Recensione Bayonetta

Una sexy strega alla conquista della Next Gen

Bayonetta

Videorecensione
Bayonetta
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Wii U
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il 2010 si prospetta come una tra le annate d’oro per il mondo dei videogiochi: era da tempo, infatti, che in un anno non si concentravano tante uscite di così alto livello.
Tra nomi altisonanti come Final Fantasy XIII, Mass Effect 2, Gran Turismo 5, Halo: Reach e God of War 3 c’è spazio anche per nuovi brand, quasi tutti già capaci di suscitare nei giocatori grandi aspettative.
Il primo in ordine cronologico è senza ombra di dubbio Bayonetta, frenetico action game sviluppato da Platinum Games che, nelle mani di Hideki Kamiya, pare destinato a naturale erede di Devil May Cry.
Lo stesso Kamiya, svincolatosi da Capcom proprio per la direzione artistica a lui non congeniale intrapresa dal suo pupillo, ha ammesso che uno dei motivi della nascita di Bayonetta è legato proprio allo sviluppo che avrebbe voluto dare alle vicende di Dante.
Uscito in Giappone ad Ottobre il titolo Platinum Games ha riscosso consensi unanimi da critica (40/40 di Famitsu e 10/10 di Edge, per citare i più famosi) e pubblico e si appresta, il prossimo 10 Gennaio, a inaugurare l’avvento della nuova stagione ludica per il territorio europeo ed americano.
Bayonetta, sarà disponibile per Xbox 360 e Playstation 3.

Streghe e Angeli

Il prodotto Platinum Games non fa mistero di relegare la trama in secondo piano rispetto allo scoppiettante ritmo dell’azione.
Proprio per questo le vicende che fanno da sfondo al sinuoso incedere dell’amata streghetta risultano piuttosto semplici, quasi totalmente prive di colpi di scena e, a volte, persino scontate e banali, soprattutto nei temi trattati.
In sintesi si tratta dell’ennesimo scontro millenario tra fazioni intente ad ottenere un potere tale da controllare il mondo; le parti in gioco, stavolta, sono le Streghe di Umbra e i Saggi di Lumen, una maniera come un’altra per dire luce contro oscurità.
Sebbene non molto coinvolgente, la trama è sostenuta e resa più vivace e godibile dal carisma di Bayonetta, ultima discendente di Umbra dedita alla confusa ricerca di tracce da un passato perduto.
La bella protagonista, infatti, non è solo in grado di sfruttare il suo fisico mozzafiato -complice un vestito “seconda pelle”- per siparietti al limite della commedia sexy anni ’80, ma è capace anche di sostenere in maniera convincente situazioni comiche tipiche dell’immaginario giapponese.
A fare da spalla ma anche, di tanto in tanto, da “direttore d’orchestra” in queste situazioni troviamo è Luka, giornalista dongiovanni costantemente sulle tracce della strega (senza poterla vedere, peraltro), che ritiene responsabile del misterioso assassinio del padre.
I due, in unione ad un altro paio di comparse, riescono quindi a far vivere le vicende a cuor leggero, mettendo sin dall’inizio in secondo piano la natura piuttosto banale dell’incipit.

Divertenti intermezzi

I quindici capitoli in cui è divisa l’avventura, per un totale di circa dieci ore di gioco, sono inframezzati da un simpatico minigioco atto a riempire i tempi di caricamento.
Si tratta di “Angel Attack”, una sorta di tiro a segno durante il quale la visuale si sposterà in prima persona ed avremo un determinato numero di proiettili per uccidere gli angeli che ci compariranno di fronte.
Un colpo alla testa o l’uccisione simultanea di due o più avversari ci garantirà un determinato bonus che andrà ad aggiungersi ad un punteggio finale, commutabile in sempre utili oggetti.

Ninja Gaiden + God of War + Devil May Cry


Sebbene Bayonetta faccia ampio sfoggio della sua unicità le basi dello stellare gameplay che lo contraddistingue attingono, volente o nolente, dalle maggiori produzioni del genere, le stesse citate nella titolazione poche righe sopra.
La prima similitudine, quella che salta immediatamente all’occhio, è rispetto a Devil May Cry, assolutamente ovvia ed attesa dato che, come abbiamo detto, Kamiya ne è l’ideatore.
Bayonetta come Dante troverà, lungo il suo cammino, diversi “stage” da affrontare: porzioni dell’ambientazione “chiuse” la cui riapertura sarà legata allo sterminio di tutti i nemici presenti.
Terminata ciascuna di queste sezioni otterremo un punteggio (ed una medaglia) basato sulla quantità e qualità di combo realizzate e sul tempo impiegato a completare il massacro; ci saranno, chiaramente, anche i malus, traslitterazione numerica delle morti, degli oggetti utilizzati e dei danni subiti.
Alla fine di ciascun capitolo (composto da svariati di questi “stage” legati organicamente tra loro) otterremo un trofeo la cui composizione metallica (pietra, bronzo, argento, oro e platino), sarà nuovamente legata alle statistiche di cui sopra.
Sempre alla stregua del già citato Devil May Cry, eliminando gli avversari e distruggendo alcuni elementi interattivi dei fondali potremo recuperare gli “Halo” (aureole dorate da scambiare con nuove tecniche, nuove armi e molto altro) ed oggettistica varia, dalle rigenerazioni per salute e magia agli oggetti bonus in grado di aumentare permanentemente i due parametri.
Passando all’azione vera e propria, notiamo, sebbene in minor misura, una spruzzatina di Ninja Gaiden (mole di combo, utilizzo di Katana e artigli) ed una spolverata di God Of War, presente in tutti quei titoli che sfruttano, ad esempio per le mosse speciali, la meccanica del Quick Time Event.
Il prestito in questo caso è però minimo visto che Bayonetta si diversifica da tutte le altre produzioni nell’istante stesso in cui iniziamo a concatenare le combo di cui la protagonista è dotata, spezzate dall’utilizzo di quattro pistole (due alle mani e due attaccate alle caviglie) che potranno in seguito essere sostituite da fucili a pompa e bazooka.
Ad impressionare è però il tecnicismo di tante combinazioni e, non ultimo, lo stile estremo che veicola il tutto.
Un primo -disattento- sguardo potrebbe far pensare al titolo Platinum Games come il solito action caciarone dove la chiave di tutto è il button mashing forsennato; invece, solo inserendo attentamente una pausa tra le pressioni, combinando in diverse maniere calci, pugni e salti, e addirittura cambiando armi durante l’esecuzione di una combo potremo avere la meglio su tutte le tipologie di avversari.
Si inserisce a questo punto lo stile, attraverso fluidissime animazioni che descrivono le danze acrobatiche della protagonista in primo luogo e grazie ad un crogiolo di spettacolari effetti particellari in secondo.
Particolarmente notevoli le tecniche della cosiddetta “chioma oscura”, che permettono ad una Bayonetta sempre più svestita di trasformare i suoi capelli in pugni o stivali (rigorosamente con tacco) enormi, in grado di porre fine ad una combo nella maniera più coreografica possibile.
Il circolo di distruzione si chiude con le “Torture” (ghigliottina, vergine di Norimberga e molte altre) da infliggere al nemico una volta riempita una speciale barra, e con le “Apoteosi”, la punta dell’iceberg della commistione di violenza e sensualità che caratterizza la produzione.
Per porre fine all’esistenza di un boss, infatti, l’ormai completamente nuda strega di Umbra (abilmente censurata nei “punti cruciali”) evocherà un demone che ridurrà il malcapitato in poltiglia.
Che Bayonetta sia un action game votato quasi esclusivamente all’offesa viene ulteriormente confermato dall’assenza della parata, sostituita dalla schivata o, più avanti nel gioco, dalla trasformazione in stormo di pipistrelli, utile per limitare al minimo i danni di un fendente appena subito.
In entrambi i casi (nel primo occorrerà massimo tempismo per schivare all’ultimo momento) rallenteremo il tempo, rendendo estremamente facile portare a segno letali combinazioni di colpi.
L’enorme varietà del gameplay non finisce qui: a proposito di trasformazioni, Bayonetta potrà -a piacimento- assumere le sembianze di una pantera (utile per passare agevolmente terreni impervi ed effettuare lunghi balzi) o di un corvo, dove anche l’agilità felina non bastasse.
Naturalmente anche in questi due stadi sarà in grado di nuocere ai nemici con un discreto comparto di attacchi.
In ultima istanza si inserisce l’ottima varietà di avversari che incontreremo lungo il tortuoso cammino, diversificati non solo per le apparenze ma anche, e soprattutto, per qualità combattive.
L’elevata aggressività degli stessi, nonchè la variabilità dei loro attacchi legata alle peculiarità di ciascuno, offrirà un livello di sfida sempre piuttosto alto, anche con livello di difficoltà impostato su “Normale”.
Particolarmente interessanti, da questo punto di vista, gli scontri con i boss; oltre ad occupare tutto lo schermo questi saranno caratterizzati da un ampio spettro offensivo che costringerà il giocatore ad interiorizzare i vari pattern e contrastarli, di volta in volta, con la tecnica più adatta.
Tutto questo massacrare e distruggere sarà spezzato, soprattutto verso la fine del gioco, da improbabili sezioni a bordo di “veicoli”, una delle quali ricorderà molto da vicino Space Harrier, vecchia gloria di SEGA.

Tecnica al servizio dell’arte


Tecnicamente Bayonetta è uno dei più sofisticati esercizi di stile realizzati in questa generazione.
Dal design della protagonista (una “bambola” con occhiali da segretaria, lecca-lecca, tacchi a spillo e vestito ultra-aderente) tutto è volutamente esagerato: è così che Bayonetta ammicca e si sveste sempre di più, che i nemici hanno fattezze angeliche ma al tempo stesso demoniache e che i i capelli della voluttuosa strega si trasformano in armi o in creature infernali.
Particolarmente azzeccati i boss, una commistione di elementi ultra-terreni e tecnologia da far impallidire persino le creazioni di Kazushi Hagiwara (autore di “Bastard!! L’oscuro Distruttore”).
Quest’esplosiva e strabordante carica stilistica non è comunque fine a coprire i numeri che, a dispetto di un’azione a 60 fps costanti, ci sono tutti.
I modelli poligonali risultano solidi, curati ed animati alla perfezione, con l’eccezione di alcuni nemici di fine livello particolarmente enormi che denotano una leggera carenza poligonale.
Il level desing, che spazia dalla linearità della città di Vigrid alle follie del Paradiso passando per le camminate contro la gravità sugli oggetti in caduta libera, è quanto di più accattivante si sia visto in una produzione del genere; peccato solo qualche scenario denoti una leggera piattezza nella texturizzazione.
Di livello assoluto gli effetti particellari, capaci di rendere qualsiasi situazione doppiamente spettacolare senza rallentare di un frame l’azione.
Il motore di gioco, tuttavia, paga il mantenimento di questa velocità folle con un pesante tearing, presente dapprima in maniera del tutto accettabile ma capace, verso la fine del gioco, di inficiare l’esperienza ludica.
Ottima, infine, la colonna sonora, nella quale spicca, a sottolineare le gesta della protagonista tutta curve, una versione rivisitata di “Fly Me To The Moon” dell’immortale Frank Sinatra.
Buono anche il doppiaggio che nella versione europea si avvale di un’intonazione tipicamente British, decisamente più godibile ed adatta rispetto all’American English; peccato non sia della stessa qualità la sottotitolazione in italiano, a volte sgrammaticata a volte colpevole di stravolgere quasi completamente il senso delle frasi pronunciate dagli attori digitali.

Bayonetta Una carismatica e sensuale protagonista, l’azione sempre esagerata a 60 fps costanti ed una varietà ludica al momento incomparabile rendono Bayonetta il re degli action game “puri”, quelli cioè senza elementi collaterali come esplorazione, investigazione, fasi stealth ed affini. Nello scontro con Ninja Gaiden e Devil May Cry, ovvero laddove la mancanza di una trama consistente non è certo un problema, il titolo Platinum Games esce inequivocabilmente vincitore, sfoderando una commistione di stile e qualità tecnica davvero invidiabile. Se consideriamo poi l’elevata rigiocabilità garantita dalla possibilità di ripetere tutti i capitoli mantenendo e migliorando il proprio equipaggiamento grazie ai guadagni ecco che il primo titolo in uscita nel 2010 si trasforma in un must have per tutti.

8.4

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