Recensione Battlefield 3

Sviscerata la versione console

Battlefield 3

Videorecensione
Battlefield 3
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

In un panorama così affollato come quello dei First Person Shooter -soprattutto su console- solo i più forti possono sopravvivere ed essere ricordati (e giocati). Tra questi sicuramente Battlefield che, a braccetto con Call of Duty, negli anni, si è costruito una solidissima reputazione, mettendo in campo un'offerta completamente diversa rispetto al titolo Activision ma altrettanto competitiva. DICE ed EA hanno però il rammarico di non esser mai riuscite a superare il colosso Infinity Ward, prima di tutto in vendite (impresa a dir poco impossibile per chissà quanto tempo ancora) ed in secondo luogo al netto del giudizio di opinione pubblica e critica.
Con il maturare del brand e l'implementazione di scelte di desing e gameplay più consone all'epoca moderna, questo divario s'è via via assottigliato, invertendo -soprattuto in multiplayer- le tendenze passate. Quest'anno, con il neo-nato Battlefield 3, Electronic Arts conta di effettuare lo storico sorpasso, grazie ad un titolo che fa della tecnica spacca-mascella e dell'immersione nel campo di battaglia le sue carte vincenti.
Il titolo, ricordiamo, sarà disponibile per Xbox 360, Playstation 3 e PC a partire dal 28 Ottobre.

Fanta-conflitto cercasi

L'incipit di Battlefield 3 è di quelli inusuali, che lasciano il segno. Prendendo le sembianze di un avatar non ancora identificato ci ritroveremo intenti ad assaltare un treno della rete metropolitana di New York, a bordo del quale un gruppo di spietati terroristi ha posizionato un potente ordigno esplosivo, in grado di spezzare migliaia di vite. Gli intensi istanti d'adrenalina iniziale vengono placati poco dopo dal primo di una serie di flashback che caratterizzeranno, come nelle più ricercate produzioni hollywoodiane, l'intera sceneggiatura. Il sergente Henry Blackburn (nostro alter ego principale) si trova in uno degli uffici "fantasma" della CIA, intento a rispondere alle pressanti domande di due non certo amichevoli avventori, che lo accusano di complicità in una serie di atti terroristici di cui il nostro sembra essere al corrente solamente per sommi capi.
Come nei migliori patriot-movie americani tutto parte dall'incursione di truppe a stelle e strisce in Iran, in un non ben determinato conflitto post-Bin Laden (alla cui morte si fa riferimento -al passato- durante la campagna stessa). Il gruppo ingaggia uno strenuo conflitto a fuoco con un gruppo di separatisti locali (People's Liberation and Resistance - o PLR), nel tentativo di fermare un traffico d'armi chimiche che vedrebbe uno dei leader del movimento come principale acquirente. La situazione precipita quando l'unità di cui facciamo parte cade vittima di un devastante terremoto, ed il nostro eroe si ritrova -completamente solo- in lotta per la sopravvivenza.
Da questo momento in poi il plot prende una brusca impennata, catapultandoci in una situazione sulle prime non troppo comprensibile (complici -forse- alcuni salti temporali di troppo). Alcuni spezzoni nel presente (il "famoso" interrogatorio che farà da intercalare ad ogni missione) riporteranno fortunatamente la normalità in una vicenda che prende ben presto la via del cliché e della linearità, proponendo tuttavia situazioni drammatiche e mature che riusciranno a catturare con sapienza l'attenzione del videoplayer. Altrettanto non si può dire, invece, per i protagonisti, che perdono -ovviamente- la verve scanzonata dei quattro della Bad Company a favore di un piglio inquadrato e serioso. Una caratterizzazione sommaria ed un piglio recitativo italiano leggermente sottotono rispetto alla controparte originale, tuttavia, fanno si che il chara design (se possiamo definirlo così) venga lasciato piuttosto in disparte, non permettendo al giocatore di immedesimarsi nei personaggi e soffrire con loro.

Script-oriented


Come abbiamo detto più volte nel corso di questi mesi il gameplay di Battlefield 3 non esula dai canoni classici dell'FPS, denigrando persino la possibilità offerta da alcuni congeneri di posizionarsi -con la semplice pressione di un tasto- in copertura. Niente di nuovo da questo punto di vista ma un ammodernamento generale della struttura di gioco (resa molto più varia) che si basa soprattutto sulle tendenze della concezione moderna di First Person Shooter (soprattutto su console), indissolubilmente legata alla spettacolarizzazione introdotta anni fa da quel capolavoro di Modern Warfare (il primo, s'intende). Ecco dunque che Battlefield 3 prende ancor più le distanze da quella struttura simil-free roaming che aveva caratterizzato il primo capitolo, incanalando l'azione nei binari di una regia che guida il giocatore attraverso una sequela di eventi decisamente emozionanti. Al rocambolesco assalto al treno di cui sopra affianchiamo tranquillamente la scena d'abbattimeno (letterale) del cecchino nemico -e della facciata dell'hotel che lo ospita- del famoso video gameplay Fault Line; le esplosioni che caratterizzano un affannoso inseguimento tra le vie di Parigi e, ultimo ma non meno importante, il volo di ricognizione a bordo di un F-18. Scatta su quest'ultima sessione in particolare una riflessione, che ci porta a storcere leggermente il naso a fronte dell'induzione in binari forse troppo elevata in alcuni frangenti. La missione a bordo del caccia da combattimento è tra le più belle (scenograficamente) mai viste in uno sparatutto in prima persona ma, aldilà dell'impatto scenico, non coinvolge. Il videogiocatore non riesce ad immedesimarsi in un secondo pilota le cui uniche azioni all'interno dei primi dieci minuti sono l'osservazione del panorama e il lancio dei flare come contromisura ai missili scagliati dal nemico; con la necessità di abbattere altri aerei (solo quattro) ed il viraggio verso il raid a terra le cose cambiano, ma solo leggermente. Per fortuna la campagna di Battlefield 3 è anche piena di momenti in cui saremo davvero protagonisti: un esempio su tutti è la mitica missione Thunder Run, durante la quale, a bordo di un carro armato, saremo noi a decidere come posizionarci, dove andare, quando e come sparare.
E' tuttavia chiaro come l'eccessiva voglia di spettacolarizzare ogni istante (riuscita, sia chiaro, a meraviglia) sia stata foriera di qualche limitazione di troppo per quel che concerne il gameplay, studiato quasi esclusivamente in funzione della teatralità, ed in maniera spesso anche più marcata rispetto al Call of Duty, oramai metro di paragone per tutte le produzioni sui generis. Chiaro esempio di quanto intendiamo è la mediocrità diffusa nelle routine comportamentali della CPU che, nel pieno rispetto dei "canoni moderni", si comporteranno come perfetta carne da macello, funzionale alla progressione scriptata e lineare che DICE ha previsto per tutti i suoi acquirenti. Le cose non cambiano più di tanto nemmeno a livello "Normale" o "Difficile", selezionando i quali osserveremo un semplice aumento del moltiplicatore per il danno.
A dover tirare le somme, consci che la maggior parte dei difetti descritti faranno storcere il naso ai soli puristi dell'FPS "duro e puro", le sei/sette ore necessarie al completamento della campagna scorrono comunque in maniera piacevole, grazie ad un'ottima varietà di situazioni (indotta anche dai numerosi eventi QTE) e dal tasso d'adrenalina elevatissimo instillato ad ogni istante di gioco. La parte del leone, seppur dietro le quinte, la fa -ovviamente- la curatissima ricerca bellica effettuata dal team svedese, capace ancora una volta di rendere unica ogni bocca da fuoco (per rateo, rinculo, tempi di caricamento, animazioni...) e di contornare la produzione con un senso di partecipazione sensoriale al conflitto davvero sublime.

Meglio in multi


Come volevasi dimostrare il cuore dell'intera esperienza di guerra offerta da Battlefield 3 è il multiplayer. Su console non c'è traccia della marea di bug e glitch che rendeva praticamente un incubo l'esperienza della beta. L'ottimizzazione del codice ha fatto passi da gigante, e le imperfezioni sono ridotte al minimo. Non v'è praticamente più traccia delle problematiche riscontrare sui server pubblici. Ovviamente resta una fluidità dimezzata rispetto alla versione PC, nonché un Tearing in qualche caso lampante. Ma di compenetrazioni imbarazzanti e altre amenità, neppure l'ombra. Ovviamente, alla luce dei server semi deserti di questi giorni (il lancio è previsto per il 28 dopotutto) la qualità del netcode non s'è potuta verificare con efficacia. Resta dunque da vedere se anche latenze e lag si terranno lontani.
Per quanto riguarda le modalità di gioco (delle mappe abbiamo parlato approfonditamente già in questo HANDS ON) segnaliamo anzitutto il ritorno di classicissimi come Rush, modalità ad obiettivi dinamici nella quale distruggere le postazioni nemiche, e di Conquest, la classica "Zone". Citiamo anche Squad Rush: una versione "ridotta" della "corsa" classica, in cui due squadre di quattro giocatori si alternano in attacco e difesa, in mappe dall'estensione più ristretta, e con un solo obiettivo da distruggere (o proteggere). Gli attaccanti hanno a disposizione meno Respawn (dieci a giocatore), e la partita è divisa in due sole "manche" (invece che le canoniche quattro serie di obiettivi). Squad Rush è perfetta per partite veloci, e probabilmente anche per organizzare piccoli tornei 2 vs. 2.
Complessivamente, c'è poi da dire che il multiplayer funziona alla grande. Le nuove introduzioni sono davvero efficaci, inserite nel contesto di questo "realismo smussato" che Battlefield 3 vuole inseguire. L'effetto che annebbia la vista dei soldati bersagliati dal fuoco di soppressione infastidisce davvero il giocatore, che spesso si trova costretto a sdraiarsi a terra ed attendere che la situazione si calmi, prima di avanzare ulteriormente. Altrettanto disorientante è l'abbagliamento delle torce o dei sistemi laser di puntamento, capace di volgere a favore di chi monta questi dispositivi uno scontro diretto. Assuefacente e ben congegnata, insomma, la formula di Battlefield 3 appare ricca e interessante, e nonostante lo scivolone della Beta è impossibile non pensare che sia il comparto online il fiore all'occhiello della produzione DICE.
C'è però da tener conto che su console qualche modalità funziona meno bene: nelle grandi zone aperte di Caspian Boarder e Operation Firestorm si sentirebbe il bisogno di qualche giocatore in più, e di certo gli utenti Ps3 e 360 preferiranno (contrariamente ai loro "colleghi" armati di Mouse e Tastiera) le mappe più concentrate e la modalità Rush. Gli utenti console saranno anche leggermente infastiditi nel constatare che i menù di selezione del personaggio e dell'equipaggiamento non sono certo ottimizzati per la navigazione via joypad, sinceramente poco intuitiva.
Chiude l'offerta una modalità co-op che ci aveva dato inizialmente da pensare. Erroneamente sottovalutata, la branchia "amichevole" del comparto multiplayer si rivela invece aggiunta di valore, con sei missioni cucite alla perfezione attorno alla cooperazione tra due videogiocatori.

Un gelido morso alla giugulare (di tutti gli altri FPS)


Dal punto di vista tecnico la versione Console deve adattarsi alle capacità dell'hardware, ed il colpo d'occhio resta dunque meno esemplare rispetto a quello visto su Personal Computer. In ogni caso, guardando alle produzioni multipiattaforma, la versione console di Battlefield 3 si difende bene.
Il motore inciampa in qualche caso, esibendo un tearing notevole, ed abbassando clamorosamente la risoluzione di alcune texture. Il pop-in qualche elemento si accompagna con un "Field of View" molto ampio, e solo in qualche raro caso la scena è sporcata da qualche bug evidente. In generale, anche se non sempre, la pulizia globale convince; ci sono pochi prodotti che mostrano un tale numero di dettagli mantenendo una buona fluidità e soffermandosi su spazi così ampi e carichi di edifici, veicoli ed esplosioni. Fra le eccellenze del motore annoveriamo la gestione delle fonti luminose, davvero spettacolare. Ben più della distruttività ambientale, è l'illuminazione dinamica il vero punto di forza del Single Player di Battlefield 3, dal momento che nell'avventura i crolli e la distruzione appaiono sostanzialmente scriptati. Un plauso va anche all'impeccabile gestione degli effetti particellari, che ci circonderanno in tutte le scene più concitate donandoci una costante carica d'adrenalina e conferendo alle visuali una tridimensionalità davvero d'impatto.
Chiudiamo con un rapido accenno al comparto sonoro, generalmente buono. Oltre al doppiaggio dal buon piglio interpretativo, le campionature ambientali e l'ottima direzionalità dell'acustica non deludono. Ci sentiamo di aggiungere, però, che l'opzione "Nastri di guerra", dedicata a chi possiede un impianto Dolby Digital 5.1 di spessore, dona alla produzione DICE un carattere totalmente differente. Sottolineando in maniera imponente i bassi ed ispessendo in generale ogni tonalità questo mood saprà veramente inserire il videoplayer nello schermo, regalandogli panning sonori ineguagliati in ambito videoludico.

Battlefield 3 Battlefield 3 conferma quasi tutte le grandi aspettative annunciate da DICE, ma il single player del titolo convince solo a metà. Il Gameplay è ben strutturato, ed ogni scena fortemente spettacolare. Tuttavia, la linearità avvertibile, l'IA da rivedere, ed in generale una durata non eccellente, rendono chiaro che l'anima del titolo DICE risiede nel multiplayer, davvero ricchissimo di opzioni. L'adattamento per console risulta più che buono (a patto di eseguire l'installazione su Xbox360), ai livelli alti della classifica dei titoli multipiattaforma. Ovviamente su PC le prestazioni esplodono ed appaiono decisamente migliori. Al di là delle incertezze, tuttavia, qualche buon colpo di scena ed una serie di ambientazioni davvero spettacolari, assieme ad una buona dose di realismo, rappresentano i punti di forza di un titolo che gli amanti della guerriglia non si lasceranno scappare.

8.7

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