GamesCom 2015
GamesCom 2015 Dal 05/08/2015 al 09/08/2015

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Recensione Bastion

La fine del mondo firmata Supergiant Games si rivela un piccolo capolavoro

Versione analizzata: Xbox 360
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • iPhone
  • iPad
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Mea culpa pt. 2

Non è passato molto tempo dalla prima e ultima volta che vi abbiamo parlato di Bastion. Poche settimane fa infatti, abbiamo iniziato la nostra anteprima cospargendoci il capo di cenere, in segno di colpa e vergogna per non avervi informato prima del pargolo che stava nascendo negli studi dei Supergiant Games. Oggi più di ieri, dopo più di una decina di ore passate in compagnia di The Kid, a bordo di quel bastione che da il titolo al gioco, è ancora più difficile non deridersi per tanta cecità.
Ma si sa: se tutti sbagliano, solo i grandi riconoscono i propri errori e fanno di tutto per rimediare. Così, dopo un’anteprima entusiasta, eccoci con una recensione che, se possibile, lo è ancora di più.

Dopo una fine, c’è sempre un inizio

Su un lontanissimo e indefinito sfondo, fluttua una stanza. Al centro, un letto dove dorme ignaro e sereno The Kid. Sembra l’inizio di un’avventura, ma in realtà siamo di fronte a una fine: la fine del mondo. Non c’è più nulla da salvare, niente da evitare, né pietre o altri cimeli capaci di cambiare ciò che è già accaduto. Sì: la Calamità ha già colpito ed ha portato con se ogni cosa creata. Eccetto i due metri quadrati che, miracolosamente e inspiegabilmente, sono stati risparmiati dal disastro. Con una dolcezza quasi irreale, The Kid si sveglia e inizia ad esplorare la piccola stanza. Gli bastano pochi secondi per capire cosa sia successo, ancor meno per ricordarsi cosa deve fare nella situazione in cui si trova: raggiungere il Bastion, luogo che, in teoria, avrebbe dovuto difendere il suo popolo dalla Calamità. Pochi passi verso il vuoto e, come per magia, una via comincia a crearsi davanti ai piedi del protagonista. Procede incerto, ma determinato. Trova il suo fidato Martello di Cael, lo Sparazanne e il suo Scudo. Tra lui e il bastione anche i primi nemici che, chissà come e perché, si sono salvati dalla Calamità e sono infuriati con il nostro giovane eroe.
Questione di poco però: dopo poche battaglie si raggiunge il luogo designato, dove farete la conoscenza di un personaggio vitale nell’ecosistema del titolo.
Il resto lasciamo che siate voi a scoprirlo. Ciò che ci interessa indagare ora è la qualità generale della trama.
L’assoluta particolarità di Bastion sta nel suo modo di raccontarsi, di mostrarsi all’utente a piccoli pezzi, spesso incompleti. Scordatevi i filmati in CG, così come i dialoghi tra personaggi: qui tutto verrà raccontato da un narratore che vi seguirà passo dopo passo, azione dopo azione. Non si tratta di un commentatore che tornerà a ripetersi: ogni frase sarà unica, descriverà esattamente cosa state facendo e dove vi trovate in quel preciso istante. Il mondo immaginifico generato da Supergiant Games viene così ad auto-generarsi con un processo mai invasivo, forzato o scontato.
Lo stile da “storia interattiva” ha naturalmente un prezzo. Se vi aspettate una narrazione chiara, esplicativa, densa di dettagli siete fuori strada. Il racconto è lacunoso ed enigmatico in più di un passaggio. Ciò, tuttavia, non si concretizza in una sceneggiatura dozzinale, quanto nell’incredibile abilità di creare un mondo che vive al di là del gioco, che non inizia e finisce con esso. Il risultato è stupefacente: per quanto spesso resterete con il rammarico di non saperne di più su un determinato argomento o su di un sopravvissuto che salverete, resterete comunque ammaliati e affascinati dai pochi dettagli che il narratore vi fornirà. Del resto, se qualcosa abbiamo imparato da La Storia Infinita, ciò consiste nel credere che un mondo che finisce può essere ricostruito anche e soprattutto sfruttando la nostra fantasia. E qui dovrete spesso usarla per immaginarvi passaggi volutamente taciuti.
Su tutto, poi, spicca l’immagine di The Kid, un eroe difficilmente inscrivibile nel gruppo dei buoni, ma unico riferimento di moralità e coraggio nel post-Calamità che ha spazzato via sia le cose, che la filosofia e l’etica. Anche gli altri personaggi che incontrerete, non molti a dire il vero, vengono tratteggiati con grande abilità e attenzione nel non cadere nei classici topoi del caso.
Tirando le somme quindi, grazie alla trovata del commentatore esterno, Supergiant Games ha creato una narrazione assolutamente affascinante, nonostante un plot non così originale e coraggioso, che tuttavia nel finale vi metterà di fronte a un paio di scelte piuttosto difficili da prendere.

Per ricostruire bisogna anche distruggere

Se la trama convince, non è da meno il gameplay, per quanto risulti più canonico di quanto ci si possa immaginare.
Bastion si comporta come un action/RPG con più di un punto di contatto con Diablo. Tanto per cominciare la telecamera è identica: isometrica e fissa. Inoltre sarete continuamente stimolati ad esplorare l’ambientazione in cerca di tesori nascosti e ad affrontare combattimenti contro numerosi manipoli di nemici da rispedire là dove la Calamità ha mandato il resto del mondo.
Snello ed estremamente reattivo il combat system. Due pulsanti vi permettono di sfoderare altrettante armi che selezionerete di volta in volta, uno per esibirsi in una capriola evasiva e un altro per utilizzare le pozioni curative. A questi comandi si aggiungono infine due dorsali. Con il primo richiamerete lo scudo utile per proteggersi dagli attacchi nemici e, magari, per rispedire al mittente proiettili e bolle di energie. Con l’altro richiamerete l’abilità speciale di turno, anch’essa selezionabile all’interno di un elenco che diventerà via via più lungo, che consumerà una bottiglia di whiskey.
Rispetto alle nostre impressioni iniziali, le fasi di lotta si sono rivelate meno caotiche e frenetiche di quanto pronosticato. The Kid è sempre ben visualizzabile nello schermo e non capiterà mai di non capire alla perfezione ciò che sta accadendo. Inoltre, per quanto sarete continuamente in pesante inferiorità numerica, questa situazione non raggiungerà mai l’eccesso, permettendovi sempre di imbastire tattiche per liberarvi prima di un gruppo di nemici, per poi dedicarvi a quello successivo. Inoltre la presenza di un buon numero di armi, vi darà ampie possibilità strategiche sia in base al vostro stile di lotta, sia relativamente alle tipologie di nemici che affronterete. Sul Bastion infatti, livello dopo livello avrete modo di piazzare diverse strutture. La prima è per l’appunto l’Arsenale che vi permetterà di selezionare le due armi che porterete con voi. Queste, ovviamente potenziabili nella Fornace raccogliendo le risorse necessarie, spaziano dalle pistole, ai moschettoni, passando per machete e mortai. Per quanto sia inevitabile usarne un paio più di altre, tutte risultano utili e divertenti da utilizzare. Qualunque sia il vostro stile di combattimento, troverete senza troppi problemi la combinazione che più vi soddisfa, rivelando la grande flessibilità del combat system.
Combattere in Bastion è insomma piuttosto soddisfacente, nonostante l’assoluta assenza di particolari novità e di un reale sistema di combo. Si elimina un nemico dopo l’altro con grande velocità, mentre tra un tesoro trovato e l’altro, si aumenta l’esperienza accumulata, si recuperano nuove armi e si sperimentano nuove tecniche di sterminio. La relativa velocità con cui si alternano gli scontri poi, completano il quadro di un combat system snello, ma non per questo superficiale.

Scorci meravigliosi di un mondo in agonia

A rendere grande Bastion ci pensano poi tanti altri piccoli elementi.
Innanzi tutto il level design non risulta mai scontato. Tra livelli in cui l’avatar verrà costantemente nascosto dalla vegetazione e altri dove dovrete muovervi rapidamente per non cadere nel vuoto, il gameplay viene spesso variato da piccole introduzioni che nascono e si consumano prima di diventare una regola.
Inoltre il bastione rappresenta una vera e propria fabbrica di piccole e grandi feature in grado di potenziare l’anima RPG del titolo. Al di là della Fornace di cui abbiamo appena parlato, altre strutture saranno in grado di rendervi la vita ora più semplice ora più difficile. Potrete ad esempio tentare di completare incarichi secondari per ricevere risorse extra, acquistare oggetti per il potenziamento delle armi, gestire i bonus che ogni aumento di livello vi concederà e, cosa ancor più interessante, attivare o disattivare malus che vi faranno guadagnare più denaro ed esperienza. Soprattutto quest’ultima possibilità si rivela piuttosto intrigante visto che, da sola, può adattare Bastion alle vostre necessità da hardcore gamer: chi ama le sfide quasi impossibili avrà pane per i suoi denti.
Inoltre, sempre tramite il bastione, accederete a livelli extra e a tutta una serie di campi d’addestramento che vi spingeranno a testare le vostre abilità con ciascuna arma raccolta nel corso dell’avventura.
Ma non è finita qui. Supergiant Games non ha nemmeno trascurato l’aspetto grafico-sonoro della sua creatura che, senza mezzi termini, rappresenta uno dei punti più alti toccati da questa generazione di console.
Lo stile visivo è mozzafiato: sembra di trovarsi di fronte ad un acquerello in continuo movimento. Il tratto è vagamente iper-realistico, dominato da colori accesi e intensi, sempre pronti a diventare incandescenti in alcuni momenti particolarmente drammatici. Il concept art è poi da applausi: tra foreste oscure e città semidistrutte ogni anfratto sarà capace di strapparvi un sospiro di sorpresa e ammirazione. Se a questo poi aggiungiamo animazioni convincenti e un frame-rate stabile avete il quadro completo di un comparto grafico da capogiro.
Straordinario anche il sonoro. Sebbene alcuni effetti sonori non appaiano del tutto convincenti, le musiche e la splendida e calda voce del narratore, purtroppo solo in inglese, allieteranno di continuo le vostre orecchie. Giocare disattivando l’audio non solo è impossibile, ma rappresenta un vero e proprio reato vista la qualità messa in campo dalla software house.
Parlando di longevità si può forse avallare il primo e unico difetto di Bastion. Sebbene stiamo pur sempre parlando di un titolo scaricabile dal Live, forse qualcuno troverà insufficienti le sette ore necessarie per portarlo a termine. L’assoluta mancanza di qualsiasi funzionalità online, se si escludono le onnipresenti classifiche, aggrava indubbiamente la situazione. Tuttavia è anche vero che esiste più di un motivo per ricominciare una seconda volta l’avventura e che le ore passate in compagnia di Bastion sono assolutamente di qualità.

Bastion Bastion è senza mezzi termini un vero e proprio capolavoro. I suoi unici difetti, se così possiamo chiamarli, sono riscontrabili in una cronica mancanza di vere e proprie novità e in una longevità non stellare, per quanto sufficiente per gli standard del genere. Per il resto, il prodotto di Supergiant Games non lascia spazio a dubbi. Grazie a una trama affascinante, un gameplay solido e un comparto grafico-sonoro da applausi, Bastion è un gioco praticamente imperdibile e caldamente consigliato a qualsiasi videogiocatore. Se noi di Everyeye abbiamo sbagliato a non dargli inizialmente la notorietà che meritava, voi non fate lo stesso errore: affrettatevi ad acquistarlo.

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