Recensione Battlefield: Bad Company 2 - Vietnam

DICE reinventa Battlefield: recensito l'ultimo DLC dalla Svezia

Versione analizzata: Xbox 360
recensione Battlefield: Bad Company 2 - Vietnam
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • iPhone
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Ai tempi in cui il PC era ancora considerata la macchina da gioco principale (ma ancora adesso, per molti titoli) team di sviluppo assortiti solevano corredare le loro produzioni con le cosiddette “espansioni”.
Porzioni aggiuntive rilasciate a prezzi spesso ridotti sei mesi (o più) dopo il day one; tali pacchetti, spesso estremamente corposi, erano in grado di mutare drasticamente l’esperienza di gioco o, più semplicemente, di aggiungervi un ragguardevole numero di contenuti collaterali.
Con il passare degli anni, con l’avvento delle console e con la diffusione a macchia d’olio delle connessioni ad internet e, conseguentemente, del digital delivery, le espansioni si sono trasformate nei DLC.
il Downloadable Content altri non è che una forma -spesso, troppo spesso- ridotta di quel che oramai “erano” le espansioni.
I contenuti sono spesso irrisori (costumi aggiuntivi, armi aggiuntive..) ed i costi, probabilmente, sin troppo elevati; ma le logiche di un mercato eternamente votato al più sfrenato consumismo, si sa, promuovono proprio questo.
Di tanto in tanto, tuttavia, abbiamo occasione di assistere alla nascita di DLC che hanno quasi del miracoloso: capaci di render ben speso ogni centesimo e soddisfare il giocatore quasi come un prodotto stand alone.
E’ il caso, ad esempio, di Battlefield Bad Company 2: Vietnam, nuovissimo contenuto scaricabile per il capolavoro di DICE.
Venduta a 1200 MS Points o 15 € l’espansione (è proprio il caso di chiamarla così) verrà rilasciata in rete a partire dal 18 Dicembre su PC e dal 21 Dicembre su Xbox 360 e Playstation 3.

Vietcong!!

Dal punto di vista ludico-strutturale non ci sono cambiamenti sostanziali in Bad Company: Vietnam; dunque ci ritroveremo ad affrontare le classiche modalità “Corsa”, “Cerca e distruggi” e “Deathmatch” che già hanno fatto la fortuna dell’episodio “base”.
Il tutto sarà però pesantemente contestualizzato circa quarant’anni nel passato, negli anni ’60, e precisamente durante la sanguinosa guerra in Vietnam (come il titolo suggerisce).
Partendo dal principio a cambiar volto saranno le fazioni in lotta: da una parte gli americani con i loro M-14, le mimetiche Tiger Stripe ed il letale Napalm; dall’altra i Vietcong, presi di peso dalle risaie ed equipaggiati alla meglio, soprattutto dal loro odio e dalla loro rabbia.
E parlando di dotazione non si può certo sorvolare sulle tantissime modifiche apportate da DICE agli armamenti.
Oltre a rendere tutto estremamente realistico il team svedese ha pensato accuratamente a qualche tweak che rendesse tanto verosimile quanto coinvolgente l’esperienza di gioco.
Accanto alla decisione, già da noi vagliata, di diminuire la dimensione dei caricatori di ciascuna bocca da fuoco troviamo un’interessante ed inesplorata nuova idea: eliminare le ottiche.
In Bad Company: Vietnam soltanto il “Ricognitore” (meglio conosciuto come Cecchino) avrà accesso alle ottiche ad ingrandimento per il suo fucile; non vi saranno dunque “red dot” ed amenità simili a permettere -ad esempio- ad un “Medico” il tiro a distanza tramite M60.
Questo elemento apparentemente collaterale risulta, invece, d’importanza decisiva nell’economia di gioco, rendendo molto più frenetico e divertente un gameplay piuttosto stanziale come poteva essere quello di Bad Company 2 (salvo fatto ove l’uso dei mezzi diveniva consuetudine).
Vi sono, naturalmente, anche modifiche quasi prettamente estetiche, capaci di contestualizzare ancor meglio l’esperienza di gioco.
Ecco dunque il C4 trasformarsi in dinamite e il defibrillatore divenire una siringa d’adrenalina.
Tra le bocche da fuoco (nel vero senso della parola) non possiamo certo dimenticare il nuovissimo Lanciafiamme, non utilissimo per quel che concerne il pure kill counter ma indispensabile nell’avanzamento strategico.
Sfruttando la fitta vegetazione e gli infiammabili materiali di costruzione di cui sono costituite praticamente tutte le strutture presenti avremo facoltà, tramite incendi “controllati”, di aprire la strada al passaggio dei mezzi o al tiro dei cecchini.
Mezzi da trasporto (anch’essi resi consoni all’epoca) che, come al solito, ricopriranno un ruolo fondamentale nell’economia di gioco, soprattutto nelle partite
Significativo, dal punto di vista ludico, anche l’inserimento di cinque nuovissime mappe: quattro immediatamente disponibili ed una in download gratuito una volta che la community avrà raggiunto la cifra record di 69 milioni di personal action.
Ognuna di esse presenta caratteristiche strutturali molto diverse ma anche elementi in grado di accomunarle e rendere ancor più credibile l’esperienza.
I paesaggi diroccati, le cittadine deserte e i boschetti innevati di Bad Company 2 lasciano qui spazio alla rigogliosa vegetazione tropicale, ricca di anfratti e passaggi nascosti dalle fronde, in prossimità dei quali effettuare cruente imboscate.
Il particolarissimo terraforming che caratterizza la produzione vede poi un insieme di dislivelli composti da immense risaie e terrazzamenti in grado di donare, in unione agli altri elementi descritti, un’ottima varietà concettuale al level design.
Una tale differenziazione, presente -è bene ricordarlo- in ciascuna delle mappe, consente un ottimo bilanciamento del gameplay, perfettamente coniugato nel non avvantaggiare alcuna delle squadre in gara.
Tra pregi e migliorie Bad Company: Vietnam presenta però anche alcuni dei difetti che hanno afflitto il titolo base e non sono mai stati risolti.
Parliamo, in particolare, della cronica imprecisione dell’hit box, che spesso non permette d’indirizzare chiaramente dove desiderato i colpi, soprattutto con la mancanza di ottiche di precisione.

Dal punto di vista tecnico, cromatismi ed art design a parte, non vi sono differenze tra questo DLC ed il titolo principale.
Ai nostri occhi si è dunque ripresentato l’ottimo Frostbite 2.0 che riesce a meravigliare soprattutto per l’ottima gestione delle texture ambientali e degli shader, capaci di rendere incredibilmente realistico qualsiasi panorama.
Gradito ritorno è, inoltre, quello della distruttibilità, definita “2.0” dallo stesso Bad Company 2.
Come abbiamo detto le differenze saranno parecchie (strutture di legno, fitta vegetazione..) ma le possibilità di utilizzare il fuoco pesante per radere al suolo qualsiasi elemento rimarranno invariate.
A livelli strepitosi anche il comparto audio, la cui proverbiale opzione “Nastri di guerra” riesce a convogliare in pochi metri cubi (specialmente qualora si possedesse un adeguato impianto Dolby Digital) la carica dinamica di un conflitto a fuoco.

Battlefield: Bad Company 2 Bad Company: Vietnam è uno dei DLC più riusciti di questa generazione. Grazie alla grande mole di novità poggiate sul solidissimo sostrato già costituito dalla precedente produzione DICE il brand acquisisce nuovo valore ed acquista tonnellate di longevità. Nonostante la spesa non certo moderata che l’acquisto richiede, riteniamo di poter consigliare questo pacchetto aggiuntivo a tutti gli appassionati di First Person Shooter che abbiano mantenuto Bad Company 2 nella loro videoteca. Vietnam garantisce mesi e mesi aggiuntivi di divertimento assicurato!

9

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