Recensione Assassin's Creed: Fratellanza

Brotherhood diventa un libro

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Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

La storia degli Assassini

Tra le nuove IP che hanno impreziosito l’attuale generazione di home console, Assassin’s Creed è sicuramente tra quelle che più hanno fatto parlare di sé. Splendida e affascinante per alcuni, imperfetta e ripetitiva per altri, la saga trova in una sceneggiatura intrigante e nell’ambientazione d’impatto il punto d’incontro tra i due schieramenti. Impossibile restare insensibili di fronte a una Gerusalemme perfettamente riprodotta. Difficile resistere a una trama che getta inquietanti ombre su così tanti fatti storici, rileggendoli in un’inedita chiave fantascientifica, quando non fantastica.
In un mondo dove cross-medialità e cross-promotion sono ormai pratiche ovvie, se non dovute, desta poca sorpresa l’esordio nel mondo letterario del marchio Ubisoft. Del resto con un cast del genere e un mondo immaginifico in costante espansione, non dovrebbe essere difficile creare una buona opera letteraria capace di fare la felicità dei fan, magari avvicinando nel contempo qualche nuovo utente, incuriosito dallo spessore dei protagonisti e dall’ambientazione storica. Oppure no?

Più storico che romanziere

L’autore del romanzo è Oliver Bowden. Dietro a questo nome, uno pseudonimo in realtà, si nasconde Anton Gill. Nato da padre tedesco e madre inglese nel 1948, vive la sua giovinezza a Londra. Comincia lavorando nel teatro, presso il Royal Court Theatre, dove incontra l’amore della sua vita: l’attrice inglese Marji Campi, nota al pubblico per le sue parti in alcune serie TV inglesi. Dopo un periodo alla BBC, Gill decide di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Non è un romanziere tuttavia. Sviluppa la sua carriera, almeno inizialmente, come saggista di stampo storico. Diventa così un esperto di storia dell’Europa con uno spiccato interesse per il nostrano Rinascimento.
Nel 2009 Ubisoft lo investe della carica di curatore della declinazione letteraria del suo brand. Scrive così Assassin’s Creed: Rinascimento e un anno dopo, il qui preso in esame Assassin’s Creed: Fratellanza.
Siamo dunque di fronte a un esperto di storia, ma le cui abilità propriamente letterarie sono tutt’altro che comprovate.
Cominciano da qui i problemi di questo libro?

Premi X, disse Mario.

Difficile scaricare la colpa del fallimento del romanzo alle capacità e al lavoro di ricostruzione di Oliver Bowden. Lo scrittore, sebbene non completamente esente da colpe come vedremo, svolge la sua funzione con abilità. Confeziona una narrazione leggera, agile sia nelle descrizioni dei luoghi, che durante le numerose scene di lotta che si consumano alternandosi con elevata velocità. Solo sovente si ravvisa una certa pesantezza, dovuta a una scelta lessicale volutamente, ed eccessivamente, arcaica, che tra l’altro mal si sposa con i rarissimi passaggi in cui invece la narrazione si fa più volgare e violenta. Pur mancando di un perfetto bilanciamento nello stile, è comunque innegabile il buon lavoro svolto dall’autore, capacissimo, tra l’altro, di riprodurre quasi correttamente i caratteri e le trame psicologiche che muovono i protagonisti del videogioco. Ezio si dimostra anche qui un eroe appesantito dalla gravità del compito che gli è stato assegnato, ma non per questo privo di moti di spirito e di un’innata generosità. Mario, coerentemente alla controparte videoludica, più che il semplice zio del protagonista ne è la guida e mentore. Caterina Sforza spicca per la sua eleganza e capacità di affascinare Ezio con ogni suo gesto e parola.
Ma è proprio nominando l’opera videoludica al quale il romanzo si ispira che cominciano i dolori. Il titolo del libro è Assassin’s Creed: Fratellanza, così simile a quell’Assassin’s Creed: Brotherhood che su PS3 e Xbox 360 ha ammaliato migliaia di videogiocatori. I più attenti o esperti avranno già capito dove si vuole andare a parare: la trama del libro segue alla lettera gli eventi del videogioco. Avete capito bene. Non si tratta di un racconto che amplia ulteriormente l’universo immaginifico del brand, né di una sorta di spin-off che rilegge eventi già noti filtrati dal punto di vista di altri personaggi. Volendo esagerare potremmo quasi dire che questo romanzo è una guida romanzata del videogioco. Chi ha già avuto il piacere sulla propria home console, non potrà trattenere un sorriso beffardo leggendo la versione letteraria del tutorial che apre l’avventura o di tutte le cut-scene che sviluppavano la trama videoludica.
Chi insomma ha già giocato a Brotherhood non ha un motivo valido per acquistare questo libro. Ci chiediamo, inoltre, l’utilità di un’opera concepita in questo modo: perché appiattire le potenzialità del medium di riferimento, riproponendo un qualcosa nato in altro ambito?
Così facendo infatti, la lettura non risulta particolarmente piacevole neanche per il neofita. Si intravede infatti una certa disarmonia di fondo, dovuta all’inutile necessità di dare spazio a eventi assolutamente coerenti nel videogioco, ma fuori contesto in un libro. In questo senso la scena del tutorial funge da esempio perfetto: che senso ha prolungarsi nell’incontro fortuito di Ezio con una giovane in difficoltà con un’ingombrante scatola piena di fiori? Se nel videogioco la scena è utile per impratichirsi con i controlli, nel libro si dimostra un impacciato escamotage per introdurci all’innata passione di Ezio per le donne.
Come detto in precedenza, l’agilità stilistica di Oliver Bowden salva in buona parte l’opera, ma difficilmente ci si potrà appassionare a una trama estremamente più efficace nel videogioco.

Assassin's Creed: Fratellanza Assassin’s Creed: Fratellanza fa parte di quel gruppo di controverse opere di adattamento intermediale, incapaci di rispettare le specificità dei linguaggi culturali di riferimento. Per questo motivo l’acquisto del libro è sconsigliato praticamente a chiunque. Chi ha già avuto il piacere in ambito videoludico non trarrà alcun arricchimento, mentre i neofiti si imbatteranno in una trama poco equilibrata e enormemente meno godibile rispetto a quella del gioco. Resta comunque un peccato perché lo stile di scrittura è indubbiamente buono e i personaggi sono presentati con abilità e competenza.

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