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Archangel per PlayStation VR Recensione

Archangel è uno sparatutto in prima persona a base di mech, ottimizzato per la Realtà Virtuale: lo abbiamo giocato su PlayStation VR.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Archangel per PlayStation VR
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

l panorama della Realtà Virtuale non ha attirato soltanto le attenzioni dei publisher che storicamente operano nel settore videoludico, ma anche quelle di tante aziende che gravitano dalle parti di Hollywood, interessate a mettere un piede in questo mercato fin dagli albori, e curiose di esplorare le possibilità creative del nuove medium. Mentre tante major decidono di produrre dei contenuti legati ai propri blockbuster (si vedano le Experience dedicate a Spiderman: Homecoming e The Martian), Skydance Media ha deciso di prendere una strada diversa, assegnando alla propria divisione "Interactive" la creazione di un videogame fatto e finito.
Stiamo parlando di Archangel, un on-rail shooter in salsa sci-fi che può contare su una narrazione molto efficace e su un concept convincente. Purtroppo l'esperienza di gioco resta molto breve e fin troppo condensata, soprattutto se rapportata al prezzo di vendita, ma nelle quattro ore necessarie a portare a compimento la campagna, Archangel si distingue grazie ad un solido colpo d'occhio, un forte senso di presenza e immersività, e un'azione che richiede tempismo e colpo d'occhio.

Angeli meccanici

Archangel racconta la storia di un pilota delle forze ribelli degli Stati Uniti, che a bordo dell'immenso mech che dà il titolo al gioco combatte il fronte meccanizzato HUMNX, una corporazione che rivendica di un controllo tentacolare e rigoroso su tutto il suolo americano. Gabe Walker (o Gabby, nel caso in cui si decida di impersonare un soldato donna) non controlla direttamente i movimenti del gigantesco robot, che sono gestiti invece da M1KL, un'intelligenza artificiale con cui il protagonista comunica grazie ad una connessione neurale.

Fin dalle prime battute, il gioco mostra la volontà di costruire un'ambientazione post-apocalittica dai tratti intriganti, sfruttando un colpo d'occhio efficace e mettendo di fronte agli occhi del giocatore strutture, mezzi e panorami ottimamente caratterizzati. Pur senza cercare di rivoluzionare i canoni della fantascienza, il 2089 di Archangel è piacevole da scoprire, attraverso le informazioni che filtrano durante le schermate di caricamento e i dialoghi con i compagni di squadra che ci accompagneranno in missione.
Inaspettatamente, anche la componente emotiva del racconto riesce ad emergere con convinzione, proprio fin dal travolgente incipit. Dopo la sequenza introduttiva, sarà proprio il rapporto fra Walker e M1KL a portare avanti il sottotesto più "intimo" e personale: il legame neurale fra le due entità farà in modo, infatti, che l'avanzata IA possa esplorare i ricordi del suo co-pilota, sondandone il tormentato passato per percepire il peso dei suoi sacrifici ed il dolore scaturito dalle scelte che ha dovuto prendere.
Proprio come in Farpoint, insomma, il racconto rappresenta un cardine importante dell'esperienza di gioco. Ma anche in questo caso, così com'è stato per lo sparatutto firmato Impulse Gear, la storia sembra non avere tutto lo spazio che meriterebbe, "costretta" a chiudersi nel giro di una manciata di ore, senza che il giocatore possa entrare pienamente in sintonia con il contesto e con i personaggi. Dal punto di vista ludico, per contro, le trovate di Archangel sono più che interessanti. Il titolo, come abbiamo detto in apertura, si presenta come un classico sparatutto su binari, in cui il giocatore si limita a colpire gli avversari e gestire la fase difensiva. Quest'ultima non avviene, come nel compianto Time Crisis o nel Bravo Team di Supermassive, cercando riparo nell'ambiente circostante, ma gestendo due scudi energetici disposti sulle braccia meccaniche del robot.

Ad Archangel si può giocare, idealmente, impugnando un Dualshock, ma la soluzione da preferire è quella che prevede di sfruttare due Move, per gestire indipendentemente i due arti del Mech.
Grazie ai controller di movimento bisogna attivare e direzionare gli scudi, stando attenti a non consumarne l'energia; ma anche direzionare i colpi della mitraglietta, le rombanti fucilate, e i missili a impatto o ricerca.
L'attività del giocatore è insomma quella di gestire con cognizione di causa e tempismo sia le armi che le barriere protettive, cercando di capire da dove arrivano gli attacchi, ma anche di selezionare i giusti strumenti per rispondere all'offensiva. Anche a difficoltà normale, l'impresa si rivela moderatamente impegnativa, sempre stimolante anche se in qualche caso incline al trial & error (ed il posizionamento dei checkpoint, purtroppo, non aiuta a smussare i nervosismi per un eventuale fallimento, così come i tempi di caricamento molto estesi). Mentre suggeriamo solo ai più temerari l'opzione "permadeath", giocare a livello difficile potrebbe allungare di qualche ora la durata dell'avventura, ma anche causarvi qualche tensione di troppo. In linea di massima, tuttavia, questo on-rail shooter motorio riesce a rielaborare a sufficienza i canoni del genere d'appartenenza: nella stessa maniera del già citato Farpoint, ma proseguendo su una strada parallela.
Il team di sviluppo, in ogni caso, ha fatto un buon lavoro per quel che riguarda la varietà di scenari, nemici e situazioni, lasciando che in qualche occasione persino la squadra di supporto entri in gioco, come utile diversivo ad un avanzamento altrimenti molto inquadrato.
Pur senza toccare picchi di tonante epicità, Archangel riesce sempre a trasmettere l'adrenalina dello scontro, la soddisfazione di un'azione d'assalto ben gestita: nel momento in cui si entra in posizione difensiva e si riesce, on le raffiche sparate dall'altro braccio, a distruggere le salve di missili e le strutture da cui sono partite, un brivido di sincero entusiasmo percorre l'utente, ricordandogli quanto può fare la Realtà Virtuale sul fronte della partecipazione, creando un legame unico fra azione fisica e digitale.

Archangel Solido esordio per Skydance Interactive nel mondo del gaming e della Realtà Virtuale, Archangel è un tritolo che ribadisce quanto efficacemente il canone degli sparatutto su binari si adatti alla nuova tecnologia. Scacciato dalle scene del gaming che conta, forse a causa di una cronica carenza di idee, l'on-rail shooter ritorna di prepotenza grazie ai visori VR, enormemente rinvigorito dalle peculiarità di queste “periferiche”. Archangel, oltre a tratteggiare un gameplay che richiede tempismo, colpo d'occhio, coordinazione, ci presenta un contesto affascinante ed una storia che punta anche sull'aspetto emotivo del sacrificio e della responsabilità in tempo di guerra. Ci sono alcuni errori di gioventù (il lip sync abbastanza terribile ed un comparto tecnico incostante), ma il problema principale sta nella durata dell'avventura: troppo risicata sia per lasciare che la storia chiuda in maniera convincente tutte le questioni, sia per far sì che il flebile sistema di progressione conti davvero. Il potenziale per costruire un prodotto di ampio respiro non manca, ma per il momento bisogna accontentarsi di un titolo che non lo sfrutta completamente. Da considerare al primo price drop.

7

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