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Recensione Assassin's Creed: Pirates

La versione mobile delle avventure piratesche targate Assassin's Creed non convince pienamente

Versione analizzata: iPhone
recensione Assassin's Creed: Pirates
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • iPhone
  • iPad
  • Mobile Gaming
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il brand di Assassin's Creed ha una diffusione ormai capillare. La lotta fra templari ed assassini ha raggiunto, in questi anni, quasi tutte le piattaforme disponibili, e all'appello -oltre ad un capitolo per 3DS- mancava solo un episodio pensato per il mercato mobile. Rimedia questo Assassin's Creed: Pirates, disponibile su Google Play e App Store. Come si intuisce dal titolo, Pirates recupera l'ambientazione caraibica di Black Flag: ci mette però nei panni di un nuovo protagonista, e abbandona la componente free-roaming per concentrarsi esclusivamente sulle battaglie navali e sulla gestione del proprio vascello. Nonostante alcune ottime idee, il titolo sembra soffrire dell'ormai famosa "sindrome da Infinity Blade": al colpo d'occhio interessante ed al setting molto fascinoso, si affianca un gameplay ripetitivo e sempre uguale a sé stesso, che in poche ore esaurisce tutti i suoi spunti.

Battaglie, battaglie e ancora battaglie...

Assassin's Creed: Pirates è ambientato nello stesso universo di Black Flag, ma le due linee narrative non sono in alcun modo correlate. Il titolo iOS non ha alcun legame con l'avventura di Edward Kenway, ed anzi ci racconta la storia di Alonzo Batilla, giovane pirata che segue le orme dello spietato La Buse. Così si chiamava Olivier Lavasseur, pirata realmente esistito e ad oggi chiacchieratissimo dagli storici e dai ricercatori. La Buse (che in francese significa "Poiana", ad indicare la spietata rapidità con cui il pirata attaccava le prede), ha infatti lasciato un codice ancora indecifrato, che pare possa condurre al covo in cui ha nascosto tutte le sue ricchezze.
La trama di Assassin's Creed: Pirates, comunque, resta fin da subito in secondo piano. Invece che concentrarsi sulla caratterizzazione dei personaggi o sulla figura del bucaniere, il plot si limita a raccontarci, con scenette sintetiche e dialoghi poco convinti, il carattere irruento e avventuroso di Batilla. I risultati sono tutt'altro che interessanti, e insomma ben presto capiremo che quello che conta è più che altro il gameplay.
Già nei primi minuti di gioco ci viene affidata una nave che possiamo controllare liberamente. La meraviglia di poter spiegare le vele e solcare i mari azzurri dei Caraibi anche sul nostro iPhone è massima: complice un comparto tecnico molto curato, Pirates ci illude di poter replicare le emozioni provate con il capitolo maggiore, promettendoci una componente "free roaming" in vaste aree costiere, fra gli atolli e gli arcipelaghi delle coste centroamericane.
Mentre si direziona il vascello ruotando il timone respiriamo davvero lo stesso senso di libertà che si prova sui ponti delle navi di Black Flag, e si fa strada l'idea che Pirates possa riproporre, in piccolo, le medesime emozioni.
Purtroppo si capisce ben presto che non è così: quando si arriva allo scontro diretto con le navi nemiche, infatti, ci si rende conto immediatamente che il team ha optato per una struttura molto costrittiva, che limita fortemente l'appeal del prodotto. Sostanzialmente le battaglie si svolgono in maniera quasi automatica: i due vascelli navigano fianco a fianco, cannoneggiandosi a vicenda. Noi dobbiamo orientare il fuoco dei cannoni, aspettando poi che si ricarichino. Quando è il turno avversario, la visuale si allontana dal ponte e tutto quello che ci è richiesto è di premere a tempo un paio di tasti per effettuare delle poco credibili "schivate", evitando così le palle di cannone.
Sostanzialmente gli scontri si svolgono tutti in questa maniera, anche al netto di qualche possibilità extra (come quella di sparare un colpo che interrompe l'attacco nemico, o quella di sparare un colpo preciso nella polveriera avversaria, per qualche danno extra).
Purtroppo Pirates è troppo concentrato sugli scontri, realizzati in maniera davvero banale e limitante, per prendersi gli spazi che meriterebbe. Ed è un vero peccato, perchè le varie mappe su cui abbiamo libertà di navigare sono molto estese e ricche di attività: ed è proprio quando navighiamo liberamente o ci dedichiamo alle (poche) gare a checkpoint che il titolo riesce a trasmettere buone sensazioni, replicando quel senso di libertà che, assieme al profumo di salmastro, ogni pirata (virtuale) vuole respirare a pieni polmoni.
L'esperienza di gioco torna però costantemente agli scontri, in una sequenza interminabile di cannonate, incontri casuali, battaglie estenuanti che possono durare interi minuti senza mai una variazione.

E' facile rimanere catturati, sulle prime, da un sistema ruolistico che permette di potenziare la propria nave: oltre a spendere le risorse accumulate (o acquistate tramite microtransazioni) per migliorare le statistiche dei vascelli (ce ne sono cinque a disposizione), possiamo reclutare mozzi, capitani e vedette, ciascuno dei quali ci concede dei "perks" e delle abilità con cui migliorare le nostre prestazioni. Si capisce però che si tratta solo di variazioni di poco conto, che non possono far nulla risolvere i problemi fisiologici della componente meno riuscita del titolo.
Assassin's Creed Pirates, insomma, vive di alti e bassi, alternando trovate veramente interessanti ad altri momenti di palese sconforto. Le missioni più curiose, come quelle in cui si deve controllare la rotta della nave con una visuale dall'alto in stile flight control, ci vengono incontro per cercare di mitigare la noia, e la navigazione libera ha sempre il suo fascino. Purtroppo poi tutto viene ricondotto a scontri troppo inquadrati e, proprio come quelli di Infinity Blade, ripetitivi al massimo grado e basati solo sul tempismo.
Quella di Pirates resta, per lo meno, un'ambientazione sicuramente interessante e poco esplorata su piattaforme mobile, resa tremendamente affascinante anche dalla qualità del motore grafico. L'ottima profondità di campo si sposa con una buona realizzazione delle superfici increspate dell'oceano, e la gestione delle fonti di luce riesce a creare un'atmosfera sempre solare e spensierata, replicando "in piccolo" i più riusciti momenti "estatici" del capitolo per Homoe Console.

Assassin's Creed: Pirates Le cannonate di Assassin's Creed Pirates non vanno completamente a vuoto. Il titolo Ubisoft riesce anzi a meravigliare a più riprese, presentandosi sul mercato mobile con ottimi spunti. La navigazione libera, il sistema di sviluppo del proprio vascello, le atmosfere e persino le missioni meno concentrate sul combattimento riescono a tenere in piedi la produzione, delineando il profilo di un prodotto persino originale, se collocato nel contesto del mercato di riferimento. Peccato che poi gli scontri navali siano ripetitivi e noiosi, uguali dall'inizio alla fine dell'avventura, e sfortunatamente strutturati come se fossimo di fronte ad un “Infinity Blade coi galeoni”. Una discreta partenza per Ubisoft, che potrebbe ottenere risultati molto migliori con un futuro capitolo: basterà scrollarsi di dosso le assurde mode del mobile gaming moderno, e provare a percorrere nuove vie, liberi come un pirata.

7

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