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Recensione Battlefield Hardline

Lo spin off poliziesco targato Visceral regala alcune divertenti modalità multigiocatore, senza però brillare

Battlefield Hardline

Videorecensione
Battlefield Hardline
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Dopo il riavvio della saga nel 2011 e un quarto capitolo valido ma funestato da svariati problemi tecnici, il brand Battlefield aveva decisamente bisogno di prendersi una piccola pausa e ripartire. Così, mentre di un ipotetico quinto episodio principale possiamo solo ipotizzare l'esistenza, al team di Visceral Games è stato affidato il non facile compito di lavorare su un vero e proprio spin off. Allontanandosi dai campi di battaglia militari che da sempre caratterizzano la saga di sparatutto, Battlefield Hardline si concede a tematiche poliziesche, dividendo molto nettamente, come da tradizione, l'esperienza tra singolo e multigiocatore. Il primo si concentra sulla guerra ai cartelli della droga, riprendendo uno stile hollywoodiano anni '90 alla Bad Boys, mentre il secondo sposta il focus sulla guerriglia e su dinamiche da “guardie e ladri”. Il tutto con l'intento di sdrammatizzare i toni, proponendo un intrattenimento nettamente più immediato (soprattutto sul fronte online), sfrondato di molti tatticismi e dedito al puro divertimento.

MIAMI VICE

Con il (temporaneo) passaggio del testimone da DICE a Visceral Games era lecito aspettarsi una campagna singolo giocatore maggiormente articolata rispetto a quelle viste nei due capitoli principali più recenti, e in effetti, perlomeno sulla carta, gli sviluppatori hanno lavorato per variare la classica formula di gameplay. Partendo da un racconto poliziesco stereotipato e volutamente esagerato nei toni, i ragazzi di Visceral recuperano alcune idee dai due capitoli di Medal of Honor e cercano nel contempo di raccontare una storia, alternando lunghi momenti narrativi, sparatorie, sezioni stealth e fasi di guida. Sebbene piuttosto vario, nessuno degli elementi di questo mix riesce a brillare. I momenti dedicati allo sviluppo della trama tendono a perdersi a causa di una narrativa prevedibile e priva di ritmo, mentre le fasi di puro gameplay presentano un pesante numero di mancanze. Cominciamo con le meccaniche furtive e d'arresto dei sospetti, pubblicizzate come le più importanti novità introdotte da Battlefield Hardline. Il concetto alla base è quello di lasciare libertà al giocatore relativamente a come procedere in alcune sezioni: l'obiettivo sarà sempre quello di raggiungere un preciso punto dell'ambientazione, costantemente pattugliata da un gran numero di guardie. La via più scontata (e sempre disponibile) sarà spianare il fucile e dar via a una sparatoria, ma c'è anche un'alternativa decisamente più redditizia in termini di moneta virtuale (utile all'acquisto di armi ed equipaggiamento). Si potrà infatti procedere non visti, sfruttando la possibilità di conoscere i “coni visivi” delle sentinelle mostrati sulla minimappa, scivolando loro alle spalle ed atterrandoli silenziosamente. Come elemento di distrazione, la pressione di un tasto permetterà di lanciare una scorta infinita di bossoli in una qualunque direzione, facendo sì che le guardie inizino una ricerca in quell'area. Al di là della scarsa credibilità, la meccanica risulta sin dalle prime battute molto datata, sia per il concetto già visto in molte alte produzioni, sia a causa della scarsa intelligenza artificiale dei nemici, i quali sembrano risvegliarsi da una generale mancanza di sensi periferici solo al lancio del bossolo; infine, il tutto non è molto coerente per via del level design, che li pone in posizioni ovvie e facilissime da aggirare.


A questo si affianca la meccanica di arresto, sulla carta un'idea interessante, purtroppo integrata in maniera deludente nel contesto. Non appena verremo individuati da un nemico, avremo sempre qualche secondo di tempo per mostrare il distintivo e puntare la pistola alla pressione di un apposito tasto. A questo punto l'avversario deporrà le armi e rimarrà fermo con le mani alzate. In caso sia in compagnia (l'arresto si può tentare con gruppi che non superino i tre malviventi), occorrerà tenere sotto tiro anche i compagni, tenendo d'occhio un indicatore sopra le loro teste che avvertirà quando saranno vicini a tentare qualche mossa stupida. Nel caso non si riesca a completare l'arresto di tutti i malviventi prima che uno abbia cercato di reagire violentemente, il tutto si trasformerà in una sparatoria. L'idea non sarebbe di per sé malvagia, ma l'esecuzione presenta diverse forzature che ignorare è davvero difficile. Innanzitutto, tutti i nemici nelle immediate vicinanze dell'arresto rimarranno incredibilmente e del tutto ignari di quanto sta accadendo, a prescindere dal livello di difficoltà impostato (sono in tutto quattro, con l'ultimo sbloccabile al primo completamento). Inoltre, tentare un arresto contro tre malviventi da distanza relativamente ravvicinata sarà quasi sempre impossibile, dato che mantenere la mira su tutti i fermati si rivela spesso difficilissimo, portando il giocatore a preferire da subito l'uso delle armi.
Relativamente alle sparatorie, purtroppo l'intelligenza artificiale delude anche in quest'ambito: i nemici sono incapaci di aggirare il giocatore (e tentano dunque di stanarlo con le granate, alcune delle quali contrastabili con semplici gadget) e molto poco inclini all'utilizzo delle coperture. Quanto alle fasi di guida, queste ultime si rivelano estremamente lineari e caratterizzate da una simulazione della fisica deludente. Grazie agli script qualche momento spettacolare c'è, ma non si tratta di particolare valore aggiunto per il contesto.
Nel complesso, il tentativo di Visceral non può purtroppo dirsi riuscito. A metà tra uno svolgimento poco interessante e incapace di valorizzare la comicità latente di fondo, e un gameplay sospeso tra forzature, scarsissimo senso di sfida ed elementi già visti, la campagna singolo giocatore di Battlefield Hardline lascia davvero il tempo che trova, senza portare nulla di nuovo nel panorama degli sparatutto. Soprattutto considerato che delle idee interessanti alla base c'erano, è doppiamente un peccato.

DALLA GUERRA ALLA GUERRIGLIA

Non serve molto tempo per rendersi conto di come la varietà sia il primo obbiettivo che i ragazzi di Visceral si sono dati relativamente al comparto multigiocatore di Battlefield Hardline, il quale, constatata la scarsa qualità della campagna in singolo, deve per forza reggere l'intero peso della produzione. Il tutto si concretizza dunque in un mix estremamente eterogeneo, dove figurano nuove (e riuscite) idee derivate dalla tematica “guardie e ladri”, classici intramontabili (Conquista non poteva mancare) e inaspettate varianti più contenute nelle dimensioni. Il tutto contornato dalla classica progressione delle quattro classi (nessuna particolarmente originale rispetto a quelle ben note della saga principale) tramite sblocco di nuovo equipaggiamento, dalla disponibilità di veicoli (qui in versione “depotenziata” rispetto ai capitoli principali) e da un arsenale anch'esso meno devastante, adatto più alla guerriglia urbana che alla guerra su larga scala.
Quanto alle sette modalità, a distinguersi subito dal mazzo sono Corto Circuito e Soldi Sporchi. La prima sostituisce i classici punti di controllo da conquistare con dei veicoli da condurre il più a lungo possibile sulla mappa. Una sorta di Re della Collina in costante e caotico movimento, con i giocatori che possono scegliere se mettersi alla guida di uno dei veicoli contrassegnati per accumulare punteggio, oppure procedere a piedi o a bordo di mezzi neutri nel tentativo di distruggere quelli in mano avversaria. Si tratta di una modalità tendente al caos più totale per chiara scelta degli sviluppatori, e, sebbene questo tenda a minarne la valenza tattica, il divertimento è perlopiù assicurato. Delle quattro classi disponibili, qui diventa assolutamente fondamentale il meccanico, in quanto dotato di un tool di riparazione (sbloccabile) e del lanciagranate, ossia l'unica arma in grado di contrastare efficacemente i veicoli in movimento. Per quanto possa capitare a volte di ritrovarsi un po' impotenti di fronte al circolare dei veicoli votati al punteggio (soprattutto in caso si finiscano le scarse munizioni del lanciagranate), oppure troppo a lungo alla guida di uno dei mezzi contrassegnati, questi momenti meno intensi si affiancano a situazioni assolutamente imprevedibili e potenzialmente esplosive. Data la sua valenza tattica piuttosto bassa, Corto Circuito potrebbe stancare dopo un certo periodo, ma il divertimento che è in grado di offrire rimane notevole.

Anche Soldi Sporchi ci ha dato sensazioni piacevoli: entrambe le squadre devono sottrarre denaro da una riserva posta al centro della mappa e riportarlo alla propria base, oppure decidere di tentare l'aggiramento e attingere direttamente dalla scorta nemica. Si tratta di una modalità dove qualche tattica è certamente più utile rispetto a quanto accade in Corto Circuito, ma allo stesso tempo rapida e soggetta a continui capovolgimenti di fronte. Concentrarsi troppo sulla riserva di denaro al centro e dimenticarsi le difese della base significa esporsi ad un bel rischio, e dunque la squadra deve necessariamente dividersi tra attacco e retrovie. Rapina, che ricalca nelle dinamiche il classico "furto in banca", siede un po' a metà: da una parte, la possibilità per ogni giocatore della squadra fuorilegge di trasformarsi in un "corriere" e caricarsi di denaro da portare al punto di fuga porta a dinamiche interessanti e a continui capovolgimenti, ma il risultato tende a volte eccessivamente al caotico, anche a causa del posizionamento dei bottini, talvolta volutamente posti in prossimità di strozzature che rischiano di generare lunghe situazioni di stallo.
Molto meno convincente invece il Team Deathmatch. Se l'accelerazione del ritmo complessivo ha portato a risultati comunque interessanti nelle nuove modalità, abbiamo trovato il gunplay tattico di Battlefield ancora una volta poco adatto a una modalità di per sé molto competitiva e basata sui riflessi. Distrazioni come i gadget possono essere tranquillamente messe da parte, ma il passo generalmente lento dei personaggi, i punti di respawn non sempre disposti correttamente e le hitbox a volte imprecise suscitano presto la voglia di tornare alle più riuscite modalità ad obiettivi. Quanto a Salvataggio e Nel Mirino, si tratta di due modalità leggermente fuori dal contesto, e volte a enfatizzare la competizione su scala molto ridotta rispetto al solito. La prima si ispira alle dinamiche con ostaggi che vedremo nel prossimo Rainbow Six Siege, la seconda alla modalità VIP di Counterstrike. Se nel complesso si può dire che il mix funzioni in entrambi i casi e sia in grado di portare qualcosa di nuovo nella serie, aiutato da un “taglio” delle mappe principali ben effettuato, rimangono alcune perplessità relative alla possibilità di resuscitare i compagni. In un contesto dove il recupero degli ostaggi e l'accompagnare il VIP sano e salvo a destinazione ben si accompagnano alla disponibilità di una sola vita a match, l'utilizzo del defibrillatore e della siringa di adrenalina ci appare onestamente fuori luogo, anche perché porterà irrimediabilmente a un utilizzo smodato del medico come classe prediletta, a sfavore delle tre restanti. Quanto al gunplay, nel complesso rimane quello tipico della saga, caratterizzato tuttavia da un arsenale votato ai combattimenti ravvicinati. Al di là di un numero di revolver eccessivamente alto (finirete per preferire loro armi secondarie più efficaci), la scelta di ferri e accessori è tutto sommato buona, con anche possibilità per gli appassionati di cecchinaggio, seppure a fronte di hitbox che ogni tanto lasciano a desiderare.
Nel caso del comparto multigiocatore, l'intento di Visceral Games può dirsi nel complesso riuscito. Le migliori modalità funzionano e offrono un intrattenimento esplosivo ed immediato, con buona pace degli aspetti tattici, decisamente assottigliati rispetto al passato in favore di un'azione molto immediata. Chiarito questo punto, il comparto è in grado di offrire un buon numero di ore di divertimento agli appassionati, anche se un migliore bilanciamento di alcune modalità e una cura più attenta al design delle mappe e relativi punti di respawn, senza contare la notevole riduzione dell'impatto della distruttibilità, avrebbero potuto rendere il mix molto più appetibile.

FROSTBITE

Il comparto tecnico di Battlefield Hardline denota in maniera non troppo positiva il passaggio di testimone tra sviluppatori. Per quanto i ragazzi di Visceral abbiano goduto in parte del supporto di DICE (e avessero maturato esperienza sulla precedente versione dell'engine con Army of Two: The Devil's Cartel), non sono purtroppo riusciti a trarre il meglio dal Frostbite 3. A fronte di alcuni scorci riusciti, campagna e multiplayer presentano spesso modelli poligonali sin troppo risicati e texture poco definite, senza contare una simulazione della fisica non certo avanzata. Note assolutamente positive invece per la stabilità. A fronte dei compromessi sulla risoluzione, le versioni console non presentano incertezze sul frame rate, con i 60 FPS che si accompagnano piacevolmente al gameplay generalmente frenetico. Quanto al netcode, sembra proprio che su console questa volta gli sviluppatori siano riusciti a garantire stabilità alle partite. Durante le nostre prove su Playstation 4 e Xbox One anche quelle a 64 giocatori non hanno presentato particolari problemi di lag o disconnessioni, il frame rate costantemente ancorato ai 60 FPS e il matchmaking rapido nel trovare match in corso. Relativamente alla versione PC, rimandiamo il giudizio sulla componente tecnica e sul netcode a una recensione separata, che presto troverete sulle nostre pagine.

Battlefield Hardline Sebbene la campagna singolo giocatore si sia rivelata purtroppo deludente, al punto da sconsigliare l'acquisto a coloro siano interessati esclusivamente a quest'ultima, Battlefield Hardline riesce a riscattarsi in parte grazie ad un comparto multigiocatore ricco di idee interessanti e modalità. Alla base c'è l'intenzione di semplificare la natura “arcade-tattica” vista nei due precedenti capitoli principali, e di questo è bene essere assolutamente consci prima di procedere all'acquisto. L'immediatezza diventa quindi un dogma, i combattimenti molto più rapidi, gli ambiti spesso meno massivi, il time to kill ridotto. Nonostante rimangano incomprensibili i lunghi tempi di respawn, gli appassionati di sparatutto online rapidi e immediati troveranno qui spunti davvero divertenti, soprattutto in Corto Circuito e Soldi Sporchi. A fare da contraltare ci pensano le due modalità più competitive, Salvataggio e Nel Mirino, che offrono un punto di vista differente, e riescono a trarre il meglio dall'arsenale ravvicinato, al netto di alcune leggerezze ne diminuiscano la valenza tattica. Un'offerta online in ogni caso variegata e destinata a divertire per un medio lasso di tempo chi la abbraccerà senza pretese tattiche, con la semplice voglia di dedicarsi a uno stile di gioco nettamente più frenetico e rilassato, dove il puro divertimento abbia la meglio su qualunque altro aspetto.

7

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