Recensione Assassin's Creed Rogue

L'avventura di Shay Cormac debutta su PC

Assassin's Creed Rogue

Videorecensione
Assassin's Creed Rogue
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Carlo Cicalese Carlo Cicalese respira, mangia e sogna mondi videoludici dal 1995, aspira a diventare uno dei migliori comunicatori italiani del settore e migliorare la percezione del medium videoludico nel grande pubblico. É un fanboy di Warhammer 40.000, quindi lanciategli un "For the Emperor!" su Facebook e Twitter per farvelo amico.

Il 2014 è stato un anno di alti e bassi inattesi per Ubisoft, che ha riscosso più entusiasmi con progetti "piccoli" ma pieni di cuore e passione, mentre il resto dei titoli Tripla A, ovvero Watch Dogs, Assassin's Creed Unity e The Crew, sono stati tanto pubblicizzati quanto accolti con diversi malumori da pubblico e critica, per una serie di ragioni che includono problemi tecnici al lancio, bug e accuse di downgrade grafico. Magari a causa della grande campagna pubblicitaria che ha accompagnato Assassin's Creed Unity, non molti sapranno dell'esistenza di un titolo "fratello", pubblicato lo stesso mese su console last-gen, ovvero Assassin's Creed: Rogue. Annunciato tardivamente e trattato come un titolo di seconda categoria nella line-up del publisher francese, Assassin's Creed: Rogue chiude il "ciclo americano" inaugurato da Assassin's Creed III, ricongiungendo il vuoto temporale fra le vicende del pirata-assassino Edward Kenway e quelle del nipote Connor attraverso la vita di Shay Cormac, novizio della Confraternita che, in seguito a un evento traumatico e alla realizzazione di un'amara verità, decide di passare dall'altro lato della barricata e aderire ai Templari. Il titolo non nasconde il riuso di meccaniche dei predecessori come la forte componente navale e ambienti come la New York coloniale, ma la quantità di miglioramenti e novità al gameplay e l'introduzione di vaste zone da esplorare come la River Valley e l'Atlantico del Nord, e le meccaniche legate alla navigazione nel mare artico, restituiscono ad Assassin's Creed: Rogue una dignità di prodotto completo.

Il fine non giustifica i mezzi

Shay Patrick Cormac è un novizio Assassino di origini irlandesi, militante nella confraternita delle colonie americane di metà Diciottesimo Secolo, insieme all'amico d'infanzia Liam O'Brien; il loro mentore è Achille Davenport, lo stesso che, vent'anni dopo, addestrerà, con riluttanza, Connor Kenway. L'interesse ad essere ammesso nella confraternita spinge Shay a fare qualsiasi cosa per Achilles e i suoi luogotenenti, ma un evento catastrofico, scatenato accidentalmente durante una missione, porterà all'estremo i dubbi che il giovane nutriva nei confronti degli Assassini e dei loro metodi, spingendolo a un traumatico passaggio nelle fila dei Templari, guidati da Haytham Kenway, i quali gli mostrano l'altra faccia del conflitto millenario tra le due fazioni. Dopo aver abbracciato il Padre della Conoscenza e la sua causa, Shay diventa un famigerato cacciatore di Assassini che, dopo tante peripezie, conclude la sua missione nella Parigi pre-rivoluzionaria. Con un colpo di scena tanto imprevedibile quanto illustrato, il protagonista rivela i piani futuri dell'Ordine alla sua vittima, collegando in una sola mossa il ciclo americano e il nuovo corso europeo, inaugurato da Unity, di Assassin's Creed. In definitiva, la campagna di Assassin's Creed: Rogue riesce a narrare, in una ventina di ore, una storia meglio articolata di quella raccontata dal cugino francese.

Lo stesso tema principale dell'esperienza, curata da Ubisoft Sofia, consistente nello stravolgere il punto di vista classico del giocatore, mettendolo, per la prima volta (tralasciando le modalità multiplayer competitive), nei panni di un agente dei Templari, sia nel passato che nella parentesi moderna, ambientata nella stessa Abstergo Entertainment di Black Flag, ma un anno dopo gli eventi di quel capitolo e con lo studio evacuato dopo un'improvvisa quanto sospetta falla nella sicurezza informatica, è una ventata d'aria fresca in un franchise che, finora, ci aveva permesso di vedere gli eventi solo dalla prospettiva degli Assassini. Il punto di vista dei Templari, scevro dagli estremismi di individui, chiaramente malvagi, come Warren Vidic, si rivela non troppo difforme da quello della Confraternita: guidare l'umanità e proteggerla. Il mezzo col quale raggiungere questo fine, instaurare un perenne stato di anarchia oppure controllare il pensiero e le azioni dei cittadini, attraverso una rete di satelliti che trasmette il segnale di un frutto dell'Eden, diventa il vero metro di giudizio per le azioni compiute dalle due fazioni nel corso dei secoli, e la discriminante che spinge Shay a mettere in discussione il Credo e cambiare bandiera: la morte di migliaia di innocenti è un prezzo legittimo per raggiungere il Bene Supremo? È giusto destabilizzare un ordine sociale, portandolo al collasso, sperando che chi ne raccoglierà i cocci sarà capace di fare meglio?
Queste sono le riflessioni che, finora, non ci era stato concesso di approfondire nel gioco, è importante che Ubisoft, sette anni dopo la pubblicazione del primo capitolo della serie, ci abbia, finalmente, permesso di farlo. Significa che, nonostante l'iterazione insipida, narrativamente parlando, di Unity, il franchise di Assassin's Creed è pronto a compiere un ulteriore passo avanti verso la maturità, esplorando il conflitto millenario fra Assassini e Templari da punti di vista differenti, magari anche dei comuni esseri umani, spettatori ignari della faida e, soprattutto, dando più spazio alle sequenze ambientate nel presente o al recente passato, finora esplorato solo nei romanzi.

Una conversione eccezionale

Tecnicamente, la versione PC di Assassin's Creed: Rogue è un port ottimale della versione last-gen per PlayStation 3 e Xbox 360. La puntualizzazione è obbligata perché, a differenza dei predecessori, la versione per personal computer era stata sviluppata, presumibilmente, su build parallele a quelle console, quella di Rogue sembra derivare dall'originale console, alla quale sono state aggiunte migliorie e caratteristiche tipiche dei giochi per PC, come un buon numero di opzioni grafiche, tra le quali citiamo occlusione ambientale, raggi crepuscolari, blur, post-processing e nebbia volumetrica. Inaspettatamente, la resa tecnica complessiva del titolo è superiore rispetto al suo diretto predecessore, Black Flag, al punto da guadagnare tra i 5 e i 10 FPS sulla stessa macchina utilizzata per la prova, equipaggiata con i5-4670K a 3,40Ghz, 16GB di Ram Corsair, una GeForce GTX660 Ti e Windows 7 SP1, superando agevolmente i 60FPS anche nelle situazioni più concitate, ma con un leggero tearing durante gli spostamenti della telecamera, che ci ha spinto ad abilitare il v-sync.
La differenza nelle prestazioni, forse, è da ascrivere proprio alla differente origine della build PC del gioco, il che fa riflettere su quale possa essere l'origine dei problemi tecnici che hanno afflitto le recenti pubblicazioni PC e next-gen dello sviluppatore francese.
Detto questo, alcuni limiti tecnici sono evidenti rispetto all'omologa versione del quarto capitolo della serie, in particolare l'oceano, componente fondamentale del "ciclo americano": a differenza del cristallino mare caraibico, la superficie navigabile di Assassin's Creed: Rogue risulta meno dettagliata a livello di texture e fisica delle onde, caratteristica celebrata, in particolar modo, nello sviluppo di Black Flag. Per intenderci, non siamo al livello della tavola immobile di Raven's Cry, ma l'increspatura delle onde, in particolare durante le battute di caccia, mostra il fianco di una build tecnologicamente "inferiore" dell'AnvilNext, con dettaglio dell'acqua inferiore rispetto al predecessore, dove era possibile osservare anche la spuma sulle rive. Va anche detto, comunque, che le zone esplorabili con la Morrigan, corvetta comandata da Shay, inferiore di stazza rispetto ai brigantini Jackdaw e Aquila dei capitoli precedenti, ma più veloce e agile nella manovra, si trovano a latitudini superiori rispetto ai Caraibi come l'Atlantico del Nord e, quindi, si può considerare accettabile navigare in un mare dalle tinte blu scuro, cosparso di iceberg di varia grandezza che, oltre a rovinare la chiglia in caso di collisione, possono anche essere demoliti a cannonate per provocare delle onde superficiali in grado di danneggiare navi nemiche e distruggere quelle più modeste. A proposito delle due ambientazioni marittime esplorabili, al di fuori di New York, Assassin's Creed: Rogue offre una possibilità di esplorare l'entroterra superiore a Black Flag, con un gran numero di punti d'approdo, in particolare nella River Valley, dai quali avventurarsi in profondità e, in alcuni casi, addirittura arrivare sulla costa opposta di alcune isole.

Le attività accessorie non mancano, a differenza della pletora di blande missioni di uccisione su commissione e delle indagini poco incisive viste in Unity, queste vantano una varietà di situazioni. Oltre alla conquista dei fortini, già vista in Black Flag, Rogue introduce la "pacificazione" dei quartieri di New York tramite la conquista dei rifugi delle bande criminali ingaggiate dagli Assassini, in una meccanica simile alle Torri dei Borgia di Assassin's Creed Brotherhood. Le vera novità, in ogni caso, sono le missioni d'intercettazione, in cui bisogna impedire che gli assassini eliminino un obiettivo e la difesa dagli abbordaggi nemici. Nella prima modalità i sicari, che utilizzano le stesse tecniche di mimetizzazione apprese da noi giocatori, negli ultimi 7 anni, vanno individuati utilizzando lo stesso sistema di percezione visto da chi ha provato, almeno una volta, il multiplayer competitivo introdotto in Brotherhood, per essere stanati, in seguito, con espedienti come proiettili contenenti petardi, granate lanciate dall'utile fucile ad aria compressa oppure, semplicemente, piombando alle loro spalle a lama celata spiegata. Ancora una volta, questo tipo di sottomissioni mette in risalto il cambio di intenzioni derivante dal cambio di fazione del protagonista: invece di uccidere e distruggere, lo Shay templare protegge e ricostruisce edifici pubblici. La difesa dagli arrembaggi, invece, è una feature del combattimento navale, incomprensibilmente assente nel precursore Black Flag, che aggiunge un po' di pepe agli scontri, con più navi nemiche, soprattutto quando entrano in gioco i brigantini dei cacciatori di taglie, che continueranno ad inseguirci finché una delle due imbarcazioni non colerà a picco.
Parliamo, infine, della componente audio di Assassin's Creed: Rogue, caratterizzata da una colonna sonora che alterna il riuso di alcuni brani dei capitoli precedenti della serie a nuovi pezzi dall'impronta più cupa, che evidenziano la svolta radicale nella missione del protagonista. A proposito del doppiaggio, considerato il lavoro approssimativo fatto nella nostra lingua, già puntualizzato in sede di recensione della versione last-gen, abbiamo deciso di provare la versione PC nella lingua d'Albione, che ci ha fatto apprezzare una qualità delle voci nettamente superiore. Chi è dotato di un buon orecchio potrà sicuramente apprezzare i differenti accenti dei personaggi, legati alle origini in varie zone delle isole e delle colonie britanniche. Al fianco della pronuncia tipicamente americana di personaggi come Hope, infatti, possiamo distinguere l'inflessione tipicamente irlandese di Shay e Liam, quella scozzese del General Munro, nonché quella tipicamente composta di Haytham, priva delle inflessioni popolane gallesi del padre Edward Kenway.

Assassin's Creed Rogue Assassin’s Creed: Rogue è, a livello narrativo, il miglior capitolo della serie uscito nel 2014 e, forse, il migliore degli ultimi due anni. Port migliorato di un gioco last-gen, Rogue è un titolo tecnicamente ineccepibile, che gira senza problemi, al massimo delle impostazioni, anche su PC di fascia Media/Medio-Alta. Rogue è una raccolta delle migliori caratteristiche introdotte nella serie, come le vaste regioni marittime da esplorare, i combattimenti navali, il controllo del territorio e la grande quantità di armi e gadget utilizzabili, poste al servizio di una trama a suo modo rivoluzionaria. Questo potrebbe forse minarne l'originalità e si potrebbe fortemente accusare l'assenza di spinte innovative, ma il mix rimane comunque notevole. L’idea di impostare la campagna storica dal punto di vista di un Templare permette, per la prima volta, di vedere le cose da un punto di vista diverso, una mossa certamente azzeccata di Ubisoft nel mostrare che il franchise Assassin’s Creed ha ancora qualcosa da dire nel panorama videoludico.

8.0

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