Aragami Recensione

Dal giovane studio spagnolo Lince Works arriva Aragami, uno stealth game integerrimo e spietato che si ispira ai grandi classici del genere.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Aragami
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Lo stealth game, solitamente, almeno nella sua forma più pura e incontaminata, prevede una regola, ed una soltanto: il silenzio totale, ossia l'obbligo di muoversi sempre sottotraccia, di non farsi vedere da nessun nemico, di uccidere solo se necessario e, quindi, di non lasciare alcuna prova del proprio passaggio. Negli anni il genere ha tuttavia perso parte della sua primordiale complessità, a causa di ibridazioni di diversa natura, per lo più di stampo action, in cui, nel caso venissimo individuati, potremmo sempre decidere di proseguire ad armi spianate, in barba alla cautela e alla discrezione. Guardando con nostalgia alle meccaniche di un passato ormai remoto, alcuni studenti spagnoli, sotto l'etichetta Lince Works, hanno deciso di dar forma ad Aragami: nato in origine come un progetto universitario (noto come Path of Shadows, disponibile al download gratuito) questo impietoso stealth game s'ispira a classici intramontabili del calibro di Tenchu, e diviene così portavoce di un ritorno integrale a dinamiche ludiche spietate e integerrime, che ci obbligano a sgusciare costantemente nel buio.

All'ombra del delitto

L'eterno e simbolico contrasto tra luce e tenebre, tra bene e male, è alla base del sostrato narrativo di Aragami: lo spirito vendicativo, che dà il titolo al gioco, viene evocato dall'evanescente Yamiko, pallida fanciulla tenuta prigioniera dal Clan Kaiho, i guerrieri della lucentezza, all'interno del sacro tempio di Kyuryu, dopo che il suo villaggio natale è stato raso al suolo. Contrariamente alla dicotomia classica, qui le ombre raffigurano l'unica speranza di salvezza contro il regno della luce e le sue mire di dominio assoluto. Yamiko ha quindi richiesto l'intervento di Aragami non soltanto per ottenere di nuovo la libertà, ma anche per indebolire le forze dell'esercito oppressore. Il plot, che viene rivelato poco alla volta sia in tempo reale sia tramite piccoli flashback, non è poi così banale come sembra in apparenza: sebbene già dopo poche battute si intuisca facilmente che dietro le richieste di Yamiko si celi una verità più criptica di quella che compare in superficie, la storia riesce a coinvolgerci fino alla fine, complice anche qualche colpo di scena ben assestato. Per riuscire nel suo intento e sgominare definitivamente il Clan Kaiho, Aragami non può far affidamento sulle sue doti di guerriero: nessun avversario dovrà essere affrontato di petto, pena morte immediata con un solo, letale fendente di spada. I soldati sono, infatti, armati con lame intrise del potere della Luce, ed ogni loro colpo ci farà dissolvere nel buio da cui siamo stati generati. A causa di una simile limitazione, per superare indenni ogni livello saremo costretti a passare (quasi) completamente inosservati agli occhi dei nemici: in qualità di spirito, Aragami è dotato della facoltà di teletrasportarsi rapidamente (un po' come avviene in Dishonored) soltanto nei luoghi avvolti da un cono d'ombra. Laddove si trovino fiaccole, lanterne, frecce incendiarie, le nostre abilità saranno dunque inefficaci: il drappo che ci copre le spalle, allora, inizierà a scolorirsi, ed i simboli intessuti su di esso (che segnalano quanto potere ci resta) scompariranno. Rimanere troppo esposti alle fonti di chiarore si dimostra ben presto un'idea malsana, con il concreto rischio, inoltre, destare l'attenzione delle guardie che perlustrano le varie aree di gioco. In casi simili, dovremo subito nasconderci in un anfratto ombroso, così da ricaricare le energie e ripartire col passo di un ninja felino.

Qualora la zona fosse troppo illuminata e ci trovassimo nell'impossibilità di utilizzare lo scatto rapido, potremo sempre creare una piccola chiazza d'ombra sulla quale fiondarci, per catapultarci alle spalle dei soldati, ucciderli o risparmiare loro la vita. Le eliminazioni silenziose dall'alto, da un angolino in penombra o con un kunai ben lanciato dalla distanza rientrano tra le specialità del nostro Aragami: lungo i livelli sono nascoste pergamene che sbloccano abilità offensive e difensive, tra cui l'utilissima capacità di diventare invisibili e di far scomparire i cadaveri delle vittime.
Se allertate dalla vista di un compagno deceduto, del resto, le guardie tenderanno a controllare ogni centimetro dell'area con circospezione, rendendo molto più difficile il completamento della missione. Se non fosse per il loro numero e per la loro aggressività, però, i NPC non brillano per acume, né per complesse routine comportamentali, ed anzi ci son parsi aggirabili con relativa semplicità dopo aver ottenuto un sufficiente numero di skills.
Ciononostante, Aragami non è un titolo che può essere portato a termine senza impegno: il pericolo di essere uccisi con un solo attacco, l'articolato level design e il quantitativo quasi sempre soverchiante dei nemici amplificano di gran lunga il grado di sfida, che ogni tanto cede il passo ad un invasivo trial & error. Una volta appreso nel dettaglio il modo migliore per far fronte alle diverse minacce, dopo aver analizzato accuratamente ogni zona e tutte le soluzioni alternative che il gioco propone per raggiungere il medesimo obiettivo, però, la progressione scorre via con più leggerezza e meno frustrazione: ciò avviene soprattutto perché le missioni tendono presto ad assomigliarsi le une con le altre, sia nella struttura, sia nel modo di superarle.
La ripetitività, quindi, è pronta a ghermirci dietro ogni siepe o ogni torre di vedetta, dalle quali sbucano sempre prevedibili, seppur letali, insidie. Per aumentare la varietà potremo comunque cercare nuovi metodi con cui passare sotto il naso dei soldati senza ucciderne nessuno, così da ottenere il rango ed il punteggio più elevati al termine degli stage: purtroppo anche la scarsa differenziazione delle abilità in nostro possesso non ci permette di mescolare diversi stili di gioco in modo davvero creativo e innovativo, senza valorizzare un level design decisamente elaborato né stimolare la rigiocabilità. Le missioni, insomma, si svolgono seguendo pedissequamente lo stesso andamento, persino durante le rarissime, ma intelligenti, boss fight: decidere di eseguire un playthrough senza farsi mai notare e senza lasciare dietro di noi una scia di morte incrementa inoltre anche la longevità, che si assesta intorno alle 7-8 ore di gameplay: un quantitativo di tempo che è destinato ad aumentare se decidiamo di giocare la storyline in co-op online con un amico, a patto, ovviamente, di coordinare in modo meticoloso ogni singola mossa, perché, in un titolo in cui a contare sono la calma e la ponderazione, gli errori di un giocatore verrebbero pagati a caro prezzo anche dal compagno. E noi abbiamo visto amicizie finire per molto meno.

È bene specificare che durante la cooperativa si dilatano a dismisura i già gravi problemi tecnici che affliggono la modalità offline.
L'unico aspetto realmente positivo del comparto grafico di Aragami s'intravede nell'uso di un delicato cel shading e in una raffinata direzione artistica che, senza proporre scenografie improbabili e spettacolari, architetta un level design sobrio e labirintico al punto giusto. Tutto il resto, invece, sfiora il disastro: non ci riferiamo ad una scarna texturizzazione o ad una complessità poligonale molto elementare (che in una piccola produzione sono debolezze su cui potremmo soprassedere senza indugio), ma ad una pletora di problematiche che, almeno su PlayStation 4, danneggia, disgraziatamente, anche il gameplay. Il primo, serio difetto che balza all'occhio è una continua, imperterrita, indefessa oscillazione di frame (anche dopo il rilascio di patch correttive ad un mese dal lancio), con scatti che si ripresentano ogni qual volta ci teletrasportiamo, freeze dell'immagine durante il salvataggio, e ulteriori rallentamenti quando attiviamo l'esecuzione di un nemico (pur rimuovendo lo slow motion). È indubbio che, in un'esperienza del genere, in cui calcolare al millisecondo ogni minimo passo, simili cali di fotogrammi ci mettono fastidiosamente i bastoni tra le ruote. Ancor più invalidante è il pop up degli elementi scenici: in un gioco nel quale ci si può spostare rapidamente solo dove si scorgono minuscoli anfratti oscuri, scoprire che le ombre degli oggetti alle volte compaiono dinanzi ai nostri occhi mentre ci muoviamo rischia davvero di danneggiare qualsivoglia tentativo di pianificazione, rovinando, conseguentemente, la naturale fruibilità dell'opera.

Aragami Aragami è un gioco avvolto da molte ombre, con solo qualche pavido spiraglio di luminosità a rischiararlo. In qualità di stealth game senza compromessi né eccessive semplificazioni, il titolo del team Lince Works propone meccaniche ludiche abbastanza efficaci nel loro classicismo ed un design dei livelli ben articolato, impreziositi altresì da una storyline che nasconde qualche intrigante retroscena. Eppure, proprio come l’umbratile protagonista, la ripetitività si annida sempre dietro l’angolo, a causa di una progressione e di una crescita del personaggio piuttosto limitata, che non riesce fino in fondo a stimolare alternative tipologie di approcci durante l’avventura. In piena luce, invece, si palesano tutte le mancanze tecniche del gioco su PlayStation 4: da un frame rate in crisi epilettica fino ad un pop up che assassina letteralmente la pianificazione delle missioni e mina gravemente al regolare sfruttamento delle abilità stealth in nostro possesso. Con un pizzico di accortezza in più, Aragami avrebbe potuto raggiungere vette qualitative maggiormente elevate: per ora resta comunque il promettente punto di partenza per un giovane studio di sviluppo spagnolo, che non merita certo di rimanere nell’oscurità.

6.6

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