Recensione Assassin's Creed Identity

Dopo Assassin's Creed Pirates, la serie Ubisoft torna sul mercato mobile con Assassin's Creed Identity, un action RPG ambientato in Italia (Roma, Firenze e Monteriggioni) durante il Rinascimento.

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recensione Assassin's Creed Identity
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Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Assassin's Creed è una serie che non ha certo bisogno di presentazioni, o grandi preamboli, per poter essere degnamente introdotta. Dal 2007, anno in cui Maestro Altair fece la sua prima comparsa introducendoci all'eterna lotta tra templari ed assassini, la serie - forte di una mitologia affascinante - è divenuta ben presto un appuntamento fisso. Dopo il solido Syndicate del novembre scorso che ha risollevato un po' le sorti del brand riportando il focus della produzione sul single player, Ubisoft ha dichiarato che la serie si prenderà un anno sabbatico, per riordinare le idee e ripartire con rinnovato entusiasmo. Proprio come accade in ogni relazione sentimentale importante, insomma, quando il rapporto inizia a trascinarsi stancamente verso lo zenit della passione di solito i partner decidono di prendersi una pausa di riflessione, per capire che fare del loro futuro. E, come spesso accade, nel periodo di pausa può accadere che i due si vedano con altri. Ecco, calandolo nel contesto videoludico, il ruolo di terzo incomodo in questa pseudo relazione sentimentale è assunto dagli spin off o da altre iniziative commerciali connesse, utilizzate per diffondere il franchise in maniera pervasiva, non solo toccando ed approfondendo i molti rivoli secondari del lore, ma tenendo anche alto l'interesse dell'accanita fan base. Recentemente, per Assassin's Creed, questo si è tradotto nei tre episodi che sono andati a formare la raccolta Chronicles e, da ultimo, l'episodio mobile Assassin's Creed: Identity.

Assassini tascabili

Identity, però, non è il primo tentativo fatto da Ubisoft per colonizzare il mercato mobile. Con Assassin's Creed Pirates, ad esempio, il colosso francese è riuscito in qualche modo a creare qualcosa di divertente e senza grandi pretese, cavalcando l'onda lunga dell'evocativo contesto piratesco del quarto capitolo. Subito dopo, con Memories, il franchise si gettò sull'inflazionata fetta di mercato degli strategici free to play, gettando nel calderone un'accozzaglia di contenuti poco amalgamati tra loro. Ora Ubisoft ci ritenta con questo Identity, primo capitolo mobile che, con tutte le limitazioni del caso, ci permette di assumere il controllo di un assassino che si muoverà in ambienti tridimensionali. Quali? Beh, le ambientazioni sono prese di peso (ed opportunamente alleggerite dai molti elementi di contorno non essenziali) dagli episodi più riusciti della saga. Sapete, la trilogia con quel tale, Ezio Auditore. Monteriggioni, Roma, Firenze sono le tre location in cui ci troveremo a dover assolvere i nostri doveri di iniziati, intrecciando la nostra vicenda con quella di personaggi ben conosciuti, come Machiavelli, Leonardo e (it's me!) Mario Auditore. Qualche piccola variazione sul tema ci porta a fronteggiare non gli acerrimi nemici di sempre, bensì una setta d'élite conosciuta come "Corvi", creata da Cesare Borgia per debellare una volta per tutte la confraternita degli assassini dalla penisola italica. I Corvi, abili nell'arte del mimetismo ed impossibili da riconoscere attraverso l'Occhio dell'Aquila, non sono nuovi nel mondo di Assassin's Creed. Fanno la loro apparizione già in Brotherhood, per poi venire nominati anche successivamente nei libri firmati da Oliver Bowden. Il background ricco e fertile per far crescere qualcosa di estremamente interessante, insomma, c'era. Come al solito. Invece, Assassin's Creed: Identity si perde in un bicchiere d'acqua, diviso tra la necessità di monetizzare l'investimento tramite microtransazioni e la volontà di proporre delle soluzioni che si avvicinassero, in qualche modo, alle esperienze maggiori.

Tanta roba... oppure no?

Assassin's Creed: Identity, in fin dei conti, ci presenta delle idee interessanti. Una volta creato il nostro assassino scegliendo nome, volto ed una tra le quattro classi a disposizione, iniziamo ad addentrarci nei meandri dell'Animus. C'è una modalità campagna (e su questa, sinceramente, avremmo puntato più di qualche fiorino), le consuete missioni secondarie suddivise nei più disparati contratti (scorta, uccisione, consegna e così via), le sezioni dedicate alla parte prettamente ruolistica e, infine, gli eventi social. Tanta roba, come direbbe qualcuno. Le magagne, invece, emergono evidenti sin dai primi istanti di gioco. Anzitutto, la modalità storia dura poco più di un'ora e ci ha profondamente delusi, così come ci hanno lasciato l'amaro in bocca i contratti secondari. La campagna è insipida, suddivisa in una decina di missioni (le quali durano una manciata di minuti ciascuna) che tentano di variare sul tema ma, alla fin fine, si appiattiscono tutte su una ripetitività frustrante, accentuata dalla dimensione ridotta delle mappe.

Nessuna struttura open world, insomma, ma livelli "guidati". Ad ogni buon conto, gli elementi che caratterizzano la serie ci sono tutti, dall'inseguimento sui tetti all'assassinio, dall'identificazione del bersaglio con l'Occhio dell'Aquila alla mimetizzazione tra i monaci o le prostitute, sino al classico salto della fede. A mancare è un senso di reale appagamento in quello che si cerca di fare con l'assassino. L'ambiente tridimensionale in cui muoviamo il nostro alter ego portatile è estremamente statico e gli NPC sono pochi e vivaci come dei pezzi di legno. Al mutare degli obiettivi non corrisponde alcuna variazione nel gameplay. Non si corre praticamente mai il rischio di venire desincronizzati e le guardie, sovente, reagiscono in ritardo ad un'eventuale minaccia, dandoci così tutto il tempo per far ciò che vogliamo. Al completamento di ogni missione, poi, si guadagnano i canonici punti esperienza ed equipaggiamento sempre più potente (anche questo è un concetto relativo ai fini della giocabilità, reso solo con colori differenti che indicano la rarità dell'oggetto). Non solo. Salendo di livello è possibile anche potenziare l'assassino attraverso uno skill tree abbastanza profondo e personalizzato per ogni classe. Anche in questo caso, però, la sensazione è che le abilità sbloccate non servano a differenziare l'esperienza di gioco in base alla classe scelta. È possibile anche forgiare l'equipaggiamento, a patto di possedere un bel po' di fondi da spendere.

Che fai, tocchi?

Essendo un titolo mobile, il sistema di controllo tipico della serie deve, chiaramente, fare i conti con device che non possiedono comandi fisici. Blue Byte Studios ha, quindi adottato un sistema di controllo "binario" opportunamente semplificato e reso intuitivo, reattivo e sensibile ad ogni nostro minimo tocco. Potete sempre utilizzare i controller compatibili con i device mobile ma, anche senza, tutto funziona comunque benone, Ad ogni modo, utilizzando la parte sinistra dello schermo, grazie ad uno stick virtuale preciso, possiamo controllare il movimento dell'assassino, mentre nella parte destra è dedicata alle azioni, richiamabili attraverso una pratica ghiera circolare. Prima che vi mettiate a fantasticare sulle possibilità che il titolo potrebbe offrire, diciamo sin da subito che le scalate in stile parkour (ed i movimenti in generale) avvengono praticamente in automatico. Con un tap od uno slide del dito, il nostro alter ego seguirà semplicemente la linea fantasma, che di volta in volta apparirà, sino al punto desiderato. Gli attacchi, invece, si presentano essenziali e meccanici con un solo affondo offensivo e nessuna possibilità di parata. Abbastanza inutili e poco divertenti. Gli scontri ci possono, però, mettere in difficoltà quando siamo circondati da due o tre avversari contemporaneamente.

Gli assassinii, invece, possono essere effettuati cliccando sulla relativa icona che appare non appena ci avviciniamo ad un nemico. Tecnicamente il titolo fa la sua bella figura sui dispositivi di nuova generazione, grazie ad un engine grafico che riesce a riprodurre, senza rallentamenti di sorta e mantenendo una draw distance davvero lodevole, le mappe che noi tutti conosciamo. La minuscola Monteriggioni, Palazzo Vecchio ed il Colosseo sono riprodotti in modo fedele, peccato che questi luoghi si possano visitare solo in minima parte. Le strade appaiono poco vive se non consideriamo le prostitute, le guardie ed i medici sparsi qua e là. Dobbiamo considerare, comunque che Identity gira pur sempre su un dispositivo mobile, quindi non possiamo certo criticare il lavoro svolto dai ragazzi di Blue Byte.

Assassin's Creed Identity Nonostante la serie principale si sia presa un anno sabbatico, il franchise non ha alcuna intenzione di fermarsi. Assassin’s Creed: Identity è un titolo che fa di tutto per ingraziarsi gli appassionati che possiedono un device mobile all’altezza e per attirare nuovi adepti grazie all’estrema semplificazione della sua formula. Sotto il profilo puramente tecnico il titolo fa la sua bella figura. Le crepe, però, emergono sotto il profilo dei contenuti e su un gameplay un po’ troppo meccanico. Anzi, automatizzato. Peccato per la durata irrisoria della campagna (altri contenuti saranno rilasciati prossimamente, ma ancora non si sa se a pagamento oppure no) e l’inutilità di molte - interessanti - feature gettate però un po’ troppo a casaccio, magari nella speranza di portare a casa il risultato pieno. Il titolo perde di mordente in fretta e non invoglia (non bastano infatti i contenuti “social”) l’utente a spendere molto tempo dopo il completamento della campagna.

5.5

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