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Arizona Sunshine per PlayStation VR Recensione

Arizona Sunshine arriva su PlayStation 4 in una versione in Realtà Virtuale compatibile anche con il Controller AIM.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Arizona Sunshine per PlayStation VR
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Sin dalla sua prima pubblicazione con la versione per Oculus Rift, Arizona Sunshine ha fatto parlare di sé: è stato l'unico titolo in VR a base di sparatorie e zombie ad aver realmente convinto, grazie a dei valori produttivi sopra la media, e il team aveva deciso di rendere disponibile la modalità Orda solo per i possessori di CPU i7, scelta rispetto alla quale è stato fatto rapidamente un passo indietro.
A distanza di parecchi mesi Arizona Sunshine raggiunge quindi il PlayStation Store, con una versione PSVR che offre alcune feature in più, a fronte di un'esperienza meno solida dal punto di vista tecnico.

La fine del mondo

In termini di narrazione e setting, Arizona Sunshine offre un mix di elementi già visti più volte nella pletora di prodotti legati ai non-morti disponibili ormai praticamente su tutti i media, dai videogiochi ai fumetti, dai film alle serie TV: siamo rimasti soli, in un'ambiente inospitale (in questo caso è uno dei deserti più vasti nel Sud degli Stati Uniti), e dobbiamo lottare per la sopravvivenza.
Ciò che differenzia Arizona Sunshine da un anonimo shooter in VR è quindi l'ottima caratterizzazione del protagonista, che borbotta tra sé ad ogni apparizione dei non morti, cercando un senso in ciò che sta accadendo e mantenendo un sarcasmo di fondo che ben si sposa con l'atmosfera generale. La recitazione regge infatti sulle proprie spalle il peso di una trama tutt'altro che eccezionale, ricca di luoghi comuni sugli zombie e che ci vede impegnati nella ricerca della fonte di una trasmissione radio, nella speranza di non essere gli unici umani rimasti tali.

Peccato che tale sforzo di scrittura venga vanificato da uno tra i doppiaggi in italiano peggiori della storia: il classico caso in cui le voci risultano di qualità così bassa che sarebbe stato meglio lasciarle in inglese. A differenza di molti titoli in VR che offrono un movimento vincolato e su binari, il sistema di spostamento di Arizona Sunshine è basato sui teleport, soluzione ormai abbastanza abituale e che risulta un buon compromesso tra la necessità di attraversare gli ambienti per gestire i vari assalti e la volontà di evitare l'eventuale manifestarsi di sensi di nausea negli utenti meno abituati alla VR. Solo utilizzando il DualShock4 o PlayStation Aim, periferica attualmente disponibile solo in bundle con Farpoint, è possibile sfruttare un sistema di controllo più libero, con il quale spostarsi grazie gli stick analogici. Il movimento libero aggiunge notevole dinamismo a fronte di un iniziale senso di disorientamento, al quale ci si abitua però in maniera abbastanza rapida.
Molto più ricercato risulta il sistema di mira che in gran parte delle molte armi a disposizione richiede un buon occhio per cercare di abbattere uno zombie con un solo colpo ben piazzato alla testa: una croce compare nel mirino dell'arma quando la canna è perfettamente allineata al nostro punto di vista, permettendo quindi di valutare con precisione dove impatterà il proiettile. Verrà quindi naturale una postura con le braccia molto distese, fattore che richiede di liberare parecchio spazio davanti alla TV e di giocare in piedi, con l'occasionale necessità di chiudere un occhio per mirare meglio, esattamente come accade giocando a Farpoint.
La necessità di alzarsi per giocare viene rafforzata anche dal sistema di gestione delle armi e degli oggetti, da appendere alla cintola con un gesto assolutamente intuitivo e che permette quindi di cambiare bocca da fuoco in maniera molto rapida.

L'unico limite è dovuto al sistema di tracciamento di PSVR, basato sul rilevamento ottico della posizione dei led del visore e dei Move nello spazio. Scompensi nel collocamento delle "mani virtuali" avvengono in maniera più marcata rispetto ad altri titoli, come ad esempio Superhot VR, e il responsabile risulta essere in parte il sistema di teletrasporto: dopo alcuni minuti immersi tra gli assalti degli zombie, l'utente perde completamente l'orientamento, dando spesso le spalle alla TV e di conseguenza alla camera, nascondendo con il suo corpo i Move.
A tale problema si può ovviare attivando la griglia di tracciamento nel menu delle opzioni, che compare quando ci si sposta ai limiti della porzione di spazio inquadrato dalla camera o il sistema di rilevamento ha difficoltà a collocare la posizione della testa o mani dell'utente, indipendentemente dall'uso dei Move o di PlayStation Aim. Rispetto a Farpoint, quindi, l'intera esperienza è meno solida dal punto di vista tecnico, intaccando quindi un senso di immersività già non eccezionale.

Arizona Sunshine Arizona Sunshine ha il pregio di porre il giocatore al centro dell'azione, grazie ad un sistema di controllo che si adatta alle numerose periferiche offerte dalla piattaforma VR di PlayStation 4, ma che ci chiede di soprassedere sugli occasionali problemi di tracciamento. Il suo più grande limite, una volta deciso di impostare la lingua inglese evitando il terribile doppiaggio, è che non riesce ad incutere alcuna paura, se non in alcuni sporadici momenti nei bui cunicoli di una miniera, sezioni nelle quali l'uso di una torcia diventa fondamentale. Si tratta però di sequenze classiche, già viste in molti altri contesti e che quindi non riescono a stupire, malgrado i tentativi del team per renderle incisive e spettacolari. Ecco quindi che dopo pochi minuti gli zombie si trasformano in rumorosi bersagli semoventi, perdendo la loro aura di creature temibili se non per la capacità di porre fine alla vita del giocatore in pochi istanti, se avranno il tempo di avvicinarsi. Tale leggerezza dal punto di vista del coinvolgimento dell'utente e un prezzo abbastanza impegnativo, malgrado sia parzialmente giustificato dalla lunghezza della campagna e dalle modalità aggiuntive, rendono Arizona Sunshine un buon titolo in VR e nulla di più, con il premio per il miglior horror per Realtà Virtuale che rimane saldamente nelle mani di Resident Evil VII.

7

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