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Recensione Beatbuddy: Tale of the Guardians

Threaks debutta con un action/platform ritmico eccezionale per stile, sonorità e qualità

Versione analizzata: PC
recensione Beatbuddy: Tale of the Guardians
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
Alessandro Trufolo Alessandro Trufolo ha visto la sua prima schermata di Game Over in età precoce: per il trauma, è cresciuto inserendo cartucce e dischi vari in qualsiasi console o computer gli capitasse a tiro. Quando ha deciso che di videogiochi voleva anche scriverne e parlarne, il dramma si è completato. Aiutatelo a superarlo su Facebook, Twitter e Google+.

Non siamo sicuri che il grandissimo Giacomo Leopardi abbia mai avuto il piacere di dilettarsi con Beatbuddy: Tale of the Guardians ma, dopo aver provato in modo approfondito il titolo Threaks, ci è estremamente più chiaro il suo celebre verso 'e il naufragar m'è dolce in questo mare'. Vorranno perdonarci i più accaniti ammiratori dell'illustre poeta, ma il paragone non è poi così del tutto fuori scala: Beatbuddy, infatti, oltre ad essere una delle migliori esperienze 'acquatiche' nelle quali potrete cimentarvi in campo videoludico e, allo stesso tempo, un'indimenticabile gioia per occhi e timpani.

In fondo al mar

Scaturita dalla penna di Rhianna Pratchett (già autrice per titoli come Mirror's Edge, Heavenly Sword e Tomb Raider), la storia raccontata da Beatbuddy ruota intorno al mondo di Symphonia, una terra fantastica la cui linfa vitale non proviene ne dal calore di un vicino Sole, ne dall'acqua che pure è parte integrante di essa, bensì dalla musica: armonia, melodia e ritmo sono infatti le uniche risorse essenziali per garantire la vita agli abitanti di Symphonia, e sono fornite da tre creature leggendarie che rispondono al nome di Harmony, Melody e Beat; proprio impersonando quest'ultimo, il giocatore, avrà il compito di salvare la sua terra dalle perfide mire dell'avido Principe Maestro, reo di aver saccheggiato il tempio delle tre magiche creature, mettendo in pericolo tutte le forme di vita di Symphonia. Non certo tra i lavori più originali della scrittrice inglese, il comparto narrativo di Beatbuddy riesce comunque ad accompagnare il giocatore in modo piacevole lungo lo scorrere di tutta l'avventura, grazie soprattutto ad una spiccata vena ironica, che contraddistingue tanto la caratterizzazione dei personaggi quanto i dialoghi e le loro interazioni, capaci di strapparci un sorriso in più di un'occasione.

Il piacevole umorismo che trasparirà di tanto in tanto sullo schermo è però destinato a passare in secondo piano rispetto a ben altre costanti di tutta l'esperienza di gioco. Non appena esaurita una breve introduzione agli eventi di cui sopra, la vaga sensazione di deja vu regalata dalla componente narrativa lascerà completamente spazio ad un più che sincero stupore: il lavoro effettuato dai grafici di Threaks per la produzione di sprite e fondali, creati totalmente a mano, è infatti sicuramente tra i migliori visti in un titolo bidimensionale in quest'ultimo periodo. Il pericolo che un setting subacqueo potesse impoverire le palette di colori utilizzabili così come la varietà visiva su schermo è grandiosamente scongiurato da una scelta di tinte, sfumature ed uno sfruttamento del parallasse e della rotazione della telecamera semplicemente egregi: tutto ciò, insieme ad una qualità delle animazioni e del disegno di primissimo livello, dona a Beatbuddy uno stile unico e un impatto visivo che esula dalla sempre più fondamentale ricchezza di poligoni e texture in altissima definizione, per rifugiarsi in quella nicchia di visioni affascinanti che solo una pura bellezza bidimensionale può regalare.

Un sonoro gameplay

Definire il comparto audio che arricchisce una tale componente visiva come semplice 'accompagnamento sonoro' è, nel caso di Beatbuddy, un errore che sfiora l'oltraggio: anche in questo caso, infatti, i nomi in ballo scomodano personalità illustri come il geniale DJ e musicista Parov Stelar, ed altri 'veterani' nel campo delle sonorità videoludiche come Sabrepulse (Chime) e Austin Wintory (Journey, FlOw, Monaco). Se in termini di pura qualità delle tracce audio non sorprende, quindi, trovare brani che mischiano in modo eccelso sonorità elettroniche, jazz, funky e classiche, ciò che stupisce è la loro perfetta integrazione con il mondo di gioco ed il gameplay: ad ogni livello corrisponderà una diversa traccia musicale che, lungo lo svolgimento dell'azione si arricchirà (o verrà meno) delle sue componenti sonore, in base agli oggetti o alle creature con cui sarete chiamati ad interagire su schermo. Incontrare quindi la vegetazione marina disseminata lungo i livelli non ci consentirà di sfruttarne solamente le caratteristiche ludiche, ma andrà ad aggiungere un elemento preciso all'insieme sonoro: la pianta marina Bassdrum, ad esempio, ci permetterà di superare vari ostacoli grazie a velocissimi rimbalzi in stile Sonic, così come di apprezzare la grancassa dei pezzi di sottofondo; i geniali granchi Hi-hat suoneranno le protuberanze dei molluschi vicini come dei charleston, bloccandoci la strada finché non li colpiremo. Spesso, il superamento di un particolare passaggio o l'utilizzo di un oggetto su schermo non saranno limitati alla semplice interazione con l'ambiente: i movimenti e i comandi del giocatore, infatti, dovranno necessariamente seguire il ritmo dettato dalla traccia audio, creando momenti particolarmente esaltanti, in cui la soddisfazione data dall'avanzamento lungo il livello sarà in perfetta armonia con il piacere e l'istinto che ci porteranno a seguire i battiti della colonna sonora.

La proposta di enigmi ambientali di stampo più classico, ma sempre ben congegnati, con rimbalzi da sfruttare, meccanismi da attivare, e movimenti da effettuare con il giusto tempismo, non fa altro che arricchire, in termini di gameplay, la varietà di un'offerta ludica che riesce in pieno a soddisfare anche le richieste basilari di ogni platform/puzzle che si rispetti: avremo quindi sezioni nelle quali scappare da enormi mostri marini senza mai guardarci indietro, altre a bordo di veicoli corazzati e armati, e così via.
Nonostante la strada verso la fine di uno stage sia sempre prestabilita, lo sviluppo dei livelli lungo più direzioni dona una piacevole sensazione di esplorazione degli scenari, pieni di zone segrete nelle quali fare incetta di Beatpoints, moneta corrente nell'universo di Symphonia ma realisticamente più utile al giocatore per fare acquisti nell'originale sezione 'Extra' disponibile nel menù principale: qui potremo infatti sbloccare tutta una serie di immagini, commentate dagli stessi sviluppatori, che ci racconteranno la storia della nascita di Beatbuddy e le fasi del suo sviluppo, oltre che artwork e bozzetti del gioco stesso.

Fuori Tempo

Come già ampiamente mostrato nella sua versione Alpha, Beatbuddy si dimostra anche in questa sua forma definitiva come un'esperienza di gioco a tutto tondo: ognuna delle sue componenti si attesta infatti su livelli qualitativi altissimi, ma è il perfetto mix a cui tutte insieme danno vita che regala al titolo Threaks un unicità che gli permette di emergere dalla marea di puzzle/adventure attualmente disponibili sul mercato. La perfetta simbiosi tra elementi di gameplay e colonna sonora crea una sensazione di vera e propria 'visualizzazione' della musica, che pochi altri titoli hanno saputo costruire in modo così convincente.
Croce e delizia di tutta l'esperienza di gioco è forse la sua eccessiva brevità: i sei livelli che compongono Beatbuddy, per quanto caratterizzati da un livello di sfida degno di nota soprattutto negli stage finali, sono infatti esplorabili in un tempo medio che può andare dalle cinque alle sei ore, con eventuali passaggi secondari alla ricerca di ulteriori Beatpoints ad allungare di poco il computo sul cronometro. Una volta raggiunti i titoli di coda avrete comunque la sensazione di aver vissuto nell'universo di Symphonia tutto il tempo necessario per apprezzarne ogni singola, brillante sfumatura, prima che l'esigenza di nuovi elementi, nuove interazioni e nuove tracce musicali inizi a fare capolino nella vostra mente.

Ottimo il sistema di controllo, estremamente intuitivo e reattivo in ognuna delle sue proposte: nonostante molto dipenda dalle proprie abitudini, la scelta di affrontare il gioco tramite gamepad rimane quella forse in grado di garantire un miglior feeling generale, con mouse e tastiera comunque validissime alternative.
Qualche piccolissimo calo di frame-rate nei momenti più concitati su schermo, comunque mai in grado di incidere sensibilmente sullo scorrimento del gioco e quasi sicuramente in via di risoluzione con future patch, chiude la breve lista di nei sulla altrimenti impeccabile pelle di Beatbuddy: Tale of The Guardians.

Beatbuddy: Tale of the Guardians Sfogliare la sezione 'Extra' all'interno del menù principale di Beatbuddy è forse il miglior modo per comprendere quanto impegno Threaks abbia profuso nella produzione di questo suo titolo di debutto: immergersi nelle profondità di Symphonia è infatti un'esperienza breve, ma che rimarrà impressa nella vostra memoria grazie ad ambientazioni e personaggi disegnati in modo sublime ed una colonna da perfect score. Tutto questo, in perfetta simbiosi con un gameplay basato su sezioni puzzle brillanti e una varietà di situazioni in grado di accompagnarvi sino alla fine dell'avventura senza mai sforare in segmenti ripetitivi o già visti. Ciò che colpisce di più di Beatbuddy è comunque l'egregia 'visualizzazione' del suono in ognuno dei suoi componenti e l'interazione offerta con esso, tramite enigmi ritmici o la semplice esplorazione dei livelli. Sotto qualsiasi aspetto o punto di vista lo si voglia analizzare, Beatbuddy rivela una passione e una dedizione degne di nota nel lavoro dei ragazzi di Threaks, il cui risultato speriamo possa ripagare loro almeno quanto il giocatore.

8.5

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