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Recensione Assassin's Creed Chronicles: India

Arriva il secondo capitolo della trilogia stealth che espande i confini dell'universo narrativo di Assassin's Creed. Passiamo dalla Cina all'India, durante il sanguinoso scontro fra i Sikh e la Compagnia delle Indie.

Assassin's Creed Chronicles India

Videorecensione
Assassin's Creed Chronicles India
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Assassin's Creed Chronicles: India è il secondo episodio di una trilogia di spin-off grazie alla quale Ubisoft vuole espandere i confini dell'universo costruito attorno alla sua saga più famosa. Sviluppata, proprio come il capitolo ambientato in Cina, da Climax, questa nuova avventura recupera integralmente il gameplay del predecessore, ereditandone di fatto gli elementi più riusciti e gli scivoloni più vistosi. Per fortuna ci sono alcune novità che cambiano un po' il sapore dell'esperienza di gioco, e l'ambientazione che schizza tra l'India ed il Medio Oriente garantisce una certa freschezza in fatto di atmosfere. Complessivamente, tuttavia, la mini-serie di avventure in Digital Delivery procede lungo il sentiero già indicato dal primo capitolo, rappresentando un discreto esponente di un genere poco diffuso (lo stealth game bidimensionale), ma senza quel guizzo in grado di valorizzarne le intuizioni.

Mark of the Assassin?

Ambientato nel 1841, proprio nel bel mezzo della guerra scoppiata fra l'impero Sikh e la Compagnia delle Indie Orientali, questo secondo capitolo di Assassin's Creed Chronicles ci mette nei panni di Arbaaz Mir, già protagonista della graphic novel Assassin's Creed Brahman. È lodevole l'impegno del publisher francese di lavorare anche su quello che potremmo definire "l'universo espanso" della saga, recuperando personaggi che i fan più curiosi hanno già incontrato, ma il fatto che lo sviluppo di Chronicles sia affidato ad un team esterno ne limita evidentemente le libertà creative. La trama, raccontata attraverso sequenze animate dallo stile raffinato, con disegni ricercati che si mescolano a fascinosi arabeschi, resta sempre molto dimessa, e solo marginalmente si mescola con quella che è la "mitologia" ufficiale della serie principale. Sulle tracce di uno scrigno appartenuto ad Ezio Auditore, lo sprezzante Arbaaz finisce semplicemente per compiere un percorso di vendetta personale contro gli oppressori inglesi, intenzionato a proteggere il suo mentore e la propria amata. Il tono dimesso e non essenziale del racconto rende il plot del tutto superfluo, lasciando che a risaltare sia solamente il gameplay.
Le meccaniche di gioco di Assassin's Creed Chronicles: India sono quelle di uno stealth game dalla progressione generalmente bidimensionale. In verità siamo di fronte a quello che viene definito un "2.5D", dal momento che il rendering è tridimensionale e spesso ci si sposta in profondità all'interno degli scenari. L'obiettivo principale è sempre quello di non allertare le guardie, evitando di finire nel loro campo visivo. Si possono usare i numerosi nascondigli presenti negli stage, oppure lavorare di fantasia, alterando i percorsi di ronda dei nemici: basta un fischio o una bomba rumorosa per attirare gli avversari lontano dalla loro postazione. L'agilità di Arbaaz gli permette ovviamente di arrampicarsi su diverse superfici, arrivando persino a penzolare dai soffitti e dai davanzali delle finestre, in modo da scansare all'ultimo istante i coni che identificano il raggio visivo dei tiratori. Superare le varie zone dei livelli senza farsi vedere è una questione di osservazione e di tempismo, anche se a volte l'uso di una bomba fumogena può risultare utile per facilitarsi le cose.

In questo caso avvicinarsi alle guardie ignare e svuotare le loro tasche potrebbe non essere una cattiva idea, per rimpinguare le scorte di gadget altrimenti molto limitate. Stordire gli avversari e occultarne i corpi è un bel modo per facilitarsi la vita, ma i giocatori più tenaci preferiranno puntare alla perfezione, evitando qualsiasi contatto con il nemico e guadagnando, per ogni settore dello stage, il grado "Ombra".
Solo così, per altro, si potrà moltiplicare il punteggio e sbloccare i potenziamenti dell'Animus, incrementando la capienza delle tasche di Arbaaz e la sua salute. Il consiglio è quello di giocare fin da subito inseguendo l'obiettivo dell'esecuzione perfetta: il rischio, altrimenti, è quello di trovarsi di fronte ad un'avventura poco stimolante e un po' insipida. La possibilità di affrontare i nemici in scontri all'arma bianca dovrebbe essere persino tralasciata, visto che il sistema di combattimento -basato sull'alternanza di colpi rapidi e pesanti e sul tempismo di contrattacchi e schivate- è rudimentale e impreciso, ed in linea di massima regala soddisfazioni davvero moderate.

Com'è fatta l'India!

Schizzando dai giardini dei palazzi indiani ai merli dei castelli afghani incontreremo anche livelli a tempo, in cui emergerà di prepotenza l'anima platform della produzione. Qui dovremo evitare piattaforme traballanti e trappole mortali, dimostrando un buon tempismo nei salti ed una discreta rapidità d'esecuzione. C'è anche, dopo la metà dell'avventura, un'inedita sessione di cecchinaggio che rappresenta una bella sorpresa ed uno dei momenti più caratteristici della produzione. Complessivamente, quindi, non si può dire che a queste "cronache indiane" manchi una buona varietà, declinata attraverso cinque ore di gioco discretamente intense. Per chi vuole prolungare l'esperienza di gioco, poi, ci sono una serie di sfide extra davvero impegnative. Le abilità da sbloccare e i molti collezionabili sparsi in giro per gli stage rappresentano infine un incentivo a riaffrontare l'avventura, magari in modalità New Game +.

C'è anche da dire che, nonostante per tutta la durata della storia si presentino ad intervalli regolari diverse tipologie di nemici e nuovi elementi interattivi, il level design fa davvero poco per proporre soluzioni elaborate e complesse, e insomma il gameplay non si evolvere in maniera davvero convincente. L'altro grande problema di Assassin's Creed Chronicles: India è la tendenza delle situazioni a sfociare in un tediosa trafila di tentativi a vuoto e nuove prove. Non ci sarebbe nulla di male in un'impostazione del genere, da sempre connaturata alle dinamiche stealth, ma siamo convinti che ci sia anche una grazia nel "trial & error", e che quello di Chronicles sia invece un po' impacciato. I tempi di attesa per la sincronizzazione dell'Animus dopo ogni morte, la distribuzione dei checkpoint non proprio perfetta, ma soprattutto la necessità, dopo un'allerta, di aspettare che i nemici si accalchino attorno al protagonista e lo uccidano (in certe situazioni in cui è evidentemente impossibile nascondersi, fuggire o combattere), cominciano ad urtare i nervi già a metà dell'avventura, finendo per infastidire i più irascibili. Insomma, nonostante ci siano pochi prodotti che aderiscono al canone dello stealth bidimensionale, l'eccelso Mark of the Ninja, uscito ormai tre anni fa, è ancora imbattuto in fatto di level design, soluzioni creative e raffinatezza dell'esperienza di gioco.
Il titolo Ubisoft, di contro, riesce a distinguersi sul fronte stilistico. Come per il precedente capitolo il colpo d'occhio è molto delicato: Climax delinea le ambientazioni con uno tratto simile all'acquerello, gioca con i campi lunghi e il movimento sullo sfondo, e riesce nel complesso a regalare alla produzione un impatto visivo molto personale. Dai templi cinesi e dagli oceani in tempesta si passa allo sfarzo dei palazzi indiani, ai colori più caldi dei tramonti mediorientali, alla vegetazione rigogliosa dei giardini segreti, in un'atmosfera sicuramente penetrante.

Assassin's Creed Chronicles India Assassin's Creed Chronicles: India supera il suo predecessore in fatto di varietà e quantità, diversificando in maniera più efficace la progressione ed aggiungendo, oltre ai potenziamenti da sbloccare grazie al punteggio, anche delle sfide extra molto impegnative, perfetto corollario all'esperienza offerta dall'avventura. Le ambizioni del prodotto, che si presenta come sempre con uno stile ispiratissimo, vengono limitate dalla trama inconsistente, ma soprattutto da un level design che non riesce mai ad esplodere, costringendo spesso e volentieri il giocatore ad un esercizio di “trial & error” (funestato ora dalla distribuzione dei checkpoint, ora dai tempi di attesa che frammentano l'esperienza di gioco). Si tratta comunque di un prodotto con un suo carattere ben delineato ed un gameplay stealth assai raro da incontrare di questi tempi. Con qualche altro ritocco l'ultimo tassello della trilogia ambientato in Russia potrebbe rappresentare un finale col botto.

7.3

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