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Recensione Bayonetta 2

La strega di Platinum Games torna si Wii U in forma smagliante: in esclusiva per la console Nintendo, uno dei migliori action game di sempre.

Bayonetta 2

Videorecensione
Bayonetta 2
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Wii U

Che l'industria videoludica insegua il profitto al di sopra di qualsiasi altro merito è ormai cosa risaputa; che generalmente, i campioni d'incassi, siano anche coloro che per stile e qualità 'indicano' la retta via a tutti congeneri è altrettanto legittimo. Quello rimane difficile da decifrare, invece, è come, di tanto in tanto, titoli assolutamente degni di celebrazione non riescano ad entrare nel cuore di una parte del pubblico, che prematuramente li condanna ad una moderna ghigliottina manovrata da publisher sempre meno pazienti. Uno dei casi più eclatanti di sempre è sicuramente quello che riguarda Bayonetta: pur esordendo in un 2010 d'oro per gli action game in terza persona (con Darksiders e Castlevania: Lord of Shadows tra i coscritti più ammirevoli di quell'anno), il franchise di Platinum Games riuscì infatti ad ergersi qualche gradino al di sopra di tutta la concorrenza grazie ad un sistema di combattimento pressoché perfetto, ottimizzato da colui che dell'action/stylish gaming è il padre fondatore: con la propria strega sexy Hideki Kamiya compie infatti un clamoroso miracolo, eguagliando il carisma in fase di design del proprio pupillo Dante e addirittura superandolo in quanto a combat system.
Nonostante un sistema di gioco in grado tanto di regalare soddisfazioni ai neofiti quanto di colpire al cuore i veterani con una profondità spaventosa, l'ascesa al trono di Bayonetta non è accompagnata da altrettante fortune commerciali e, dopo la cancellazione del secondo episodio da parte di SEGA, il futuro della serie sembra incredibilmente destinato ad un lento oblio.
Le successive petizioni ed insurrezioni popolari sui forum di tutto il mondo non sortiscono nessuna reazione al riguardo ma, nell'ombra, un altro dei colossi dell'industria è alla ricerca della giusta line-up di titoli 'hardcore' con i quali supportare la propria nuova console: è quindi in un Nintendo Direct del settembre 2012 che la casa di Kyoto annuncia la rinascita del franchise in esclusiva per Wii U, scatenando la gioia dei fan e dei possessori della prima console di nuova generazione, questa volta decisi a supportare insieme, e nel modo che merita, una delle più brillanti creature di Platinum Games.

IL RITORNO DELLA STREGA

Mentre leggete queste righe, i primi dati di vendita dell'attesissimo sequel di Bayonetta in arrivo dal Giappone non sono certamente incoraggianti ma quello che principalmente deve far ben sperare gli appassionati della saga, i possessori di Wii U ed i videogiocatori in genere è il fatto di trovarsi di fronte (ve lo possiamo anticipare, dato che avrete già sbirciato a fondo pagina) a qualcosa di ancor più eccezionale e ricco del precedente capitolo, sotto qualsiasi punto di vista.
Bayonetta 2 declina infatti il termine 'more of the same' in modo elegantissimo ed efficace: ogni suo innesto a livello di gameplay è tutt'altro che un mera giustificazione per il numero all'interno del titolo ma una meccanica che arricchisce e perfeziona un sistema di combattimento già di per se sbalorditivo. Se a livello di puro impatto emotivo, quindi, Bayonetta 2 manca della stessa fragorosa potenza con la quale il primo capitolo accoglieva i propri giocatori, il feeling con il rinnovato sistema di controllo prenderà leggermente alla sprovvista chi ormai aveva 'preso le misure' al proprio joypad per Xbox 360 e PS3: a patto di non utilizzare il Controller Pro (supportato sua in versione Wii che Wii U), infatti, anche per i veterani sarà necessario un breve periodo di rodaggio per 'ricalibrare' quei movimenti che ormai apparivano naturali, eseguiti in quella simbiosi con la protagonista che rimane tra i punti di forza della serie; niente di assolutamente preoccupante, sia chiaro, per una 'riscoperta' del sistema di controllo che vi vedrà nuovamente artefici di incredibili evoluzioni già verso la metà del vostro primo playthrough. Ciò che invece riconferma tutte le impressioni poco positive ricevute durante le prove con mano effettuate in questi mesi è l'implementazione di un sistema di controllo via touch screen che sa molto di omaggio dovuto ad un GamePad che ne promuove assolutamente l'utilizzo ma non può far altro che proporre una versione 'facilitata' del combat system (un po' come accadeva nel primo capitolo selezionando l'apposita opzione) e privata totalmente del suo fascino.
Insieme ad una mappatura dei comandi che, eventuali misure a parte, ricalca fedelmente quella del precedente episodio, tornano anche i pilastri portanti di quel combat system che ha fatto la fortuna del precedente capitolo: tolta ancora una volta qualsiasi velleità di parata (se non per una particolare trasformazione di Bayonetta che, se usata con il giusto tempismo, può ridurre il danno subito), è nuovamente l'agile schivata via tasto dorsale a recitare la parte della protagonista nell'azione di gioco, insieme all'ormai celeberrimo Witch Time; per i meno avvezzi, quest'ultimo altro non è che un potere delle Streghe Umbra (l' ordine al quale la protagonista appartiene) che permette loro di rallentare per un breve periodo il tempo intorno ad esse ogni volta che un attacco nemico viene schivato con la dovuta puntualità.

Va da se che l'utilizzo di un tale potere diventa basilare in un gameplay che richiede ancora una volta la concatenazione di combo 'componibili' a proprio piacimento e la memorizzazione dei moltissimi pattern d'attacco degli altrettanti nemici che il gioco ci metterà di fronte: se l'esecuzione delle proprie sequenze di colpi passa ancora una volta per l'acquisto di tecniche (perfettamente bilanciate tra vecchie conoscenze e nuove entrate, così come nella loro curva d'apprendimento) presso il bar/negozio 'Le Porte dell'Inferno' del ritrovato Rodin, la rinnovata ricchezza e la diversità del bestiario nemico che dovremo affrontare rende la fase di apprendimento delle tecniche d'attacco avversarie ancor più impegnativa ma al contempo soddisfacente. Nonostante singoli capitoli della campagna principale che mascherano in realtà lunghissime boss battle uno contro uno (nelle quali i nostri avversari varieranno comunque strategie e tattiche offensive nel tempo), sarà tutt'altro che improbabile ritrovarsi nel bel mezzo di scontri nei quali le tipologie nemiche sul campo saranno di diversi tipi, costringendo il giocatore ad una lettura delle dinamiche su schermo ancor più tempestiva che in precedenza ma dalla quale, col giusto allenamento, potranno nascere scontri assolutamente memorabili e dal senso di appagamento unico nel genere. Tra le introduzioni più significative in termini di potenzialità offensive della nostra protagonista troviamo sicuramente il nuovo Umbran Climax: non appena l'indicatore di potere magico a disposizione di Bayonetta sarà al massimo, tramite il dorsale sinistro sarà possibile farla entrare in una modalità 'potenziata' per un breve periodo di tempo, nel quale i suoi calci e pugni 'standard' saranno sostituiti da Wicked Weaves (rapide evocazioni di demoni infernali che, con i loro attacchi, solitamente concludono le combo standard); quella che può semplicemente apparire come un'apprezzabile ma puramente numerica aggiunta inserisce invece nel sistema di ulteriore potere decisionale da parte del giocatore: a parità di potere magico, infatti, sarà nuovamente possibile usufruire anche dei crudeli Torture Attack di Bayonetta che, ora, dovrà quindi scegliere se propagare la propria potenza d'attacco su un'area più vasta tramite l'Umbran Climax o concentrare i propri sforzi su un solo malcapitato, vittima delle sue torture.
Effettuare questa, come molti altri tipi di scelta, nel modo più veloce possibile è tra l'altro l'unico modo per riuscire a superare un livello di difficoltà che, dal terzo in poi (sui cinque disponibili) inizierà a mettere i bastoni tra le ruote del giocatore in modo più serio che in passato, obbligandolo a scegliere con ancora più attenzione le proprie tecniche e dimostrare una loro padronanza a livello di esecuzione e di tempistiche sempre più alta.


APOTEOSI VIDEOLUDICA

Anche a livello di arsenale a disposizione, per questo seguito Bayonetta non si è ovviamente fatta mancare nulla: oltre che alle riedizioni di vecchie glorie, come Love is Blue (le nuove paia di pistole 'd'ordinanza') e Alruna (una frusta demoniaca che rimpiazza la precedente Kulshedra), tramite la raccolta degli LP dei cori angelici sparsi per i livelli sarà ora possibile mettere mano a strumenti offensivi del tutto nuovi; tra i più significativi troviamo sicuramente la coppia di lanciafiamme Undine, capaci di variare il proprio getto tra fuoco e ghiaccio paralizzante mediante l'esecuzione di un semplice comando, ed il nuovo arco Kafka, appropriatamente composto dal corpo di un umano trasformato in insetto per via di una maledizione. Specialmente quest'ultimo, grazie ad una maggiore efficacia dei suoi colpi dalla distanza rispetto alle normali pistole, diversifica in modo ancora più intenso le possibilità di approccio al combattimento offerte al giocatore, rendendo ancora più importante l'utilizzo di entrambi i set di armi a disposizione (intercambiabili in tempo reale durante i combattimenti tramite la semplice pressione di un tasto) anche alla luce della già descritta varietà del bestiario nemico e di combattimenti che richiederanno quasi obbligatoriamente un approccio più a lungo raggio.
Anche lo sviluppo del proprio personaggio, in Bayonetta 2 rimane caratterizzato dall'ottimo equilibrio che contraddistingue tutta la nuova produzione Platinum: quando, ad esempio, tra tecniche, armi e oggetti consumabili il locale del buon Rodin metterà a disposizione i propri potentissimi (e costosissimi) Accessori, lo farà infatti senza sbilanciare mai il gameplay a favore del giocatore; ne sono un chiaro esempio il limite di Accessori indossabili contemporaneamente e le loro condizioni d'uso: un oggetto che attiva in modo automatico il Witch Time dopo ogni colpo subito vorrà quindi in cambio una parte del vostro indicatore di potere magico per funzionare o un altro che aumenterà in modo considerevole il numero di aureole (la moneta corrente nel mondo di Bayonetta) rilasciate dai nemici funzionerà solo su quelli eliminati tramite Torture Attack, e così via. Esattamente come per il proprio arsenale, quindi, ogni bonus prevede un prezzo, ogni oggetto richiede di essere equipaggiato insieme a quello più compatibile con i propri punti di forza e debolezze, in un continuo alternarsi di nuove soluzioni e tentativi, alla ricerca di quello più adatto ad un preciso livello o al proprio stile di combattimento. La crescita dell'abilità del giocatore coincide inoltre con quella delle aureole necessarie ad ampliare le capacità di Bayonetta, in un 'circolo vizioso' che, oltre a contraddistinguersi ancora una volta come uno dei sistemi di crescita più riusciti del genere, strizza prepotentemente l'occhio alla rigiocabilità del nuovo titolo Platinum.

Quest'ultimo aspetto viene inoltre arricchito dalla presenza di sezioni segrete all'interno dei livelli facenti parte di una dimensione alternativa chiamata Muspelheim. Esattamente come per l'Alfheim del primo capitolo, una volta attraversati degli appositi portali sparsi lungo gli scenari ci troveremo in aree nelle quali eliminare un numero predefinito di avversari sottostando a delle determinate regole: tra limiti di tempo, di tipologie di attacco disponibili e combo la cui sequenza di colpi dovrà rimanere ininterrotta dall'inizio alla fine del combattimento, potremo quindi farci strada verso punteggi che andranno a migliorare le nostre statistiche di fine livello e ci garantiranno oggetti e collezionabili garantiti solo all'interno di questa modalità. Immancabile, oltre a queste porzioni di livello aggiuntive, anche il ritorno di una sezione in perfetto stile After Burner e un'inedito livello a bordo di un vero e proprio Mech Umbra, simpatica variazione sul tema del tradizionale combat system e successivamente acquistabile per una spropositata cifra di aureole.
Mescola le carte in tavola a livello di offerta ludica anche la nuova modalità co-op online Doppia Apoteosi, nella quale due giocatori (o uno assistito dalla CPU) potranno combattere all'interno di sei diverse arene una sequenza di nemici (sbloccabili tramite la raccolta di speciali carte nella modalità Storia) scelta a loro totale discrezione: nonostante l'aspetto 'collaborativo', questa modalità non fa comunque segreto della propria forte vena competitiva in quanto, tramite un sistema di 'scommesse' a base di aureole, il giocatore che riuscirà ad accaparrarsi la migliore prestazione verrà garantito un maggior numero di ricompense alla fine del match.
Esattamente come in occasione del remake per Wii U del precedente capitolo (in regalo con questo secondo episodio), rimangono invece piuttosto insignificanti a livello di impatto sul gameplay i nuovi costumi targati Nintendo messi a disposizione della nostra sexy strega: a differenza della riedizione del primo Bayonetta, qui i costumi andranno via via sbloccati lungo il gioco e successivamente acquistati, presentandosi in modo del tutto identico a quelli già conosciuti con la sola aggiunta di una nuova tenuta dedicata a Fox McCloud in onore alla serie Star Fox. Una gradita aggiunta di colore, insomma, che, per quanto piuttosto secondaria e un po' avulsa dal design generale del titolo, riuscirà a strappare un sorriso ai fan di Nintendo grazie alle opportune modifiche grafiche e sonore che la accompagnano.


MOON RIVER, WIDER THAN A MILE, I'M CROSSING YOU IN STYLE

Se a livello ludico, quindi, Bayonetta 2 spodesta il proprio predecessore in vetta al genere degli action/hack'n'slash, anche dal punto di vista tecnico il lavoro svolto da Platinum Games appare, nel complesso, come una delle migliori dimostrazioni di potenza dell'hardware Nintendo: nonostante qualche problema di aliasing in alcuni elementi degli scenari e certe texture meno definite di altre, il frame rate risulta ottimo in ogni occasione, scendendo sensibilmente al di sotto dei 60 frame per secondo solamente in occasione di un estremo caos su schermo. Come in occasione del suo precedente capitolo, comunque, anche il nuovo titolo Platinum difficilmente può essere ridotto ad una mera sequenza di numeri e dati tecnici: insieme ad una rinnovata ampiezza delle aree di gioco, il livello di dettaglio e la qualità delle animazioni rimangono infatti marchi di fabbrica sui quali il team di sviluppo ancora una volta costruisce coreografie sexy, ironiche e devastanti allo stesso tempo, balletti letali della bella protagonista che ripropongono nelle mani del giocatore tutti i mezzi per dare finalmente vita ad anni di scene d'azione e scontri spettacolari ai quali cinema ed animazione ci hanno abituato come spettatori. Ecco quindi ritrovarsi con gli occhi spalancati di fronte all'ennesima sequenza di animazioni legate in modo così magistrale da sembrare scriptate, o davanti alla scia di scintille e pavimentazione dissestata lasciata dal nostro Mech durante una virata o ai petali di rosa rilasciati da ogni schiocco della nostre fruste demoniache. La lista è pressoché infinita e permette di perdonare anche la presenza di alcuni elementi secondari meno curati di altri, anche grazie ad un design dei personaggi di primissimo livello. Pur cercando di svelare nuovi aspetti del passato di Bayonetta, la narrazione rimane comunque una componente tutto sommato marginale nell'esperienza di gioco, lasciando gran parte del merito a livello di caratterizzazione dei protagonisti al lavoro svolto in fase di creazione degli stessi. Oltre ad un cast di eroi e comprimari rinnovato ma fedele alle personalità conosciute nel primo capitolo, quello che stupisce maggiormente è ancora una volta l'ottima realizzazione delle unità che compongono gli eserciti nemici: la realizzazione di angeli e demoni abbraccia infatti le tradizionali raffigurazioni sacre per mischiarle insieme ad elementi del mondo animale o provenienti dalle culture più disparate, da quella asiatica a quella indiana, con un tocco di mech design e folle mostruosità provenienti direttamente dalla Terra del Sol Levante. Un doveroso plauso, inoltre, va indirizzato al lavoro svolto a livello di ambientazioni, con visioni di Inferno e Paradiso lontane da quelle tipiche dell'immaginario collettivo ma al contempo familiari e capaci, in alcuni casi, di lasciare veramente sbalorditi dalla magnificenza dei paesaggi.
Ad accompagnare l'azione di gioco, infine, troviamo ancora temi orchestrali epici perfettamente adatti all'occasione così come rivisitazioni in chiave j-pop di classici come Moon River, insieme ad un doppiaggio inglese o giapponese (con sottotitoli in italiano) tutto sommato ben recitato in entrambi i casi.

Bayonetta 2 Bayonetta 2 sfrutta le basi di un beat'em'up/action quasi perfetto per costruire un'esperienza di gioco ancor più roboante, vorticosa e ricca di quella del suo predecessore: se a livello di meccaniche non si può che annotare un piccolo senso di deja vù iniziale, è la scoperta dei nuovi elementi inseriti all'interno del sistema di combattimento ad aprire nuove strade per neofiti e veterani. L'assimilazione e la padronanza di tecniche e combo via via più spettacolari è infatti nuovamente uno degli elementi centrali dell'esperienza di gioco in questo sequel, caratterizzato da un tasso di sfida elevato, ma mai sleale, e da una crescita del proprio personaggio costantemente in linea con quella delle abilità del giocatore. A livello di pura spettacolarità dell'azione di gioco, inoltre, il titolo Platinum Games raggiunge nuove vette per il genere: le coreografie ai quali i combattimenti sembrano sottostare si integrano infatti perfettamente a scene di intermezzo nelle quali Bayonetta da sfoggio dei suoi devastanti poteri, con momenti memorabili nei quali gli scontri si spostano dalle classiche ambientazioni gotiche al centro di giganteschi cicloni acquatici o nei caotici cieli antistanti le Porte del Paradiso. La regina degli stylish games, insomma, spodesta e supera se stessa con un titolo che arricchisce il proprio predecessore perfezionandone in modo profondo le regole, ma senza riscriverle: spiegando nuovamente ai giocatori gli infiniti piaceri di un sistema di combattimento ancora senza eguali, mostrando inequivocabilmente al mondo il motivo migliore per cui possedere una Wii U.

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