Recensione Army of Two: The 40th Day

Due soldati. Un Esercito. Army of Two arriva su PSP

Army of Two: The 40th Day

Videorecensione
Army of Two: The 40th Day
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Psp

EA, nel corso degli ultimi due anni, ha avuto il merito di credere in molte nuove IP che, nella maggior parte dei casi, si sono rivelate scommesse decisamente vincenti. Mirror's Edge, Dead Space, Dante's Inferno; tutti titoli interessanti che hanno raccolto un plauso pressoché unanime dalla critica e dal pubblico degli appassionati. Altri esperimenti invece sono andati meno bene, Army of Two (di cui andiamo a recensire la seconda incarnazione) ha avuto bisogno di due capitoli per arrivare alla piena maturità e, dopo un primo episodio decisamente sottotono, con gravi lacune di gameplay, ha saputo trovare, almeno su console casalinghe, la sua strada con la buona prova de il Quarantesimo Giorno (recensito qui, da Andrea Vanon). Siamo ancora lontani dai fasti di altri TPS come Gears of War o le avventure archeologiche di Nathan Drake, tuttavia, l'idea di basare la struttura di gioco sulla collaborazione fra due giocatori, mostrando sempre un secondo personaggio a schermo, è sicuramente intrigante e richiama alla mente i vecchi picchiaduro a scorrimento che furoreggiavano nei primi anni '90 (chi non ricorda Final Fight?).

Se la versione per console casalinghe può essere promossa con voti più o meno alti, lo stesso, purtroppo, non accade per quanto riguarda la conversione portatile di Army of Two: il Quarantesimo giorno. L'approdo su PSP di Salem e Rios, infatti, cade sotto i colpi di una conversione frettolosa e mal realizzata, dove quanto c'era di buono nel gameplay originale, viene livellato in maniera fin troppo superficiale, dato che gli sviluppatori, anziché riprogettare il gioco avendo bene in mente le caratteristiche peculiari del gaming portatile, hanno preferito semplificare al massimo tutte le feature, facendo degenerare uno shooter dotato di una certa personalità in un titolo action senz'arte né parte.
La prima e più ovvia considerazione da fare riguarda la gestione della telecamera; per il 90% del gioco, infatti, la visuale è fissata sulla tre quarti isometrica, per cui l'impatto scenico con le ambientazioni viene irrimediabilmente a mancare. Shanghai in fiamme, con aerei che cadono e grattacieli frantumati dalle esplosioni, non da le stesse sensazioni se la guardiamo dall'alto. Per altro ogni elemento, dai cassonetti dell'immondizia alle punte dei palazzi, somiglia a un cubo con una palette di colori che va dal grigio al verde marcio. Su una macchina come la PSP, che può gestire il 3D a livelli decisamente elevati, forse avrebbe avuto più senso una visuale in terza persona reale, per immergere il giocatore nell'azione, e non farlo sentire un deus ex machina esterno che guida un paio di marionette contro nemici improbabili, in ambientazioni per nulla evocative. Probabilmente questa scelta ha a che fare con una volontà (o necessità?) di contenere i costi, e con gli alti e bassi del motore grafico che, non solo costringe a caricamenti abbastanza lunghi delle nuove aree, anche all'interno dello stesso livello, ma subisce anche decisi rallentamenti nelle scene più concitate, con esplosioni e molti nemici a schermo.
Il secondo aspetto che getta Army of Two nell'abisso dello sconforto è il sistema di controllo assolutamente demenziale; gli sviluppatori, ritenendo che la classica combo analogico + tasti frontali fosse qualcosa di troppo semplice, hanno deciso di dedicare ogni singolo tasto a una direzione di sparo, mentre la levetta viene usata soltanto per spostare il personaggio. Complicato? Vi facciamo un esempio. Immaginate di trovarvi in un livello in cui i nemici arrivano da tutti e quattro i lati: qualunque giocatore che abbia preso in mano un pad almeno una volta nella vita si aspetterà di dover muovere il personaggio e girarsi con l'analogico, premendo forsennatamente X (o un tasto equivalente) per inondare di piombo i terroristi/soldati/carnedamacello. In Army of Two no. Per decidere in che direzione sparare dovrete premere il tasto corrispondente, X per il basso, Triangolo per l'alto, Quadrato per la sinistra e Cerchio per la destra. Inutile dire che questo sistema, oltre a prendere a calci trent'anni di convenzioni ludiche, si rivela fin troppo macchinoso e, finché non l'avrete padroneggiato a menadito (avete idea di quanto sia difficile dimenticare anni e anni di imprinting?), non farete altro che morire, morire e morire, insultando prima i protagonisti, poi il gioco e, in definitiva, spegnendo la console per la troppa frustrazione. Come se non bastasse l'IA dell'alleato, che in questa versione di Army of Two non è controllabile da un secondo giocatore, ignora anche le più basilari regole di autoconservazione, per cui in molti casi, o cercherà di sparare ai nemici piazzandosi esattamente dietro a noi (facendoci perdere energia), oppure si lancerà a capofitto addosso a carri armati, mitragliatori e boss di fine livello, costringendoci a continui salvataggi. La componente cooperativa, che nel fratello maggiore tiene in piedi da sola il 90% del gioco, qui viene completamente abbandonata; il nostro compagno di scorribande diventa poco più utile di una palla al piede e, ben presto, ci chiederemo perché non abbiamo comprato un altro titolo (il discreto Killzone Liberation non si discosta da questo prodotto, ma risulta decisamente superiore). Anche i test di moralità, punto cardine di Quarantesimo Giorno su console casalinghe, vengono decisamente fatti passare in secondo piano: avremo degli ostaggi da liberare ma, se decidiamo di non farlo, lasciandoli morire, perderemo denaro, per cui, di fatto, il gioco ci costringe ad essere buoni, non dando nessun incentivo a fare le scelte più discutibili. Praticamente i due mercenari si sono trasformati in timide educande.

Army of Two: The 40th Day Army of Two per PSP non convince da nessun punto di vista. Il gameplay è scialbo e non recupera nessuna delle suggestioni che ci avevano fatto apprezzare il suo omologo per console casalinghe, mentre alcune scelte decisamente discutibili nel sistema di controllo trasformano l’intera esperienza in un frustrante trial and error attraverso ambientazioni poco evocative e curate solo in maniera superficiale. Il motore grafico, seppur non pessimo, soffre di alcuni rallentamenti decisamente fastidiosi, mentre la mancanza di una modalità cooperativa degna di questo nome annulla tutte le peculiarità che avrebbero potuto rendere Il Quarantesimo Giorno anche solo lontanamente interessante.

4

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