolo ne sono rimasti affascinati, e quando Cing annunciò lo sviluppo di un seguito diretto della storia di Ashley, questa volta per Nintendo Wii, le speranze di avere finalmente un titolo che riproponesse ingegnosi enigmi, una storia intrigante, e che risolvesse i problemi legati alla longevità si riaccesero in ogni fan di Another Code. Anotehr Code: R è finalmente arrivato, ma il  "Viaggio ai confini della memoria" che ci offre avrà mantenuto le aspettative?

Un Lago di Memorie

Sono passati ormai due anni dagli eventi che hanno visto la piccola Ashley Mizuki Robins avventurarsi da sola per la misteriosa villa di Blood Island, alla ricerca di suo padre che credeva deceduto, per scoprire le cause della morte sua madre, una ricercatrice che lavorava su un metodo per sostituire le memorie delle persone. La sedicenne Ashley è ormai un'adolescente che deve confrontarsi con i desideri per il suo futuro ed i problemi legati all'avere un padre che, seppure molto legato alla figlia, è sempre assente a causa del suo lavoro di scienziato. I sogni di Ashely di avere una famiglia unita vengono dunque subito messi in fuga: il padre parte per un nuovo lavoro presso i laboratori J.C. Valley posti vicino a Lake Juliet, un bellissimo lago, meta turistica di molti campeggiatori. I mesi passano e le promesse del padre di visitare la figlia vengono presto infrante, fino a quando Ashley riceve un DAS, un microcomputer già utilizzato da lei in passato, ed un invito a passare un periodo di villeggiatura con suo padre proprio a Lake Juliet. Anche se il dover andare a trovare suo padre che non vede da mesi la irrita, spinta anche dalla zia, Ashley parte per raggiungere il suo caro, ma arrivata a destinazione viene subito coinvolta nel furto della sua borsa da parte di una strana figura femminile. Nel rincorrere la responsabile, Ashely si accorge che quel luogo è ben più di un semplice campeggio per turisti: un flashback gli ricorda come quei luoghi siano fortemente legati ad un evento passato avvenuto proprio li con sua madre Sayoko quando aveva solo 3 anni.
La ragazzina dagli occhi a mandorla parte quindi alla ricerca di tutti gli scorci paesaggistici che possano rivelarle nuove informazioni legate alla sua madre.

Esplorare attraverso i Ricordi

L'ambiente esplorabile di Lake Juliet si divide in diverse location: dal campeggio, alla riserva delle barche con il suo campanile, fino ad un piccolo villaggio formato dai cottage dei ricercatori della J.C Valley. Ma rispetto al titolo per DS, il mondo di Another Code R non è aperto: tutte le ambientazioni esterne infatti saranno costituiti da semplici corridoi in cui Ashley potrà muoversi a da destra a sinistra grazie alla croce direzionale del Wiimote, o proseguire avanti o dietro se incontrerà sulla sua strada un bivio. Attraverso il puntatore invece, potremo esaminare gli elementi presenti, che si illumineranno di giallo al passaggio del cursore: premendo il tasto A leggeremo le informazioni che Ashley saprà darci al riguardo. Oltre alla navigazione su "binari" sfruttata per muovesi da un luogo all'altro, è possibile visitare i singoli edifici presenti lungo il cammino. In questo caso l'ambiente diventa tridimensionale, ma anche qui non ci è concesso il movimento del personaggio: Ashely si posizionerà al centro della stanza e grazie sempre alla croce direzionale potremo ruotare di 90° gradi per esaminare ogni angolo. Durante tutto il prosieguo della storia Ashley verrà a contatto con numerosi personaggi che vivono a Lake Juliet: rispetto al capitolo per Ds, in cui la solitudine dominava tutte le fasi esplorative, qui invece più di 20 personaggi faranno la loro comparsa, ed ognuno interagirà con Ashley durante la sua ricerca della verità. I dialoghi con i personaggi infatti saranno una delle parti fondamentali utilizzate dal team di sviluppo affinché la trama possa dipanarsi. Molto spesso il giocatore sarà messo di fronte a lunghe conversazioni, utilizzate per aggiungere nuovi elementi della storia. Ogni volta che qualcosa di interessante viene svelato si apriranno delle nuove domande da porre al personaggio interrogato. Molto spesso poi sarà Ashley a dover rispondere correttamente ad alcune domande, anche se non esistono bivi nella storia e ai fini pratici del gioco qualsiasi risposta non comporta nessuna variazione al livello della trama.
Questo Another Code, insomma, si distanzia non poco dal suo predecessore e dalla classica struttura del genere, avvicinandosi più a quella delle avventure testuali che Cing ha già esplorato con Hotel Dusk. Forse sarebbe stato piacevole, dunque, trovare una psicologia dei personaggi più sottile ed in intreccio più intimo: elementi che in “Room 215” stimolavano non poco l'utente.
Oltre ai dialoghi, l'altra componente principale è la presenza di enigmi in cui bisognerà utilizzare particolari oggetti o risolvere delle situazioni utilizzando il Wiimote per mimare i movimenti reali. L'utilizzo dei sensori di movimento rende le funzioni del Free Hand Controller molto intuitive: tenerlo per la testa ed agitarlo ci permetterà di mimare perfettamente lo scuotimento di una provetta, girarlo in senso orario ci permetterà invece di utilizzare un pomello o una chiave.
Non mancherà poi l'utilizzo di particolari strumenti in possesso di Ashely per risolvere dei particolari puzzle: il DAS, oggetto già utilizzato nel capitolo per Ds, in una nuova versione dalle forme di un Nintendo DSi, potrà scattare foto per poi sovrapporle scoprendo elementi nascosti, oppure potrà visualizzare le immagini delle telecamere di sicurezza sparse in tutto il territorio di Lake Juliet; il TAS invece è un nuovo strumento dalle forme di un Wiimote che ci permetterà di aprire particolari porte chiuse da una combinazione elettronica: ogni volta dovremo decifrare le  chiavi di lettura del codice che corrisponderanno alla pressione in un ordine preciso dei tasti presenti sul controller della console. Insomma, nonostante la “virata” concettuale di cui sopra si è parlato, la componente enigmistica si mostra abbastanza sostanziosa anche se, come vedremo, non pienamente soddisfacente.

Problemi mnemonici

Analizzando gli elementi di gioco presenti in Another Code R c'è da domandarsi se l'innesto di un mondo virtualmente bidimensionale e di una componente narrativa affidata ad un numero elevato di dialoghi si fondano perfettamente con la natura esplorativa ed enigmistica a cui Cing ci aveva abituato con il titolo per DS.
Il risultato finale, difatti, non è pienamente soddisfacente. Nel voler  trasformare questo nuovo episodio in un'avventura decisamente più testuale, gli sceneggiatori hanno peccato nel creare un complesso narrativo che coinvolgesse da subito il giocatore: il filo della storia parte decisamente sottotono e continua a rimanere fumoso ed inconsistente fino alla fine degli eventi narrati: solo gli ultimi momenti prima del finale danno al giocatore la sensazione di sentirsi avvolto in quell'alone di mistero, molto più evidente nell'episodio precedente. Anche le componenti enigmistiche ed esplorative sono troppo lineari: molti degli enigmi iniziali sono veramente semplici, ed anche se con il progredire dell'avventura si fanno decisamente più ingegnosi, peccano comunque di profondità. Quasi tutti i Puzzle si risolvono muovendo accuratamente il Wiimote, oppure utilizzando oggetti che molto spesso si trovano nello stesso ambiente in cui è presente anche l'enigma: viene a mancare quindi l'aspetto legato al backtracking, che in un gioco del genere si rivela di non poco aiuto per garantire un'esperienza stimolante. Anche le vecchie e nuove funzioni introdotte dal DAS e TAS sono solo abbozzate e utilizzate relativamente poco all'interno del gioco, non esprimendo al meglio il proprio potenziale. Infine risulta evidente un netto sbilanciamento tra le fasi di effettivo gameplay a quelle di dialoghi, con la netta prevalenza di queste ultime: molto spesso ci sono lunghissime sessioni in cui al giocatore è richiesto solo di dialogare con alcuni personaggi. Ne scaturisce un'esperienza altalenante, che passa da momenti abbastanza tediosi e ridondanti a altri effettivamente interessanti e coinvolgenti. Il fattore "longevità" è stato nettamente migliorato, rendendo l'esperienza di gioco più solida grazie alle 15 ore necessarie per il completamento. Ma come per quasi tutti i titoli di questo genere, una volta concluso, il titolo si lascia rigiocare molto difficilmente.

Ricordi Vividi

Sviluppato principalmente in ambienti bidimensionali, il titolo fa vanto di un comparto grafico decisamente curato. Gli sfondi su cui si muoverà Ashley sono uno spettacolo per gli occhi, con numerosi livelli che costituiscono il fondale, tutti molto curati nei particolari, con tonalità di colori che ricordano molto la tecnica dell'acquerello. Anche gli ambienti tridimensionali sono ben realizzati, mostrando una cura certosina nel riprodurre i numerosi oggetti presenti su mensole e scaffali. Tutti i personaggi  presenti nel gioco, a partire dalla protagonista, vantano una perfetta caratterizzazione, data soprattutto dalle perfette animazioni facciali, che anche se limitate nel numero riescono a coniugarsi ottimamente nei dialoghi e nelle situazioni di gioco.
Anche le musiche  che compongono la colonna sonora sono varie ed alcune molto evocative, soprattutto nei momenti in cui Ashley ricorderà avvenimenti passati. Le 50 e più tracce presenti saranno riascoltabili durante il gioco grazie ad un lettore Mp3 in possesso della ragazzina. Si sente però la mancanza di un doppiaggio dei personaggi, non presente neanche nelle poche cut-scene.

Another Code R Another Code R lascia l'amaro in bocca. Nel voler dare maggiore consistenza al titolo, sono stati trascurati molti dei punti fondamentali che hanno reso l'episodio per DS memorabile. A partire da una trama non perfettamente coinvolgente e brillante fin dall'inizio, che viene mal gestita a causa di un uso spropositato di personaggi e dialoghi senza troppa profondità. Anche il gameplay effettivo risulta essere abbozzato, mancando di enigmi complessi e di un level design articolato. Solo il comparto tecnico viene promosso a pieni voti, con personaggi, fondali e musiche decisamente al di sopra dello standard delle altre produzioni per Nintendo Wii. Another Code R rimane comunque una buona avventura testuale, come un buon libro da poter “leggere” giocando con il Wii. Eppure odora d'occasione sprecata.

6.5

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