Assassin's Creed: The Ezio Collection Recensione

Assassin's Creed The Ezio Collection include le versioni rimasterizzate di Assassin's Creed 2, Assassin's Creed Brotherhood e Assassin's Creed Revelations.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Assassin's Creed: The Ezio Collection
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PS4
  • Xbox One
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Ezio Auditore è un combattente nato: all'inizio di Assassin's Creed 2 lo vediamo muovere le braccia e le gambe appena pochi istanti dopo essere stato partorito dall'utero di sua madre. Nonostante richieda un bel po' di sospensione dell'incredulità, la scena riflette pienamente il carattere di quello che è forse il protagonista più amato della serie Ubisoft. Il giovane fiorentino incarna lo stereotipo dell'italiano sbruffone, donnaiolo, permaloso, passionale: ma, prima di tutto, prima di ogni altro eccesso, è un guerriero precoce, un fedele adepto della confraternita, un Assassino. Sono pochi, nel mondo videoludico, i personaggi delineati con tale perizia in ogni minima sfumatura, e il merito risiede nella saggia scelta degli sceneggiatori di suddividerne il percorso di formazione all'interno di tre, importanti capitoli: ecco che Assassin's Creed 2 racconta la sua crescita, Brotherhood la sua maturazione e Revelations la sua saggezza. Con The Ezio Collection Ubisoft ha deciso di riproporre al pubblico di PS4 e Xbox One l'intera trilogia in edizione rimasterizzata, inserendo nel pacchetto tutti i DLC rilasciati fino ad ora ma epurandola da qualunque, superfluo contenuto multiplayer. Abbiamo pertanto compiuto un salto (della fede) a ritroso nelle sequenze della nostra memoria, così da valutare al meglio le differenze grafiche con le versioni originali.Che il Credo ci guidi...

L'aquila di Firenze

Nel 2009 il secondo episodio si fece carico di un compito fondamentale: ampliare e portare alla gloria le potenzialità ludo-narrative che nell'avventura di Altair erano celate dietro una coltre di ripetitività. Assassin's Creed 2 prese allora tutte le caratteristiche di punta del suo predecessore e le espanse a dismisura: modificò l'ambientazione dall'oscurantismo delle crociate al florido Rinascimento italiano, sostituì Gerusalemme, Acri e Damasco con le magnifiche Firenze e Venezia, e ingigantì le opportunità di sviluppo del protagonista, di esplorazione, di assassinio. Assassin's Creed 2 è tuttora considerato, non a torto, il vertice più alto mai raggiunto della saga, per la sua carica rivoluzionaria, per la sua freschezza, per la sua impressionante qualità scenica. Eppure, a differenza di molte altre pietre miliari del settore, questo secondo capitolo mette chiaramente in mostra le rughe dell'età. Le arrampicate dinamiche, infatti, ora ci sembrano più claudicanti, lente, farraginose rispetto al passato: Ezio scivola tra i tetti con molta meno grazia di quella che ricordavamo, i controlli si fanno più macchinosi, le animazioni poco fluide ed eleganti. Forse la cadenza annuale della serie ha contribuito ad invecchiare precocemente le abilità dell'agile Auditore, tramite l'introduzione costante di sempre nuove meccaniche che hanno permesso al gameplay di evolversi con molta rapidità. È indubbio che, nonostante il ricordo affettivo che ci lega ad Assassin's Creed 2, al giorno d'oggi rivestire i panni dell'ardimentoso fiorentino trasmette una straniante sensazione di vetusto, di antico. Un feeling che è maggiormente acuito dall'approccio ai combattimenti, che in questo episodio lasciano trasparire tutta la loro banalità: preparatevi quindi a rivivere gli ormai celebri scontri con guardie che vi attaccheranno singolarmente, attendendo con gentilezza il proprio turno, in duelli che potranno essere vinti senza alcun impegno tramite l'utilizzo del semplice contrattacco. Sono mancanze che sette anni orsono venivano sepolte dalle enormi novità e dall'indescrivibile bellezza scenica con cui il titolo Ubisoft incantò i giocatori, ma che attualmente, purtroppo, non possono più passare inosservate. Si badi, tuttavia, che l'esordio di Ezio era e resta un gioco sopraffino: il carisma di protagonista e comprimari, la ricchezza e la profondità ludica, la direzione artistica da antologia e la sceneggiatura di livello eccelso, che gioca sapientemente con fatti e personaggi storici, permettono ad Assassin's Creed 2 di conservare ancora lo status di "grande classico" dell'era recente del gaming. Considerate le superbe raffigurazioni digitali di Firenze e Venezia durante il Rinascimento, da questa remastered ci aspettavamo legittimamente una rivisitazione che magnificasse la direzione artistica dell'opera. Ebbene, Assassin's Creed 2 ha senza dubbio subito una notevole modifica sul fronte tecnico, ma il "cambiamento", in questo caso, non è sinonimo di "miglioramento".

Il restyling grafico è ambivalente: da un lato si nota un incremento del tappeto delle texture sulle mappe superficiali degli edifici, del vestiario, della pelle dei personaggi, oltre ad un aumento del campo visivo e ad un rinnovato sistema d'illuminazione; dall'altro, però, tutte le presunte "migliorie" suddette hanno generato ulteriori problematiche che deturpano la pulizia generale dell'immagine. Anzitutto, le texture che decorano porte, mura e oggetti, restano in bassa definizione durante le cutscene, ed in secondo luogo il field of view è attenuato da un uso massiccio del blur, che offusca la vista dei modelli poligonali più distanti. I nuovi raggi di luce, sia delle lanterne sia del sole, inoltre, creano un effetto un po' bizzarro, con una tavolozza di colori troppo accentuata e, di conseguenza, poco naturale, cui si aggiungono inspiegabili cambi di toni cromatici (ora più freddi, ora più caldi) all'interno della medesima area. Al di là di bug ingombranti, e di campionature sonore che d'un tratto svaniscono (ad esempio, nelle scene d'intermezzo i cannoni alle volte non emettono alcun suono), a corrompere l'ammodernamento grafico di questa riedizione subentra un pop up incalzante e onnipresente. Il rivestimento dell'ambiente e l'arricchimento del quadro con dettagli inediti hanno provocato un consistente ritardo nel caricamento d'intere geometrie, le quali, molto spesso, prendono letteralmente forma dinanzi a noi: l'aquila di Firenze, allora, dopo tutti questi anni, ha iniziato, purtroppo, a perdere le penne.

L'aquilotto di Roma

Benché si tratti di un sequel diretto, che riprende l'avventura esattamente dove si era interrotto Assassin's Creed 2, in Brotherhood ritroviamo un Ezio più adulto e consapevole del proprio ruolo.

Il percorso che si dipana lungo anni di storia lo costringe a maturare una diversa conoscenza di sé, del destino che è chiamato a compiere: il "ragazzo" dal temperamento aggressivo scompare (quasi) del tutto, per lasciar spazio all'"uomo", finalmente capace di discernere tra la semplice vendetta personale e la missione da svolgere, tra la pietà ed il perdono. Brotherhood è un capitolo meno ambizioso nelle intenzioni rispetto al predecessore, ma più ricco sul piano del gameplay. Ad un sistema di arrampicata un po' più fluido si affianca così un combattimento leggermente più dinamico nell'impatto coreografico. Viene espansa anche la gestione economica, nonché la libertà di esplorazione della città, grazie alla quale potremo muoverci in groppa ad un destriero non solo al di fuori delle mura ma anche per le ampie e popolose vie di Roma. Su tutto svetta l'arruolamento di ulteriori membri nella nostra gilda di assassini, da addestrare tramite incarichi sparsi per l'Europa e da potenziare attentamente, così da utilizzarli al meglio come valido supporto durante le missioni più complesse. Sebbene permangano i medesimi singhiozzi ludici di Assassin's Creed 2, Brotherhood ne allevia parte delle mancanze attraverso una struttura più approfondita, coadiuvata da uno spiccato senso per la spettacolarizzazione, merito soprattutto di una regia virtuale decisamente più appariscente, che sublima alcune sequenze al cardiopalma, tutto a beneficio sia della godibilità estetica sia della narrazione. Meno magniloquente, invece, la cornice scenografica: Roma vanta sì una ricostruzione architettonica poderosa, ricca, ampia, ed abbagliante, eppure, dal nostro punto di vista, non possiede lo stesso, irripetibile fascino dei borghetti fiorentini e delle lagune veneziane.

Per quanto le modifiche tecniche, in Brotherhood, siano state meno invasive, la riedizione presenta pressoché le stesse problematiche del capitolo precedente: ad un aumento delle texture e del livello di dettaglio, si affiancano quindi sia un'occlusione ambientale che si manifesta a sprazzi incostanti, sia ombre sulle superfici in primo piano che tremolano con frequenza, sia ancora uno strano senso di polverosità sull'immagine a schermo, con una sporcizia che neanche il Full HD riesce a diradare. Pur volendo perdonare qualche artificio visivo di troppo, non siamo in grado di sopportare un pop up davvero preoccupante: vaste praterie, infatti, si riempiono di fiorellini ad ogni nostro passo, abitanti ed alberi compaiono all'improvviso dinanzi al nostro sguardo, e sullo sfondo, dalla cima di una torre o dalla sommità del Colosseo, in taluni casi si ammira un panorama composto da poligoni nudi, che si arricchiscono di dettagli solo dopo alcuni secondi di attesa. Nelle sequenze ambientate nel presente, di contro, le migliorie grafiche risultano invero parecchio evidenti: durante le sezioni platforming con protagonista Desmond, dunque, possiamo mirare un lavoro di rifinitura sulle rocce, sugli intarsi del legno corroso dal tempo, sui più realistici riflessi della luce che filtra delle increspature, sui modelli poligonali dei protagonisti. Negli interni, quando il calcolo computazionale è inferiore, Brotherhood palesa tutti i giovamenti tratti dalla rimasterizzazione: l'aquilotto di Roma rinfoltisce in tal modo buona parte del suo manto piumato.

La fenice di Costantinopoli

Anni dopo gli eventi di Brotherhood, Ezio Auditore è ormai un mentore le cui imprese riecheggiano in ogni angolo del mondo conosciuto. Il cammino che ha intrapreso, nelle lontane terre di Costantinopoli alla ricerca della biblioteca di Masyaf, scrigno dell'antico sapere di Altair, non è soltanto volto al benessere e al futuro della confraternita, ma anche (e forse specialmente) alla necessità tutta personale di misurarsi con il passato, con un uomo che, prima di lui, ha cambiato le sorti della storia. Revelations gioca continuamente con il parallelismo tra i due maestri: Ezio segue le orme di un fantasma, dell'evanescente sagoma di Altair che lo guida, lo indirizza, lo addestra. È un sentiero che porterà il fiorentino ad ottenere la saggezza dell'arcana conoscenza, nonché la consapevolezza del proprio destino nell'ordito narrativo dell'intera saga. Revelations, a distanza di un lustro dalla sua release, è una vera e propria "rivelazione": se giocato subito dopo i suoi predecessori, si riscopre, infatti, il piacere di un capitolo dai toni intimi e crepuscolari, meno epico e totalizzante sul versante narrativo ma più sfaccettato su quello del mero gameplay.

Prima che Aguilar spicchi il volo

All'interno della Collection dedicata ad Ezio non potevano mancare i due cortometraggi che ne completano definitivamente la storyline. Lineage, in live action, si figura come una sorta di prologo ad Assassin's Creed 2, e racconta le vicende di Giovanni Auditore, padre del protagonista; mentre Embers, realizzato con un peculiare (ma non eccellente) cel shading, rappresenta l'ideale sequel di Revelations e la conclusione delle avventure di un Ezio ormai vecchio e stanco. Ci è sembrata alquanto inspiegabile, e molto controproducente, l'impossibilità di controllarne la riproduzione come qualsivoglia altro contenuto audiovisivo: dopo aver avviato i video, difatti, non potremo né attivare il fast forward, né mettere in pausa, né selezionare le scene, ed anzi alla pressione, anche involontaria, di ogni tasto torneremo al menù principale, costretti a riprendere la visione dal principio.

L'uso della lama uncinata rinverdisce la morbidezza e l'immediatezza del parkour, ora molto più "moderno", veloce, diretto: le corse sui tetti, le arrampicate e le discese rapide dalle corde si gestiscono con raffinata eleganza, complice anche un level design che si adatta meravigliosamente alla mobilità del protagonista. Oltre all'uncino in dotazione agli assassini d'oriente, il labile ma intrigante sistema di crafting di bombe e le (deboli) meccaniche da tower defense rimpolpano in parte un'intelaiatura ludica che iniziava ad accusare il peso della ridondanza contenutistica. Anche per quanto concerne l'ambientazione, da sempre uno dei punti di forza della serie, questo capitolo venne al tempo inutilmente bistrattato: Costantinopoli ha pagato a caro prezzo lo scotto di aver spalancato le sue porte dopo le magnifiche creazioni di Firenze, Venezia e Roma. Se non confrontata con le precedenti città che hanno fatto da sfondo alle bischerate di Ezio, I'odierna Istanbul ("Kostantiniyye" in lingua turca) mostra comunque una costruzione architettonica di grande spessore artistico: crocevia del mondo, crogiolo di suggestioni etniche e culturali, la metropoli orientale vibra nei suoi tratti caratteristici e riconosibili. La presenza di assets più recenti ha indotto Ubisoft a non coinvolgere eccessivamente Revelations nel processo di rimasterizzazione: le feature grafiche aggiuntive, quindi, sono inferiori rispetto a quelle dei prequel, ed il risultato, ironicamente, è migliore. Il colpo d'occhio ci è parso più pulito, le compenetrazioni poligonali ridotte all'osso, il pop up quasi un lontano ricordo: l'effetto sabbioso della patina che avvolge i panorami sulla distanza è alleviato dall'alta risoluzione, mentre il nuovo corredo di texture e ombre dona più tridimensionalità agli sfarzosi dettagli degli arazzi, dei tessuti, delle stoffe, dei palazzi. Infine, persino i colori maggiormente accesi e sgargianti, in rapporto all'edizione originale, risultano più coerenti con il variopinto cromatismo dell'immaginario orientaleggiante: è grazie a Revelations che, paradossalmente, questa Collection, dal punto di vista strettamente tecnico, risorge dalle sue ceneri.

Assassin's Creed The Ezio Collection Il nome “Ezio” deriva dal latino “Aetius” e significa “aquila”, esattamente come “Altair”: non è un caso, dunque, che il volatile simbolo della serie s’incarni appieno nella personalità dei due protagonisti più amati, che hanno saputo, con il loro carisma, innalzare la saga di Assassin’s Creed sulle cime di un successo vertiginoso. The Ezio Collection offre in edizione rimasterizzata i tre capitoli interamente dedicati alle gesta del mentore fiorentino, e ci permette di apprezzare nuovamente sia il valore storico e contenutistico della trilogia, sia l’immortale qualità dei singoli episodi, dell’atmosfera e dell’intreccio narrativo. Purtroppo, però, la remastered per PS4 ha portato alla luce anche alcune debolezze tecniche e ludiche che erano rimaste sopite nei meandri della memoria: le aggiunte grafiche, in Assassin’s Creed 2 e in Brotherhood, migliorano solo parzialmente alcuni aspetti della resa visiva, e causano addirittura inedite problematiche che inficiano inevitabilmente la bellezza artistica ed il gameplay delle opere in questione. D’altro canto, è proprio Revelations, nel trittico il capitolo meno ricordato ed apprezzato, ad aver resistito con più forza alle insidie del tempo, anche grazie ad un restyling estetico meno marcato rispetto a quello dei predecessori. L’aumento della risoluzione in 1080p e il frame stabile a 30 fotogrammi al secondo non bastano purtroppo a rendere totalmente onore all’epopea di Ezio Auditore da Firenze, sebbene la sua importanza ed il suo fascino siano rimasti, anche a distanza di anni, del tutto immutati. Forse Ubisoft avrebbe semplicemente dovuto “crederci” un po’ di più...

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