Recensione Battlefield 4 - Second Assault

Il secondo DLC dello sparatutto DICE recupera le migliori mappe del vecchio episodio

Versione analizzata: PC
recensione Battlefield 4 - Second Assault
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    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • iPad
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One

Dopo un lungo periodo di attesa, in cui il team si è dedicato soprattutto a sistemare i bug di Battlefield 4, Dice ha finalmente rilasciato il secondo DLC del suo celebre sparatutto: una nuova collezione di mappe “intitolata” Second Assault. Lo scopo di questa espansione è quello di riproporre in salsa levolution alcune delle mappe più apprezzate dello scorso terzo capitolo. Nel frattempo la stabilità del titolo svedese è decisamente migliorata dai tempi di China Rising, anche se c’è ancora molto su cui lavorare, in particolar modo sul netcode. Ancora una volta gli sviluppatori hanno promesso di dare pieno supporto al titolo sino a che i problemi più spigolosi non saranno risolti.
Sul fronte dei contenuti, questo secondo si presenta con un'offerta piuttosto standard, e fin da subito l'idea è quella di trovarci di fronte ad un DLC che serve solo per ingannare l’attesa del ben più interessante Naval Strike. Il terzo DLC, previsto per fine Marzo, sarà ambientato nel mar cinese meridionale, e includerà la nuova modalità “assalto portaerei”: una reinterpretazione della nota modalità Titan di Battlefield 2142. A confronto, questa espansione ci sembra sicuramente meno interessante, e probabilmente indirizzata quasi esclusivamente a chi ha deciso di sottoscrivere un abbonamento Premium. Ma ora è tempo di imbracciare di nuovo i fucili e tornare alla scoperta dei vecchi campi di battaglia!

UNA BANDIERA E CINQUE NUOVE BOCCHE DA FUOCO

Second Assault reintroduce nella saga la modalità cattura la bandiera, già spuntata nel DLC Endgame per Battlefield 3. Qui i due team avversari si affronteranno in una versione ridotta delle quattro location proposte dal pacchetto: il gameplay si fa decisamente interessante nelle mappe che permettono l’uso di veicoli, consentendo rapidi spostamenti da un estremo all’altro della mappa, mentre la fanteria guadagna posizioni di vantaggio in modo da bersagliare i giocatori avversari. Tuttavia il game mode non costituisce un vero e proprio valore aggiunto per chi proviene da Battlefield 3, dal momento che sia la modalità cattura la bandiera che le mappe non inedite. Da questo punto di vista ci saremo aspettati uno sforzo ulteriore da parte degli sviluppatori, per proporre qualcosa di nuovo capace di stuzzicare anche l’utenza che ha spolpato i precedenti capitoli.
Anche per ciò che concerne il parco mezzi nessuna vera novità per Second Assaultm che vede il ritorno del Desert Patrol Vehicle e del Bobcat. Il primo è un mezzo su ruote rapido e veloce, ottimo per gli spostamenti sulla lunga distanza, mentre il secondo è uno scavatore con pala meccanica dalla dubbia utilità bellica. Anche qui, insomma, si capisce che Dice non intende ampliare l’offerta di Battlefield 4 in modo sostanziale, rimanendo fermamente ancorata al lavoro svolto con il vecchio DLC “Back to Karkand”, sviluppato per il terzo capitolo.
Come da tradizione anche l’arsenale subisce un ulteriore ampliamento, peccato che anche in questo caso molte bocche da fuoco provengano dal titolo precedente, lasciando l’amaro in bocca a chi si aspettava qualche novità. Tra le armi incluse nel DLC troviamo l’avveniristico fucile belga F2000, con il suo altissimo rateo di fuoco (a discapito della precisione), che si riconferma un’arma letale sulle medie distanze. Chi invece preferisce gli approcci stealth sarà ben felice di poter imbracciare l’As Val, il fucile automatico russo con silenziatore integrato. Ma anche chi ha nostalgia del Vietnam e della caccia a “charlie” sarà ben felice di poter disporre anche in Battlefield 4 dell’M60E4: una mitragliatrice made U.S. che ha fatto la storia ed è ancora in grado di competere contro le armi più moderne. Nella categoria dei fucili a pompa si è sentita decisamente la mancanza del DAO12, il fucile di fabbricazione africana in grado di sparare pallettoni a raffica: l’ideale per chi ama combattere negli spazi chiuso. Chi ama il cecchinaggio sicuramente sarà ben felice di poter finalmente equipaggiare il fucile tedesco GOL Magnum, l’unica arma di questo DLC che non era già presente in Battlefield 3.

TRA IL VECCHIO E IL NUOVO

La vera offerta di Second Assault riguarda le quattro mappe provenienti da Battlefield 3 , riviste con il motore grafico Frostbite 3 ed i concetti di levolution su cui fa perno questo quarto capitolo.

CASPIAN BORDER

La mappa di punta del precedente capitolo torna in una versione rivista e aggiornata. Potremo ripercorrere il confine vicino al mar Caspio in un magnifico paesaggio autunnale che si contrappone alla bieca devastazione della guerra. Il panorama ha subito importanti modifiche in prossimità del confine, dove adesso si erge un’imponente muro di cemento armato con torrette e checkpoint ben difesi. Gli accessi ai varchi, grazie alla levolution, dispongono di barriere antiveicolo che possono essere alzate o abbassate a piacimento dai giocatori, e l’altissima torre che si erge in prossimità della base USMC ora può essere abbattuta in qualsiasi momento della partita.
Questa decisamente è la mappa che più abbiamo apprezzato di Second Assault per la sua varietà negli approcci tattici, la bellezza del paesaggio nella stagione in cui è ambientato e soprattutto per le novità introdotte non solo sul fronte estetico ma anche di gameplay.

GULF OF OMAN

Amata in Battlefield 2 e adorata nel 3, Gulf of Oman non poteva mancare anche in Battlefield 4. Dal punto di vista visivo il magnifico paesaggio della città mediorientale baciata dal sole e bagnata dal mare è rimasto pressoché immutato. Tuttavia l’uso della levolution ha permesso agli sviluppatori di scatenare una tempesta di sabbia nel bel mezzo della partita, trasformando quello che era uno scenario bellico di ampio respiro in uno molto più orientato al “close quarter combat”. In particolare i mezzi aerei saranno quelli che soffriranno maggiormente del calo di visibilità, non potendo più dare supporto alle truppe di terra come in precedenza. Il tutto si sposta sulla fanteria, che arranca di edificio in edificio tra le insidiose vie della cittadina. Fanno la loro comparsa anche alcuni ascensori sui palazzi più alti, garantendo ai cecchini una via rapida e sicura sino alla vetta dell’edificio. In prossimità della spiaggia sono stati posizionati alcuni campi minati che si possono far brillare una volta raggiunto il detonatore.
Insomma, come Caspian Border anche Gulf of Oman tiene alta l’attenzione su questo DLC con interessanti novità, anche non così sostanziali come ci saremo aspettati.

OPERATION FIRESTORM

Anche questa è stata una delle mappe più gettonate del terzo capitolo. Poco è cambiato nel paesaggio, che ritroviamo ancora una volta straziato dalle incessanti trivellazioni e sporcato dai fumi dei pozzi petroliferi in fiamme. Qui le innovazioni della levolution sono sostanzialmente marginali e si riducono alla possibilità di aprire e chiudere le saracinesche dei magazzini situati lungo il percorso, oppure di poter dare alle fiamme le postazioni dei cecchini poste sulle ciminiere più alte.
Operation Firestorm non ci ha convinto pienamente in questa riproposizione, anche se -grazie all’eccellente design della mappa e la possibilità di disporre di un ampio parco mezzi- si fa piacevolmente (ri)giocare.

OPERATION METRO

L’unica mappa close quarter combat del pacchetto e soprattutto la sola incentrata esclusivamente sulla fanteria. In questa versione Frostbite 3 la mappa è stata tagliata rispetto al precedente capitolo, tanto che la fazione USMC comincia direttamente all’interno dei tunnel della metropolitana francese anziché nel parco sopra di essa. Ci aspettavamo sostanziali modifiche a livello di design, visto che questa mappa ha sempre sofferto di un importante punto di stallo in prossimità delle scale mobili (chi ci ha giocato sa di cosa stiamo parlando). Nonostante siano stati introdotti degli ascensori ed un tunnel di manutenzione che corre ai lati, ancora una volta l’azione è intenta a bloccarsi nel medesimo, caotico punto. Davvero un peccato.
E’ inutile dirlo: Operation Metrò non siamo riusciti proprio a digerirla. Nonostante sia una delle mappe più giocate, il fatto che ancora oggi il gameplay soffra degli stessi problemi fa di questa rivisitazione la peggiore di tutta l’offerta.

Battlefield 4 Per chi conosce Battlefield 3, Second Assault non è sicuramente un DLC ricco o interessante. Le quattro mappe sono già state esplorate nel precedente capitolo, la nuova modalità è vista e rivista, delle cinque armi una è inedita e i due veicoli aggiungono ben poco al gameplay. Le aggiunte della levolution sono in alcuni casi marginali, e probabilmente solo in Caspian Border riescono a brillare. Insomma, non possiamo che sconsigliare questo DLC a tutta l’utenza che proviene dal terzo capitolo. C’è qualche novità a livello di design, ma di certo non vale il prezzo d’acquisto proposto dagli sviluppatori. Tuttavia se Battlefield 4 è la vostra prima esperienza con lo sparatutto Dice, allora potreste farci un pensiero: non tutte le arene sono riuscitissime (Metro è ancora caotica e con evidenti problemi di design), ma in un paio di casi la componente scenica si fonde in maniera sinceramente riuscita con il design strutturale, per risultati sicuramente d'impatto.

6

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