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Recensione Assassin's Creed Chronicles China

Ubisoft toglie "mezza dimensione" ad Assassin's Creed, e tenta di variare l'offerta della saga proponendo un metroidvania basato sullo stealth. Le basi sono interessanti, ma l'esecuzione finisce per mancare di ritmo e mordente.

Assassin's Creed Chronicles China

Videorecensione
Assassin's Creed Chronicles China
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Dal concept della serie Assassin's Creed Chronicles non è certo difficile farsi affascinare. L'idea di unire una formula metroidvania a "due dimensioni e mezza" al classico gameplay della saga degli Assassini ci era parsa da subito molto originale, e da questo primo capitolo, China, ci aspettavamo un esordio incoraggiante. Per chi non lo conoscesse, si tratta proprio del capostipite di una futura trilogia, interessata ad esplorare periodi storici e personaggi mai toccati dalla saga principale. Chi ha acquistato il Season Pass di Assassin's Creed Unity riceverà automaticamente il gioco, mentre per tutti gli altri il prezzo è fissato a 9,99 €. Unire il classico scorrimento orizzontale allo stealth non era certo una sfida semplice, sebbene altre produzioni, come Mark of the Ninja, vi siano riuscite con successo in passato. Partendo dalla chiara ispirazione a quest'ultimo, i ragazzi di Climax Studios e Ubisoft Montreal hanno cercato di integrarvi nel miglior modo possibile le movenze, i controlli e i gadget tipici della saga. Il risultato è un mix non del tutto originale (almeno per chi abbia giocato l'ottima produzione di Klei) sebbene abbastanza solido, ma a mancargli davvero è un senso di sfida e di scoperta progressiva delle proprie possibilità.

VENDETTA CINESE

Assassin's Creed Chronicles: China ci mette nei panni di Shao Jun, ex concubina iniziata alle arti degli Assassini e intenzionata a vendicarsi di un clan noto come Le Tigri. Uno alla volta, la protagonista, sempre sola contro tutti, cercherà di eliminare i luogotenenti dell'organizzazione, sino ad arrivare al leader. La storia viene narrata tramite cut scene molto ben realizzate dal punto di vista grafico, ma purtroppo non riesce mai a decollare, rimanendo costantemente in secondo piano e offrendo ben pochi spunti d'interesse.
Quanto invece al gameplay, il gioco si diletta nel rielaborare alcune caratteristiche tipiche della saga degli Assassini e ad inserirle in questo nuovo contesto: il balzo della fede (con tanto di sincronizzazione, utile a svelare la mappa di un'area), la possibilità di nascondersi presso pertugi, cespugli, pareti di canne di bambù e gruppi di persone sullo sfondo, i gadget, tra cui alcune vecchie conoscenze come i petardi e il dardo da corda. Tutto torna, e si mette progressivamente a disposizione del giocatore durante l'attraversamento dei livelli. Gli strumenti offerti da Assassin's Creed Chronicles: China sono davvero molti, garantendo quindi una buona varietà. Il problema, semmai, è il modo sempre lineare in cui i gadget si sfruttano all'interno degli scenari, lasciando poco spazio all'inventiva, e più in generale la natura solo apparentemente complessa dei livelli. Per quanto le dimensioni siano spesso generose, la loro divisione in evidenti "compartimenti stagni" li rende in realtà tutt'altro che difficili da attraversare, sfruttando a proprio favore il fatto che le individuazioni da parte delle guardie non si estendono al di là del punto in cui avvengono. Per quanto lungo la strada le tipologie di nemici si moltiplichino, proponendo guardie in grado di illuminare i nascondigli grazie ad una lanterna oppure particolarmente corazzate e quasi immuni agli attacchi standard, gli sviluppatori non sono riusciti a proporre una curva di difficoltà stimolante. Sebbene alcuni isolati momenti di soddisfazione vi siano, soprattutto quando si riesce ad aggirare con successo l'intelligenza artificiale avversaria improvvisando con i gadget e gli spostamenti rapidi, a mancare è proprio un senso di coesione nell'esperienza, un vero progresso che costringa il giocatore a acquisire migliore familiarità con le potenzialità del personaggio.

Se poi si considera che queste ultime sono destinate a crescere nel corso dell'avventura (sebbene in maniera del tutto automatica), curiosamente il senso di sfida tenderà quasi a scemare nella seconda metà: per quanto i livelli si facciano più grandi e complessi e il numero di guardie continui a crescere, Jun diventerà via via sempre più efficace nell'aggirare le minacce senza farsi notare. Per quanto il gioco incoraggi sempre l'incedere stealth, assegnando anche una valutazione al completamento di ogni sequenza, nel gameplay trova posto anche un sistema di combattimento, da utilizzare come ultima risorsa in caso si venga scoperti. Il sistema si basa interamente sul tempismo, e sulla risposta a combo nemiche tutto sommato piuttosto prevedibili. I ritmi molto lenti e le animazioni piuttosto legnose non riescono a regalare ritmo ai momenti di cappa e spada, facendo in ogni caso preferire l'incedere furtivo. Quanto alla longevità, questa si attesta poco sopra le cinque ore, un valore in linea con il prezzo del pacchetto, soprattutto se si considerano i molti collezionabili e obiettivi secondari da completare. Peccato che difficilmente, una volta completata la trama, si potrà sentire una forte spinta a ripeterla una seconda volta.
Dal punto di vista grafico, Assassin's Creed Chronicles: China si rivela ben ideato e graziato da uno stile molto delicato, che delinea le ambientazioni con uno tratto simile all'acquerello, gioca con i campi lunghi e il movimento sullo sfondo e riesce nel complesso a regalare alla produzione un impatto visivo molto personale. Meno curate sono invece le animazioni, che alternano una resa soddisfacente nelle scalate a movimenti piuttosto legnosi durante i combattimenti. Se è vero che questi ultimi andrebbero il più possibile evitati, spiace comunque notare una cura decisamente risicata su questo aspetto.

Assassin's Creed Chronicles China Non si può certo dire che Assassin's Creed Chronicles: China sia un gioco realizzato in maniera affrettata: il design curato, i livelli tutto sommato ampi e i gadget a disposizione della protagonista sono lì a dimostrare il contrario. Semmai, al mix manca una direzione lucida e precisa, un senso di crescita delle proprie possibilità che vada di pari passo con lo scorrere dei livelli. Al netto di qualche momento interessante, la semplicità con cui si risolvono le diverse situazioni è spesso disarmante, e testimonia un level design meno accurato di quanto le apparenze potessero suggerire, almeno dal punto di vista tattico. Se a questo si aggiunge una storia che riserva ben poche sorprese anche agli appassionati irriducibili della saga, il risultato è un punto di partenza interessante, ma poco altro. La speranza è che i successivi due capitoli, India e Russia, possano lavorare sulle buone basi e proporre una sfida più intensa e meglio diretta. Solo allora lo scopo di Ubisoft, ossia diversificare l'offerta di una saga che rischia di rimanere sempre uguale a se stessa, potrà dirsi davvero coronato.

6.7

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