Recensione Beatbuddy On Tour

Dopo averci fatto vivere un'avventura esplorativa e musicale con Tale of the Guardians, il team indipendente Threaks sviluppa uno spin-off di Beatbuddy, consegnandoci un valido Rhythm Game.

Versione analizzata: PC
recensione Beatbuddy On Tour
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  • Pc

Ci sono titoli che trasformano la musica in un elemento determinante per il gameplay, rendendola interattiva e "giocabile". È il caso di Crypt of the NecroDancer (sviluppato da Brace Yourself Games e musicato dal grande Danny Baranowsky, responsabile delle OST per i lavori di Edmund McMillen), ma anche di Soul Fjord, due opere di cui abbiamo già parlato. Questi giochi hanno alcuni elementi in comune, come il fatto di essere rhythm game "ibridi" e di chiedere al fruitore non la sola esecuzione di un brano tra quelli disponibili, ma l'esplorazione di mondi bidimensionali che "pulsano" a ritmo di musica, che si muovono e (come nel caso di Crypt of the NecroDancer) costringono a muoversi a tempo. La musica viene in qualche modo posta in un ambiente, e diventa possibile viverci dentro, anche se, per esempio, ci si può muovere liberamente dappertutto (a parte vincoli precisi), cosa che accade nel succitato Soul Fjord, a ritmo di funky vichingo, e nel fantastico Beatbuddy: Tale of the Guardians, a suon di swing elettronico. Quest'ultimo è un'avventura esplorativa e musicale in cui il movimento non è vincolato a questioni musicali, tranne per lo spin (che deve essere usato rispettando il ritmo della colonna sonora), ma molti elementi degli scenari rispondono a criteri ritmici, come i muri di bolle che lasciano passare il giocatore a battute alternate.
Lo sviluppatore indipendente Threaks ha da poco distribuito su Steam il seguito di Tale of the Guardians, intitolato Beatbuddy: On Tour. Si tratta di una sorta di spin-off che, per quanto riguarda le meccaniche di gioco, è molto diverso dal predecessore. Ma avremo modo anche di sottolineare i punti di contatto tra i due lavori...

Chi cerchio trova

Non vi sono dubbi che il cerchio sia una figura geometrica particolarmente adatta ai rhythm game, e lo dimostrano i fatti: basti pensare al buon vecchio Simon di Ralph Baer, senza dimenticare Elite Beat Agents, i vari titoli dedicati ad Hatsune Miku e gli indimenticabili Taiko No Tatsujin, oltre a progetti più recenti e meno noti, come Sentris e lo sconosciuto Melody.
Anche il qui presente On Tour sceglie questa forma, e i motivi sono presto spiegati: scopo principale nel successore di Beatbuddy, questa volta rhythm game (im)puro, è restare con il mouse sopra a determinati elementi degli scenari e caricare una speciale barra, per completare l'azione prima che il contatore attorno all'oggetto raggiunga lo zero. Prima si riempie la barra, più punti si accumulano, suddivisi tra verde, giallo e rosso in base al tempo impiegato. Ogni azione porta variazioni nella musica, ed è contraddistinta da un particolare effetto sonoro, sempre e comunque udibile anche nei momenti più affollati e stratificati, musicalmente parlando.
Le meccaniche appena descritte non devono tuttavia far pensare a un gioco in cui basta tenere il cursore sulla zona indicata di volta in volta per eseguire i brani, perché a diventare fondamentale è proprio lo spostamento da un punto all'altro.
Qui si può notare la prima caratteristica in comune con Tale of the Guardians, dato che l'elemento centrale della produzione non è tanto suonare la nota giusta al momento giusto, ma riuscire a portare a termine nel tempo limite uno spostamento da A a B, e non per forza seguendo il ritmo delle canzoni, che invece determina le apparizioni degli oggetti con i relativi bersagli e le variazioni subite da determinati elementi (come le stelle, che diventano verdi o rosse, e cioè dannose per il giocatore, a tempo di musica). Si uniscono i puntini, ma il percorso non è sempre una linea retta, e comunque subisce mutazioni forzate, a causa di ostacoli da aggirare (generalmente quelli colorati di rosso, ma anche le punte dei cristalli gialli), pena la perdita di un prezioso cuore e la decurtazione di punti dal contatore delle combo. Si tratta pure di ricordare quale oggetto è apparso per primo, un po' come in certi Game & Watch, e la sua velocità di caricamento/scaricamento: più tempo un elemento impiega a passare dal verde al giallo ed infine al rosso, più tempo si dovrà restare con il mouse su di esso. Tutto ciò richiede al giocatore un notevole colpo d'occhio e una certa capacità gestionale, soprattutto in presenza di stelle rosse in movimento e di percorsi che si possono "sbloccare" solo una volta completate determinate azioni.

Siamo davanti a un rhythm game davvero particolare ed interessante: come sottolineato dal tutorial, ad essere fondamentali sono la gestualità e i movimenti all'interno di un luogo in cui il cursore è un elemento fisicamente presente, una sorta di personaggio da muovere a destra e a manca con attenzione e velocità. E man mano i livelli si trasformano in labirinti con pareti che vanno accuratamente evitate, come si farebbe in un Kuru Kuru Kururin, o in una versione musicale di Abyss, Steel Diver e Point Perfect.

Disegni Musicali

Insomma, capita raramente di trovare un rhythm game in cui la musica sia così "ambientata": lo spazio della performance non è secondario, anzi, determina il modo in cui il giocatore si può relazionare con la (straordinaria) colonna sonora, e cioè creando tragitti personali con i movimenti della mano. In breve ci si ritrova DJ di un mondo subacqueo, sempre più vivo e brulicante di cose da tenere sotto controllo, mentre si corre da una parte all'altra per cercare di massimizzare il punteggio.

Il sistema di controllo, assieme all'accompagnamento sonoro, è il fiore all'occhiello dell'intera produzione: semplice e intuitivo, si basa sull'uso del solo tasto sinistro del mouse, per raccogliere le perle da riporre nelle ostriche e per catturare con un retino le preziose gemme del ritmo, con un minigioco che ricorda uno dei titoli "porno" per Atari 2600, Beat 'Em & Eat 'Em, e certi passaggi di Nog's Gem Quest. Completa il quadro una modalità "freestyle" (e viene in mente Electroplankton), che mette a disposizione dei performer gli strumenti della modalità principale, da utilizzare in maniera libera e creativa, anche se si sente la mancanza di una maggiore varietà di strumenti, o almeno la possibilità di mescolare tra loro gli oggetti dei vari scenari.
Restano solo da segnalare alcuni problemi, tra cui una gestione dei loop non ottimale (stacchi troppo netti, qualche "inceppamento" fastidioso), alcuni sporadici rallentamenti e soprattutto un irritante bug, che in certi frangenti pregiudica la buona riuscita di un livello.
Ci si diverte comunque parecchio, grazie a una colonna sonora sbalorditiva (costituita da tracce che sono variazioni di un tema di base, a volte ripreso dal gioco originale, a seconda del mondo) e a un sistema di controllo efficiente (ottimo anche con una tavoletta grafica, che permette di migliorare la precisione, la fluidità e, in generale, il "feeling" delle esecuzioni).
Si fa sentire, infine, la mancanza di qualche contenuto in più, dal momento che gli stage sono soltanto 36, ognuno con tre livelli di difficoltà, ma Beatbuddy: On Tour rimane comunque un rhythm game divertente e capace alle volte di entusiasmare: un ottimo passatempo musicale, difficile, stimolante e, perché no, sperimentale.

Beatbuddy On Tour Beatbuddy: On Tour è il seguito/spin-off del primo gioco di Threaks, Tale of the Guardians. Questa volta ci troviamo davanti a un rhythm game a tutti gli effetti, ma pur sempre ibrido e “sui generis”. Scopo del gioco è passare tra gli oggetti evidenziati di volta in volta per “caricarli”, restando su di essi con il cursore del mouse per la quantità di tempo necessaria, e prima che il contatore del tempo raggiunga il livello rosso e poi l'esaurimento, pena la perdita di un cuore e comunque la diminuzione del punteggio finale. Si tratta però di un gioco musicale che dà un'importanza notevole allo spostamento del cursore di cui sopra (a forma di mano, come se il giocatore fosse un DJ all'opera tra granchi ritmici e percussioni marine), dal momento che man mano i livelli si arricchiscono di ostacoli da evitare e percorsi particolari da scoprire, “disegnando” la musica sullo schermo. Non si tratta solo di suonare la “nota” giusta al momento giusto, ma di gestire l'insieme degli strumenti possibili trovando la strada più breve e veloce tra due o più punti, ricordandosi ordine di apparizione degli obiettivi e velocità di caricamento. A tutto ciò si aggiunge un minigioco di “raccolta” all'interno di alcuni livelli, tre difficoltà per ognuno dei mondi (ciascuno caratterizzato da un brano “frammentato” in stage e costantemente variato) e una simpatica modalità freestyle, leggermente limitata nelle possibilità di combinazione tra gli strumenti. È inevitabile evidenziare qualche difetto, come i bug che impediscono di concludere alcune partite (costringendo a ricominciare un intero brano a un passo dalla fine), gli stacchi tra i loop talvolta troppo marcati e qualche sporadico rallentamento. On Tour è comunque un passatempo musicale davvero originale e, perché no, sperimentale, che mostra differenze e sorprendenti punti di contatto con l'avventuroso capostipite della serie. Insomma, un'ottima scusa per recuperare anche Tale of the Guardians!

7.9

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