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Recensione Axiom Verge

Dopo Shovel Knight, anche Tom Happ prova a recuperare il canone e l'estetica degli action/platform anni '90. Stavolta siamo però dalle parti di Metroid: sparatorie e backtracking in un universo Sci-Fi.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Axiom Verge
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Metodica e programmatica è la riscoperta -portata avanti dalle avanguardie del mercato indipendente- di stili, ritmi e fascinazioni “vecchia scuola”. I sintomi di questo nostalgico risorgimento sono ben chiari: il recupero quasi archeologico di generi spariti per decenni, una pixel art espressiva, la glorificazione di una convinta e orgogliosa bidimensionalità. Pure Axiom Verge, sviluppato dal talentoso Tom Happ, fa propri questi valori, deciso a raggiungere l'ottimo Shovel Knight nell'olimpo dei titoli che “più anni '90 non si può”.
Invece che aderire, come il collega targato Yacht Club Games, al canone dell'action/platform arcade, qui siamo però dalle parti dei Metroidvania: esplorazione meticolosa, backtracking incalzante, ed una spruzzatina d'azione alla Bionic Commando.
Ammesso che vi piaccia l'estetica 8-bit della produzione, e che abbiate un debole per gli acidi universi sci-fi che a tratti ricordano quelli di Turrican, sappiate che Axiom Verge è una delle cose più belle che sia capitata a questo genere da diversi anni a questa parte.
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Life is but a Glitch

L'incidente al laboratorio è stato terribile. Un'esplosione tremenda che ha mandato in frantumi il lavoro di una vita. Ma dopo la catastrofe succede qualcosa di inaspettato. Trace si risveglia in un posto ben diverso dalla Terra, sorpreso da panorami alieni in cui improbabili concrezioni biologiche si mescolano con le terminazioni elettriche di enormi macchine senzienti. Sul suolo spugnoso strisciano creature schifose, le rocce sembrano brunite alla luce di un Sole sconosciuto, e pachidermici esseri cibernetici ci parlano della piaga che li sta lentamente uccidendo. L'universo in cui Axiom Verge riesce ad immergerci nell'arco di pochi minuti è al contempo sconosciuto e consueto: in qualche maniera l'abbiamo visto nei grandi capolavori di fine anni '80 -in Contra, Turrican e Metroid- e forse ci eravamo dimenticati di quanto fosse facile trasportarci in un mondo così distante e misterioso. Tom Happ lo fa con insolita maestria, sbrigando al più presto le formalità narrative e lasciando che siano poi i colori, le forme e la strana mescolanza fra biologia e robotica a conquistarci.
Lo sviluppatore non rinuncia però al peso della trama: seppur con una secchezza dei dialoghi che in tanti potrebbero interpretare come superficialità, ci tiene invece con il fiato sospeso fino alla fine, centellinando le rivelazioni sulla natura di questo universo e sull'entità del nostro compito. Axiom Verge è la prova che non sempre c'è bisogno di una sceneggiatura pomposa e traboccante per costruire un racconto memorabile.

Strutturalmente parlando, si diceva, Axiom Verge ricade a pieno titolo nella categoria dei Metroidvania. Anzi: si potrebbero mettere da parte le avventure degli ammazzavampiri di Konami e concentrarsi soltanto sulle peripezie di Samus, dal momento che proprio Metroid sembra il titolo che più ha influenzato ed ispirato lo sviluppo.
Fin da subito si capisce che l'esplorazione delle tentacolari strutture di Sudra sarà sempre contrappuntata da una buona dose di sparatorie: per tanto sarà importante conoscere le funzionalità delle armi che troveremo in giro e -soprattutto- le routine dei nemici. Bisogna avere riflessi pronti, lo strumento giusto, e capire quando è il momento di restare in movimento e quando, invece, è meglio piantarsi sul posto (grazie al dorsale sinistro) per orientare con più precisione il fuoco.
L'anima da shooter 2D della produzione resta comunque un po' in disparte nel corso dell'avanzamento, salvo poi esplodere in maniera prorompente e fragorosa durante gli scontri con i Boss. Anche questi hanno un sapore antico, richiedono un buon mix di strategia, tempismo e spirito d'osservazione. Che siano enormi deformità cibernetiche o chimere corazzate che ci riversano addosso il loro sangue, i boss sono quasi tutti impegnativi ed ispirati, rappresentando uno degli aspetti più riusciti della produzione.
L'altro pilastro di Axiom Verge è rappresentato dall'esplorazione e dal backtracking. Il giocatore deve insomma addentrarsi tra le stanze di Sedra alla ricerca di gadget e potenziamenti che gli permettano di raggiungere, progressivamente, zone prima interdette. L'avanzamento è sempre ben scandito: certe volte saranno le funzionalità di una nuova bocca da fuoco a permetterci di attivare un interruttore, in altri casi dovremo invece affidarci ai fantasiosi gadget recuperati in giro. Ci sono piccoli droni che -al pari di una Morfosfera- si possono infilare in stretti cunicoli, rampini grazie ai quali oscillare alla maniera di Nathan Spencer (o preferite chiamarlo Super Joe?), trivelle per spaccare muri dello scenario, e persino la possibilità di sfruttare alcuni (apparentemente) inspiegabili glitch che sembrano affliggere il mondo di gioco.
Uno degli elementi più originali di Axiom Verge è infatti costituito dal Disruptor, un raggio che può interferire con la materia cibernetica di cui sono composti oggetti e nemici, risolvendo alcune anomalie strutturali dell'ambientazione ma anche “buggando” gli avversari. Da una parte questo si risolve nella semplice possibilità di materializzare un muro dove prima c'era semplicemente un insensato agglomerato di pixel; dall'altra abbiamo invece la possibilità di “riscrivere” il comportamento dei nemici. Non sempre questa operazione volgerà a nostro favore: alcune delle “trasformazioni” renderanno gli avversari semplicemente più aggressivi o sfuggenti. Certi nemici potrebbero però diventare pacifici, trasformarsi in piattaforme su cui potremo saltare, o emettere raggi innocui che possono però spaccare elementi dello scenario e rivelare certe scorciatoie.
La presenza del Disruptor, da sola, basta a caratterizzare in maniera sensibile il mondo di gioco e lascia all'utente la possibilità di sperimentare un po', nel corso delle sue peregrinazioni. In questa maniera anche il backtracking a tratti sovrabbondante risulta tutto sommato leggero e piacevole.
A meno che, presi dalla mania del completismo e consapevoli che il finale del gioco è influenzato dalla quantità di oggetti raccolti e dalla percentuale di mappa esplorata, non vogliate mettervi a scovare ogni collectible in giro per la mappa. In quel caso aspettatevi qualche sessione un po' tediosa, dal retrogusto dolceamaro: da una parte ci sarà la soddisfazione di aver trovato l'ennesima alcova segreta, o una stanza che precedentemente vi era sfuggita, ma dall'altra potreste annoiarvi un po' a muoversi sempre tra i soliti corridoi.

Giocata senza ansia da prestazione, comunque, l'avventura di Axiom Verge si porta a termine in undici ore abbondanti, a patto di seguire un metodo molto rigoroso nell'esplorazione della mappa per evitare di lasciare zone morte. Perdersi nella labirintica struttura di Sedra è molto facile, trovarsi a doverla battere centimetro per centimetro per trovare un ingresso che ci eravamo persi non è un'operazione che a tutti andrà a genio. Anche se, ad onor del vero, fa parte di quel rigore “old school” che rende Axiom Verge così affascinante: senza indicatori e suggerimenti, sperduti in questo misterioso gorgo di panorami alieni, starà a voi orientarvi e trovare un modo per avanzare. E magari per scoprire i tanti segreti disseminati da Tom Happ tra le stanze di Sudra, alcuni dei quali così intelligenti e ben congegnati da far invidia ai più nascosti segreti di Fez.

Axiom Verge Le tracce che sembrano uscite da una collezione MIDI di acidissimi brani trance, una pixel art che riesce a costruire un curioso universo Sci-Fi, ma soprattutto una progressione quasi sempre ben scandita, che alterna nervose boss fight ed esplorazione meticolosa, rendono quella di Axiom Verge un'esperienza solida e piacevole. Soprattutto per chi è cresciuto con Turrican, Blaster Master e Metroid. A tratti la dose di backtracking rischia di farsi eccessiva, ma l'avventura scorre senza mai essere frustrante (almeno per chi è abituato ad una struttura di questo tipo). La presenza di un numero traboccante di gadget e abilità, e di una cospicua dose di segreti, vi terrà impegnati per un bel numero di ore, nel tentativo di scoprire gli occulti misteri di Sudra. Dopo Shovel Knight, insomma, Axiom Verge è la riprova che un canone ludico così antico può ancora generare gemme di rara bellezza.

8.5

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